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    Analisi delle Performance ed External Reporting: Bilanci e Dati Aziendali On-Line in Italia

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    The voluntary disclosure of company’s private information is increasingly at the center of the attention of managers. This tendency has also been analyzed by several accounting organizations - AICPA1, FASB2, IASC3 and also SEC4 - which have recently developed several documents on the subject. This paper examines the strategic value of the voluntary communication, presents the main differences that still exist between the practices of public disclosure in the U.S. and Europe, explains the process that has led the accounting organizations to issue official recommendations and, finally provides suggestions for the voluntary release of performance evaluation measures

    Forms of Voluntary Disclosure: recommendations and business practices in Europe and U.S

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    The process that has led many North American and European managers to pay more attention to the disclosure of operational and financial measures presents similarities and also differences. The public release of company’s private information can be alternatively related with a strategic use of the communication system, in order to meet the information needs of investors, or with a new definition of long-term business sustainability. Consequently, the present article explains the connections between the official accounting organizations’ reports on voluntary disclosure and these two main approaches. In summary, this paper focuses on how and why the main accounting organizations and research centers have attempted to help managerial decisions by encouraging voluntary disclosure of private and non-financial information. The fourth section also proposes a different framework with the intention of improving the release of performance measures

    I Criteri di Mean-Testing per le Prestazioni Sociale Agevolate

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    Questa relazione si pone l’obiettivo di individuare e descrivere uno schema di riferimento finalizzato all’analisi delle caratteristiche principali di un sistema di means-testing (prova dei mezzi). La presente ricerca osserva come le politiche di sostegno dei redditi e di lotta alla povertà dei principali paesi industrializzati stiano facendo sempre più ricorso a strumenti categoriali e selettivi, vincolando l’erogazione di specifiche prestazioni sociali alla prova dei mezzi, e si interroga su quali siano gli elementi salienti da considerare per condurre un analisi approfondita dei sistemi di mean-testing utilizzati per “selezionare” i soggetti aventi diritto a prestazioni sociali agevolate. Lo studio viene condotto con l’intento di delineare un quadro di riferimento teorico che permetta una valutazione comparata dei sistemi di means-testing adottati da un campione di paesi che ricerche accademiche indicano come rappresentativi di diversi modelli di welfare society1

    How to Assess Voluntary Disclosure: an index to measure stakeholder reporting and social accounting across Italy and US

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    Institutional and small investors, financial analysts and other key stakeholders are demanding more information about long-term strategies and profitability of companies. The growing information needs seemingly force managers to disclose more: (1) operational information, (2) performance analysis and (3) forward-looking data. However, little evidence is available concerning company’s disclosure policies addressed to stakeholders other than investors. This paper studies the non-mandatory information available on the web sites of 36 leading companies across Italy and U.S, the main objective is to describe companies’ information patterns in order to better understand voluntary disclosure choices. In particular, observed disclosures are presented through an original framework that purports to combine strategic and stakeholder reporting. This framework is based on seven perspectives that highlight information addressed to key stakeholders categories and information concerning business effectiveness and efficiency. Finally, an index attempts to measure the disclosure’s quality and it provides a first analysis of differences amongst industries and countries. A limited, but strategic, use of the non-mandatory information seems to influence the observed companies’ disclosure policies. Furthermore, cultural effects are likely to affect forms, quality and types of information released. These findings may be useful in providing an insight to further research on voluntary information addressed to stakeholders, other than investors, and they could also be helpful to accounting organizations that are attempting to regulate and control disclosure practices

    Voluntary Disclosure and Stakeholder Management in Italy and in the US

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    Much of the recent literature discuss convergence in accounting systems, corporate reporting practices, investor relations and communication strategic approaches; although national institutional frameworks have formed the backbones of management practices and cultural diversity has strongly influenced successful business practices. More specifically, an harmonization process is often proposed dealing with firms’ institutional communication patterns and international accounting practices. This paper investigates whether voluntary reporting – non mandatory information inserted in the annual report - is so nationally driven that the institutional & national dimensions prevail over the accounting effort to harmonize disclosure frameworks

