1,721,103 research outputs found

    EUSALP and its interconnectedness with the Alpine space

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    In the last decades, the region of the Alps has undergone a dramatic change from a more backward, closed, domestic orientation towards a more forward, open, international (or cross-border), multi-sector orientation. At the same time, the number of actors involved has increased significantly. This shift has brought the introduction of a new form of territorial cooperation known as ‘wide area cooperation’ which might be the ultimate challenge within transnational cooperation processes. These changes raise the question concerning the role that EUSALP could play as the coordinator of the region’s numerous networks

    Nuove alleanze nel percorso scuola-lavoro

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    Elevata disoccupazione giovanile e scarsità di adeguate figure professionali nel mondo produttivo sono due facce della stessa medaglia: un percorso scuola–lavoro che ormai da tempo ha smesso di funzionare adeguatamente. Dopo una rapida analisi delle patologie di un sistema scolastico–formativo ‘lineare’, il lavoro sviluppa la necessità di nuove alleanze pubblico–privato, con la creazione di solide reti territoriali, e scuola–impresa. La parte centrale dello scritto analizza i tre strumenti a disposizione di questa alleanza – alternanza scuola–lavoro, tirocini, contratto di apprendistato – con attenzione agli sviluppi legislativi recenti e agli insegnamenti che derivano dalle buone pratiche internazionali. Il lavoro si chiude segnalando quattro attenzioni da avere – dal curriculum alle competenze, la rete territoriale, il finanziamento dei percorsi, l’impresa formativa – per offrire qualche prima risposta al nodo del fallimento formativo che genera disagio sociale e mancata crescita economica

    Fare squadra per competere: l’esperienza lombarda nelle politiche di rete

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    Nell’attuale contesto competitivo il coordinamento di imprese in rete rappresenta un passo necessario per rafforzare il posizionamento delle aziende sui mercati esteri, superando i vincoli dimensionali tipici della nostra struttura produttiva. In particolare, da più parti si ritiene che una taglia troppo piccola, pur rappresentando ancora un fattore positivo in relazione alla flessibilità non consenta di competere adeguatamente sui versanti dell’internazionalizzazione e dell’innovazione, dove imprese maggiormente strutturate sono avvantaggiate in termini di economie di scala e di scopo. Le reti tra le imprese che si vanno formando non sono interessanti in quanto meri contatti ma piuttosto perché implicano obbligazioni reciproche. E tanto più la reciprocità è generalizzata, tanto più è preziosa. I bandi recentemente emessi da Regione Lombardia hanno raccolto una convinta risposta da parte di quelle imprese che certamente rappresentano il “gruppo di testa” di un insieme più vasto e variegato che guarda con interesse alle prospettive aggregative, ma che non era ancora pronto a impegnarsi direttamente in una rete. La conoscenza diretta e puntuale di cosa ha funzionato e cosa meno, delle difficoltà incontrate e dei modi per superarle, la testimonianza di imprenditori coinvolti nelle reti e la possibilità di confrontarsi direttamente con loro, sono tutte modalità che possono aiutare significativamente la diffusione di queste forme aggregative, irrobustendole sin dalla loro nascita. Questo snodo porta direttamente ad una grande questione di fondo. Tutte le politiche, e a maggior ragione le learning policies nate in modo sperimentale, necessitano di un processo di monitoraggio e valutazione sistematico ai fini di capitalizzare l’apprendimento e di migliorare progressivamente il policy design

    Fare squadra per competere. L’esperienza delle reti d’impresa nel contesto italiano e lombardo

