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La problematica latitudine del debito di sicurezza sui luoghi di lavoro
1. La problematica latitudine del debito di sicurezza sui luoghi di lavoro. – 2. I beneficiari degli obblighi di sicurezza e il processo di progressiva responsabilizzazione del lavoratore. – 3. I garanti della prevenzione: la ripartizione intersoggettiva dell’obbligazione di sicurezza. – 4. Il concetto di «rischio» come criterio distributivo di obblighi e responsabilità. – 5. I «nuovi» volti della posizione di garanzia e il problematico ruolo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. – 6. I garanti in presenza di «rischi da interferenza»: committente e coordinatori. – 7. Il debito di sicurezza di soggetti estranei al rapporti di lavoro: progettisti, fabbricanti e venditori
Il modello della tipicità umbratile nella recente legislazione penale
SOMMARIO: 1. La più recente legislazione penale come paradigma del mutato rapporto tra legislatore e giudice. – 2. “Tipicità umbratile” e “formante giurisprudenziale”: due ossimori manifesti. – 3. Tipicità umbratile e suggestioni del populismo penale. – 4. Le ricadute sulla certezza del diritto: indeterminatezza interna alla fattispecie e indeterminatezza di sistema. – 5. “Dammi tre parole” per dimostrare gli esiti nefasti della tipicità umbratile: «ancorché oggetto di valutazioni», «abusivamente», «fuori dai casi di cui ai commi precedenti». – 6. Considerazioni conclusiv
Il difficile equilibrio tra legalità ed offensività nella tutela penale dell'ambiente
SOMMARIO: Sez. II Tecnica normativa e principio di legalità nella costruzione dei reati ambientali: 1. La classificazione dei reati ambientali sotto il profilo della legalità: uno schema d’analisi. - 2. La tecnica del rinvio ed il fenomeno della scissione testuale tra precetto e sanzione. - 2.1. Il rinvio a enunciati normativi di pari grado ed il rinvio interno alla stessa legge. Riflessioni in tema di determinatezza e conoscibilità del divieto penale. - 2.2. Il rinvio c.d. a catena a fonti subordinate. L’eterointegrazione della norma penale sotto il profilo della riserva di legge. - 3. Le fattispecie incentrate sulla violazione dei limiti tabellari. - 3.1. I limiti tabellari fissati da fonti primarie ed il problema del loro aggiornamento alla luce del rapporto tra le fonti di produzione. - 3.2. La determinazione dei limiti tabellari ad opera di fonti subordinate: ambiti e condizioni della specificazione consentita dal principio di legalità. - 4. L’ancoraggio della tipicità penale all’assenza del provvedimento autorizzativo amministrativo prescritto per lo svolgimento di un’attività pericolosa per l’ambiente: il ruolo dell’atto amministrativo nella struttura della fattispecie e il principio di legalità. - 5. I reati ambientali che consistono nella violazione del contenuto prescrittivo di un provvedimento amministrativo. Il modello ingiunzionale e la riserva di legge. - 6. L’integrazione della fattispecie ambientale ad opera di fonti comunitarie e istanze di legalità. — Sez. II. La classificazione dei reati ambientali sotto il profilo dell’offensività: 7. L’anticipazione della tutela come tecnica «privilegiata» di costruzione delle fattispecie incriminatrici tra tutela di funzioni amministrative e tutela «mediata» di beni giuridici «finali». - 8. La compatibilità delle tecniche di tutela utilizzate con il principio di offensività: dall’insufficienza di un inquadramento unitario alla necessità di un’impostazione differenziata. - 9. Una prima condizione di compatibilità delle tecniche di anticipazione della tutela penale con il principio di offensività: la tipizzazione di condotte «inosservanti» che presentino un pregiudizio potenziale per il bene giuridico finale. - 9.1. Le altre condizioni di legittimità dei reati di pericolo astratto. Il rango del bene finale tutelato. - 9.2. Le difficoltà di