2,704 research outputs found

    Luigi Bessone, La storia epitomata. Introduzione a Floro

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    Poucet Jacques. Luigi Bessone, La storia epitomata. Introduzione a Floro. In: L'antiquité classique, Tome 68, 1999. pp. 416-417

    Non re ma Cesare

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    La risposta di Cesare all'acclamazione a re si presta a due interpretazioni: o voluto gioco di parole sul cognomen Rex, proprio della gens Marcia (così le fonti greche ed espressamente Appiano), oppure messaggio di Cesare a sottolineare la sua superiorità sui re, alleati o vassalli del popolo romano. L'analisi delle testimonianze relative agli ultimi anni di Cesare porta alla seconda interpretazione, rettificando chi la ritiene formatasi con l'andar del tempo, a partire dai Flavi, che non possono più invocare la discendenza diretta, sostenendo invece che tale valenza fu conferita al cognomen dallo stesso dittatore

    SHA, Vita Cari 2-3: un excerptum di biologismo storico

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    Ho presentato in questa rivista, della quale sono collaboratore assiduo, per gentile concessione delle colleghe Christiane Reitz e Marietta Horster, la relazione tenuta alla Fondation Hardt l’8/2/8 nel corso del III Workshop su “Verdichten, Ordnen und Vermitteln – Texte und Verkürzungen”, promosso dall’Università di Rostock e da loro magistralmente organizzato e diretto. Nell’applicazione del biologismo alla storia di Roma, l’excursus di SHA, Car. 2-3 segna il punto d’arrivo di un percorso tracciato da Varrone Reatino con il De vita populi Romani; la reviviscenza tardoantica del poligrafo si verifica attraverso vari autori, in primis Agostino, che presenta alcuni passi del De civitate Dei decisivi per chiarire punti controversi comuni all’HA e al Seneca di Lattanzio, risalenti entrambi in ultima analisi a Varrone. Da costoro, oltre che da Floro, il più aderente nel rispettare la demarcazione varroniana al 264 fra adulescentia e iuventus, ha preso le mosse il sedicente Vopisco, caratteristico nel riproporre la tripartizione delle singole età peculiare di Varrone, a quanto asserito da Servio. Tutti gli epigoni varroniani, a partire da Seneca, hanno postdatato al principato postaugusteo la diagnosi di senectus imperii a causa dell’amissa libertas, suggerita a Varrone dall’esperienza triumvirale e della dittatura di Cesare

    B. KOWALEWSKI, Frauengestalten

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    Recensione su rivista GNOMO

    Le congiure di Catilina

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    Significativo già il titolo, che indica oggetto della ricerca non solo la vera e propria congiura eversiva del 63, ma sia riallaccia agli smacchi elettorali subiti in precedenza da Catilina, dalla doppia ripulsa del 66 per mano del console ostile Volcacio Tullo, fino alle bocciature comiziali del 64 e del 63 a.C. Viene così spiegato perché Catilina si allei con Autronio Peto nei moti del gennaio 65 e possa allora aspirare fondatamente al consolato, e come abbia goduto all’inizio dell’appoggio di Crasso e Cesare, poi orientati su altri candidati dopo aver constatato che Catilina intendeva promuovere una politica personalistica, contravvenendo alle loro direttive. Si risolve altresì la discrepanza fra la data indicata da Sallustio per l’avvio della seconda congiura, a metà dell’anno 64, e quanto si evince da Cicerone e dalla tradizione liviana, con spostamento alla seconda metà del 63. Il fatto è che Cicerone, che ha condizionata l’intera produzione seriore, (come sarà per il ruolo di Antonio ai Lupercali del 44), Livio compreso, considera la coniuratio solo da quando divenne rivolta armata, ma concorda implicitamente con Sallustio quando risulta allarmato fin dall’inizio del suo consolato, con la preoccupazione di neutralizzare Antonio Ibrida mediante la permutatio provinciarum. Cicerone e Sallustio finiscono così per collimare, non solo sul piano evenemenziale, ma anche sulla valutazione dei veri obiettivi dei catilinari: arrivare al potere per via legale, mediante il consolato di Catilina con Ibrida e mediante l’intesa con Lentulo Sura pretore e alcuni tribuni, per poi instaurare un regime assolutistico previa resa dei conti tra i due provvisori alleati, reciprocamente decisi a giocarsi a vicenda, in quanto entrambi smaniosi del potere assoluto, Catilina per emulazione di Silla e Lentulo Sura inebriato dalla profezia del terzo Cornelio, dopo Cinna e Silla, destinato a possedere Roma
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