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    Nell’ultimo decennio la riflessione sui temi delle aggregazioni tra micro e piccole-medie imprese (MPMI) si è molto sviluppata con un’accelerazione nel periodo più recente in cui anche la crisi ha svolto un ruolo da catalizzatore. Oggi sono disponibili nuovi strumenti — quali il “contratto di rete” — ma, soprattutto, gli imprenditori hanno compiuto un significativo salto culturale, impensabile solo un decennio fa. Una conseguenza visibile del cambiamento è che occorre crescere: la crescita sembra inevitabile per esplorare e presidiare mercati “lontani”, per introdurre innovazioni di prodotto e di servizio che aumentano il livello di competitività che consente di far fronte alla crisi. Le MPMI seguono le linee di minor resistenza per mettere a regime cambiamenti permanenti, relativi al posizionamento di mercato e alla propria organizzazione, e devono essere aiutate a percorrere questo cammino: ecco dunque un terreno elettivo per “buone politiche” territoriali. Il taglio di questo lavoro è profondamente policy oriented e con una focalizzazione specifica sulla regione Lombardia. Il percorso di riflessione qui sviluppato racchiude l’arco temporale del primo decennio del terzo millennio, un periodo molto significativo e segnato da grandi cambiamenti pur nella sua brevità. Le riflessioni maturate dagli autori si ancorano inoltre a differenti percorsi di ricerca — articolatisi in questo decennio su specifici sottoinsiemi del sistema produttivo lombardo — che condividono due attenzioni scientifiche: i) la prima relativa alle forme aggregative tra MPMI (artigiane e non), ii) la seconda orientata alle politiche della regione nel confronto di questi percorsi di “crescita per vie esterne”. Su questo nucleo di research questions è costruita la struttura del volume, il cui sviluppo è costituito dall’ampliamento e approfondimento di tale nucleo in stretto dialogo con la letteratura rilevante su tali temi e con un significativo ampliamento di orizzonte geografico all’intero contesto italiano. La riflessione è stata inoltre ampliata all’analisi del “contratto di rete” che da molti punti di vista rappresenta la vera novità dell’ultimo triennio: un primo punto di arrivo, e necessariamente di ripartenza, nel tracciare una strada percorribile anche dalle MPMI. Il volume si chiude con alcuni suggerimenti affinché regione Lombardia consolidi ulteriormente il bagaglio di esperienze e “buone pratiche” del suo fare politica per il sistema delle piccole imprese anche migliorandone la gestione alla luce delle esperienze pregresse. Lo specifico momento in cui il volume viene alla luce deve essere colto quale opportunità: si intende consegnare alla futura Giunta regionale e al Consiglio che usciranno dalle urne riflessioni e suggerimenti che, facendo tesoro dell’esperienza sin qui realizzata, siano di auspicio per nuovi passi futuri

    La programmazione strategica nel modello lombardo: federalismo, sussidiarietà, governance

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    La programmazione strategica lombarda viene analizzata cogliendone i quattro principi ispiratori - federalismo, sussidiarietà, governance e riorganizzazione. Il lavoro nella sua parte finale analizza i contenuti e i risultati della programmazione e identifica le specificità del "modello lombardo

    I nodi irrisolti della formazione professionale

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    L'articolo analizza la formazione professionale (IeFP) cogliendone opportunità e minacce nel processo di trasformazione del sistema dell'Istruzione in corso. Indica le 4 attenzione che una buona politica deve avere perconsentirne il pieno sviluppo: a) solidità organizzativa e finanziaria della IeFP; b) libertà nella selezione dei formatori; c) rafforzare le reti territoriali e le alleanze con il sistema delle imprese; d) verticalizzare il canale della formazione

    Regional Policies in Northern Italy: A Multilevel Governance Challenge

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    In the context of the RegioSuisse annual meeting the present paper addresses Italian regional policies in order to compare one of the Swiss neighbouring countries with the new direction included in the NPR (the Swiss New Regional Policy). The task of an exhaustive and comprehensive analysis of the issue is largely beyond the possibility of a short note, mainly due to the fact that Italy is, among the big European countries, one with the largest inter-regional variance. Here the attention is therefore concentrated on Northern Italy (also because it is more interesting to compare with the Swiss case): the first part of the title is therefore justified in this way. In the second part of the title, the term ‘multi-level governance’ challenge refers to a more recent major trial which Italy has still to win. The Italian national frame is somehow moving from a re-distributive centralism towards a more devolutionary federalism but, due to the severe budget constraint which Italy is presently experiencing, the alternative seems politically even more radical than it would probably be from a technical point of view

