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    Lo specchio infranto: l'immigrazione e il malocchio della cronaca

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    Non c’è immigrazione senza criminalità. La cronaca, specialmente nera e giudiziaria, domina la descrizione dei fenomeni migratori e della presenza straniera. Il capitolo si pone l’obiettivo di verificare se questa rappresentazione sia dovuta ai fatti notiziabili o al comportamento delle persone straniere, oppure se sia da attribuire alla selezione delle notizie operata dalle redazioni giornalistiche. Dai risultati, ottenuti confrontando questa immagine con il resto della cronaca nera delle testate analizzate, emerge una diversità di trattamento sia nella quantità, visibilità delle notizie che nel tipo di fatti e dettagli pubblicati. I news media si confermano uno “specchio” poco fedele dei fenomeni sociali

    Tracciare i confini interni. Cronaca e pericoli urbani, la sicurezza come difesa

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    Il capitolo esamina i momenti di forte attenzione mediale intorno ai pericoli “interni” costituiti dalla criminalità e intorno ai fatti di cronaca nera fino a delineare dei veri e propri momenti di panico morale. Un’attenzione eccessiva e sproporzionata verso alcuni fatti che costruiscono un sentimento, un sistema di cause e di colpe, e delle precise soluzioni

    La “signora in nero”: non c’è immigrazione senza cronaca

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    La gigantografia è un processo fotografico, l’alterazione delle forme e delle dimensioni di una stessa rappresentazione per evidenziarla, per enfatizzarne un aspetto. È quanto avviene all’immagine dell’immigrazione: è un fenomeno in perenne movimento, eppure è per larga parte rappresentato da una fotografia, un fotogramma immobile ormai da trent’anni. I media sembrano accontentarsi di questa immagine statica scegliendo un aspetto da ingrandire ed esaltare. È l’aspetto nero, legato al linguaggio della cronaca e del delitto e una visione “naturalmente” problematica. Questa in estrema sintesi è una delle maggiori evidenze emerse dalla “Ricerca nazionale su immigrazione e asilo nei media italiani” qui pubblicata nella sua versione integrale. Questo volume raccoglie il rapporto delle ricerche sviluppate sulle tematiche del rapporto tra minoranze e sistema mediale dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma e che ruotano intorno alle iniziative per la “Carta di Roma”. I risultati si dipanano lungo tre temi, che cercano di rispondere alle tre domande che hanno ispirato l'indagine. Qual è l'immagine dell'immigrazione fornita dai mezzi di informazione? Quali interpretazioni, temi e argomenti concorrono alla rappresentazione del fenomeno migratorio e a definire contorni del dibattito pubblico sul tema? Qual è il linguaggio utilizzato per descrivere i protagonisti dei fatti di cronaca e, a questo riguardo, esistono situazioni di parziale osservanza delle indicazioni deontologiche da parte del giornalismo italiano? A questi tre quesiti cerca di rispondere il testo". Tre chiavi interpretative riassunte dal loro stesso titolo. LA “SIGNORA IN NERO”: NON C’È IMMIGRAZIONE SENZA CRONACA La ricerca conferma i risultati delle rilevazioni svolte negli ultimi 30 anni. L’immagine dell’immigrazione fornita dai mezzi d’informazione appare come congelata. Appare sempre ancorata alle stesse modalità, alle stesse notizie, agli stessi stili narrativi e, in qualche caso, agli stessi tic e stereotipi. Le notizie di cronaca nera o giudiziaria sono ancora maggioritarie nella trattazione dei quotidiani raggiungendo quasi il 60% nelle edizioni dei telegiornali, un livello mai rilevato in passato. Intanto una “buona notizia” è costituita dal numero di notizie che hanno come protagonisti persone straniere che appaiono meno dominanti di quello che ci si può aspettare costituendo, comunque, un dato molto ampio e superiore al numero di residenti stranieri sul suolo italiano. Tratti maggiormente preoccupanti vengono dall’analisi del ritratto delle persone di origine straniera che emerge dai news media. Per oltre i tre quarti delle volte (76,2%), persone straniere sono presenti nei telegiornali come autrici o vittime di reati. Emerge però una ricorrente diversità di trattamento sulla base della nazionalità dei protagonisti delle notizie.Ad esempio, le persone straniere compaiono nei news media, quando protagoniste di fatti criminali,più facilmente (di quelle italiane (59,7% contro il 46,3% nei tg, 42,9% vs. 35,7% nella stampa). Un’altra possibile fonte di distorsione è presente nella tipologia di crimini che vengono rappresentati dalla cronaca. Se, in generale, si assiste a una sovrarappresentazione di alcuni reati, come quelli contro la persona, nel periodo di rilevazione le persone straniere compaiono più frequentemente di quelle italiane quando sono responsabili o vittime di fatti particolarmente brutali, come: la violenza sessuale (più del triplo, 24,1% contro 7,2%), le lesioni personali (più del doppio 24,1% contro 10,9%), il sequestro (17,0% vs. 4,4%)o il furto (11,3% vs. 8,7%). Il ritratto della persona straniera immortalata dai media si può, quindi, così riassumere: è spesso un criminale, è maschio (quasi all’80%) e la sua personalità è schiacciata sul solo dettaglio della nazionalità o della provenienza “etnica” (presente spesso nel titolo delle notizie). Quest’ultima caratteristica costituisce anche il legame esplicitamente riferito dalla testata per spiegare gli avvenimenti e collegarli con altri: l’appartenenza a un gruppo etnico o la nazionalità dei protagonisti viene ricondotta al fatto narrato in quasi due casi su dieci (18,6%) e l’immigrazione in poco più di una notizia su dieci (11,5%).The research confirms the findings of the surveys conducted over the past 30 years. The picture of immigration in the media seems to be frozen. It always appears in the same modalities, the same news, the same narrative style and, in some cases, the same tic and stereotypes. The news of crime news are still in the discussion of the newspapers reaching nearly the 60% in the editions of the news, an unprecedented level compared to the past. A "good news" is that crime news having foreign residents as protagonists are less dominant, compared with the number of immigrants who actually live in the country. More worrying is the analysis of the portrayal of people of foreign origin that emerges from the news media. For over three-quarters of the time (76.2%), foreign persons are present in television news as authors or victims of crime. They are over-represented in crime news concerning persons or particularly fierce episods (i.e. rape, attacks, kidnapping, theft)