    Lo Stakeholder Reporting nei Bilanci delle Società Quotate

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    Il presente lavoro si pone l’obiettivo di portare a sintesi ed ampliare gli studi economico-aziendali sulla comunicazione volontaria d’impresa verso i diversi interlocutori sociali co-interessati al raggiungimento dell’economicità aziendale e al valore che questa può generare nel tempo. La possibilità di gestire in maniera strategica e personalizzata le relazioni con i diversi interlocutori sociali d’impresa – di seguito definiti anche portatori d’interesse o stakeholder – è qui proposta al termine di un articolato percorso di ricerca che ha interessato in distinte fasi manager e società quotate Italiane e Statunitensi con il fine di analizzare la rilevanza dei molteplici portatori d’interesse e le politiche di comunicazione volontaria implementate da selezionate imprese nei due diversi contesti nazionali. La tesi principale di questo approfondimento colloca la comunicazione volontaria tra le strategie a disposizione dei singoli manager i quali tendono ad assegnare agli stakeholder diversi livelli di priorità e rilevanza in funzione del potere associato ai singoli gruppi d’interlocutori, nonchè dell’urgenza e della legittimità riconosciute alle specifiche aspettative di ciascun gruppo. Le diverse percezioni dei manager, tuttavia, confluiscono in politiche comunicative istituzionali sovente uniformate a linee guida multi-stakeholder caratterizzate da un approccio universale nell’individuazione dei fabbisogni informativi di tutti i principali interlocutori. Manager ed imprese tendono, quindi, a “scegliere” i propri interlocutori chiave mediando tra le preferenze dei singoli manager e l’implementazione di linee guida multi-stakeholder. La gestione della comunicazione volontaria avviene, infatti, ricorrendo ad un ampio orizzonte di possibilità: dalla scelta di non comunicare elementi ritenuti sensibili; alla comunicazione volontaria difensiva e cosmetica con finalità di pubbliche relazioni e formale rispetto delle linee guida; all’utilizzo esteso, strategico e personalizzato dell’informativa non obbligatoria inserita nel fascicolo di bilancio al fine di rinforzare il proprio vantaggio competitivo. L’originalità del presente contributo consta nella volontà di verificare le molteplici determinanti della comunicazione volontaria di misure di prestazione indirizzate ai diversi portatori d’interesse (stakeholder reporting) e nell’intenzione d’investigare la comunicazione volontaria verso gli stakeholder come una scelta strategica soggetta a vincoli di opportunità economica (l’impiego di risorse limitate), vincoli competitivi (l’individuazione di un vantaggio competitivo associabile ad una maggiore comunicazione) ed elementi culturali (quali interlocutori strategici considerare più importanti e/o prioritari rispetto ad altri). La definizione di un sistema volontario di comunicazione d’impresa indirizzato a soddisfare i fabbisogni informativi degli stakeholder è pertanto presentata in questo contributo come un’opzione strategica che può trovare stimolo e riferimento nelle linee guida sulla rendicontazione volontaria proposte in letteratura per giungere, tuttavia, ad una soluzione integrabile nello specifico modello imprenditoriale di ciascuna realtà aziendale. Nell’esercizio di quest’opzione, i manager si trovano quindi nella necessità di individuare gli interlocutori rilevanti all’interno del modello imprenditoriale e di strutturare un canale informativo “personalizzato” attingendo dai modelli di rendicontazione volontaria d’impresa che si stanno affermando a livello nazionale (le linee guida sul bilancio sociale) ed internazionale (la Global Reporting Initiative)

    Best Practices ed Esperienze Internazionali

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    Questa ricerca riassume l’operato di diversi enti e legislatori con l’obiettivo di mostrare quali sono le politiche per la casa e gli strumenti d’intervento adottati per rispondere ad un fabbisogno abitativo in continua evoluzione1. L’analisi comparata degli interventi osservabili in diversi contesti, sia nazionali sia internazionali, vuole mettere in luce eventuali strumenti innovativi adottati dai diversi soggetti preposti alle politiche per la casa o quantomeno evidenziarne le principali differenze. Il presente studio si basa sul presupposto che le politiche abitative siano un intervento volto a ridurre e controllare un disagio sociale collegato ad un bisogno primario d’ogni nucleo familiare: la casa. Analogamente, si ritiene che le determinanti e caratteristiche di tale bisogno si modifichino nel tempo, in quanto strettamente connesse alle dinamiche sociali e lavorative della popolazione oggetto dell’intervento. L’alto numero di strumenti osservabili nel campo delle politiche per la casa suggerisce la concreta possibilità di rispondere a questa esigenza in maniera modulare e diversificata. Tale varietà sembra quindi evidenziare l’esistenza di un bisogno - e del relativo disagio ad esso connesso - non unico e chiaramente identificabile, bensì mutevole e diverso in capo a nuclei familiari, magari anche apparentemente simili, considerati dal legislatore come portatori di fabbisogni abitativi differenti

    Best Practices ed Esperienze Internazionali

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    Questa ricerca riassume l’operato di diversi enti e legislatori con l’obiettivo di mostrare quali sono le politiche per la casa e gli strumenti d’intervento adottati per rispondere ad un fabbisogno abitativo in continua evoluzione . L’analisi comparata degli interventi osservabili in diversi contesti, sia nazionali sia internazionali, vuole mettere in luce eventuali strumenti innovativi adottati dai diversi soggetti preposti alle politiche per la casa o quantomeno evidenziarne le principali differenze. In primo luogo, questa ricerca vuole offrire una panoramica dei numerosi interventi a sostegno della casa (incentivi alla locazione piuttosto che all’acquisto, etc.) ed interrogarsi su come gli strumenti adottati riflettano i differenti contesti socio-culturali nei quali queste politiche sono state elaborate. Infine, si vuole cercare di osservare se il mutare delle condizioni sociali sulle quali tali interventi incidono stia originando un processo di aggiornamento delle politiche abitative; includendo tra i fenomeni sociali rilevanti anche il crescente vincolo di bilancio che impone un processo di ottimizzazione nell’allocazione delle scarse risorse destinate alle politiche di welfare state. Dal punto di vista metodologico, il presente lavora isola una serie di variabili che si presume debbano essere considerate da ogni legislatore nel processo di definizione delle politiche abitative (definizione del bisogno e della situazione di disagio, procedura di assegnazione ed erogazione dell’incentivo, etc.). L’individuazione delle decisioni “base” che ogni ente è chiamato a considerare nel processo di formalizzazione della propria politica, ovunque essa sia proposta e per quanto possibile prescindendo dallo strumento adottato, permette infatti di osservare in maniera comparata come nei contesti analizzati si risponda in maniera identica, o viceversa differente, a problematiche comuni. Si offre quindi una presentazione schematica e semplificata delle diverse politiche nazionali o locali, declinate in funzione di isolate e specifiche variabili. Tale soluzione tecnica penalizza l’analiticità nella descrizione delle diverse politiche a vantaggio della facilità e rapidità di lettura e della possibilità di confrontare con maggiore chiarezza le soluzioni adottate dagli enti analizzati
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