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“The Sources for Gramsci’s Concept of Hegemony"
Vista l'importanza del concetto "egemonia/hegemony"usato in campi che spaziano dall'International Political Economy e dal campo delle International Relations alle subaltern Studies (tema per eccellenza coinvolto con "egemonia", dalla storia e storiografia alla socilogia, dai Cultural Studies all’antropologia, dalla sociologia alla scienza politica, e spesso riferito a Gransci, si è proceduto ad una ricostruzione delle fonti del concetto in Gramsci. Cio' vuol dire che non è stato trattato lo sviluppo del concetto nei Quaderni dal carcere e nelle Lettere del carcere, bensì negli scritti precarcerari. Si sono analizzati gli usi del concetto, tra l'altro, l'uso del concetto dai socilaisti italiani all'epoca della c.d. "Grande Guerra", in rfapporto alla situazione dell'Adriatico, l'esperienza dei bolscevichi (comprso Lenin ma tutt'altro che limtiato ai suoi scritti ed usi del termine), nonché l'influenza - dopo diverse riflessioni di Gramsci - di pensatori come Machiavelli, Croce e, naturalmente Marx. L'influenza della linguistica, sottolineata da Franco Lo Piparo, è forte, ma Boothman discerne anche le altre influenze non linguistiche che rimangono al margine dell'analisi (molto preziosa) di Lo Piparo. Interessante è il riferimento e l'uso fatto di egemonia da parte del docente di lingusitica di Gramsci, Matteo Giulio Bartoli, in appunti di Gramsci noin ancora pubbllicati. Viene anche discussa l'aproccio dello studioso inglese Perry Anderson, vicino a quello di Norberto Bobbio, che tende a sottovalutare aspetti chiave dell'egemonia. Il ruolo che svolge l'aspetto economico emerge con chiarezza, a differenza dalla posizione sostenuta da Bobbio
Critique and Semantic Modification in Gramsci’s Approach to Paradigmatic Translation
L’articolo è stato pubblicato su Italian Culture, il principale annuario di studi italiani nordamericana; le pubblicazioni in tale rivista sono soggette al parere positivo di due referee anonimi. Il testo rappresenta la rielaborazione di una relazione tenuta dall’autore nel corso del 120° convegno annuale della Modern Language Association statunitense (Philadelphia, 2004).
Scopo dell’articolo è l’analisi di alcune traduzioni intralinguistiche nel campo delle scienze umane, con particolare riguardo alle nozioni di traducibilità sviluppate nei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, e alla loro applicazione, sempre nei Quaderni, ad alcuni autori chiave lì discussi; sono escluse dalla considerazione le nozioni di B. Croce, già ampiamente analizzate altrove da Boothman. Nello specifico l’articolo prende in esame il modo in cui Gramsci modifica concetti presi dai discorsi teorici e concettuali altrui e li incorpora nel proprio paradigma, effettuando così una traduzione inter-paradigmatica, del tipo discusso anche dal filosofo e storico delle scienze, Thomas Kuhn, a partire dagli anni Sessanta. I concetti e gli autori presi in esame sono: il discorso del liberalismo gobettiano; la questione degli intellettuali (con riferimento a Mannheim, Weber ed altri nella scienze umane); il modo in cui Piero Sraffa, famoso economista ed amico di Gramsci, effettuò (nel suo libro Produzione di merci a mezzo di merci ed altrove) un’operazione simile a quella del prigioniero nei confronti dell’economia neo-classica (Alfred Marshall). Si fa cenno anche alla traducibilità di Marx nel paradigma sraffiano, nonché, vista l’omologia di alcune strutture in Marx ed Hegel, recentemente discussa dallo studioso di Marx, C.J. Arthur, della traduzione nel paradigma marxiano degli schemata hegeliani.
