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In vitro testing of tensides employing monolayer cultures: a comparison with results of patch tests on human volunteers
Evaluation of the irritant potential of new products or ingredients prior to human resting is generally performed in vivo on animals. However, according to the 6th amendment and following updates of the European Community directive on cosmetic products (93/35/EEC), animal testing will be banned when suitable substitutes will be available. To know whether in vitro tests for assessment of skin irritancy provide results approaching human conditions, comparisons have to be made between data deriving from in vitro tests and skin response in humans. The aim of our study was to assess the validity of the monolayer culture system of normal human keratinocytes as a model for the evaluation of the irritant effects of detergents, by comparing in vitro cell culture data to in vivo acute skin irritancy effects of cocamidopropyl betaine (CAPB), an amphoteric compound, Tween 20 (TW20) (polysorbate 20) and Tween 80 (TW80) (polysorbate 80), representing nonionic compounds, applied to the skin of 24 healthy volunteers at a concentration similar to that employed in commercial products. As parameters for cytotoxicity, cell proliferation, cell membrane integrity and cell metabolism were assessed by cell counts, thymidine incorporation, MTT conversion, and Neutral Red uptake. In order to increase the sensitivity of the in vivo evaluation, bioengineering methods for assessment of the effects of test products on the skin were employed. Whereas all 4 in vitro methods ranked the tensides according to their toxicity in the following order: CAPB>SLS>TW20>TW80, both in vivo methods agreed in identifying SLS as the most irritating substance. Moreover, as compared with the irritation potential on human skin, all 4 in vitro tests overestimated the toxicity of CAPB. This suggests that the keratinocyte monolayer cell culture technique cannot directly replace in vivo methods, and that data obtained by this method should be interpreted cautiously
Possibili effetti tossici provocati da materiali di comune impiego in ambito odontoiatrico su cheratinociti umani in coltura: uno studio preliminare.
Gli autori propongono uno studio tossicologico basato sull'impiego di colture di cellule epidermiche isolate.
Svariati effetti clinicamente patologici a carico del cavo orale pare possano essere indotti dai polimeri acrilici per basi protesiche mentre, per quanto riguarda i cementi vetroionomerici, secondo molti autori, questi parrebbero così privi di effetti collaterali tanto da consigliarli addirittura nelle otturazioni retrograde o quali materiali sostitutivi di altri più tradizionali (es. resine ed amalgami) per ovviare a quei casi che potrebbero essere inquadrabili come patologie iatrogene del cavo orale.
I polimeri acrilici, nel tempo, sono stati accusati di essere tra i principali fattori determinanti i più svariati effetti nocivi del cavo orale (dal lichen alle moniliasi).
Testando questi due materiali, quindi, massima dovrebbe essere l'esaltazione dell'effetto tossico, trovandosi essi apparentemente così distanti nella scala della biocompatibilità tissutale.
La componente tissutale più esposta, di inerenza al cavo orale, è indubbiamente, nel caso di impiego di queste due tipologie di materiali, il tessuto epiteliale gengivo/mucoso.
Venne scelto un sistema di testazione tossicologica basato su culture cellulari isolate poichè ci garantiva, più di ogni altro, la semplificazione (eliminazione di interferenze biotissutali ambientali), la standardizzazione e la riproducibilità necessarie.
Le alternative, ovvero le colture d'organo e d'espianto, pur presentando una situazione biologica più simile a quella del vivente, non erano in grado di esprimere in maniera sufficiente le tre essenziali caratteristiche suelencate.
Gli scopi dello studio erano quelli di creare le basi per la futura messa a punto di coltivazioni di cheratinociti gengivali e di cominciare a capire se esisteva ed, eventualmente, su quali sistemi biologici insisteva, un'eventuale citotossicità acuta diretta da parte dei materiali testati in grado di indurre le patologie di cui eventualmente li si "incriminava".
I materiali testati furono la resina SR 3/60® (Ivoclar) ed il cemento vetroionomerico VitremerTM® (3M) consigliato dalla ditta produttrice anche per restauri conservativi su denti decidui e definitivi.
Le colture primarie e secondarie furono allestite su feeder layer di fibroblasti murini 3T3 con terreno di coltura prevalentemente basato sul Dulbecco's Modified Eagle's Medium mentre nelle colture terziarie (su cui si doveva condurre la testazione) era impiegato il terreno serum free Keratinocyte Growth Medium® al fine di evitare di impiegare feeder layer cellulari e quindi di avere interferenze nei successivi test.
Preparate le colture controllo e quelle campioni furono versati su quest'ultime i materiali di testazione in forma di eluato.
I test applicati furono: la conta cellulare ed il test al Trypan Blue come indici di vitalità cellulare, l'incorporazione di Timidina Tritiata per valutare la sintesi attiva del DNA ed il test di assunzione del Rosso Neutro che, invece, era atto a dimostrare la funzionalità del sistema delle membrane cellulari.
Le valutazioni furono condotte nel rispetto dei metodi basati su modelli statistici opportuni impiegando i conteggi di Valore di Decremento Percentuale e, ove possibile, l'Analisi della Varianza accoppiata al test per confronti multipli di Student-Neuman-Keuls.
