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Il mosaico del buon senso. Alla ricerca della giusta misura
Il testo evidenzia, attraverso una serie di riflessioni in molti settori della realtà umana quotidiana, uno stile di ragionamento culturalmente determinato e rivolto all'interpretazione di fatti della quotidianità Occidentale e contemporanea
La mente ama
La mente umana non è il mero risultato del funzionamento neurologico cerebrale: il cervello, infatti, è un organo del tutto particolare, la cui funzionalità e il cui sviluppo dipendono sia da fattori endogeno-fisici, sia da fattori esogeno-culturali. Per questo ogni essere umano è un vero e proprio mistero, anche dal punto di vista evoluzionistico: ecco che neppure la teoria darwiniana spiega le capacità, abilità e competenze cognitive che la mente esprime.
Ciò che la scienza occidentale ha perso di vista è che ogni essere umano è e ragiona in funzione dell’amore. Tutto ciò che gli uomini fanno, implica un lavoro mentale; e la mente opera, descrive e desidera, per lo più sulla base di ragionamenti di tipo affettivo. In questo libro si scopre cosa accade dentro di noi, nella nostra mente, quando viviamo, quando instauriamo relazioni affettive con ciò che ci circonda, quando incontriamo l’amore – non necessariamente quello di coppia – e perché lo cerchiamo e lo vogliamo incontrare con tutte le nostre forze. Il nostro volere di fondo, quello per cui esistiamo come persone e come società, è un volere ragionevol-mente amoroso. Il cervello umano contiene le stesse misteriose leggi dell’universo, ed è forse per questo che continua a essere l’oggetto più indagato dalla scienza. Questo libro cerca di svelarci i segreti del nostro ragionamento, come essere umani in quanto tali, per scoprire che le stelle che trapuntano il cielo abitano anche i nostri neuroni
Work in Progress
Dall'open space dell'ufficio all'attività in solitario presso la propria abitazione. In poche settimane, il Covid-19 ha imposto a tutto il mondo di rivoluzionare il modo di lavorare. In conversazione con Alessandro Bertirotti, antropologo della mente, riflettiamo sulla trasformazione delle dinamiche relazionali e del significato sotteso allo spazio fisico (Intervista di Valentina Croci)
Per una nuova Antropologia della difesa
Lo spazio in cui vivono gli uomini è un territorio che è sempre difeso in quanto tale. Tutti gli abitanti del pianeta avvertono, in questo periodo storico, la presenza di un male oscuro che abita le vite quotidiane di tutti i popoli, ma non si riesce ad identificarlo in qualche cosa di preciso, né si riesce ad individuare la sua fonte primaria
Accogliere e crescere
In
sostanza, al centro dei nostri ragionamenti
collochiamo sempre l’Homo,
con le sue millenarie contraddizioni e
impotenze, perché, come ci ricorda
Protagora, l’ ”Uomo è misura di tutte
le cose, di quelle che sono per quello
che sono e di quelle che non sono
per quello che non sono”. Ogni essere
umano procede così interrogando la
realtà, la natura e cercando di rispondere
alle domande che si pone, con la
certezza di aver ben interpretato le risposte
che riceve. Ma siamo davvero
sicuri di riuscire a comprendere cosa la
Natura ci dice, oppure se ci parla senza
nemmeno essere interrogata da noi?
Siamo così certi che il centro delle nostre
conoscenze, della nostra scienza,
dei nostri perché sia effettivamente in
noi? E se la realtà esistesse malgrado
noi, compresa la Natura stessa, e
non sentisse minimamente l’esigenza
di aver al proprio interno un sistema
vivente come un essere umano
L'Ecologia Culturale come strategia politica
In questo articolo, si prende in esame il ruolo funzionalistico del concetto di territorio, cui si lega quello di proprietà, per comprendere meglio quello più ampio di Ecologia culturale.
In effetti, il territorialismo umano è funzionale, come accade per gli altri animali, a soddisfare tre bisogni primari: a), quello di sicurezza, che è legato alla percezione del territorio come spazio protettivo; b), quello di luogo stimolante, che è legato alla necessità di sviluppare il più alto livello di creatività umana; c), quello identitario, legato ai sentimenti di appartenenza reciproca che si forma con la cooperazione professionale e lavorativa della vita quotidiana.
