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    Che fine ha fatto il capitalismo italiano?

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    La crisi e i limiti della sinistra europea

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    L'articolo si sofferma in particolare sugli indirizzi di politica economica e sociale de Labour Party inglese dopo il cambio della leadership da Gordon Brown a Ed Miliband

    I nuovi criteri dell'azione sindacale secondo la UAW

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    L'articolo esamina il cambiamento della politica sindacale della United Automobile Workers of America (UAW) dopo la grande crisi del 2008-09

    L’internazionalizzazione delle relazioni industriali vista da Pomigliano d’Arco

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    Il saggio costituisce il primo tentativo di analisi del modello organizzativo dell’impianto Fiat di Pomigliano d’Arco, premiato nel 2012 come il più innovativo all’interno dell’industria europea dell’automobile

    L'Iri e il capitalismo italiano

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    L'articolo affronta la storia dell'Iri nel contesto della storia dello sviluppo economico italiano e della discussione sulle varianti nazionali del capitalismo. Qualifica l'esperienza italiana come un caso importante di "economia mista', all'insegna di una costante interazione fra il polo privato e il polo pubblico del sistema economico

    Change. Le aspettative europee su Barack Obama

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    La formazione della base elettorale che ha portato all'elezione di Barack Obam

    La socialdemocrazia al tramonto

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    Le ragioni delle recenti sconfitte elettorali dei partiti socialdemocratic

    Chi salirà sull’auto italiana? La Fiat dopo il divorzio americano

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    Analisi della crisi della alleanza fra Fiat e General Motors e sua risoluzion

    Industria. Il rapporto tra l’industria e l’Italia

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    Il saggio analizza i rapporti tra politica e industrializzazione in Italia, proponendo una periodizzazione e una modellizzazione. Si tratta di un contributo per il numero monografico della rivista “Il Politico” dedicato a una rilettura della storia dell’Italia unita

    L'ascesa della finanza internazionale

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    La prima globalizzazione, nella seconda metà dell’Ottocento, fu accompagnata, e in un certo senso guidata, da un’ élite internazionale ristretta e potente, artefice di un nuovo sistema economico. Fu questa élite a disegnare il reticolo di scambi, prestiti e transazioni internazionali della nuova geografia economica del mondo. A propria capitale eresse la più grande metropoli di allora, Londra, sede di due imperi: quello diplomatico-militare vittoriano e quello informale, dai confini mobili, della finanza. I merchant bankers londinesi furono un’aristocrazia atipica, che intrecciava il potere del denaro con quello delle relazioni istituzionali e sociali. I suoi esponenti sedevano nel direttorio della Banca d’Inghilterra come nella Camera dei Lord, ricoprivano incarichi di governo e animavano la mondanità più esclusiva. Avevano soprattutto un’enorme coscienza di sé e della propria funzione, e una grande solidarietà di gruppo e di ceto. In questo libro si racconta l’ascesa di tale élite imperiale, capitalistica e aristocratica insieme, e se ne descrivono il profilo sociale e la cultura operativa. Si parte dalla scoperta della globalizzazione, sulla base di fonti anche letterarie e artistiche, si analizzano poi da una parte la diffusione di speculazione e gioco di Borsa e dall’altra la concentrazione in poche mani di un colossale potere economico e politico. Ciò fu possibile all’élite finanziaria perché, pur professando i principi di un’assoluta libertà economica, il suo liberismo era tutt’altro che espressione delle forze spontanee del mercato. I finanzieri internazionali si erano dati tacite ma stringenti regole comportamentali che delimitavano lo spazio tanto della concorrenza quanto della cooperazione. L’epoca in cui la globalizzazione si delineò non fu affatto un periodo di anarchia economica, bensì di regolazione dell’economia, sebbene su basi rigorosamente privatistiche. E forse è questa la differenza più profonda rispetto alla globalizzazione del nostro tempo, che ha sottratto la dinamica della finanza a ogni regola
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