    Confini. Metafore, frame e spazi nella definizione del nemico

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    Tradizionalmente il pericolo viene da fuori. Ma il confine tra dentro e fuori, tra interno ed esterno, persino quello tra pericoloso e piacevole ha a che fare con delle metafore. Dipende dal modello culturale che costruisce la nostra rappresentazione del mondo, l’immagine dei suoi confini e dei suoi rischi. Ad esempio, la metafora della comunità (nazionale) ha come esterno le altre comunità e come pericolo quello della sua disgregazione; quella del corpo (sociale) ha come esterno gli altri corpi e come pericolo la malattia o la degenerazione; quella dell’abitazione, della casa, ha come esterno la strada, il luogo di passaggio e come pericolo quello dell’intrusione. Intorno a queste metafore si è costruita negli anni la rappresentazione dei fenomeni migratori e la figura dello straniero. Metafore corrispondenti, nello stesso tempo, a «mondi di significato», rappresentazioni sociali diffuse nella società come senso comune e conoscenza del mondo e a rappresentazioni mediali e news frame che le usano e le trasmettono, le amplificano e riempiono di argomenti e di storie. Ma fanno di più. Sono determinanti nella costruzione culturale dei problemi sociali, alla costruzione dell’agenda politica e quindi alla formazione delle policy

    “L’informazione come scandalo”. Dall’iperrealtà dell’industria dell’informazione alle fake news del sistema mediale ibrido.

