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La funzione ‘drammatica’ dello spazio nelle tragedie abruzzesi di Gabriele d’Annunzio
Il saggio si concentra sulle tragedie abruzzesi di d’Annunzio, “La Figlia di Iorio” e “La fiaccola sotto il moggio” al fine di porre in evidenza l’importanza che in esse assumono i luoghi, gli ambienti e gli spazi. La dimensione spaziale e l’Abruzzo con i suoi luoghi rivestono una funzione determinante per lo sviluppo e l’invenzione drammaturgica, tanto da influenzare il carattere intrinseco dei due drammi e, persino, la loro eterogeneità stilistica. Partendo dalla comparazione delle didascalie poste in esergo alle due opere, nelle quali l’autore fornisce indicazioni fondamentali riguardanti le coordinate spazio-temporali, il saggio sottolinea quanto nel caso della “Figlia di Iorio” lo scrittore abbia voluto comporre un’opera in cui il lettore è immerso in un mondo magico e lontano, in quella «terra d’Abruzzi, or è molt’anni…», dando vita quindi ad un dramma a carattere più “mitico-rituale” («tragedia pastorale»), mentre nel caso della “Fiaccola”, attraverso una precisa e minuziosa definizione del cronotopo narrativo, d’Annunzio abbia concepito un dramma dai tratti più spiccatamente «storico-veristi».The research conduced in this contribution focuses on Gabriele d’Annunzio’s tragedies: ‘La figlia di Iorio’ and ‘La fiaccola sotto il moggio’ set in the Italian region of Abruzzo, in order to highlight the importance that places, environments and spaces have in them. In these theatrical works, in fact, the spatial dimension and the region of Abruzzo in particular with its places are fundamental for the development and dramaturgical invention. They also influence the intrinsic character of the two dramas and, aven, their stylistic heterogeneity, constituting a real «active, concrete force that leaves its traces on the texts, on the plot, on the systems of expectations of a litarary work». Starting then from a basic comparison of the captiond placed in exergue to the two dramas, in which the author provides fundamental indicationd concerning the spatio-temporal coordinates, in the essay it is possible to underline how in «La Figlia di Iorio», the writer wanted to compose a work in which the reader is immersed in a magical and distant world, in that «lad of Abruzzo, for many years», thus giving life to a more «mythical-ritual» and certainly more atypical drama («Pastoral tragedy»), while in the case of «La fiaccola sotto il moggio», through a precise and meticulous definition of the narrative chronotope, d’Annunzio conceived a drama with more markedly «historical-realistic» features. In both cases, however, the «abruzzesità» of the setting, with the power of its places, its uses and its local traditions, turns out be a real narrative engine of this tragic diptych, to the point that, as expertly observed by Andreoli, d’Annunzio could never have written such high pages if he hadn’t let himself be inspired by «proud Abruzzo» whose stregth the author had inherited
Libertà religiosa, diritti umani, globalizzazione
Libertà religiosa e diritti umani vivono oggi una nuova stagione di crisi. Limitazioni alle libertà, violenze e persecuzioni per ragioni di fede, più numerose in Africa ed Asia, non risparmiano l’Occidente. I processi migratori e la globalizzazione sfumano infatti i confini geografici del nuovo 'martirio' che invoca attenzione e risposte. Parte da tali premesse l’analisi storico giuridica e sociale della ascesa e del declino dei diritti umani e della libertà religiosa, con speciale attenzione all’Italia (P. Grasso, C. Cardia, A. Melloni); delle risposte date ed attese dalla comunità internazionale, dalla politica estera e dall'ordinamento italiano (G. Amato, P. Gentiloni; G. Tesauro); dell’impegno della Chiesa Cattolica in favore della libertà religiosa, e della sua più ampia azione per il dialogo interreligioso, quale base di una prospettiva di pace (S.Em. Card. G. Betori; S.Em. Card. P. Parolin
Dalle Giubbe Rosse (Firenze) al Caffè Tanara (Parma). Luoghi e tempi della poesia del Novecento
Pensando a te nelle voluttuose spire, le sigarette della tua gentilezza. Lettere inedite di Mario Luzi a Giacinto Spagnoletti
Mario Luzi e Giacinto Spagnoletti sono state due figure di spicco del milieu letterario del XX secolo ed il primo, in modo particolare, di quell’ambiente ermetico fiorentino di cui fu senz’altro uno degli esponenti principali e più rappresentativi. Data la levatura dei due personaggi è possibile già preliminarmente comprendere il valore storico-documentaristico del presente studio nel quale si vuole dar conto, per la prima volta integralmente, delle lettere inviate dal poeta di Castello al critico tarantino, che ricoprono un arco temporale molto lungo, all’incirca più di mezzo secolo, dal 1941 al 1993. A riprova di tale importanza basti pensare che alcune di esse sono state parzialmente utilizzate – citandole per brevi brani – da Stefano Verdino, curatore per la collana «I Meridiani» di Mondadori del volume Mario Luzi. L’opera poetica, pubblicato nel 1998, soprattutto per la ricostruzione del dettagliatissimo profilo biografico del poeta contenuto nella sezione Cronologia.