Julliard Steward (il padre dell'Ecologia Culturale) vuole, in sostanza, dedurre principi generali applicabili a qualsiasi situazione culturale e ambientale, il che, oltre ad essere epistemologicamente corretto, libera la disciplina stessa da concezioni storiche relativistiche e neoevoluzionistiche, mentre introduce l’importanza del ruolo dell’ambiente, inteso come variabile posta in relazione alla cultura.
Inoltre, l’imprinting del territorio è il secondo al quale siamo sottoposti dopo quello del viso materno. Non a caso gli emigranti quando invecchiano lontani dalla patria sono invasi da grande nostalgia nei riguardi del territorio nel quale sono nati. In effetti, sembra probabile, anche sulla base dell'osservazione dei popoli ad interesse etnologico, la presenza, durante l'evoluzione della nostra specie, di atteggiamenti specifici verso il concetto di territorio che, per motivi economici, diventa presto sinonimo di proprietà. L’estensione del concetto di proprietà agli armenti che pascolano su un determinato territorio si sviluppa successivamente col passaggio dalle attività venatorie a quelle tipiche della pastorizia" (Chiarelli B., ibidem:1999).
Da questa regolarità dipende la certezza del futuro che potrà caratterizzare un dato gruppo culturale.
Alcuni modelli di sussistenza impongono limiti strettissimi al modo generale di vita della gente, mentre altri permettono una notevole libertà. L’uso di queste tecniche più complesse e spesso di natura cooperativa dipende tuttavia non soltanto dalla storia culturale, cioè dalle invenzioni e dalla diffusione, che mette a disposizione questi metodi, bensì anche dall’ambiente, dalla sua flora e dalla sua fauna. Nella mondializzazione, in cui il particolare, ossia il territorio all’interno del quale si vive la propria quotidianità, è sempre più in relazione costante, anche grazie alla tecnologia, al generale, la relazione uomo-territorio è decisamente vincolante. Le circostanze sono del tutto diverse, antropologicamente parlando. Quando ben anche riuscissimo a realizzare una unione politica, economica e monetaria avremmo costruito una casa senza fondamenta e avremmo trascurato appunto l’importanza del fattore umano
Il cielo dentro. Musica ed etica in una prospettiva esistenziale
Questo breve contributo scientifico costituisce la comunicazione che si presenta al III Congreso Internacional “La psicología en el siglo XXI: «Hacia la multidisciplinariedad»”, che si svolge in Mexico dal 22 al 24 aprile 2009, presso il Centro Universitario di Ixtlahuaca. In esso lo studio della musica è considerato sia come esercizio cognitivo che come esercizio pratico-artistico, nel quale si esprimono ed abitano anche comportamenti di ruolo e di status culturalmente accettati, in grado di veicolare l’adesione a norme e valori etici.
Secondo una visione politica ed istituzionale internazionale è evidente che la musica debba essere insegnata e praticata. In essa si trovano, anche se spesso invisibili, molti contenuti che permettono l’espressione di una cittadinanza nazionale e globale assieme, nel pieno rispetto cioè del locale che vive nel globale.
Ma quali sono questi contenuti tanto particolari da essere nazionali e tanto generali da essere antropologicamente universali? Gli studiosi, gli intellettuali e gli uomini politici hanno chiare nella loro mente queste prospettive disciplinari e sociali? Inoltre, a quale tipo di cittadinanza fa riferimento la musica ed in quale modo partecipa ad una educazione generale dell’individuo?
Sostenere l’importanza della musica per l’esercizio di una cittadinanza etica globale significa attribuirle una valenza culturale assolutamente positiva, specialmente in riferimento alla formazione di condotte eticamente importanti per la salvaguardia antropologica dell’intera umanità. Questo è il punto centrale della mia comunicazione, e mi piace poterlo affermare in un contesto internazionale come si presenta questo Congresso
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