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Aspetti di validazione della versione italiana della scala SCL-90-R applicata a studenti universitari
INTRODUZIONE. La scala Symptom Checklist-90 Revised (SCL-90-R; Derogatis, 1983) è una delle più note ed utilizzate misure di self-report in ambito psicopatologico. La SCL-90-R, ideata principalmente per riflettere i pattern di sintomi psicologici di pazienti psichiatrici e “non pazienti”, secondo l’autore ha quattro scopi principali: (1) individuare la presenza di sintomatologia in persone apparentemente normali; (2) valutare eventuali cambiamenti nella sintomatologia, sia specifici sia generali; (3) costituire la base per previsioni e prognosi cliniche; (4) aiutare il clinico a formulare la diagnosi in accordo al DSM, tramite un’appropriata valutazione del profilo fattoriale del paziente.
Tale scala è stata oggetto di molti studi di validazione in campo internazionale, che hanno evidenziato sia aspetti di forza sia di debolezza dello strumento. Da un lato, numerose conferme sono state presentate riguardo alla consistenza interna dello strumento e alla validità convergente delle sue scale. Dall’altro, molte critiche sono state sollevate circa la validità discriminante della SCL-90 e la sua invarianza e stabilità fattoriale. Secondo vari autori, infine, più che misurare vere e proprie dimensioni psicopatologiche distinte, la SCL-90 tenderebbe a fornire una misura complessiva del disagio psicologico del soggetto (Cyr et al., 1985). Mancano, al momento, studi di validazione della SCL-90-R in ambito italiano. Lo scopo di questo lavoro è, quindi, quello di fornire un primo contributo alla validazione della versione italiana della scala, tradotta e pubblicata da Conti (Conti, 1999), applicata ad un ampio campione della popolazione normativa degli studenti universitari. Gli obiettivi della ricerca erano di verificare: (1) l’applicabilità dello strumento ed eventuali difficoltà di compilazione, (2) la distribuzione degli items e delle scale, (3) la consistenza interna delle scale, (4) la presenza di eventuali differenze dovute al genere, all’età o alla Facoltà, (5) la validità Convergente e Discriminante di quattro sottoscale: Somatizzazione, Ansia, Depressione e di Ossessività-Compulsività e di (6) studiare la struttura fattoriale dello strumento, tramite analisi fattoriale esplorativa e confermativa (per verificare l’aderenza dei dati raccolti al modello teorico di riferimento e alle strutture fattoriali riscontrate in letteratura, nonché ricercare conferme circa la unidimensionalità vs. multidimensionalità dello strumento; Cyr et al., 1985).
METODO. Alla ricerca hanno partecipato quattro differenti gruppi di studenti universitari (appartenenti a Facoltà differenti), per un totale di 631 soggetti. A tutti i partecipanti sono stati somministrati due strumenti, il questionario SCL-90-R, e un questionario differente per ciascun gruppo. Al primo gruppo (studenti di Psicologia del Secondo Anno di corso) è stato somministrato il Questionario D (Sanavio et al., 1997), per rilevare la presenza di manifestazioni depressive. Al secondo gruppo (studenti del quarto anno di Psicologia) è stata somministrata la versione italiana dello State-Trait Anxiety Inventory, Forma Y (Spielberger, 1989), per la valutazione dell’ansia di stato e ansia di tratto. Al terzo gruppo (studenti di Biologia) è stato somministrato il Questionario Psicofisiologico, Forma Ridotta (QPF-R; Sanavio et al., 1997), per la valutazione della presenza di reazioni e disturbi psicofisiologici. Al quarto gruppo (studenti di Lettere e Filosofia) è stato somministrato il Maudsley Obsessive-Compulsive Questionnaire, nella versione tradotta, adattata e ridotta da parte del CBA Team (Sanavio et al., 1997), per la valutazione delle ossessioni e compulsioni. Per verificare le ipotesi sono state utilizzate diverse metodologie di verifica statistica: correlazioni bivariate di Pearsons (per la correlazione fra misure e scale differenti), analisi della varianza e t-test (per le differenze nella media dei punteggi di sottogruppi diversi), alfa di Cronbach (per il calcolo della consistenza interna delle scale), analisi fattoriali esplorative (metodo delle componenti principali con rotazione varimax) e analisi fattoriali confermative (metodo della massima verosimiglianza).