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    Nel 1992 Jean Baudrillard riferendosi all’ultimo degli innumerevoli casi di falsi e bufale diffuse nel corso della storia del giornalismo moderno che quella «sorta di indignazione morale» non aveva solo sollevato il problema dello scandalo della “disinformazione” quanto piuttosto dell’informazione stessa in quanto scandalo. L’odierna indignazione per l’irruzione delle fake news, la diffusione di “post-verità”, nel mediascape quasi fino ad influire sulla campagna presidenziale negli Stati Uniti non è che l’ennesimo momento di sdegno per gli errori e gli svarioni dei media come congegno produttore di fatti. Naturalmente, come in passato, diviene facile identificare e circoscrivere il problema, o meglio il colpevole, che questo sia un genere, un attore o un nuova tecnologia. Forse, ripercorrendo la traccia del sociologo francese, possiamo mettere in dubbio questa interpretazione. Un articolo realizzato delle aziende costruttrici di informazioni è, come sappiamo, costruito e ricostruito da una lunga e intricata filiera produttiva. L’insieme di procedure industriali definiscono i ruoli, le scelte, il formato. Niente a che vedere con la realtà, con la notizia. Ogni fatto scompare dietro questa elaborazione infinita di attualità, tanto da apparire iperreale, simulazione concreta del reale. Nelle parole di Baudrillard: «La simulazione è proprio questo susseguirsi irresistibile, questo scatenarsi delle cose come se avessero un senso». Le espressioni di Jean Baudrillard sono sempre oscure. Paradossali. Il suo stile apodittico sovente gli dona forza e fascino, ma ne rende oscuri i concetti. L’iperrealtà è uno di questi. I meccanismi dell’industria dell’informazione producono realtà: non vi sono dubbi. Contribuiscono alla costruzione sociale della realtà eppure le ironiche conseguenze non tardano a manifestarsi. Le analisi critiche incentrate sul lavoro giornalistico mettono in evidenza da anni le débâcle delle procedure professionali e deontologiche di onestà e obiettività. Il diffondersi di «falsi giornalistici» e leggende metropolitane, di «pseudo-eventi» e «news management» mette a nudo le difficoltà di una professione sempre più sommersa dalle informazioni. Le tecnologie digitali pare non abbiano fatto altro che rendere ancor più evidente questo volto scandaloso dell’informazione, il modello di «terzo ordine» dei simulacri illustrato già nella metà degli anni 70: la proliferazione «indeterminata» e «aleatoria» dei segni. I segni-notizia diventano sempre più la materia prima del capitalismo informazionale della network society mentre la loro produzione e riproduzione è assicurata da migliaia di operatori professionali o broker dilettanti. La soluzione paradossale suggerita per anni da Baudrillard non rimanda però ad un ritorno alla referenzialità del reale o alla “saggezza delle folle”. Piccole start-up investono nella diffusione di notizie più-reali-del-vero pronte a creare engagement e ricevere click e introiti, gruppi di cultural jammer costruiscono personalità e reazioni fittizie per ironizzare sulle narrazioni circolanti nel nuovo sistema ibrido dei media. L’autocomunicazione di massa pare non produrre citizen journalism, ma mina la stessa credibilità di ogni evento tanto da «non poter guardare in buona fede» l’informazione social oggi come la televisione nel 1992. Allora l’intera mediasfera può davvero diventare un «test di intelligenza permanente» producendo solo disillusione: l’«indifferenza, la distanza, lo scetticismo, l’apatia senza condizioni». Dopo lo scandalo c’è l’informazione come catastrofe

