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    Da Francesco Arcangeli a Maurizio De Luca, per un nuovo umanesimo

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    Vengono raffrontati i percorsi di due studiosi, Francesco Arcangeli e Maurizio De Luca, nei termini dell'apporto, fondamentale, portato dalle loro esperienze professionali e di vita per la crescita culturale nei campi della Storia dell'arte e della Storia e tecnica del restauro. La capacità di interagire con i giovani da avviare allo studio e alla conoscenza delle opere d'arte che entrambi hanno dimostrato nei loro rispettivi settori vengono portati a modello in un periodo di grave crisi sia dell'Università italiana, sempre più burocratizzata e meno attenta alle esigenze reali del conoscere e dell'istruire, che della pratica del restauro, che si vuole appoggiata più a dati scientifici (o pseudo tali) che alla conoscenza del dato artistico e alla sensibilità dell'operatore

    La tecnica del pastello nell'arte di Gaetano Gandolfi

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    Gaetano Gandolfi, uno dei maggiori pittori italiani del secondo Settecento, ha scelto di misurarsi anche con la tecnica della pittura a pastello, eseguendo una serie di figure allegoriche, in questa sede rese note, figuranti le Arti. Tali splendide immagini sono state restituite al catalogo dell'artista in ragione del confronto con i soli altri due pastelli a lui sinora riconosciuti, due magnifiche Accademie di nudo conservate presso il Gabinetto dei Disegni della Galleria degli Uffizi di Firenze, alle quali si apparentano nei caratteri della resa, nonché con la poetica dichiarata dal Gandolfi nelle molte teste di carattere che realizzò eccellenti, apparentate ai quattro pastelli in questione dal vago senso di malinconia che le impronta. La scoperta di queste opere ha concesso inoltre di restituire al pittore una Testa di giovinetto del Musée du Louvre, sinora conservata con erronea attribuzione

    I disastri della guerra

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    Nell’incertezza che, a detta di molti, caratterizza attualmente i percorsi della storia dell’arte come, ritengo, della storia tout court, quasi la loro sopravvivenza, che la deriva politica degli ultimi anni non ha fatto altro che accrescere con le più che discutibili scelte di affidare ruoli e compiti che in passato erano stati sostenuti da storici d’arte, archeologi e architetti a manager e esperti di economia, cui non compete il rispetto e il “tramando” della cultura, essenza stessa della civiltà che travalica qualunque ricaduta monetaria, noi “non possiamo non dirci longhiani” , e con ferma convinzione. Pertanto mi è parso opportuno, per non dire necessario o forse indispensabile ricordare in questo primo numero un testo del 1944, quella Lettera a Giuliano [Briganti] nella quale Roberto Longhi lucidamente analizza alcune responsabilità dei disastri della guerra che imputa anche a sé stesso e indica, a chi sa e vuole comprendere, quanto si può ancora fare per attenuare i danni degli eventi bellici a chiese, monumenti, paesaggi

    Meraviglie vegetali del mondo nuovo

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    Recensione al volume: Tesoro Mexicano. Visioni della natura fra Vecchio e Nuovo Mondo, a cura di Giorgio Antei, 256 pp., 88 ill. col., Franco Maria Ricci Editore, Parma 2015, € 60,0

    Attenti: san Pietro vi scruta nella Cappella Paolina. Nuove conclusioni artistiche nei restauri di Maurizio De Luca

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    Il libro di Maurizio De Luca è relativo ai restauri da lui condotti nei Palazzi Vaticani, sugli affreschi quattrocenteschi della Cappella Sistina e su quelli delle Stanze di Raffaello, infine sui dipinti di Michelangelo della Cappella Paolina. L'autore illustra non solo le operazioni che sono state necessarie per addivenire ad una corretta lettura delle opere con un lessico impeccabile per correttezza e semplificazione, così da rendere il narrato accessibile ad un pubblico di non specialisti, ma sottolinea quelle che sono state le non poche scoperte discese dal restauro, dall'importanza delle innovazioni raffaellesche per la definizione dell'impianto luministico dense di suggerimenti per il seguito della pittura europea alla certezza che i chiodi effigiati nella Crocifissione di Pietro sono una aggiunta successiva, che ha reso più immediato e meno incidente il significato che Michelangelo volle dare al dipinto