RISULTATI. I risultati della ricerca hanno evidenziato aspetti positivi e negativi circa le caratteristiche psicometriche della SCL-90-R. Per quanto concerne l’affidabilità, tutte le scale hanno mostrato una consistenza interna elevata, superiore a .70. Riguardo alla validità convergente e discriminante di quattro scale dello strumento, verificata con un approccio Multitratto-Multimetodo (MTMM), i risultati sono contrastanti. La scala di Somatizzazione (SOM), infatti, presenta una buona validità convergente e adeguata validità discriminante. La scala di Ossessività-Compulsività (O-C), invece, non sembra trovare conferme né per la validità convergente, né per quella discriminante. Le scale di Depressione e di Ansia, infine, trovano conferme riguardo alla validità convergente, ma non riguardo alla validità discriminante. Per quanto concerne la validità fattoriale, l’Analisi Fattoriale Esplorativa, condotta richiedendo l’estrazione di nove fattori, sembra riprodurre solo marginalmente la struttura teorica del test ideata dagli autori. Analogamente, le Analisi Fattoriali Confermative (CFA) sembrano sollevare interrogativi sulla validità fattoriale del test, o perlomeno su una parte delle scale. Gli indici statistici della CFA, infatti, sembrano indicare che solo in tre scale il modello teorico possiede un buon adattamento ai dati (Ideazione Paranoide, di Ansia Fobica e di Ostilità) Parallelemente, i risultati, in particolare l’Analisi Fattoriale Esplorativa, non sembrano evidenziare conferme riguardo la multidimensionalità dello strumento. Diversi elementi, infatti, fanno propendere l’interpretazione verso l’ipotesi di unidimensionalità (Cyr et al., 1985).
CONCLUSIONI. I risultati della ricerca sembrano evidenziare alcuni pregi ma anche diversi limiti psicometrici della SCL-90-R e suggeriscono che lo strumento tenderebbe a fornire una misura complessiva del disagio psicologico del soggetto, più che misurare vere e proprie dimensioni psicopatologiche distinte (Cyr et al., 1985)
Rappresentazioni di parenting e stili di attaccamento nell'adulto: uno studio intergenerazionale nell'anoressia nervosa
Introduzione
Diversi autori hanno ipotizzato che la presenza di alterazioni, nelle relazioni precoci fra madre e figlio, svolga un ruolo importante nell’insorgenza dell’anoressia nervosa (AN). Dal punto di vista della teoria dell’attaccamento, i primi scambi interattivi e la modalità di parenting genitoriale possono rappresentare fattori protettivi o di rischio e vulnerabilità rispetto al successivo adattamento socioemotivo. Alcune ricerche sembrano confermare la connessione fra modalità di attaccamento e disturbi alimentari, riscontrando nei pazienti affetti da AN una maggiore incidenza di attaccamenti di tipo insicuro (Ward, Ramsay e Treasure, 2000). Il quadro complessivo, tuttavia, non appare ancora del tutto esauriente. In primo luogo, i pazienti affetti da AN non sembrano caratterizzati da uno stile di insicurezza prevalente (Distanziante o Preoccupato), che li differenzi in maniera netta sia dalle altre tipologie di disturbi alimentari sia da altre forme di psicopatologia. I disegni empirici utilizzati, inoltre, sono solitamente di tipo retrospettivo e non di tipo longitudinale, aspetto che riduce la portata e l’ampiezza delle relazioni riscontrate. Infine, la relazione fra insicurezza dell’attaccamento e AN trova una spiegazione alquanto generale, poiché non chiarisce gli specifici meccanismi di rischio che entrano in gioco nei differenti stili di attaccamento né il contributo intergenerazionale apportato dalle figure di accudimento.