The article looks at a given number of intralinguistic translations in the human sciences, paying particular attention to Gramsci's notion of translatability and his application of it to a number of key authors discussed in the Prison Notebooks (excluding the case of Croce, already dealt with elsewhere by the author of the current article). The article examines how Gramsci modifies concepts from other theoretical and ideological discourses (paradigms) and incorporates them into his own schema, i.e. the method he uses to translate the terms of one ideological discourse into another. Particular attention is paid to Piero Gobetti and his advanced notion of liberalism, to the question of the intellectuals (as conceived by various other authors - Mannheim, Weber etc. - and the possibility or otherwise of translating their schemata into the Gramscian paradigm). Reference is made to other similar operations carried out in the human sciences. Some of the operations carried out by Piero Sraffa, with reference on the one hand to Marx, and on the other to the neo-classical economist Alfred Marshall, in Sraffa’s path-breaking Production of Commodities by means of Commodities are examined, as is the Hegel-Marx relationship, as it appears in the recently analysis by the British Marx-scholar, Christopher Arthur. The article was first presented as a paper at the 120th Congress of the Modern Language Association (MLA) in Philadelphia, December 2004
Le seguenti voci: “alti salari” (p.34), “Babbitt” (p.65), “Cina” (p. 129) “fisica e chimica” (p. 318), “geografia” (p. 349), “Giappone” (pp. 354-5), “Grecia” (pp. 374-5), “India” (pp. 417-8), “Inghilterra” (p. 424), “islamismo” (pp. 439-40), “Lao-Tse” (pp. 451-2), “lingua” (pp. 480-1), “linguaggio” (p. 482-3), “linguistica” (pp. 483-5), “matematica” (pp. 514-5), “proibizionismo” (pp. 668-9), “Rotary Club” (pp. 734-5), “scienza” (pp. 746-9), “Stati Uniti” (pp. 800-1), “statistica” (pp. 801-2), “tecnica” (p. 844), “traducibilità” (pp. 855-7), “traduzione” (pp. 857-60), “Turchia” (p. 865), “università ” (pp. 874-5)
Il volume rappresenta il lavoro collettivo di studiosi a livello internazionale, coordinati dalla International Gramsci Society - Italia, dal suo Seminario gramsciano e del Centro Interuniversitario di ricerca per gli studi greamsciani (sede presso l'Uiversità di Bari)
Il volume ha come curatori i Proff. Guido Liguori (Università della Calabria) e Pasquale Voza (Università di Bari). Il lavoro preliminare è stato diviso per sezioni di voci affini. Boothman ha curato le sezioni relative alla linguistica, alla scienza e alla traduzione/traducibilità ed è stato co-curatore, assieme al Prof. Giorgio Baratta, della sezione relativa alla geopolitica; ha inoltre contribuito voci ad altre sezioni (notevolmente quelle che comprendono gli Stati Uniti e la scienza/l'Università). In totale Boothman ha contribuito 25 voci al dizionario enciclopedico, che variano (limiti autoimposti collettivamente) dalle voci minori di ca. 2000 caratteri (spesso i paesi nella sezione della geopolitica), a quelle di 8000 caratteri (es. linguistica e traduzione) fino alle voci di 16000 caratteri, dedicate ai "grandi temi" quali egemonia, blocco storico ecc.
Citando le parole dei curatori nella prefazione al volume :
"Nei suoi ultimi dieci anni, Antonio Gramsci riflette in carcere sulla sconfitta del movimento comunista e sul fallimento della rivoluzione in Occidente. Rielabora le domande di fondo della sua precedente azione politica, ripensa le risposte date e le esperienze vissute. Formula un vero e proprio lessico per esprimere la sua teoria politica e un intero mondo di concetti destinati a influenzare i più diversi campi del sapere. È un linguaggio che inventa spesso parole nuove o che reinventa parole vecchie arricchendole di significati diversi. Scritto da studiose e studiosi di nazionalità, culture e competenze diverse, il Dizionario gramsciano 1926-1937 ricostruisce il significato delle parole e dei concetti presenti nei Quaderni del carcere e nelle Lettere dal carcere, coniugando rigore scientifico e chiarezza divulgativa, e si propone di accompagnare con le sue oltre 600 voci la scoperta del pensatore italiano moderno oggi più conosciuto nel mondo.