accertamento del nesso causale tra determinate condotte e la creazione di una situazione di pericolo effettivo per il bene tutelato. - 9.3. L’adeguata tipizzazione della condotta intrinsecamente pericolosa. - 10. I rischi connessi alla possibile sussistenza di uno scarto tra conformità al tipo e reale pericolosità della condotta per il bene tutelato. - 10.1. Le possibili soluzioni. L’applicazione del principio di offensività come canone ermeneutico. - 10.2. La valorizzazione della pregnanza semantica del materiale linguistico utilizzato nella costruzione della norma. - 10.3. L’influenza della cornice empirico-criminologica della fattispecie. - 10.4. L’inversione dell’onere della prova. - 10.5. La conversione del pericolo astratto in pericolo concreto. - 11. Considerazioni conclusive ed individuazione di possibili direttrici di riform
L'ampio spettro di modifiche introdotte dalla l. 68 del 2015 (Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente): i riflessi su eterogenei profili di disciplina
SOMMARIO: 1. Considerazioni introduttive. – 2. Il restyling della fattispecie di Bonifica dei siti prevista dall’art. 257 d.lgs. n. 152/2006 (art. 1 co.2). – 2.1. Le necessarie nuove previsioni di raccordo e coordinamento della previgente fattispecie con il nuovo assetto normativo introdotto dalla legge di riforma. – 2.2. Il mancato intervento del legislatore su un’anomalia della (già esistente) previsione di cui all’art. 257 co. 4 d.lgs. n. 152/2006. – 3. L’(attesa) introduzione della confisca obbligatoria in relazione alla fattispecie di Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti prevista dall’art. 260 d.lgs. n. 152/2006 (art. 1 co.3). – 3.1. L’intervento riformatore nella cornice di una progressiva valorizzazione delle misure sanzionatorie di natura patrimoniale. – 3.2. I problemi connessi alla precedente lacuna normativa. – 3.3. Natura giuridica e profili di disciplina della neointrodotta ipotesi di confisca. – 4. L’estensione della c.d. confisca allargata (art. 12–sexies co. 1 d.l. 306/1992) a talune fattispecie incriminatrici in materia ambientale (art. 1 co. 4). – 4.1. Le peculiarità della confisca allargata. – 4.2. Natura giuridica della confisca allargata e sua rilevanza sui problemi di diritto intertemporale. – 5. L’estensione della pena accessoria dell’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione (art. 32–quater Cp) in relazione ad alcuni delitti ambientali (art. 1, co. 5). – 6. Il raddoppio dei termini di prescrizione per le nuove fattispecie delittuose (art. 1 co. 6). – 7. L’ampliamento del novero dei delitti presupposto della responsabilità da reato degli enti (art. 1 co. 8). – 7.1. I profili di criticità dell’intervento in tema di responsabilità da reato degli enti in materia ambientale. – 7.2. L’estensione delle sanzioni interdittive previste dal d.lgs. n. 231/2001 ad alcune nuove fattispecie
Giudizio di bilanciamento, circostanze c.d. privilegiate e principio di proporzione: il caso della recidiva reiterata
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Il debito di sicurezza sui luoghi di lavoro: brevi considerazioni sulla sua problematica latitudine
SOMMARIO: 1. La problematica latitudine del debito di sicurezza sui luoghi di lavoro. 2. I beneficiari degli obblighi di sicurezza e il processo di progressiva responsabilizzazione del lavoratore. 3. I garanti della prevenzione: la ripartizione intersoggettiva dell'obbligazione di sicurezza. 4. Il concetto di "rischio" come criterio distributivo di obblighi e responsabilità. 5. I "nuovi" volti della posizione di garanzia e il problematico ruolo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. 6. I garanti in presenza di "rischi da interferenza": committente e coordinatori. 7. Il debito di sicurezza di soggetti estranei al rapporto i lavoro: progettisti, fabbricanti, venditori
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