Secondo la letteratura, infatti, i modelli di attaccamento dei genitori tendono ad essere trasmessi fra le generazioni, in particolare da parte materna (van IJzendoorn, 1995) e ciò porta ad ipotizzare una relazione significativa fra i modelli interiorizzati dei genitori e quelli dei figli; in questo senso, ci si deve attendere non solo che i genitori dei pazienti affetti da anoressia nervosa, e in particolare le madri, siano caratterizzati da modelli di attaccamento prevalentemente insicuri, ma anche che vi sia una corrispondenza significativa, fra pazienti e genitori, nelle loro rappresentazioni delle relazioni precoci di accudimento insicuro o disfunzionale. A riguardo, tuttavia, sono scarse, verifiche empiriche che, chiariscano, inoltre, anche il ruolo svolto dalla figura paterna in tale processo.
Il presente lavoro ha lo scopo di fornire un contributo allo studio della trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento nell’Anoressia Nervosa, considerando il ruolo svolto da entrambe le figure genitoriali e analizzando due distinte dimensioni rappresentazionali dell’attaccamento: lo stile di attaccamento adulto e le rappresentazioni della qualità del parenting sperimentata durante l’infanzia e la fanciullezza.
Metodo
Partecipanti. Alla ricerca hanno partecipato: (1) 30 pazienti con AN (16 del sottotipo restrittivo, 14 del sottotipo abbuffate/condotte di eliminazione), ricoverati presso un centro di cura, e i loro genitori (madri e padri) e (2) 30 soggetti di confronto, appaiati per età, sesso e status socioeconomico, insieme ai loro genitori.
Strumenti. A tutti è stato somministrato: (1) l’Adult Attachment Questionnaire (AAQ, Shaver e Hazan, 1995), un questionario self-report per la valutazione dello stile di Attaccamento Adulto e (2) il Parental Bonding Instrument (PBI; Parker, Tupling e Brown, 1979), per valutare le rappresentazioni della relazione di parenting, sperimentata dai soggetti durante i primi 16 anni.
Analisi dei dati. I due gruppi di soggetti e i loro genitori sono stati confrontati tramite statistiche di tipo parametrico (t-test) e categoriale (Chi-quadrato). La concordanza intergenerazionale è stata valutata tramite correlazione di Pearson per le misure di tipo continuo e con il Kappa di Cohen per le misure di tipo categoriale.
Risultati e Discussione
E’ risultata una differenza significativa fra pazienti con AN e gruppo di controllo nello stile di attaccamento adulto (Chi-quadro = 24,25, p. = .001). Nei pazienti con AN si è riscontrata un’elevata percentuale dell’attaccamento evitante (56,7% vs. 3,3%). Relativamente allo stile di attaccamento dei genitori, non si sono evidenziate differenze fra le madri e i padri dei pazienti e quelli del gruppo di confronto. In entrambi prevale lo stile di attaccamento sicuro. Questo risultato non sembra confermare l’ipotesi della trasmissione dell’attaccamento fra genitori e figli, ma evidenzia come vi sia una sorta di stacco generazionale nella direzione dell’insicurezza. Infine, per quanto concerne le rappresentazioni di parenting, le elaborazioni statistiche indicano una differenza nella rappresentazione del parenting paterno e materno da parte dei pazienti, connotato da una maggiore iperprotettività rispetto al gruppo di confronto. Nuovamente, non sono state rilevate differenze nelle rappresentazioni di parenting dei padri e delle madri dei pazienti, rispetto al gruppo normativo
Adult Attachment Style in Anorexia Nervosa: A Parental and Transgenerational Perspective
Introduction
The literature highlights the importance of early attachment relationships in the adaptive individual development and contends that attachment bonds, characterized by security, may be protective factors towards later distressing, maladaptive and psychopathological situations (Cassidy & Shaver; 1999). In particular, referring to eating disorders, patients with anorexia nervosa (AN) are related with a higher incidence of insecure style. In a recent review, Ward et al. (2000) report a preponderance of insecure pattern among the population with eating disorders but remark the difficulty in identifying a specific attachment category, because of the variety of the instruments employed to assess this construct. Moreover, the role of attachment representations of parents and their transgenerational transmission to AN patients is scarcely taken into account in empirical studies on eating disorders, focusing quite exclusively in the inquiry of patient pattern of attachment.
