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Vienna e la Duse (1892-1909)
L'incontro tra Eleonora Duse e la Vienna di fine secolo rappresenta uno degli eventi più interessanti nella storia del teatro europeo fra Otto e Novecento. Attraverso il tratteggio del contesto teatrale e culturale della capitale asburgica, il libro si propone di fare luce sul dialogo intenso tra l'artista italiana e la città che ne ha ospitato le tournée, tra il 1892 e il 1909. Se da una parte l'affermazione della Duse sui palcoscenici di Vienna ha svolto un ruolo cardine per il consolidamento della sua fama internazionale, ha stimolato dall'altra, nei fautori del cosiddetto "moderno viennese", riflessioni destinate a contribuire in modo tutt'altro che secondario al profilarsi di una nuova concezione dell'arte dell'attore; di uno stile recitativo "autentico", che fosse in grado di costituire un'alternativa tanto al pathos artificioso della recitaizone tardoromantica, quanto allo stile sentito come "falsamente vero" del teatro naturalistico. Il saggio segue e illustra le fasi di questo scambio reciproco, al crocevia della modernita
Da Schröder a Gotter. Riflessioni sulla pratica del teatro tedesco al tempo dello Sturm und Drang
Fra il 1777 e il 1778, Friedrich Ludwig Schröder si avvia a concludere la prima fase della direzione del Teatro d’Amburgo, assunta nel 1771 alla morte del patrigno,Konrad Ackermann. In questo lasso di tempo, l’attore intensifica la propria corrispondenza con lo scrittore di Gotha Friedrich Gotter, che in qualità di drammaturgo si poneva quale difensore e rappresentante del gusto francese, verso il cui superamento,invece, Schröder era impegnato. Le lettere indirizzate a Gotter rivelano però l’insistenza con cui il direttore dell’Hamburger Theater cercò di conquistare a sé l’autore; evidentemente in vista della costruzione di un repertorio che rappresentasse, nella temperie preromantica, un termine medio fra le esigenze di rinnovamento e la necessaria attenzione al retaggio del gusto francese. Le riflessioni che da qui si dipanano, e da cui l’articolo prende le mosse, permettono di fare luce su un episodio tutt’altro che secondario nella storia del teatro tedesco, nel momento in cui la Germania procede verso la conquista dell’egemonia culturale in Europa
Luigi Pirandello. La prima accoglienza della critica teatrale di Vienna e di Berlino
L’ingresso della drammaturgia di Pirandello nel circuito dei teatri di lingua tedesca è segnato dal debutto a Vienna, nell’aprile 1924, dei Sei personaggi in cerca d’autore (1921). Stimolato verosimilmente da quella prima messinscena, qualche mese dopo il regista più famoso all’epoca, Max Reinhardt, allestì l’opera a Berlino, inaugurando la cosiddetta ‘moda’ di Pirandello in Germania. L’articolo, volto a sondare le reazioni della critica teatrale ai due debutti, austriaco e tedesco, riflette sulle riserve espresse allora dai recensori – anche illustri – nei confronti dello scrittore italiano. La natura degli appunti critici apre una riflessione interessante sulla reale percezione della ‘novità’ della drammaturgia pirandelliana, meritevole di approfondimenti futuri
Theatermania and investigation of the Self
Il teatro non solo scritto e fruito, ma anche agito, con la possibilità che offre di calarsi nei ruoli,
nelle situazioni e nelle emozioni più diverse, diventa spesso, per molti, l’unica via di fuga dalle strettoie
sociali. È su questo aspetto che si concentra il contributo dell'autrice, che da storica del teatro riflette sul fenomeno ‘teatromania’ dalla prospettiva precipua
dell’attore
Introduction. Theatermania: Presentation
La presentazione costituisce una introduzione ragionata al volume collettaneo: Theatermania in Eighteenth-Century Europe
Max Reinhardt