    Principi e applicazioni del restauro virtuale

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    Il volume ripercorre l'evoluzione del concetto di restauro virtuale dagli anni ottanta all'oggi al fine di disciplinare, attraverso la ricostruzione del dibattito internazionale sull'argomento, la materia medesima, troppo spesso usata a fini commerciali alieni da alcuna scientificità. Vengono definite le possibilità del restauro virtuale e i limiti, anche attraverso una serie di esempi, applicazioni significative di quanto possibile attraverso l'uso dello strumento informatico nel campo dei beni culturali per la scienza della conservazione. Sono illustrati i principi e le tecniche ad oggi possibili nonché l'evoluzione dal modello digitale alla stampa in 3D

    Gaetano e Ubaldo Gandolfi. Opere scelte

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    Per la prima volta, nell'occasione del centenario della scomparsa di Gaetano Gandolfi, è stata organizzata una esposizione dedicata alla pittura dei fratelli Gandolfi, artisti internazionali nel Settecento - Gaetano fu uno dei più famosi pittori dell'epoca in Europa, noto anche in America - e non sufficientemente coltivati nel secolo scorso. La mostra è stata resa possibile dalla collaborazione di molti musei ed istituzioni internazionali, dal Louvre di Parigi al Dublin Castle irlandese al North Caroline Museum of art, U.S.A., la Stadtische Kunstsammlungen di Stoccarda egli Uffizi e la Fondazione R. Longhi di Firenze, l'Ashmolean Museum di Oxford ed altri, nonché chiese e collezionisti privati che hanno prestato dipinti utili a dimostrare la qualità e il livello di internazionalità dell'arte di questi protagonisti della cultura pittorica di secondo Settecento. Essi seppero, in diverso modo, trasmettere la sostanza dell'arte dei predecessori della scuola bolognese, conosciuti attraverso il lungo apprendistato presso l'Accademia Clementina di Pittura, Scultura e Architettura dell'Istituto delle Scienze di Bologna, dal Tibaldi ai Carracci il Guercino sino a Cignani e Crespi aggiornando i modelli attraverso lo studio delle opere di scuola romana e veneta, conosciute in viaggi di studio e attraverso le opportunità offerte dall'istituzione che fu loro maestra negli anni fervidi della riforma promossa da Benedetto XIV, e l'attenzione per quanto nel resto d'Europa, segnatamente in Francia ed Inghilterra. Ubaldo nella pittura d'aula sacra e Gaetano in smaglianti opere profane dapprima e quindi nella ricerca di un vero cristiano realizzarono opere d'alto livello qualitativo, fornendo modelli al secolo a venire, ultimi straordinari protagonisti di un'epoca al tramonto, pittori d'ancien regime ma aperti, segnatamente il più giovane pittore, a suggestioni altre, consapevoli del nuovo dell'arte neoclassica ai cui stilemi scelsero di non adeguare il loro coltissimo lessico; entrambi inoltre attenti alla resa del vero non solo nei moltissimi disegni che con inesausta dedizione al mestiere amatissimo delinearono, oggetto di collezionismo allora come oggi, ma anche nell'esecuzione di quegli studi di carattere tanto ammirati dal Longhi in ragione della capacità che fu di entrambi, di offrire del sembiante umano la più sincera e vissuta interpretazione. Gaetano, dopo la morte del fratello, rimase unico interprete dell'arte bolognese, e nel campo della pittura religiosa offerse soluzioni vitalissime quanto austere sino in ultimo. La mostra attraverso una scelta misurata di opere eccellenti ha concesso di comprendere i motivi di tanta fama riscossa in passato, e di definire i termini per la comprensione della loro arte nel presente

