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    Benessere urbano. Approcci, metodi e pratiche per sostenere la capacità di "stare bene" nello spazio urbano

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    Come si vive, oggi, nella città? Perchè, nonostante la quantità e la qualità di infrastrutture e strutture pubbliche, spesso la vita quotidiana in città è insalubre, faticosa, generatrice di stress, di patologie e angosce? E come possono l'urbanistica e la pianificazione riappropiarsi della capacità di promuovere una condizione di benessere diffuso nello spazio urbano? L'articolo presenta una rassegna che prova a eispondere a queste domande delineando un nuovo approccio al "benessere urbano", inteso come possibilità e capacità per tutti di "stare bene" nel proprio spazio-di-vita. Ne deriva uno spostamento dell'attenzione sui comportamenti e le pratiche che gli abitanti sperimentano nella loro vita quotidiana

    Stare male / stare bene in città. Disagio e benessere nella città contemporanea

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    Per affrontare le contemporanee, multiformi condizioni del disagio urbano, è necessario tornare a riconsiderare la dimensione spaziale del benessere. E’ nello spazio urbano e in rapporto all’uso –materiale e simbolico - che di esso ne fanno le differenti popolazioni e i differenti “corpi urbani”, che si producono molte delle forme di malessere, disuguaglianza e conflitto che contrassegnano l’odierna città delle differenze. D’altra parte la città, i suoi spazi e le sue strutture e infrastrutture, in quanto “ambiente di vita” individuale e collettiva, sono lo “spazio” privilegiato per la realizzazione di condizioni di benessere, salubrità, sicurezza, convivenza, equità. Si propone dunque di tornare a riflettere sull’importante relazione fra welfare e spazio/territorio stabilita dalla tradizione urbanistica, ripensando la convenzionale considerazione delle dimensioni fisiche e prestazionali di spazi, strutture e servizi, alla luce delle dimensioni immateriali e relazionali (fra individui e spazio) che contribuiscono alla realizzazione di una condizione di benessere come possibilità e libertà di individui e comunità a “stare bene” nel proprio “spazio di vita”. Questo comporta un riposizionamento dello sguardo sul rapporto fra forme di vita e ambiente, mettendo al centro dell’attenzione le pratiche della vita quotidiana, considerate come campo di indagine per l’identificazione delle forme e dei luoghi del disagio, e come attività di progettazione minuta, quotidiana, ordinaria, che costruisce il territorio in quanto “spazio di vita” in comune

    Stare bene in città. Dalla qualità dello spazio al benessere degli abitanti

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    La costruzione di un nuovo approccio al "benessere urbano parte da una riconsiderazione delle relazioni spazio-benessere stabilite dalla tradizione urbanistica, da tempo fossilizzate in prassi standardizzate delle politiche di pianificazione e dei servizi sempre meno capaci di soddisfare le nuove domande di salute e benessere della città contemporanea. La "qualità dello spazio" viene legata, oltre la dimensione fisica e prestazionale, alla dimensione "relazionale" fra forme di vita e ambiente e quindi all'uso - materiale e simbolico - che le persone fanno dello spazio. Attraverso un riposizionamento dell'attenzione sulle forme della vita quotidiana e le pratiche di cittadinanza attiva, si vogliono intercettare i nuovi bisogni così come le autonome capacità sociali di costruzione del benessere attraverso processi di microtrasformazione e di reinvenzione dei propri spazi di vita. Lo spazio pubblico, esempio eclatante del disagio urbano, è assunto come ambito privilegiato per il dispiegarsi di una simile prospettiva
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