    Contenuti e discorsi

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    La gigantografia è un processo fotografico, l’alterazione delle forme e delle dimensioni di una stessa rappresentazione per evidenziarla, per enfatizzarne un aspetto. È quanto avviene all’immagine dell’immigrazione: è un fenomeno in perenne movimento, eppure è per larga parte rappresentato da una fotografia, un fotogramma immobile ormai da trent’anni. I media sembrano accontentarsi di questa immagine statica scegliendo un aspetto da ingrandire ed esaltare. È l’aspetto nero, legato al linguaggio della cronaca e del delitto e una visione “naturalmente” problematica. Questa in estrema sintesi è una delle maggiori evidenze emerse dalla “Ricerca nazionale su immigrazione e asilo nei media italiani” qui pubblicata nella sua versione integrale. Questo volume raccoglie il rapporto delle ricerche sviluppate sulle tematiche del rapporto tra minoranze e sistema mediale dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma e che ruotano intorno alle iniziative per la “Carta di Roma”. Questo capitolo affronta l’analisi del discorso degli articoli e servizi presenti nel campione. Attraverso una disamina qualitativa di alcuni casi di studio cerca di illustrare alcune delle tendenze più significative dei risultati descritti nei capitoli precedenti. Una delle caratteristiche più rilevanti è la descrizione tematica delle notizie. La segmentazione in più temi e cornici interpretative orienta in modo fondamentale la presentazione dei fatti di cronaca. Spesso la cronaca è inserita nei frame dell’«allarme» o dell’«emergenza». La zona grigia: La confusione tematica tra immigrazione e sicurezza appare uno dei tratti caratterizzanti, in particolare in alcune testate. L’analisi di una violenza sessuale realizzata a Roma nell’aprile del 2008 permette di affrontare le ripercussioni dell’abbinamento tra nazionalità dell’aggressore, dibattito politico e cronaca nera. Sono spesso le inchieste e i “pezzi” di approfondimento delle testate che spesso affrontano il tema immigrazione legandolo all’insicurezza e al degrado nelle città italiane. La descrizione di dati statistici, il confronto internazionale, ma spesso le “interviste in strada” sono gli strumenti più utilizzati. Si conferma la presenza di un alto numero di minute notizie di cronaca nera in cui è la nazionalità e lo status giuridico dei protagonisti a costituire l’unica informazione disponibile. Spesso è il semplice collegamento tra informazioni simili e il loro accostamento ad offrire un’immagine di “assedio” da parte della criminalità.The blow is a photographic process, alteration of forms and dimensions of the same representation to highlight, to emphasize one aspect. This is what happens to the image of immigration is a phenomenon in constant motion, yet it is largely accounted for by a photograph, a frame property for thirty years now. The media seem content to this aspect of choosing a static image to enlarge and enhance. It looks black, tied to the language of record and a vision of the murder and "naturally" problematic. This in a nutshell is one of the major findings emerged from the "National research on immigration and asylum in the Italian media" published here in its entirety. This volume contains the report of the research developed on the issues of the relationship between minorities and the media system by the Department of Communication and Social Research of the University of Rome La Sapienza and the initiatives that revolve around the "Charter of Rome." This chapter deals with the analysis of the speech of the items and services present in the sample. Through a qualitative discussion of some case study seeks to illustrate some of the most significant trends of the results described in the previous chapters. One of the most significant issue is the description of the news. The segmentation in multiple themes and interpretive frames oriented in a fundamental way the presentation of news events. Often, the record is inserted in the frame of '' alert 'or of' "emergency". The Grey Zone: The thematic confusion between immigration and security is one of the characteristic features, particularly in some newspapers. The analysis of a sexual assault made in Rome in April 2008 allows you to tackle the effects of the combination of the aggressor nationality, political debate and crime. They are often the investigations and "pieces" depth of titles that often deal with the immigration issue, tying it to the insecurity and degradation in Italian cities. The description of statistical data, international comparisons, but often the "street interviews" are the most frequently used tools. It confirms the presence of a large number of minute reports of crime in which the nationality and legal status of the protagonists to be the only information available. It is often the simple connection between information and their similar approach to provide an image of "siege" by the crime

    Sempre quel fotogramma. Il ritratto dell’immigrazione italiana

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    La gigantografia è un processo fotografico, l’alterazione delle forme e delle dimensioni di una stessa immagine per enfatizzarne un aspetto. È quanto avviene alla rappresentazione dell’immigrazione. Intanto, per larga parte, si tratta di una fotografia, un fotogramma fermo ormai da quasi quaranta anni su un fenomeno in perenne movimento. I media sembrano accontentarsi di questa immagine statica e apparentemente immutabile. Hanno scelto un particolare, una parte da ingrandire ed esaltare. È quella nera, la parte oscura e tenebrosa presente in ogni fenomeno umano. È quella problematica; quella legata al vocabolario del delitto, alle sue emozioni e ai suoi dolori; alle paure, al terrore di essere invasi e al timore dell’ignoto, della povertà e del degrado.Le indagini sintetizzate in questo testo confermano, semmai aggravandoli, i risultati di simili rilevazioni svolte sugli ultimi trenta anni d’informazione. L’immagine dell’immigrazione fornita dai mezzi d’informazione appare come immobile, congelata. Ancorata alle stesse modalità, alle stesse notizie, agli stessi stili narrativi e in qualche caso agli stessi tic e stereotipi. I risultati delle ricerche avviate sul tema a partire dalla fine del 1980, con molti elementi comuni con il passato di altri paesi europei, appaiono straordinariamente simili. Da una parte, c’è una rappresentazione dominata da una visione problematica: il fenomeno è catalogato senza alcun dubbio, in modo naturale e quasi scontato, tra le questioni, tra gli inconvenienti; l’immigrazione è, in sostanza, un problema da risolvere. Dall’altra parte, l’argomento riguarda il tipo di notizie evidenziate: la cronaca appare l’elemento ancora dominante della trattazione riducendo la complessità della realtà alla sua eventualità criminale