    Le lezioni di Arcangeli

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    La recensione è relativa all'edizione in due volumi delle lezioni che il grande storico d'arte Francesco Arcangeli tenne presso l'Università di Bologna negli anni tra il 1967 e il '70, editi nel 2015 (Francesco Arcangeli. Corpo, azione, sentimento, fantasia, a cura di V. Pietrantonio, Bologna). Nei corsi accademici lo studioso apre a quella che sarà la più suggestiva delle sue opere, il catalogo della mostra dedicata a Natura ed espressione nell'arte bolognese ed emiliana, del 1970, relativa a Wiligelmo, Aspertini, Ludovico Carracci, Giuseppe Maria Crespi, Giorgio Morandi, avviando gli studenti alla comprensione del portato della loro arte e ai collegamenti plausibili tra scultori e pittori così lontani nel tempo, mettendo anche in discussione i parametri tradizionali della periodizzazione storica. Nello scritto viene messa in luce l'importanza non solo di questo contributo alla discussione, di cui si ricorda un recente contributo del Le Goff, ma anche del significato e dell'importanza dell'insegnamento di un maestro in grado di porsi in discussione sempre con gli studenti e cercare nuove vie alla comprensione del significato e del valore dell'insegnamento universitario medesimo

    Gaetano Gandolfi. I volti della scienza nella Pinacotheca Bassiana di Bologna

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    Il volume rende finalmente ragione della presenza presso l'Alma Mater, università di Bologna - da ciò la premessa all'opera del Magnifico Rettore dell'Università di Bologna, Francesco Ubertini - di una più che significativa collezione di ritratti di illustri scrittori di res naturalia e scienziati dall'antichità (Dioscoride, Teofrasto, Virgilio) al secolo dei Lumi, della cui filosofia della conoscenza l'iconoteca è frutto. Custoditi sin dal Settecento presso l'Orto Botanico bolognese, furono voluti da uno scienziato assai celebre ai tempi suoi, Ferdinando Bassi, considerato tra i dieci maggiori studiosi di botanica dai contemporanei, accanto a Linneo, che in tal modo volle onorare l'Istituto delle Scienze, prestigiosa istituzione di giusta fama europea, presso il quale godeva di un pensionariato promosso da Benedetto XIV. Il Bassi raccolse le immagini di quanti voleva onorare attraverso i frontespizi dei molti libri che componevano la sua biblioteca e di quelli dell'Istituto, e rivolgendosi ai molti suoi sodali, accademici di tutto il mondo occidentale - del suo epistolario rimangono 10 tomi, che accolgono lettere dei più importanti scienziati dell'epoca -, per sottoporle agli artisti dell'Accademia Clementina di Pittura, Scultura e Architettura, seconda anima dell'Istituto; dal 1760 al 1774, anno della scomparsa, il botanico coinvolsi dapprima i maestri della sua generazione, Fratta, Bigari, Varotti, poi gli allievi di questi, Calvi, Petroni, et alii, tra i quali ben presto si mise in luce il giovane Gaetano Gandolfi, cui presto fu affidata la più parte dei ritratti. Dei centotrentacinque acquerelli a noi pervenuti sessantotto si devono all'eccezionale talento dell'artista, che seppe interpretare i modelli, spesso di qualità molto modesta, con una capacità di indagine psicologica, sulla scorta certo delle informazioni fornitegli dal Bassi sui diversi personaggi, assolutamente straordinaria, mutando sempre espressione e postura dei ritrattati. Non solo: sempre in ragione di quanto apprendeva sugli scienziati delineò magnifiche immagini di natura, fiori, frutti, cani, uccelli, insetti, pesci, conchiglie di una precisione tale da far concludere l'uso del microscopio per raggiungere tale grado di perfezione. Furono queste cornici a piacere a Luigi Lanzi (1809), più che i ritratti; ed è singolare, perché se lo studio delle effigi è in piena corrispondenza con le richieste della cultura dei Lumi nelle incorniciature il Gandolfi lascia libero corso alla sua fantasia, secondo un sistema di forme ancora rococò. Di questa preziosa raccolta, preziosa per la qualità dei ritratti ma più ancora per lo spaccato che concede di comprendere della civiltà delle Accademie scientifiche del Settecento e del sistema di scambi e di rapporti, si era persa notizia, se pure era stata conservata con cura; grazie a questo lavoro è restituita alla conoscenza attraverso lo studio, l'indagine e la riproduzione degli acquerelli del Gandolfi. Di ognuno si è recuperato il modello, attraverso un complesso lavoro di ricerca svolto in più biblioteche e accademie scientifiche italiane e estere, e per ogni personaggio ritratto è stata ricostruita la biografia nei termini relativi all'interesse4 del botanico medesimo