Nelle parole dei curatori del volume "Il progetto di quest’opera è stato a lungo vagliato, discusso, modificato nel corso di ripetute riunioni avvenute con alcune studiose e alcuni studiosi che operano nell’ambito del Centro interuniversitario di ricerca per gli studi gramsciani e della International Gramsci Society Italia: Giorgio Baratta, Derek Boothman, Lea Durante, Fabio Frosini, Marina Paladini Musitelli, Alberto Postigliola e Giuseppe Prestipino. L’amicizia e la collaborazione che ci lega a essi, rafforzate dalla comune partecipazione al Seminario sul lessico dei Quaderni del carcere della IGS Italia, ha reso naturale il loro coinvolgimento, ma non per questo rende meno sentita e doverosa la nostra gratitudine.
The New Edition of Gramsci’s Lettere dal carcere
This is the abstract of a review by Derek Boothman of the new edition of Antonio Gramsci’s Lettere dal carcere, (Torino, Einaudi 2020).This is the abstract of a review by Derek Boothman of the new edition of Antonio Gramsci’s Lettere dal carcere, (Torino, Einaudi 2020)
"Stuart Hall in dialogo con Giorgio Baratta e Derek Boothman"
Il volume “Gramsci. Le culture e il mondo” contiene le relazioni svolte in occasione del settantesimo anniversario delle morte di Antonio Gramsci ed è il quinto della serie di volumi preparati sotto l’egida della Fondazione Istituto Gramsci e pubblicati a cadenza decennale. Le relazioni sono solo su invito, essendo i relatori rigorosamente scelti tra coloro che sono giudicati, dalla Fondazione Istituto Gramsci e dalla International Gramsci Society, autorevoli a livello mondiale per i loro contributi e pubblicazioni su Gramsci.
L'attuale contributo al volume consiste di parte di una videointervista al sociologo della cultura Stuart Hall, impossibilitato per motivi di salute ad intervenire in persona al convegno ma intervistato in seguito per il volume del convegno; anzi, come primo contributo al volume, l'intervista funge da "cornice" per meglio inquadrare le relazioni successive.
È ben nota la fama di Hall a livello internazionale: dopo l'esperienza della Universities and Left Review, egli fu il primo direttore della prestigiosa "New Left Review"; assieme al sociologo Richard Hoggart, ha fondato il Centre for Cultural Studies presso l'Università di Birmingham; ha continuato il suo lavoro alla Open University, della quale è professore emerito; adesso dirige l'Istituto e biblioteca a lui intitolato.
Partendo dai suoi famosi interventi negli anni Ottanta sulla natura del populismo autoritario in Gran Bretagna (governo Thatcher) gli intervistatori hanno chiesto a Hall una riflessione sulla situazione italiana da Craxi a Berlusconi, utilizzando il concetto di "fascismo democratico" adoperato da Franco Fortini.
Ciò che si intende per "popolo" è ambivalente (giudizio di Brecht) e nel Gramsci si trova la nozione di "popolare" piuttosto che "popolo". Invitato ad elaborare su queste distinzioni, Hall ha confermato che, per lui, il concetto di "popolo" è "estremamente scivoloso": infatti nel contesto politico normale se ne fa un uso strumentale allo scopo, nelle parole di Hall, di "raggiungere una legittimazione del consenso popolare". L'ultima parte dell'intervista verte sulle questioni della multiculturalismo tra paesi diversi e all'interno dei singoli paesi, tema che, dalla fondazione da parte di Hall e di Richard Hoggart presso l'Università di Birmingham, è sempre posto da Hall come argomento prioritario a livello teorico nonché, a forteriori, pratico
International Gramsci Journal: contenuti e diffusione nel mondo
This is the Abstract of the description in Italian by Derek Boothman of the IGS’s online free-access review ‘International Gramsci Journal
An Overview of the Gramsci Situation in Britain
This is the Abstract of the English-language article by Derek Boothman on recent Gramsci work in and on the British Isles
Traducibilità e processi traduttivi. Un caso: A. Gramsci Linguista
Il libro inizia con una discussione delle nozioni lingusitiche di Gramsci, influenzate da G.M. Bartoli, M. Bréal e G.I. Ascoli in particolare. Gramsci sviluppa in particolare le posizioni sociolinguistiche dell'Ascoli, espresse nella ben nota polemica con Manzoni.