    Artigiani e politiche: una metafora dell’Italia che potrebbe farcela

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    Viviamo tempi complicati e difficili. Non solo e non tanto perché la politica sembra incapace di offrire buone risposte al Paese – e il genere burlesque risulta particolarmente indigesto a chi è impegnato seriamente per la sopravvivenza del proprio lavoro – ma forse e soprattutto perché fatichiamo – anche dal punto di vista culturale – a coniugare tradizione e futuro, ciò che sappiamo far meglio con ciò che percepiamo richiesto dai mercati, e a valorizzare gli assets di cui disponiamo – e tra questi certamente il genius loci – in una competizione che sembra sempre più avanti. L’artigianato – come soggetto umano e imprenditoriale, come comparto produttivo, come trama di relazioni che si dipartono dal territorio – rappresenta oggi uno dei terreni e dei contesti più appropriati per cogliere la direzione per costruire, la luce in fondo al tunnel, una risposta appropriata alla ricerca del nostro posto nella competizione internazionale. Al grido di «Average is over» – “ciò che è standard è superato” – proprio dall’America proviene un forte richiamo e un incitamento a non sotterrare una parte così importante del nostro DNA produttivo: il mestiere artigiano. In questo articolo una parte importante della riflessione è dedicata alle politiche, a ciò di cui ha bisogno il comparto artigiano per tornare a ben operare e prosperare, ad offrire il suo contributo al benessere economico e sociale di una molteplicità di territori. Ma per giungere a tali considerazioni preliminare risulta una discussione intorno alle declinazioni di quell’“anomalia virtuosa” rappresentata dal comparto artigiano e alla necessità di ripensare (proprio in termini di policies) ad un comparto “sinfonico”, composto cioè da una pluralità di attività che devono far parlare di “artigianati” al plurale. Come si proverà ad argomentare, non si tratta di una lunga premessa (che un lettore frettoloso sarebbe autorizzato a saltare), né di un tributo al passato. Tutt’altro, si tratta di una chiave interpretativa che aiuta a meglio declinare quelle politiche a cui è interamente dedicata la seconda parte dell’articolo

    Tre attenzioni di metodo per le politiche regionali: la Lombardia

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    La presente nota solleva tre attenzioni metodologiche con cui la politica deve confrontarsi per fare e fare bene il proprio mestiere. La prima è legata all’ecosistema imprenditoriale e urbano; la seconda riguarda la concentrazione degli interventi; la terza è infine relativa al consolidamento delle (buone) politiche e ad un approccio valutativo sistematico delle stesse. Su ognuno di questi snodi è opportuno aprire un dibattito e avanzare alcune considerazioni

