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    Luce e buio: quando e quanto

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    Il Nobel per la medicina nel 2017 è andato ai ricercatori che hanno individuato i meccanismi molecolari dei ritmi circadiani, a quei meccanismi cioè che tra le altre cose ci dicono quando andare a dormire e quando svegliarci. Questo sistema che ha una sua attività spontanea, endogena è però finemente regolato dall'alternanza dei ritmi esterni buio/luce, che sincronizzano i ritmi dell'orologio interno ai ritmi esterni, ecco perché il nostro sistema biologico è sveglio quando c'è luce e dorme quando c'è buio. Il segnale d'informazione luminoso responsabile di questo meccanismo passa attraverso la retina per raggiungere l'ipotalamo ed è particolarmente elevato per le piccole lunghezze d’onda dello spettro visibile (intorno a 470 nm), comunemente denominate “luce blu”. L'attuale tecnologia dei sistemi di illuminazione con sorgenti LED ci permette di modulare gli spettri luminosi, in modo da interagire opportunamente con il sistema biologico descritto, tuttavia impieghi sbagliati o eccessivi della luce elettrica possono produrre alterazioni della sincronizzazione dei ritmi biologici, con conseguenze importanti sulla salute fisica e psichica dell'uomo: un esempio su tutti è la stimolazione luminosa nelle ore serali che può produrre disturbi del sonno. Risulta quindi importante la comunicazione/collaborazione tra gli esperti delle componenti fisiologiche dell'uomo da una parte e coloro che si occupano di caratteristiche ottiche e luminose degli ambienti dall'altra, in modo da ottenere condizioni di illuminazione ottimali e “salutari” attraverso l’utilizzo attento e consapevole della luce elettrica

    Revisione della L.R. 12/2002: il ruolo della progettazione illuminotecnica

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    Nel panorama normativo e legislativo riguardante l'illuminazione stradale, sono di indubbia rilevanza le esigenze di riduzione dell'inquinamento luminoso e dei consumi energetici. Nel rivedere la legge regionale della Campania n.12 del 2002, occorre non trascurare il ruolo del progetto illuminotecnico, soprattutto nei casi in cui il mero rispetto delle norme non garantisce quella qualità dell'illuminazione che gli ambiti urbani e soprattutto i centri storici esigono

    A new methodology supported by the HDR imaging technology for photometric survey in scholastic environment: a case study.

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    The first steps of a wide research program regarding analysis of lighting in working places, in order to inquire about effects on visual comfort, health, wellbeing and energy savings are here presented. Today we can assess that a light environment is proper and effective when: 1) photometric quantities reported on European code EN 12464-1, such as for instance illuminances on task areas, UGR and color rendering indexes assume convenient values; 2) Energy requirements for lighting do not exceed limit values reported in The European code EN 15193. However light environments are much more complex especially when more than one visual task for the same work position is present and daylighting is available. In order to establish connections between results obtained from photometric measures and visual performances and comfort, statistic experimental surveys based on measures in field and questionnaires are needed. For this aim a school environment has been chosen as a case-study: in fact in school facilities comfortable and efficient visual conditions for people with different ages and functions as students, teachers and office staff, should be achieved. In particular, it is in the classrooms that teachers and students spend most of their time and in which very different visual tasks are performed, as reading on desk and on blackboard, establishing visual communication between teacher and pupils, watching on maps on walls, etc...Besides in the classrooms there are always several task areas (at least one for each student’s position), during the school hours lessons cannot be interrupted for long time and daylight levels can vary during the survey: for these reasons fast and at the same time accurate measures should be carried out. The HDR Imaging method is applied in order to measure illuminance values on task areas: this technique is promising for wide data collection and processing. From the first results compared with those obtained with a traditional luxmeter the potentiality of this methodology applied to the luminous environment survey appears evident

    I concetti fondamentali dell'illuminotecnica

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    Obiettivo del seminario è quello di illustrare la necessità di conoscere gli strumenti e le tecniche dell'illuminazione da parte degli architetti e dei progettisti più in generale. Sono riportati esempi dimostrativi e la descrizione delle grandezze più utilizzate

    Luce, un equilibrio tra cultura e progettazione

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    L'illuminazione urbana oggi può avvalersi di tecnologie all'avanguardia che consentono il continuo controllo, il monitoraggio, la realizzazione di scenari dinamici che si adattano alle diverse esigenze e che consentono di conseguire notevoli risparmi energetici. Tuttavia gli effetti benefici delle più avanzate tecnologie possono essere completamente vanificati se a monte non vi è una corretta progettazione che tenga conto non solo degli aspetti di sicurezza e comfort visivo, ma anche della presenza di monumenti ed elementi architettonici di particolare rilievo, come accade per i centri storici delle nostre città. Nell'intervento vengono evidenziati questi ultimi aspetti, effettuando una panoramica su casi di illuminazione impropria i cui effetti che hanno anche una ricaduta negativa su aspetti legati al turismo ed al commercio

    La qualità degli ambienti luminosi: un software per l'analisi di mappe di luminanza ottenute mediante la tecnica HDR imaging

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    Se la teoria e la pratica progettuale in illuminotecnica si basano essenzialmente su valori di illuminamento sui compiti visivi e sulle aree immediatamente circostanti, l’interesse sia da parte dei progettisti che dei ricercatori del settore si sta rivolgendo all’analisi delle mappe di luminanza che oggi possono essere facilmente rilevate mediante videofotometri oppure calcolate mediante strumenti di simulazione numerica. La disponibilità delle mappe di luminanza sposta infatti l’attenzione verso una più accurata indagine sulla luce che arriva all’occhio, provenendo dalle varie direzioni all’interno del campo di vista (luminanza), piuttosto che sulla luce che incide sulle varie superfici (illuminamento). Tuttavia i valori di luminanza, basati sulla sensibilità fotopica, non sempre sono adeguati a descrivere la qualità di un ambiente luminoso e come questo viene percepito. È dunque necessario considerare parametri come la brillanza o la luminanza equivalente: la prima non gode della proprietà additiva e dipende anche da meccanismi soggettivi, quali ad esempio l’adattamento o il contrasto simultaneo, la seconda dipende anche dal contributo dei bastoncelli e dalle coordinate cromatiche dell’oggetto osservato. E’ interessante notare che sia l’abbagliamento che la brillanza nascono da giudizi soggettivi e che i parametri impiegati nella valutazione dell’abbagliamento sono simili a quelli considerati per la brillanza relativa. Si potrebbe quindi interpretare l’abbagliamento come un livello di soglia della brillanza oltre il quale si producono effetti fastidiosi sull’individuo ed impiegare scale di brillanza anche per la valutazione dell’abbagliamento. Nella prima parte di questo lavoro sono descritti i principali fattori, sia ambientali che fisiologici, che incidono sulla percezione degli ambienti luminosi, nonché le principali relazioni disponibili in letteratura che consentono di collegare la luminanza alla brillanza, insieme ai loro limiti di applicazione. Viene dunque presentato un software che consente di effettuare in modo interattivo elaborazioni di mappe di luminanza al fine di individuare e testare i parametri più significativi per la valutazione della qualità degli ambienti luminosi
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