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Ethnography and Photography Today: New Perspectives, Technologies and Narratives. Introduction in Scardozzi C., Berardi M. (edited by), Ethnography and Photography Today: New Perspectives, Technologies and Narratives
Ethnography and photography are relational practices configured as two forms of writing with their own specificities that intersect. Considering the profound technological changes in the recent decades and the crisis
of ethnographic authority and photographic representation, the attempt of this special issue is to generate an overview of the plurality of theoretical and methodological approaches relating to the use and production of images in social research
Polisemia. Leggere lo spopolamento tra produzioni discorsive e post-maturazione delle parole
Il contributo propone una riflessione critica sui modi in cui alcuni termini,
entrando nel linguaggio comune, diventano portatori di significati ampi e complessi. I
termini su cui si costruisce tale riflessione sono “spopolamento” e “area interna” che riconosciamo come protagonisti di un vocabolario locale e translocale, pubblico e privato in cui si veicolano idiosincrasie territoriali, ambientali, generazionali, sociali, politiche e retoriche. Tale riflessione nasce nell’ambito di una ricerca antropologica più ampia in alcuni territori del Materano, incentrata sui processi demografici come dispositivi teorici e di conoscenza attraverso i quali possiamo decostruire alcune narrazioni che popolano l’immaginario comune e che ci consentono anche di addentrarci nelle pratiche discorsive come
parte di un complesso processo in cui si negoziano i significati trasversali. Questo contributo si sofferma sui modi in cui alcune parole, che nel passato recente non avevano la
stessa permeabilità, non solo oggi trovano ampio spazio nel linguaggio comune, tanto da
farci credere che ci sia quasi un abuso di quelle parole, ma ci inducono anche a riflettere
sui modi in cui la pratica discorsiva va decostruita e denaturalizzata poiché, esposta ai meccanismi retorici delle strategie comunicative e al rischio di essenzializzare e cristallizzare i fenomeni facendoli apparire naturali.The contribution offers a critical reflection on the ways in which certain terms,
upon entering common language, become carriers of broad and complex meanings. The central terms of this reflection are “depopulation” and “internal area,” which we recognize as part of a local and translocal, public and private vocabulary through which territorial, environmental, generational, social, political, and rhetorical idiosyncrasies are conveyed. This reflection emerges within the context of a broader anthropological research in certain areas surrounding
Matera, focusing on demographic processes as theoretical devices through which we can deconstruct certain discourses that populate the collective imagination. This allows us to delve into discursive practices as part of a complex process in which transversal meanings are negotiated. This contribution examines the ways in which certain words, which in the recent past did not have the same permeability, find room in common language today, so much so that we almost believe there is an abuse of those words. Furthermore, such words lead us to reflect on how discursive practice needs to be deconstructed and denaturalized. This is because it is exposed to the rhetorical mechanisms of communicative strategies and the risk of essentializing and crystallizing phenomena, making them appear natural
Nell'alveo della "Terraferma"
Il presente contributo è una riflessione intorno al volume di Enzo V. Alliegro Terraferma. Un’«altra Basilicata» tra stereotipi, identità e [sotto]sviluppo che ci dà la possibilità di analizzare, sullo sfondo dell’àlveo della terraferma, il frame complesso all’interno
del quale si inseriscono le sommosse popolari di fine Ottocento in Basilicata. Un’analisi della complessità fenomenologica delle proteste che ci consente, da un lato, di ridefinire la
relazione tra la popolazione e le istituzioni locali, individuando nella dimensione semiotica del conflitto la traccia dei dispositivi simbolici in cui si è costruito il rapporto tra le forme di comunicazione e i linguaggi di rappresentazione locale; dall’altro, di guardare ai diversi modi ricorrenti in cui è possibile segnalare un uso codificato della protesta. Le suggestioni del volume di Alliegro mostrano come la terraferma si riallacci alle dinamiche di esercizio
del potere e sia un elemento di auto ed etero rappresentazione in cui la domanda sull’identità oscilla tra la dimensione individuale e quella collettiva
Vernacular imaginary, forms of visual memory, elicitation and aesthetic community in an ethnographic research
n these pages, I propose a visual reflection in which, by listening to the voices of the protagonists of an ethnographic research, we witness the evocation of images and visions that will allow us to enter into synergy with the vernacular imaginary that becomes a projection of the place of self and community.
