1,721,037 research outputs found

    Faunes gravettiennes à grands mammifères de l'Italie du Sud: Grotta della Cala (Salerno) et Grotta Paglicci (Foggia)

    No full text
    Les couches gravettiennes de la Grotte della Cala, sur la côte tyrrhénienne de l’Italie du Sud, et de la Grotte Paglicci, sur le versant adriatique, ont fourni des restes fauniques qui témoignent de deux réalités différentes. Dans la Grotte della Cala, la chasse a été orientée essentiellement vers le cerf, dont les restes atteignent 90% du total. Les autres ongulés, avec une prédominance du sanglier et du chevreuil, ont été récupérés en quantités nettement inférieures. Par contre, dans la Grotte Paglicci, les ongulés de milieux ouverts ou mixtes comme le cheval, le bouquetin ou l’aurochs sont abondants, et au cours des différentes phases culturelles leur variabilité quantitative est élevée. Les restes de ces deux sites appartiennent à des espèces d’ongulés probablement chassées en rapport étroit avec la possibilité de les rencontrer. La fréquence des différents taxa exprime donc l’étendue de leur habitat et les changements climatiques qui ont influé sur eux. Dans ces deux dépôts, au cours des mêmes phases chronologiques, des environnements et des conditions climatiques très différents ont constitué une diversité de substrats fauniques qui a probablement influencé les aspects culturels et technologiques des populations gravettiennes respectives

    Ambienti ed economia nel Paleolitico medio della Puglia: lo studio delle faune

    No full text
    For the Apulian Middle Palaeolithic the available archaeozoological data of macrofauna for palaeoenvironmental and prey exploitation analyses rely upon four sites. Three of these, Grotta del Cavallo (Nardò - LE), Riparo l’Oscurusciuto (Ginosa - TA), and Grotta di Santa Croce (Bisceglie - BT), only display evidence for anthropic occupation. At the fourth site, layer 1 of the External Area at Paglicci (Rignano Garganico - FG), carnivores appear to alternate humans in settling in the same area. During MIS 3, 4 and 5, ungulate associations from these sites indicate the presence of dry and cold climatic phases – with the spread of horse and auroch in steppe and forest steppe environments – alternating to temperate phases which abound in fallow deer and red deer. Skeletal exploitation was characterized by a high fragmentation of bones, for extracting marrow, and by the destruction of epiphyses and tarsal and carpal bones, which were possibly used as fuel or food. Unlike the Apulian Upper Palaeolithic sites, phalanxes are generally absent in these Middle Palaeolithic assemblages. Most probably these anatomical parts were destroyed and/or abandoned in the kill sites

    Le faune dello strato 1 dell'area esterna di Paglicci (Rignano Garganico)

    No full text
    Il campione faunistico analizzato, relativo a 5 orizzonti dello strato 1 della serie esterna di Grotta Paglicci, è costituito da 1764 elementi determinati, 646 dei quali rappresentati da Lagomorfi e Carnivori (36.6%). Le ossa sono state raccolte attraverso setacciatura da 2 mm nella vasta area antistante l’ingresso della grotta, il cosiddetto Riparo esterno. Lo scavo, eseguito nei mesi di maggio-giugno 2000, ha interessato lembi di sedimento compresi tra grossi blocchi di crollo. L’analisi della microfauna ha fornito un dato importante per la collocazione cronologica di questo strato. Sono stati rinvenuti resti di Microtus brecciensis (Sala, com. pers.), forma caratteristica di associazioni temperato-calde, mai segnalata all’interno dell’ultimo glaciale. Attraverso queste osservazioni, la fauna dello strato 1 esterno di Pagliacci può essere legata all’ultimo Interglaciale o ad una fase interstadiale del penultimo glaciale

    Resti faunistici

    No full text
    Le ossa animali rinvenute all’interno della miniera neolitica della Defensola sono state individuate sul piano di frequentazione e raccolte nel corso delle esplorazioni e del rilevamento in vari settori della cavità. La frequente presenza di fratture fresche è un chiaro indice della fragilità di queste ossa le cui superfici, in alcuni elementi, sono visibilmente alterate. Nonostante queste sfavorevoli condizioni di conservazione è stato possibile, in pochi casi, individuare sulle ossa sia tracce lasciate da strumenti litici durante le operazioni di scarnificazione, sia segni di rosicatura dovuti a carnivori. Le ossa determinate appartengono al maiale, del quale è stato rinvenuto un solo reperto, alla lepre (9 reperti), e ad ovicaprini in senso generico (87 reperti) (tab. 1). Nell’ambito di questi ultimi, alcuni elementi diagnostici (Boessneck et alii 1964; Prummel, Frisch 1986) hanno permesso per venti reperti la sicura attribuzione alla pecora. La mancanza di evidenze morfologiche caratteristiche della capra porta, naturalmente con qualche incertezza, ad attribuire esclusivamente alla pecora l’intero insieme di reperti di ovicaprini

    I macromammiferi dell'Aurignaziano e del Gravettiano antico di Grotta Paglicci

    No full text
    I dati ricavati dai resti di macrofauna oggetto di questo studio integrano e ampliano le conoscenze sullo strato 22, in parte già analizzato da Sala (1983), e forniscono informazioni inedite sulle associazioni faunistiche dello strato 23 gravettiano e dello strato 24 aurignaziano. Le variazioni percentuali delle associazioni di ungulati, unite alle datazioni radiocarboniche, fanno riferire gli strati 24 aurignaziano e 23 gravettiano all'Interpleniglaciale, e lo strato 22 gravettiano all'inizio del Pleniglaciale superiore

