1,721,020 research outputs found

    Versioni del narrativismo. Arthur C. Danto e Frank R. Ankersmit

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    The author takes into account Danto's and Ankersmit's versions of narrativism. The former develops a theory of historical meaning «as propositional construction», in the frame of a strumentalistic approach to knowledge. The letter, following Mink and White, develops a theory of historical meaning «as textual construction», in the frame of an aesthetic conception of representation. Through an analytical reconstruction of their intellectual itineraries, the author discusses the consistence of their answers to the «objectivity question» and to the problem of relativism. In the conclusion the author considers the concept of a persistent asymmetry between present and past and proposes an appraisal of the theoretical problems disclosed in those narrativistic perspectives

    3«Bisogna che per lo meno scriva». Antonio Labriola e il marxismo in Italia

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    In this essay, the author demonstrates the extraneousness of Antonio Labriola’s doctrine of historical materialism from some tendencies of the later Italian Marxism. Fathoming documents recently published, he highlights the marginality of Marxian Theses on Feuerbach (1845) for Labriola’s dialectical conception. That’s why his version of philosophy of praxis differs from those activist conception of Twentieth Century that were founded on the Marxian’ Thesi

    Individualità e storia nei Discorsi sulla religione di F. Schleiermacher

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    The Author contextualizes the Reden über die Religion (1799) in the late Eighteenth’s century debate. He compares Schleiermacher theory of religious feeling to Kant, Herder, Spinoza and Leibniz philosophies. Furthermore, he connects it with contemporary readings of Jacobi, F. Schlegel, Fichte during the secularization politics of European States. Religious feelings are individual organisms since they are generated throughout an immediate relation of consciousness to the Infinite, and they cannot therefore be understood as parts of a totality, which overcomes and nullifies them. A new conception of historical-religious subjectivity emerges from Schleiermacher pages, observant of faith plurality and able to promote a productive and concrete ethics

    Quando Spinoza «uscì dalla sua tomba». Tre scritti di F. D. E. Schleiermacher

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    The essay deals with the Spinoza-Studien (17893-4) redacted by F. D. E. Schleiermacher as a comment on Jacobi’s Ueber die Lehre des Spinoza in Briefen an den Herrn Moses Mendelssohn (1785). The Author considers those manuscripts important for both Schleiermacher’s intellectual development and the German romantic debate on atheism and religion. If the idealist thinkers try to theorize, from Spinoza’s metaphysics, a science of the absolute, and Jacobi elaborates a doctrine of “salto mortale” beyond science, Schleiermacher believes that Spinoza’s philosophy can help to develop the transcendental perspective. Instead of Jacobi’s “salto mortale”, he proposed the conception of the Inerenz of finite to infinite, and instead of the idealistic science of the absolute, he emphasises the immediate feeling of being. The deterministic ethic theorized in the “Rapsodien” (1789-93) can be in this way accorded “tangentially” to a mystic doctrine of the infinite

    «Con gli occhi di carne». Il bisogno della teoria della storia

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    La ricerca si sviluppa in due direzioni convergenti. La prima problematizza la centralità della “teoria della storia” sia per i filosofi sia per gli storici. Le filosofie mondane, che aspirano a elaborare il problema della mediazione, s’imbattono per via interna nella “teoria della storia”. Percorsi di ricerca disciplinari sulla memoria e sulla cultura, d’altro canto, culminano nella consapevolezza dell’«ingresso della storia nella sua età storiografica». L’esercizio storiografico tende allora a sottoporre al pensiero esaminante il suo stesso metodo, scioglie gli ormeggi per addentrarsi nel «nicht-festgestelltes Denken». Una volta argomentato il reciproco bisogno della teoria della storia, sono sondate le potenzialità di una gnoseologia centrata sul concetto di contemporaneità. Contro un dilagante scetticismo, l’autore argomenta in favore della radice soggettiva della verità, che poggia su criteri funzionali di accertamento delle fonti ed elaborazione dei significati. Non si tratta, tuttavia, di perorare la causa di un ingenuo ottimismo conoscitivo. È invece proposto un dispositivo capace di sviluppare un punto di vista critico sui limiti e sulle condizioni di possibilità della ricerca. Comprendere il passato «con gli occhi di carne» vuol dire includere tra “le condizioni di possibilità e i limiti della ricerca” le istanze vitali del presente e, assieme, il piano del ragionevole o desiderabile: ciò che, con Ernst Cassirer, potremmo definire «la vivente euristica dello storico»

    La teoria della storia. Pasquale Villari e Antonio Labriola

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    L’interrogazione sullo statuto della storia ha segnato a fondo la cultura italiana dell’Ottocento, acquisendo un rilievo particolare nei decenni successivi alla costituzione dello stato-nazione. Entrando nel raggio d’interessi della politica nazionale, il sapere storico è stato coinvolto in un vortice di processi mutuamente rinforzatesi. Basti pensare alla costituzione della maggior parte delle cattedre universitarie di storia – anzi, di “Storia d’Italia” –, alla gestione e riorganizzazione degli archivi, alla professionalizzazione del mestiere dello storico e alla diffusione del metodo filologico. In generale è possibile affermare che nella fase in cui più forte era l’aspirazione della disciplina a perseguire una conoscenza obiettiva della realtà più pressanti si facevano il carico ideologico e l’ingerenza politica sugli studi storici. Le ricerche qui presentate sono accomunate dal bisogno di sondare due momenti rilevanti della problematizzazione del concetto di storia in questa fase della vita culturale della nazione. Nelle esperienze di Villari e Labriola, approdate a soluzioni assai diverse e per quel che riguarda il primo con non poche oscillazioni, l’esame di coscienza fi losofi co era rievocato contro il mito di una separazione radicale di storia e fi losofi a, contro l’abbaglio di una storiografi a definitivamente disancorata dal sapere filosofico e stabilizzata su base scientifica
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