    Il DDL Moratti, i ricercatori precari e l’idea di Università

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    Questo intervento intende, terminato il percorso di approvazione della riforma dell’Università della Ministro Moratti, concentrarsi sulle sue cause, ovvero identificare il modello di sistema universitario che si immagina e le conseguenze che può produrre. Riprendendo posizioni e discussioni del movimento dei Ricercatori Precari, le novità del ddl Moratti e i dibattiti parlamentari, l’articolo evidenzia la presenza di un preciso punto di vista ideologico. Un senso comune fondato naturalmente sia su precise condizioni strutturali che su ricorrenti formulazioni e argomentazioni. L’intervento illustra le conseguenze sulla qualità della vita e del lavoro dei ricercatori precari, ma si concentra anche sulla differenza tra il metodo di lavoro e ricerca scientifica proposto da questo modello e i tempi e le esigenze di cooperazione, riflessività e relazionalità necessari al lavoro intellettuale e al nascere di ogni “intelligenza collettiva”. __________ Reached the end of the process of approval of the reform of the Italian University by Minister Moratti, this article intends to identify the model of university system that the Berlusconi government imagines, as well as the consequences that it may produce. By referring to the precarious researcher movement’s positions and debates, the new legislation and the Parliament discussion, it highlights the presence of a common ideological point of view, a common sense naturally originated both by structural conditions and by classical formulae and arguments. The contribution illustrates the consequences on the precarious scholars’ quality of life and work; it also focuses on the difference between the way of work and scientific research proposed by this model comparing it to the time, budget and the needs of cooperation, reflexivity and networking of intellectual production indispensable to the creation of any “collective intelligence”.This paper intends to finish the path of approval of the Minister Moratti reform of the university, focusing on its causes, which is to identify the model of the university system that is imagined and the consequences it can produce. Taking up positions and discussions of the movement of Precarious Researchers, news of the bill Moratti and parliamentary debates, the article highlights the presence of a particular ideological point of view. A common sense of course is founded on precise conditions of recurring structural formulations and arguments. The project illustrates the impact on quality of life and work of the precarious researchers, but also focuses on the difference between the working method and scientific research proposed by this model and the times and the need for cooperation, reflexivity and relationality necessary intellectual work and the birth of any "collective intelligence". __________Reached the end of the process of approval of the reform of the Italian University by Minister Moratti, this article intends to identify the model of university system That the Berlusconi government imagines, as well as the important consequences That it may produce. By Referring to the precarious researcher movement's positions and debates, the new legislation and the Parliament discussion, it highlights the presence of a common ideological point of view, a common sense naturally Both originated by structural conditions and by classical formulas and arguments.The contribution Illustrates the important consequences on the precarious scholars' quality of life and wor

    Black mirror. L’immigrazione e il malocchio dell’informazione

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    Non c’è immigrazione senza criminalità. La cronaca, specialmente nera e giudiziaria, domina la descrizione dei fenomeni migratori e della presenza straniera. L’articolo si pone l’obiettivo di verificare se questa rappresentazione sia dovuta ai fatti notiziabili o al comportamento delle persone straniere, oppure se sia da attribuire alla selezione delle notizie operata dalle redazioni giornalistiche. Dai risultati, ottenuti confrontando questa immagine con il resto della cronaca nera delle testate analizzate, emerge una diversità di trattamento sia nella quantità e visibilità delle notizie che nel tipo di fatti e dettagli pubblicati. I news media si confermano uno “specchio” poco fedele dei fenomeni sociali.There is no immigration without crime. The news reports – especially crime and judicial news – overcome the account of migrations and foreign presence. This article aims to verify whether this representation is due either to the newsworthy facts or to foreign persons’ behaviour, or it can be attributed to the newsrooms’ selection. The results, obtained comparing this picture with the rest of the crime news in the newspapers analysed, show a difference of treatment both in the amount and visibility of the news and in the kind of facts or details published. The news media confirm to be a faithless “mirror” of social phenomena
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