I testi autografi, qui restituiti, sono tutti conservati, ma non ancora catalogati, presso la Fondazione Schlesinger, nella sede di Lugano.
Il presente lavoro di ricerca si è rivelato particolarmente stimolante ed interessante soprattutto per quanto concerne la parte relativa alla contestualizzazione delle referenze, alla ricostruzione delle vicende e all’individuazione di opere e personaggi (quest’ultimi spesso indicati anche per soprannome) – di cui si è dato conto nelle note a piè di pagina e nella sezione Annotazioni (in calce ad ogni missiva) – operazioni per le quali si sono rivelati fondamentali non solo la lettura di alcuni carteggi di letterati coevi, ma anche lo spoglio delle più importanti riviste dell’epoca.
Grazie a questo corredo di studi è stato possibile rendere, con la speranza di conservarle a futura memoria, nella loro interezza queste 163 lettere che oltre ad attestare una bella storia d’amicizia, durata all’incirca più di mezzo secolo, tra Luzi e Spagnoletti, forniscono utili informazioni anche sulle vicende e sugli altri protagonisti dell’entourage non solo letterario, ma anche più genericamente intellettuale dell’epoca (editoria, concorsi letterari, università, riviste e quotidiani, ecc.). Di particolare interesse critico-filologico si sono rivelate specialmente le lettere in cui Luzi, illustrando all’amico il proprio modus operandi, gli confessa in realtà le travagliate fasi della propria produzione, sia in versi che in prosa, fornendo quindi, anche a noi lettori, la chiave di volta per accedere all’interno della sua ricchissima ‘officina’. E parimenti importanti sono le missive in cui Luzi da poeta si trasforma in critico dell’operato del suo destinatario, autore non solo di antologie e recensioni ‘militanti’, ma altresì di romanzi e poesie di cui Luzi fu attento lettore e primo, a volte implacabile, mentore critico.
Se a questi testi va, come si è detto, riconosciuto innanzi tutto un indubbio valore documentaristico e cronachistico in ambito storico letterario, va pure sottolineato, ad onor del vero, che essi rivestono un’estrema importanza anche per le notizie a carattere privato e familiare che – come notato da Giacinto Spagnoletti stesso, sebbene in altro contesto – «non conosceremmo da altra fonte» ed il cui vantaggio più immediato consiste nel fatto che esse permettono di integrare e corredare i dati contenuti nelle biografie ufficiali dei due corrispondenti, aiutando così tutti gli studiosi a comprendere meglio aspetti intimistici e autobiografici spesso in nuce nelle rispettive produzioni letterarie.Mario Luzi and Giacinto Spagnoletti were major figures of the 20th century literary milieu. Luzi, in particular, was among the most important representatives of the Florentine Hermetic literary circle. Given the prestige of the two characters, it is possible to easily understand the documentary and historical value of the present study, whose aim is to report on the letters written by the poet from Castello to the critic from Taranto. The letters cover a time span of more than a half century, from 1941 to 1993, and are reported integrally for the first time. As proof of their importance, suffice it to say that some of the letters were partially quoted by Stefano Verdino, editor of the volume Mario Luzi. L’opera poetica [Mario Luzi. Poetical works] published in 1998 in the collection «I Meridiani» by Mondadori, containing a section entitled Cronologia in which Verdino quotes them in order to draw a very detailed biographical sketch of the poet.
The reported autograph texts are kept, but not yet catalogued, in the library of the Schlesinger Foundation, in Lugano.
The present research study has proved very challenging and interesting, especially the part concerning the contextualization of references, the reconstruction of events and the identification of works and characters, who are often referred to through nicknames (explained in the footnotes and in the section “Annotazioni” [‘Notes’] at the bottom of every letter). The reading of the correspondence between coeval literary characters and the consultation of the most important reviews of the time proved of primary importance for the analysis of the letters.
The mentioned research made it possible to report integrally and, hopefully, to preserve for future memory, Luzi’s 163 letters, which, besides testifying a more than 50-year-long friendship between Luzi and Spagnoletti, provide useful information about relevant events and characters of the literary and, more generally, intellectual entourage of the time (publishing industries, literary competitions, universities, newspapers and journals, etc.). Of particular critical and philological interest proved the letters in which Luzi describes his modus operandi to his friend and reveals the tormented phases of his prose and poetic production, thus providing even the reader with the key to enter his precious literary ‘workshop’. Of the same relevance are the letters in which Luzi becomes a critic of the work of his addressee, who was not only an author of anthologies and ‘militant’ reviews, but also of novels and poems of which Luzi was an attentive reader and the first, sometimes unrelenting, critical mentor.
If the great value of these texts is to be acknowledged firstly from a documentary and historic point of view, it must also be underlined that they are of great relevance because of the personal and private information they provide. In other circumstances Giacinto Spagnoletti himself stated that ‘we could not get [that information] from any other sources’ [“non conosceremmo da altra fonte”]; the most evident contribution given by the letters is to provide the scholars with information which integrate and complete the official biographies of the two writers, thus helping to better understand some autobiographical and intimist issues which can only be found in the embryonic phase in their literary production
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