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    Per poter dare qualità alla ragione: una fntasia di colori ed una sinfonia di suoni.

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    Dare qualità alla ragione è una risposta laica alla ansia ed alle angosce della modernità che ha rinunciato a vane promesse religiose (riprese talvolta desacralizzandole, con nuovi, ma sempre vuoti, vestiti ideologici) e maggiormente della post-modernità che non crede più neppure ad indefiniti ed inesistenti fini teleologici. Lo strutturalismo (mutuato da ricerche antropologiche) si presenta come un linguaggio aspro, ma sincero, per rappresentare la complessità della realtà, nella parzialità di ogni rappresentazione. Pressoché in parallelo, si presenta il contributo sociologico e politico, della Scuola di Francoforte neomarxista, a partire dalla critica marxiana al fallace marxismo ortodosso sovietico ed alla vacua società dei consumi occidentale. Sempre in parallelo, il falsificazionismo rappresenta un punto di arrivo di una ricerca filosofica che, dalla filosofia della scienza, si estende alla critica delle dottrine politiche, per sostenere idee di libertà e giustizia. Allora dare qualità alla ragione non è un problema banale, di fronte ai moltissimi fallimenti della storia, passata e recente. Per questo, è necessario concepire, mettere in atto e sostenere, sempre in modo critico e molto responsabile, soluzioni parziali, per tempi limitati e spazi ristretti, sapendo che solo lo incontro, il dialogo e la accoglienza, con altre soluzioni parziali, permetteranno di costruire una rete mirabile di piccole intese, per quanto precarie, fragili e provvisorie. La identità soft tra vero, bene e bello, dove i primi due sono di incerta natura e definizione, mentre il terzo si rifà semplicemente alla educazione civica ed un galateo minimo, senza richiamare falsi assoluti, porta a ricercare la ricchezza e la gioia di una fantasia di colori ed una sinfonia di suoni. Pertanto clemenza, verso gli altri, e temperanza, con se stessi, sono le piccole doti richieste

    La fatica della ragione: provare a dare regole alle arti.

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    Il materialismo storico (nella rilettura critica operata dalla Scuola di Francoforte, più tarda) fa da filo conduttore, con lo scopo di collegare questo tema allo strutturalismo ed al pragmatismo/funzionalismo. Un itinerario scientifico e filosofico (sulla non-neutralità della scienza), come pure letterario ed artistico (che spazia nel mondo della cultura, in primis, debolmente pro e contro il metodo) è ripercorso con la intenzione di metterne in evidenza tappe importanti. In parallelo, qualche curiosità matematica arricchisce il testo, tenendo conto che il lavoro non ha pretese filosofiche, né verte sui fondamenti teorici della scienza, ma vuole invece rileggere il vasto settore della Geomatica, inserendolo in un ambito tecnico, scientifico e culturale più largo. Infatti una disciplina tecnica che non sappia aprirsi, nel campo delle scienze ed al mondo della cultura, è destinata a scomparire (e poco importa se per la propria anossia o per una diaspora, provocata da altri)

    Ricerca ed innovazione migliorano la qualità della vita (occorre coraggio impegno e talvolta ribellione).

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    Coraggio, impegno e talvolta ribellione, non disgiunti dal necessario rispetto, sono le doti adatte a praticare ricerca ed innovazione. Meno importante è il campo di elezione, dalla scienza alla tecnica, come dalle lettere alle arti, con interessanti contaminazioni e fruttuose ibridazioni. La filosofia scientifica e la storia della scienza e della tecnica servono a mostrare, quanto fruttifera sia la via e quanto ben distinta dai retaggi spiritualisti, idealisti e storicisti. Infatti queste dottrine pretendono di fornire spiegazioni a priori e certezze assolute, quando la conoscenza della realtà è possibile solo con approssimazioni probabilistiche. In questo contesto, si colloca anche una concezione moderna delle discipline del rilevamento che devono sempre tener conto della grande complessità ed estrema variabilità della realtà fisica ed antropica
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