    I resti faunistici dall'insediamento romano di Pantani-Le Gore (Torrita di Siena - SI)

    No full text
    L’insediamento romano di Pantani-Le Gore di Torrita di Siena ha restituito insiemi faunistici relativi al I-VI secolo d.C. e caratterizzati dalla netta prevalenza di resti di bovini. I reperti analizzati di questa specie sono relativi, seppur in quantità diverse, all’intero apparato scheletrico. Su varie ossa sono state individuate evidenti tracce di macellazione. Le misure degli elementi scheletrici esprimono una popolazione bovina di grossa taglia. L’allevamento dei bovini sembra indirizzato alla riproduzione e allo sfruttamento della forza lavoro: dall’analisi dell’età di abbattimento emergono quasi esclusivamente individui adulti. La mancanza di giovani può essere legata al loro commercio. L’allevamento di suini e di ovicaprini ha un ruolo marginale nell’economia di questo insediamento. Sono segnalate sporadiche presenze di cavallo, asino e cane

    Resti faunistici

    No full text
    Il libro racconta la scoperta e la tutela archeologica dell'insediamento eneolitico di San Carlo. Questa scoperta fornisce dati importanti per la ricostruzione di modelli di produzione relativi alla prima metallurgia e per la ricostruzione storica di un momento cruciale dell'evoluzione culturale umana che vede l'affermarsi in Italia dello sfruttamento delle risorse metallifere e lo sviluppo di una maggiore complessità sociale. Dalla Prefazione di Biancamaria Aranguren, Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Siena, Grosseto e Arezz

    Lo sfruttamento degli ungulati a Grotta Paglicci durante l’Epigravettiano Antico: il caso del livello 16a3-3

    No full text
    During last years a zooarchaeological analysis was carried out on the Epigravettian faunal remains from Grotta Paglicci (FG, southern Italy) by the University of Siena. In this paper study of layer 16a3-3 (Early Epigravettian) is presented. Layer 16 dates back to a time span from about 16970±150 to 16690±150 BP. The large size of the sample from cut a3-3 (ungulate NISP = 876) allowed us to carry out a complete zooarchaeological and taphonomic study supported by a solid statistical background. Faunal composition is characterised by a predominance of ungulate remains. The most frequent species are wild horse (41,7 % of remains), auroch (31,3 %) and ibex (10,4 %), thus testifying the presence of steppe or forest steppe environments. Limb bones bear impact demages and fresh-bone fractures. The low value of FFI (Fracture Freshness Index) observed on diaphyseal fragments indicates their breaking for extracting marrow. Axial elements of large-sized species (wild horse and auroch) are very scanty when compared with the higher frequency of the same parts from small-sized ungulates (caprines, wild boar and roe deer). This pattern proofs that larger carcasses were butchered directly at the killing sites and that only selected parts were transported into the cave. Mortality profiles testify that more vulnerable individuals or groups of individuals were mainly preied upon

    La serie esterna di Paglicci. Gli scavi del 2004-2005

    No full text
    Gli scavi sistematici nel Riparo esterno di Paglicci (unità stratigrafiche 53 e 64) hanno messo in luce che l’azione dei carnivori in quest’area è stata probabilmente non marginale nell’apporto di parti scheletriche e nella loro parziale distruzione. Soprattutto nell’unità 53, caratterizzata dalla presenza di una tana di iena, le tracce di frequentazione antropica sono veramente sporadiche. L’associazione faunistica è inoltre caratterizzata da un’alta frequenza di coniglio selvatico, con le parti scheletriche degli arti posteriori più rappresentate. Le associazioni ad ungulati, più significative degli insiemi dei canivori da un punto di vista paleoambientale, con il daino come specie prevalente, definiscono una fase climatica temperata con ampie coperture forestali ed aree di prateria arborata. La segnalazione, tra la microfauna del soprastante strato 1, di Microtus brecciensis, roditore tipico di associazioni temperate calde del quale mancano segnalazioni all’interno dell’Ultimo Glaciale, individua all’interno del MIS5 la collocazione cronologica di questa parte della serie

    Il Cavallo e l’Uro: le prede dei cacciatori neandertaliani nella Grotta di Santa Croce di Bisceglie (BT)

    No full text
    The excavations of the University of Siena (1998-2011) in the external area of Grotta di Santa Croce (Bisceglie - BT) brought to light a series of sandy-silty stratigraphic units which yielded a lot of Middle Palaeolithic animal bones and lithics, predominantly characterized by the occurrence of discoid production systems. These units were covered by layers containing small quantities of Aurignacian and Gravettian materials. In this paper we present data on faunal remains from the Mousterian layers analyzed so far. This research outcomes confirm in some respects previous analyses. Only one out of the 638 identified samples belongs to Cervus elaphus. The rest is represented by horse and aurochs bones, whereas carnivores are completely absent. Killings mainly addressed towards adult individuals of Equus ferus and Bos primigenius are also confirmed. Bone sample is mainly composed of constantly fractured limb bones and isolated teeth. Articulations, phalanges, tarsal and carpal bones are scarcely represented. Missing skeletal parts were probably left at the killing sites or used as food or fuel. In spite of the abundance of isolated teeth, horse incisors and canines as well as aurochs incisors and premolars are only occasionally present
    corecore