Già da questo studio preliminare i risultati emersi furono sorprendenti dimostrando un'indiscussa maggior tossicità del cemento vetroionomerico rispetto alla resina che si discostava solo un poco (ma comunque in modo statisticamente rilevante) dalle colture campione.
Questo era da porre sicuramente in relazione anche alla maggiore solubilità dimostrata dal cemento vetroionomerico ed alla sua capacità di alterare in senso acido (pH 5,5) il pH del mezzo.
Tali risultati, tuttavia, sembrano ribaltare quello che sembra essere il "luogo comune" (con qualche riserva rimarchevole solo da parte di alcuni autori) della superiore biocompatibilità dei cementi vetroionomerici e, nel contempo, ci fanno pensare di escludere eventuali meccanismi di tossicità diretta alla base delle azioni patologiche dei metacrilici in genere e delle corrispondenti basi protesiche in particolare. Molto probabilmente, in tali casi, quando confermati, solo meccanismi immunitari e/o di infettività potrebbero spiegare il dato patologico.
Codice: IT\ICCU\BVE\010135
UNILATERAL LOCALIZED HYPERHIDROSIS WITH IMMUNOHISTOCHEMICAL EVIDENCE OF VIPERGIC DYSREGULATION
We report the case of a woman affected by idiopathic, circumscribed hyperhidrosis of the right side of the thorax. No associated systemic abnormalities, or histologic evidence of sweat gland alterations present. Immunohistochemical investigation of skin specimens using neuronal general (protein gene product 9.5, neuron-specific enolase) and neuropeptide markers (substance P, calcitonin gene-related peptide, neuropeptide tyrosine and vasoactive intestinal peptide - VIP) showed marked reduction of periglandular VIP-immunoreactive fibers at the affected side, as compared to contralateral normal skin. We suggest that a localized functional hyperactivity of autonomic VIP-containing fibers may be implanted in the pathogenesis of idiopathic, circumscribed hyperhidrosis
Notalgia-Paresthetica - Clinical, Pathological And Immunohistochemical Observations In 12 Cases
Notalgia paresthetica (NP) is a perculiar dermatosis characterized by pigmented and pruritic patches on the skin of the back. Although not a rare condition, it has been infrequently reported in the literature. Recent immunohistochemical studies, as well as the effectiveness of topical capsaicin in relieving NP symptoms, point to a pathogenetic role of cutaneous nerve fibers in NP. We present here our clinical and pathological observations in 12 cases of NP. In eight cases skin specimens were also immunocytochemically evaluated with a panel of neurochemical markers, and compared to both the contralateral skin of the dorsum and the site-matched skin from healthy subjects. No significant difference was observed in the presence, distribution or density of immunoreactive fibers in the different groups. The results suggest that functional, rather than morphological changes in local nerve terminals could be operating in this disease
Induzione dell'attività degli enzimi di fase I e II nei cheratinociti umani normali.
La cute può essere considerata come un effettivo distretto di biotrasformazione di composti chimici. Lo scopo di questo lavoro è stato analizzare l'espressione dei sistemi enzimatici per il metabolismo di fase I e fase II nei cheratinociti umani in proliferazione dopo irradiazione con raggi UVB e dopo esposizione a tre classici induttori: beta-naphthoflavone (BNF), 3-methylcholantrene (MC), phenobarbital (PB). Cheratinociti umani normali sono stati coltivati con fibroblasti 3T3 mitomicinati in Dulbecco's modified Eagle's medium/Ham's F12. A subconfluenza le cellule sono state incubate con gli induttori o irradiate a differenti dosi di UVB. La fase I è stata analizzata con attività 7-ethoxyresorufin O-deethylase (EROD) e 7-pentoxyresorufin O-depenthylase (PROD). la frazione microsomiale è stata studiata mediante analisi western blot. L'attività EROD indotta dall'MC era più alta di 4 volte rispetto al BNF. L'esposizione a raggi UVB risultava dose dipendente (50-75 mJ) e tempo dipendente (6-24h). L'attività della glutatione-S-transferasi(GST), enzima di fase II determinato con cinetica enzimatica, veniva significativamente espressa con UVB e PB. Questi risultati dimostrano il ruolo della cute nel metabolismo esogeno e la possibilità di utilizzare colture di cellule epidermiche per studi farmacotossicologici di agenti topici usati in dermatologia
Nuovo sostituto dermico e sua applicazione terapeutica
Il prodotto oggetto del brevetto è costituito da:a)cellule staminali/stromali multipotenti autologhe ottenute da microaspirazione di tessuto adiposo sottocutaneo e in grado di differenziare nelle cellule che costituiscono il derma umano e di produrre matrice connettivale; b) da una matrice biocompatibile tridimensionale.Le cellule stromali autologhe multipotenti sono seminate nello scaffold dopo un periodo di selezione-coltura in vitro. Questo prodotto è destinato alle strutture sanitarie specialistiche con le seguenti indicazioni terapeutiche: lesioni con perdita di tessuti molli di varia eziologia, sia di natura acuta (traumatiche, ustioni, esiti post-chirurgici) sia di natura cronica (ferite da pressione, ulcere vascolari, ulcere del piede diabetico)
Transforming growth factor-beta, 1,25-dihydroxyvitamin D3, calcium and ultraviolet B radiation, but not tumor necrosis factor-alpha induce apoptosis in cultured human keratinocytes.
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