    Gaetano Gandolf.i I volti della scienza nella Pinacotheca Bassiana di Bologna. Guida alla mostra

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    Nel testo viene ripercorsa la storia dell'iconoteca a soggetto scientifico che un grande botanico del secolo dei Lumi, Ferdinando Bassi, creò a memoria dei grandi della sua disciplina e ad onore dell'Istituto per cui operava, l'Istituto delle Scienze di Bologna, che negli anni quaranta del secolo era stato rifondato dal pontefice bolognese, Benedetto XIV, che aveva voluto una classe di benemeriti, gli Accademici Benedettini, cui appartenne lo scienziato. Il Bassi volle questa importante, nel progetto e negli esiti, collezione pensando di farne dono appunto all'Accademia delle Scienze, una delle due anime dell'Istituto, rivolgendosi alla sorella, l'Accademia Clementina di Pittura, Scultura e Architettura per coinvolgere i maggiori artisti in essa attivi. I ritratti, a penna, acquerellati, omogenei per supporto, cartaceo, tecnica e misure erano desunti, per le fisionomie, da incisioni e disegni che il committente si procurava o dai libri della sua preziosa biblioteca e da quella, preziosissima, dell'Istituto, ma anche grazie all'apporto di corrispondenti di Europa tutta, in ragione del circolo virtuoso di filosofi e scienziati che le accademie settecentesche furono in grado di creare; per le incorniciature, talvolta di carattere architettonico ma per lo più significative degli oggetti di natura indagati del personaggio effigiato. Presto si distinse, tra i vari Bigari, Varotti, Fratta, Calvi, Gini e gli altri clementini coinvolti un giovane artista, Gaetano Gandolfi, che sia nei ritratti che negli studi di natura dimostrò abilità e fantasia tale da divenire protagonista dell'intrapresa, che non fu purtroppo ultimata per la morte del Bassi. La collezione, di centotrentacinque acquerelli, è dal Settecento custodita nelle raccolte pubbliche: prima dell'Istituto, poi con la devoluzione napoleonica dell'Università, presso la cui discendente attuale è tuttora conservata. Nonostante questo, l'iconoteca è rimasta inedita sino ai recenti studi di chi scrive e per la prima volta esposta in occasione della mostra allestita presso il Labirinto della Masone di Parma, che ha consentito al pubblico di conoscere la qualità della grafica gandolfiana e di essere introdotto alla conoscenza di un episodio estremamente rilevante della cultura enciclopedica settecentesca. Per meglio accostare la qualità dell'arte del Gandolfi, che fu tra i protagonisti della vicenda pittorica italiana del secondo Settecento, sono stati esposti alcuni studi di carattere del grande pittore, significativi anche della svolta che toccò la sua arte grazie alla lettura di molti ritratti francesi, inglesi e fiamminghi che conobbe in incisione operando per la Pinacoteca Bassiana, un'opera che lo stesso Luigi Lanzi ricorda per l'eccellenza della riproduzione degli oggetti di natura ritratti, e quattro rarissimi pastelli, significativi delle Arti, che vengono dunque a ad accrescere la conoscenza della pratica di questa tecnica da parte di Gaetano, aggiungendosi al catalogo di quelli custoditi al Louvre e agli Uffizi
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