    Il distretto del legno-arredo in Brianza

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    Lo stato di salute del distretto Lo stato di salute del distretto brianzolo del legno–mobile–arredo risulta complessivamente buono, la sfida competitiva può essere riassunta in: “tenere sui mercati maturi, espandersi su quelli emergenti”. 1. La filiera del legno–mobile–arredo è da sempre una specializzazione importante della manifattura leggera nazionale – l’Italia è il quarto produttore mondiale e il primo esportatore fino al 2000, anno in cui viene superato dalla Cina che diviene così il primo esportatore mondiale di mobili – e le scelte e le strategie di risposta al nuovo contesto competitivo devono pertanto essere anche scelte di sistema e non esclusivamente di singola azienda. 2. Si è aperta una nuova fase distrettuale in cui la competizione diviene più selettiva: il messaggio sintetico è “per molti, ma non per tutti!”. Posizionarsi sui top-end markets e sfruttare ogni possibile leva qualitativa sembra la principale strategia perseguibile/perseguita dalle imprese italiane in questi mercati, ma vincere la sfida delle produzioni “top di gamma” non è alla portata di tutte le imprese distrettuali. 3. Per quanto riguarda la produzione il distretto mostra i propri punti di forza più rilevanti: profondità di gamma, elevata qualità, massima flessibilità e buon servizio al cliente, innovatività e creatività del design, punte di specializzazione e di eccellenza in ogni singola fase della filiera. Tra le ombre una certamente importante riguarda la riproduzione delle competenze lavorative, quella manualità del legno che ha consentito sin qui di realizzare qualsiasi prodotto: dal restauro, all’antico in stile, al classico, al moderno di design, al “su misura”. Quello delle risorse umane e del mercato del lavoro rimane tra l’altro uno dei terreni privilegiati per l’espressione di un’azione genuinamente distrettuale e sul quale si è fatto poco e certamente meno di quanto sarebbe stato necessario. 4. Una seconda ombra che si allunga sul distretto riguarda il futuro della micro impresa artigiana in particolare quella che produce mobili in stile. Qui le competenze manuali, che esistono e sono ben solide, possono essere preservate se queste aziende sono aiutate a salire di gamma: la micro impresa artigiana deve trasformarsi in una boutique del su misura di qualità e di alta gamma; in un distretto dove l’industrial design è ben sviluppato sembrano esistere i prerequisiti per provarci. 5. Se il distretto riuscirà a controllare queste due minacce nell’area del manufactoring potrà pienamente sviluppare l’opportunità che lo connota sopra ogni altra e che riguarda proprio l’industrial design. La Brianza ha tutte le caratteristiche per essere, tra i distretti italiani del legno, uno dei più avanzati nella diffusione di una concezione allargata e sistemica di industrial design. 6. Gli investimenti in ID sono positivamente correlati alla capacità di esportazione e nella loro triplice declinazione – di qualità dei materiali impiegati, di qualità delle finiture, e di qualità estetiche dei prodotti – sono fortemente apprezzate e ricercate dalla distribuzione estera. La fortunata combinazione tra ID e distretto alimenta inoltre specifici elementi positivi: un processo di innovazione di prodotto più rapido e continuo; una superiorità dei contenuti progettuali; una maggiore gamma di prodotti offerti. 7. Il distretto nel suo complesso risulta decisamente più debole sul fronte del marketing e della distribuzione, rispetto alla sua forza produttiva, e certamente più soggetto a sfide competitive che non dominerà e rispetto alle quali dovrà invece rispondere con prontezza e flessibilità, come peraltro ha sempre fatto. 8. Le imprese del sistema produttivo brianzolo sono di un ordine di grandezza inferiori sul piano dimensionale rispetto ai grandi competitors di settore. Tra le prime 35 imprese europee del settore mobile–arredamento due sole sono italiane (NATUZZI, GRUPPO SNAIDERO) e nessuna brianzola. La prima impresa brianzola, CHATEAU D’AX, con un fatturato 2001 di 166 milioni di Euro, si situa intorno alla cinquantesima posizione alla scala europea. 9. I grandi consorzi di acquisto tedeschi – Begros; Union; Vme; Atlas, Deutschland Model Verbund – superano nettamente il miliardo di Euro e solo il 3,7% delle vendite avviene in modo diretto da parte dei produttori. In Francia i primi quattro distributori – But, Conforma, Ikea, Fly – controllano una quota superiore al 35% del mercato; non differentemente la Gran Bretagna dove il 30% del mercato è coperto dalla grande distribuzione specializzata e un altro 26% da distributori non specializzati. In Italia la quota della GDO si attestava intorno al 13% nel 2001 segnalando un trend di crescita significativo ma ancora molto distante dalle dimensioni – per azienda e per quote di mercato – dei competitors europei. Ciò significa, in particolare, che la GDO italiana difficilmente potrà essere veicolo e traino per le esportazioni italiane sui mercati europei così come la GDO estera è sul mercato italiano nei confronti dei propri produttori (il caso Ikea insegna). 10. Alle imprese brianzole rimane la strada, difficile e impegnativa, di una presenza diretta sui mercati. Diviene dunque vitale un presidio della catena che porti fino al cliente finale con investimenti diretti: nella comunicazione aziendale; nella gestione selettiva dei canali distributivi utilizzati; nello sviluppo coordinato di politiche commerciali di vendita coerenti con la selezione dei canali; nell’utilizzo congiunto di quelle grandi vetrine di promozione del prodotto e di comunicazione con i buyers che sono le fiere, prima tra tutte il Salone del Mobile
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