Objective
The aim of our work is to: (1) study adult patterns of attachment in patients with Anorexia Nervosa (AN), comparing them with a group of subjects belonging to normative population; the first hypothesis is to verify if the insecure patterns is predominant in the AN sample, as suggested by the literature; (2) investigate whether there is a difference in the Adult Attachment Stiles in the parents of subjects, comparing respectively the distribution of attachment patterns in the parents of clinical and control groups; (3) verify the transgenerational transmission of the adult attachment style in AN and normative sample. In other words, the aim is to investigate the correspondence between styles of attachment of the anorexics with those of both their parents. As parents grow their children with the relationship abilities they have internalized during their life, and as the particular way of interaction with their children contributes to attachment bond, we surmise that there should be some continuity between attachments in the two generations.
Method
The “Adult Attachment Questionnaire” (AAQ, Shaver & Hazan, 1995) was administered to
30 anorexic patients with Anorexia Nervosa (AN), according to the DSM-IV (APA, 1994), (restrictive type = 16; binge/purging type = 14). AAQ was also administered to 30 control-group non-patient Ss. and to their parents.
Results and Discussion
Results show a significant difference between AN patients and control-subjects in their Adult Attachment Style (Chi-square=24.25, p. = .001). In AN patients a higher frequency of insecure attachment of the “avoidant” subtype was observed (56,7% vs. 3,3%). With respect to the parental Attachment Style, preliminary results show no differences between the two groups of parents, i.e. both groups show more frequently a “secure” type of attachment. The results also indicate a lack of transmission in attachment representations across generations in AN families.
Summarizing, these findings point out difficulties and insecurity in Adult Attachment representations in patients affected with Anorexia Nervosa. Anorexic group are characterized by a predominant avoidant style of relation that affects not only their food-related behaviors but also their intimate and affective involvement. From an etiologic point of view, this finding is in line with the hypothesis that claims the importance of early attachment relationships in the development of the disorder. Despite this result, adult attachment style in parents of AN subjects do not differ from the normative population, disconfirming the hypothesis of transmission of attachment in AN and the linking of parental attachment representation and the development of the disorder
La prevenzione del disagio nell’adozione: Rassegna delle aree di possibile intervento post-adottivo
Dagli ultimi rapporti della Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI, rapporto sui fascicoli dal 16/11/2000 al 31/12/2004), organo ministeriale con il compito di vigilare in materia di adozione, emerge che la pratica dell’adozione è in crescita, soprattutto per quanto riguarda quella internazionale. La scelta adottiva comporta, tuttavia, secondo molti autori (Brodzinsky & Pinderhughes, 2002; Johnson, 2002) vari aspetti di difficoltà e di rischio per lo sviluppo dei figli, la genitorialità e la famiglia. In effetti, alla crescente diffusione dell’adozione si accompagna anche un aumento dei casi di fallimento adottivo, inteso, nella forma più eclatante e definita, come l’allontanamento del figlio dalla famiglia e l’interruzione del rapporto di filiazione. Il fenomeno del fallimento adottivo, tuttavia, può essere considerato in modo più ampio e complesso, includendo anche quelle situazioni di disagio individuale e familiare, che non necessariamente sfociano in un allontanamento del minore, ma che comportano, comunque, un elevato grado di problematicità connesso o derivante dall’adozione. A riguardo, alcune ricerche (Moretti, 2003; Galli & Viero, 2002) propongono dati preoccupanti sia sulla restituzione dei minori, sia sulla presenza di vari aspetti di criticità per queste famiglie (Brodzinsky & Pinderhughes, 2002).
A fronte di tale problematicità, nell’ottica della tutela del minore e della famiglia, si rende necessario lo sviluppo di programmi di intervento, di sostegno e di prevenzione per le famiglie adottive.
Da un punto di vista giuridico, la legge n. 476 del 1998 ha affidato alle Regioni il compito di promuovere la definizione di protocolli operativi e di svolgere le funzioni di programmazione, indirizzo e controllo in materia di adozione. La Regione Veneto ha stilato delle linee guida innovative per la definizione di una cornice operativa nel procedimento adottivo con lo scopo di dettagliare gli interventi di sensibilizzazione, formazione, valutazione delle coppie e sostegno alle famiglie, da realizzarsi fino ad almeno il primo anno dopo l’inseirmento del minore. I successivi interventi stabilti dalla Regione non si riferiscono propriamente ad aspetti preventivi, ma riguardano il monitoraggio e la vigilanza.