Max Reinhardt (1873-1943) è stato uno dei maggiori teatranti di primo Novecento. Attore, regista, impresario e pedagogo, si è cimentato con tutti i generi, lavorando sui grandi classici e sulla drammaturgia contemporanea, anche la più ‘scomoda’. Ha dato vita ad allestimenti grandiosi e sfarzosi, al chiuso e all’aperto, in spazi intimi e immensi; sapendo servirsi in modo magistrale degli espedienti scenotecnici più innovativi, così come di un palco nudo. Convinto assertore del binomio teatro-scuola ha formato talenti memorabili (attori e registi, di cinema e di teatro) non solo in Europa, ma anche in America, dove – in quanto ebreo - emigrò dopo l’annessione dell’Austria alla Germania e dove morì. Il libro ne ripercorre la vita, offrendo un ritratto sintetico, ma esaustivo, dell'ultimo 'teatrarca'
L’Oriente dell'arte. Il passaggio in Europa di Sada Yacco (1900-1902)
L’articolo si propone come riflessione sul senso del passaggio
dell’artista giapponese Sada Yacco nell’Europa teatralmente fervida di primo
Novecento. Il clamore suscitato nel nostro continente dall’arrivo della
Compagnia di Otojirō Kawakami, al cui interno la moglie Sada Yacco finì per
diventare la stella incondizionata (spianando così la strada alla collega Hanako,
che arrivò in Occidente dopo di lei1) venne liquidato da molti come la semplice
conseguenza del gusto per l’esotico che circolava allora in Europa. È vero che il
Giappone, di cui nel nostro continente poco o nulla si sapeva fino alla fine
dell’Ottocento, esercitava nell’immaginario europeo il fascino delle cose
misteriose; altrettanto vero, però, è che sulla signora Kawakami si sono espressi
in modo entusiasta i maggiori intellettuali e critici del tempo; come anche
teatranti di prim’ordine, quali gli attori Henry Irving ed Ellen Terry, le
danzatrici Isadora Duncan e Ruth St. Denis, solo per citarne alcuni. Viene quindi
da chiedersi – ed è da qui che l’articolo prende le mosse – se, e in che misura, il
passaggio della Yacco abbia esercitato una reale influenza sulla formulazione
delle nuove concezioni circa l’arte e la figura dell’attore, allora in germe. Una
domanda a cui si prova a cercare risposta, con l’ausilio delle pubblicazioni più
recenti dedicate all’argomento
L'Ombra di Lear. Il Re Lear di Shakespeare e il teatro italiano (1858-1995)
Il libro percorre la "fortuna" della tragedia shakespeariana sui palcoscenici italiani, dalla prima rappresentazione alla messinscena di Luca Ronconi. Attravwrso l'analisi degli spettacoli, si tratteggiano le tappe principali del nostro teatro, dall'affermazione del Grande Attore all'avvento della regia modernamente intes
Fra parola e immagine. La pratica registica al Burgtheater nel secondo Ottocento
L’articolo interroga il ruolo giocato dal Burgtheater di Vienna nella definizione della pratica registica moderna; prima e in concomitanza dell’imporsi, dal 1874, del fenomeno dei Meininger sulla scena europea. Tradizionalmente attento soprattutto alla qualità culturale del repertorio e alla recitazione, dal 1849 al 1881 il Burgtheater si apre all’idea della rappresentazione come spettacolo “per gli occhi”. Vengono così a delinearsi due tendenze, entrambe contributo alla definizione di una nuova pratica teatrale
Letteratura e teatro. Germania e Italia nel dialogo con Shakespeare, dal secondo Settecento alla prima metà del XIX secolo
Nella Germania di Lessing e Herder, di Schiller e Schlegel, la riscoperta della
drammaturgia shakespeariana diventa motore e banco di prova di un rinnovamento globale
del teatro, del modo di concepire i suoi scopi e la sua funzione. In Italia il processo di
assimilazione dell’opera di Shakespeare sarà invece assai più lento e parziale, in un contesto
culturale “viziato”, ancora al volgere della prima metà dell’Ottocento, dal retaggio del gusto
classicista. A rivalutare e diffondere la conoscenza di Shakespeare saranno, da noi, non tanto i
letterati e i pensatori, quanto gli attori. Questi i temi su cui si snoda l’articolo, nella
comparazione continua fra i due contesti, quello tedesco e quello italiano
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