Il discorso di Gramsci è analizzata alla luce di due studiosi. Il primo V.N. Vološinov, un contemporaneo di Gramsci e collaboratore di M.M. Bakhtin, rende chiaro la natura del segno linguistico come parte integrante dell'ideologia e come tale aiuta a chiarire importanti aspetti del discorso di Gramsci.
Il secondo è utile per chiarire la natura della traduzione tra paradigmi; qui si trata di T.S. Kuhn, il cui libro, Structure of Scientific Revolutions, fu pubblicato un quarto di secolo dopo la morte di Gramsci, ed è essenziale per capire la natura del paradigma scientifico e la possibilità - o altro - di effettuare una traduzione tra paradigmi. Le posizioni di Kuhn e Gramsci sono messe a confronto, per poter illustrare la differenza tra la traducibilità nelle scienze esatte e quelle umane.
Gramsci definisce come criterio della traducibilità tra lingue naturali la somiglianza tra le strutture (in senso marxiano) tra le società coinvolte.
Ma la traduzione tra lingue e culture nazionali non è l'unico tipo di traduzione. partendo da Marx (La Sacra Famiglia) ed incorporando analisi delle opere di Machiavelli e dei pragmatisti, egli arriva al concetto della traduzione interparadigmatica (vedi Kuhn).
Si procede lungo tale direttrice per poi illustrare come Gramsci ha adoperato il suo concetto di traducibilità per tradurre nel paradigma della filosofia della praxis la filosofia speculativa, con particolare riferimento a B. Croce.
Gramsci concepisce la traduzione soprattutto come atto culturale e così si rivela precursore della cosiddetta svolta culturale in traduttologia negli anni Ottanta del Novecento.
La traduzione è sempre vista da Gramsci come intervento politico-culturale con lo scopo di innovare la cultura e lingua di arriv
“Gramsci und der Islam”
L'articolo analizza per un pubblico accademico e colto gli scritti di Gramsci sull'Islam pòartendo dalla polemica giornalistica con i turattiani. Inquadra nel contesto del tempo gli articoli giornalistici e le note contenute nei Quaderni del carcere
This article attempts to reconstruct Gramsci’s major writings on Islâm, as they appear in his Prison Notebooks and pre-prison journalism. It is here to be remembered that his sources of information in prison were scanty, but he naturally had experience of the subject as Italian representative at the Comintern. Gramsci pays tribute to the great amount that the now the industrialized societies owed in their initial stages of development to the medieval Arab philosophers and to Islâmic culture in general, but principally pays attention to the questions of his time. In the situation produced by the break-up of the Ottoman empire, he looks at the various forces on the scene, singling out for comment a number of leaders who were to play crucial roles in the formation of the “Middle East” as we now know it. Often they were representative of the tensions between pan-Arabism and the burgeoning nationalism of that period, which measured against theocratic cosmopolitanism, was in his view the great “heresy” on which all others were based. The division between Sunni and Sci’ite Islâm is mentioned only in passing; of greater concern to him was the role of religious intellectuals in Islâm. Here he deals not only with their religious, and at times judicial, function but also their political one, paying attention to the overlap between religion and politics and to how, analogous to the Catholic question in Italy, the Muslim masses may be shifted politically. A major problem as he saw it was that, starting from the economic and political reawakening around the year 1000, the industrial countries had had nine centuries to develop, but the often stagnant feudal societies of Islâm were faced with a headlong rush to complete the same inevitable process of modernization. This brings into play what had already been the subject of polemics in the pre-prison period between him and the reformists – and is still a current one – namely the role of the Muslim intellectuals as leaders in their countries of progress or of reaction, and as leaders for or against the forces of imperial occupation
“Kongressbericht – Gramsci. Rhetoric and Philology, 27.-30.12.2004 in Philadelphia”,
discussione della sessione del 120° Congresso della Modern Language Association (Philadelphia, USA: dicembre 2004) dedicata a Gramsci e il linguaggio. Altri partecipanti maggiormente discussi nell'articolo sono Benedetto Fontana (New York) e Gerd Sorensen (Copenhagen
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