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THE ROLE OF FINANCE IN ENVIRONMENTAL PROTECTION: A REPORT ON REGULATORS’ PERSPECTIVE
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THE ROLE OF FINANCE IN ENVIRONMENTAL PROTECTION: A REPORT ON REGULATORS’ PERSPECTIVE
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Vittorio Boscia, Valeria Stefanelli ORCID logo, Benedetta Coluccia, Federica De Leo ORCID logo
DOI:10.22495/rgcv9i4p3
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Abstract
In international contexts, a key role has been assigned to sustainable finance for the achievement of climate change mitigation objectives. In the context of environmental finance, this contribution focuses on the tool of green bonds, framing the regulators’ perspective and the principles of (self) regulation that describe the process of issuing, evaluating and reporting for the transparency and efficiency of the financial market. The previous studies, in fact, neglected the theme of the rules despite the numerous interventions of the institutions in this field and despite the fact that the theory of market efficiency underlines the crucial role of the rules for the protection of investors and the transparency of the market. In particular, knowing the regulatory framework makes possible to highlight the system of incentives and protections for issuers and investors in the segment of listing and trading of securities. From our analysis, it emerged that the current voluntary regulatory system is still far from ensuring an adequate level of transparency to investors. However, the report published by the EU Commission, containing the proposal to introduce common criteria for the issuance of green bonds in Europe, seems to promote greater protection for the underwriters, leaving more room for the development of green investments. The present study concerns a preliminary analysis, necessary for subsequent investigations aimed at evaluating the convenience of green bonds compared to other segments of bonds listed on the European market
Il caso Parmalat: cosa insegna a imprese, banche e risparmiatori pugliesi
Partendo da recenti fatti di cronaca finanziaria, il lavoro analizza i gravi effetti che i diversi scandali finanziari hanno causato nel nostro Paese che fino a quel momento si pensava dotato di uno “scudo” di efficienza industriale, di trasparenza contabile e di efficacia nel sistema dei controlli sugli operatori economici.
In ordine alla cause del dissesto, emergono due principali indicazioni: la prima, a livello degli emittenti, riguarda l’inosservanza dei fondamentali principi dell’etica, della professionalità e della responsabilità nella gestione d’impresa e nella comunicazione al mercato; la seconda, a livello più generale, riguarda il sostanziale fallimento della lunga catena dei controlli istituzionali ed economici previsti sulle imprese, risultati insufficienti, superficiali, di natura più formale/documentale che sostanziale.
Alle pur rilevanti perdite economiche dei risparmiatori direttamente interessati, il lavoro si chiede gli effetti che simili eventi potrebbero ingenerare su una categoria di risparmiatori, quali quelli italiani, in rapida evoluzione
Dimensione e redditività delle banche italiane: una verifica empirica sul periodo 1987-1999
IL SISTEMA FINANZIARIO A SUPPORTO DELLO SVILUPPO DELLE ZONE ECONOMICHE SPECIALI (ZES) PUGLIESI. UN’OPPORTUNITÀ DI CRESCITA PER IMPRESE, BANCHE E TERRITORIO
La cultura organizzativa e le competenze delle banche estere: i risultati della verifica empirica
Dipartimento di Studi Aziendali, Giuridici e Ambientali , Collana Working Paper, WP n. 1, Università di Lecc
I NUOVI MODELLI DI INTERVENTO DELLE BANCHE NELLE CRISI D'IMPRESA
Il lavoro ha analizzato le funzioni svolte dalle banche nelle crisi d’impresa, evidenziando i principali gap emersi tra la teoria economico/giuridica e la pratica manageriale/professionale.
Ne è risultato un quadro poco incoraggiante: le banche non esercitano appieno le proprie funzioni, con sviluppi negativi sulle sorti delle imprese in crisi oltre che sui propri conti economici; le imprese, invece, hanno spesso comportamenti poco collaborativi, spingendo i creditori ad essere poco disponibili nell’assecondare piani di ristrutturazione. Tale situazione non è da imputare esclusivamente ai comportamenti opportunistici di banche e di imprese, ma anche ad una disciplina (fallimentare, fiscale, del lavoro, ecc.) che espone i piani di ristrutturazione a rischi e oneri non sempre tollerabili.
Oltre alla riforma del diritto fallimentare, gli operatori - ed in particolare le banche - avranno nuove opportunità di intervento nelle imprese in crisi grazie a due recenti disposizioni, Basilea 2 e il nuovo diritto societario. In particolare, le nuove best practice introdotte dall’Accordo di Basilea 2 nella gestione del rischio di credito contribuiranno ad accrescere la capacità di screening e di monitoring delle banche nella prevenzione delle crisi aziendali, oltre che a dotare le stesse banche di quelle competenze tecniche necessarie per la gestione delle crisi aziendali già conclamate. La riforma del diritto societario contribuirà, tra l’altro, a rendere più coerente la struttura finanziaria delle imprese e ad incentivare il finanziamento di piani di ristrutturazione di imprese in crisi con strumenti finanziari più adeguati alle esigenze dei nuovi investitori
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