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    La cultura figurativa delle poleis del Golfo di Taranto: forme e funzioni della scultura

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    The paper deals with marble sculptures from the Greek poleis on the Ionian Coast. While Taranto and Metaponto yielded a series of sculptures dating from the Archaic to the Hellenistic period, other sites such as Satyrion and Heraclea yielded relatively few marble works, although typologically interesting. After reexamining the evidence, the author concludes that during the Archaic and Classical periods, marble was used almost exclusively for public monuments such as cult statues and architectonic sculptures. During the Hellenistic period, however, private commission became more important, especially in the case of Taranto with its rich funerary sculpture. As can be demonstrated, both local and foreign workshops are attested

    Hestiatoria nella tradizione rituale delle colonie d’Occidente

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    Questo contributo è stato presentato al Convegno Internazionale Cibo per gli uomini, cibo per gli dei. Archeologia del pasto rituale, Piazza Armerina, 5-8 maggio 2005. Se ne fornisce ora una versione aggiornata. Il consumo di pasti rituali collettivi è un aspetto del culto ampiamente praticato in ambiente greco e il suo studio riguarda non solo l’esame delle pratiche rituali propriamente dette, ma anche delle strutture architettoniche destinate all’uso presenti all’interno dei santuari. In ambito magno greco tale tradizione trova esempi significativi, sebbene in periodi cronologici differenti, nel santuario extramuraneo di Afrodite a Locri (cd. Stoà ad U nell’area di Centocamere, databile nel VI secolo a.C.) e nel santuario di Hera Lacinia a Capo Colonna di Crotone (cd. Edificio H, databile in età ellenistica). Attraverso l’esame di questi due contesti, il contributo propone un esame della documentazione relativa alla tradizione del pasto rituale in ambito coloniale delineando attestazioni, modalità di ricezione ed eventuali sviluppi di tale pratica nell’Occidente greco.This paper was presented at the International Conference Cibo per gli uomini, cibo per gli dei. Archeologia del pasto rituale, Piazza Armerina, 5-8 of May, 2005. This is an updated version. The ritual collective meal is a widespread practiced aspect in the Greek background and its study concerns not just the exam of ritual practices, in the strict sense of the word, but also architectural structures, intended for the consumption, which were situated within the sanctuaries. In Magna Graecia this tradition finds significant examples, although in different chronological periods, in the extra-urban sanctuary of Aphrodite in Locri, (the so-called “U-shaped Stoà”, in the area of Centocamere, datable around the 6th century) as well as in the sanctuary of Hera Lacinia in Capo Colonna of Crotone (the so-called “H-building", which dates back to the Hellenistic age). Starting from the examination of these two contexts, the study presents an outline of the documentation pertinent to the ritual meal tradition in Magno-Greek ambits, in order to propose a summing up of the data we have been gathering so far, which might sketch out evidences, reception modalities and possible developments of such a worshippractice in the Greek west.**

    La città rappresentata. Contributo all’analisi dell’immagine della città nella cultura figurativa greca e romana

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    Oggetto di analisi è l’immagine della città “costruita”, frutto dell’insieme di spazi e strutture architettoniche, quale è stata restituita dalla cultura figu¬rativa di età greca e romana; immagini di città nell’accezione di cui si è detto non sembrano far parte del patrimonio figurativo greco prima dell’elleni-smo, ma testimonianze indirette consentono di individuare le cause che hanno dato origine alla loro più tarda elaborazione a partire dall’età classica. In età romana il soggetto assume forme e caratteri più strutturati, pur con alcuni aspetti ancora suscettibili di indagine e le vedute di città, popolate o prive della presenza umana, sono riprodotte in numerosi documenti che riguardano l’arte ufficiale, privata e le arti applicate. Il contributo che si pre¬senta vuole, in particolare, focalizzare l’attenzione sul processo evolutivo che ha portato allo sviluppo dell’immagine della cittàTopic under analysis is the townscape in the figurative culture of Greek and Roman times; the image of the city appears in the Hellenistic age, but indi¬rect evidence enables us to identify the source of the subject as early as the Classical age. In Roman times the townscape takes on more structured shapes and features, although some aspects are still subject to investigation. Views of towns, populated or not, are reproduced in many a document concerning the official, private art as well as the applied ones with different functions and meanings. This paper is not exhaustive at all; it only analyzes some aspects that might contribute to a better understanding of the city representation development in Greek and Roman artistic culture

    Mileto

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    L’uso della scultura architettonica nell’esperienza di anastilosi dell’antico

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    Nelle esperienze di anastilosi degli edifici antichi effettuate nel corso del Novecento, uno dei temi offerti al dibattito ha riguardato la ricollocazione, quando possibile, dell’arredo scultoreo architettonico dell’edificio da risollevare e le modalità con cui tale ripristino dovesse essere effettuato, in primo luogo se mediante l’uso degli originali o piuttosto attraverso l’utilizzo di copie. Premessa fondamentale alla tematica è la riconosciuta profonda unità tra struttura architettonica e apparato scultoreo figurativo: le due componenti, infatti, sono elementi essenziali e complementari di un edificio antico, a sua volta importante testimonianza di una fase storica, di una società o di un contesto culturale che esprimono i propri valori anche attraverso il codice espressivo delle immagini. Le due componenti, tuttavia, ci sono giunte assai frequentemente separate; vicende storiche, interessi antiquari e scientifici, necessità di conservazione hanno determinato fin dalle fasi postclassiche la separazione tra la struttura architettonica, rimasta in situ, spesso allo stato di rovina, e la scultura, talvolta reimpiegata o asportata e musealizzata nelle collezioni di antichità; di conseguenza se ne ha oggi una percezione alterata, che permette di apprezzare stile ed esiti formali dei singoli esemplari scultorei ma li decontestualizza, non valorizzandone la destinazione primaria “architettonica”, funzionale alla struttura per la quale erano stati concepiti; quest’ultima a sua volta restituisce di sé un’immagine parziale, priva del suo complemento figurativo. Alla luce di tali considerazioni, il contributo intende esaminare, attraverso alcuni casi studio, forme e modalità con cui è stata ricostituito l’arredo scultoreo di edifici antichi sottoposti ad anastilosi
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