The privileged object of the investigation was the cultural category of the depopulation, above all in the areas of investigation which, taking into account the variables that determine it, made it possible to reflect on the culturally constructed nature of the territory, space, place and movement also thanks to the tools of investigation and detection of experience such as ‘map-elicitation’, ‘photo-elicitation’, ‘place-elicitation’
Accettura, oltre il rito la comunità. Pratiche del vedere e del sentire tra produzioni di località e transiti
Il presente contributo si sofferma su uno degli aspetti che hanno caratterizzato la
struttura metodologica e teorica della ricerca etnografica e visiva condotta dal 2012 ad oggi, ad Accettura (Basilicata), partecipando all’esecuzione rituale del rito arboreo del Maggio, fino alle esplorazioni della vita quotidiana, della cultura materiale, dei fenomeni di transito e di abbandono.
Il saggio propone una selezione fotografica della ricerca, tuttora in corso, e una
riflessione sulle modalità narrative visive come tentativo di tradurre visivamente l’esperienza rituale attraverso la trasfigurazione di un ordine che si vuole desoggettivare, accompagnandosi a una dimensione sensoriale tout court e orientandosi verso un’antropologia dei sensi. Il contributo propone un approccio partecipativo e immersivo dello sguardo che è possibile definire come sound-visualscape composition, parafrasando la definizione di soundscape composition come intesa da Steven Feld (2012).This contribution focuses on one of the aspects that characterized the methodological and theoretical structure of the ethnographic and visual research that I have conducted from 2012 to today, in Accettura (Basilicata), taking part in the ritual execution of the Maggio up to the dailylife explorations, of material culture, of the phenomena of transit and abandonment.
In the essay, I propose a photographic selection of the research, still in progress,
and a reflection on visual narrative modalities as an attempt to visually translate the ritual experience through the transfiguration of an order that one wants to de-objectify, accompanying itself to a sensory dimension tout court and orienting itself towards an anthropology of the senses. In this contribution I propose a participatory
and immersive gaze approach that I define as a sound-visualscape composition, paraphrasing the definition of soundscape composition by Steven Feld (2012)
In-Game Photography. Anthropological notes and visual perspectives from the imagination of the open worlds
This photo-essay is a reflection on in-game photography, which is a particular visual practice widespread in the video game world, that helps us to re-read, and to then reconsider, our relationships with new forms of visual representation in the increasingly porous contexts of online and offline life, of digital and analog environments, of authenticity and inauthenticity. The images created in virtual and imagistic worlds force us to reconsider the notion of body, of the presence of light in the scenarios, marked by new contingencies and contexts in which the paradigm of truthfulness is definitively unhinged, leaving ample space for emotional experiences as discourse and reflective narration
Movimenti translocali, forme di agire locale e heritage tourism. Riflessioni etnografiche a Grottole
Il presente contributo riflette su alcuni processi emersi durante le attività di ricerca etnografica avvenute presso il comune di Grottole, paese di circa duemila abitanti della collina Materana, nell’ambito del PRIN Abitare i margini, oggi. Etnografie di paesi in Italia. La riflessione antropologica, si è concentrata sui modi in cui i movimenti migratori e turistici determinano dinamiche culturali che si aprono a scenari di recupero del patrimonio edilizio, culturale, immateriale e materiale di aree che vivono un costante declino demografico guardando ai dispositivi di creatività culturale, endogeni ed esogeni, che sono un punto di vista privilegiato per confrontarci con realtà che vivono i flussi in transito e che trovano in alcuni progetti, come quelli di heritage tourism, interessanti forme locali di agire.This paper examines some processes that emerged during ethnographic research activities carried out in Grottole, a town of approximately two thousand inhabitants on the Matera hill, as part of the PRIN (Research Projects of National Interest) Abitare i margini, oggi. Etnografie di paesi in Italia. The anthropological reflection focuses on how migratory and touristic movements determine cultural dynamics that unfold into scenarios of recovering architectural, cultural, immaterial, and material heritage in areas experiencing constant demographic decline. This contribution explores the devices of cultural creativity, both endogenous and exogenous, as a privileged standpoint to engage with realities undergoing transit flows. Certain projects, such as heritage tourism initiatives, are identified as interesting local forms of action within this context
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