La letteratura, per contro, suggerisce che il ciclo di vita delle famiglie adottive presenti difficoltà e compiti specifici, che vanno oltre i momenti iniziali dell’inserimento del bambino: spesso, infatti, le crisi si presentano anni dopo che si è concluso il percorso fatto con i servizi. Da questo punto di vista, l’adozione non è un processo che si risolve con la conclusione delle scadenze scandite dall’iter adottivo (Galli & Viero, 2002).
Lo scopo di questo lavoro è quello di fornire un contributo, attraverso la rassegna di quanto presente in materia in ambito nazionale e internazionale, circa i fattori critici dei diversi momenti della vita familiare adottiva, al fine di delineare possibili campi di prevenzione del disagio nell’adozione, anche in fasi evolutive più avanzate rispetto a quelle fino ad ora proposte. Lo studio, quindi, si è focalizzato sulla comprensione delle tappe di sviluppo individuali e familiari nell’adozione e sugli aspetti peculiari connessi con l’esperienza pre e postadottiva implicati con la maturazione e l’adattamento. Si sono esplorate le problematiche tipiche dell’età prescolare, dell’età scolare e dell’adolescenza e, parallelamente, si è discusso dei cambiamenti, delle difficoltà specifiche e degli aspetti di criticità che la famiglia adottiva affronta lungo il ciclo di vita, al fine di evidenziare aree rilevanti per possibili interventi di prevenzione del disagio
Il funzionamento familiare e aspetti di valutazione attraverso il colloquio
Il capitolo, di Vincenzo Calvo e Mariangela Battistella, propone un modello teorico di comprensione del funzionamento familiare, il Modello Circonflesso delle Relazioni Familiari di Olson, descrivendone le principali caratteristiche e illustrandone le potenzialità in quanto cornice interpretativa in ambito clinico
The impact of maternal anxiety on hospitalized children
Introduction: hospitalization is a critical event for children, with many effects on their quality life and on their behavioural and emotional development. The most common symptoms are: anxiety, depression, apathy and withdrawal, anger and aggressiveness, post-traumatic stress symptoms, regression to preceding development stages, decrease of interests and plays, eating and sleep disorders. Some factors could have implications with the development of this wide negative hospitalization symptomatology. First of all, they refer to the medical condition, then also to child’s/parent’s/family’s characteristics. Recent works have focalized on the impact of mother emotional state on the adjustment of hospitalized children. High mother anxiety and frustration levels, during hospital admission of their children, are related with low child’s capacity to react in an adequate manner to the critical situation and with more perceived suffering (Melnyk, 2000; Board, 2005; Barlow & Ellard, 2006). Objective: The aim of our work is to give a contribution to research on the impact of mother anxiety on hospitalized children. In details, our goals are: 1) to verify the existence of a relationship between maternal anxiety and anxious and depressive child symptoms; 2) to study mother anxiety and its link with the child psycho-physical adjustment during the admission; 3) to verify the existence of a connection between maternal anxiety and children coping strategies to face the admission and the hospitalization. Method: 36 dyads mother-child participated to this study. Children (Age range: 6-12 years) were admitted in a Paediatric unit. We administered: 1) State-Trait Anxiety Scale - Y form (STAI-Y; Spielberger, Gorsuch & Lushene, 1989) to mothers for the assessment of their anxiety; 2) Test dell’Ansia e Depressione nell’Infanzia e nell’Adolescenza (TAD; Newcomer, Barenbaun & Bryana, 1995), to children for measuring their anxious and depressive symptoms; Child Health Questionnaire (CHQ-PF50; Landgraf, Abets & Ware, 1996), to mother to assess the child psycho-physical perceived adjustment, KIDCOPE (Spirito, Stark & Williams, 1988) to children to assess the coping strategies to face hospitalization. Results and Discussion: Results supports most of our hypothesis. Analysis shows higher maternal anxiety (both trait and state) levels relates with higher child anxious and depressive symptom. Higher anxiety level correlates also with a worse psycho-physical children adjustment. On the other hand, low maternal anxious states relates with active and positive coping strategies to face the critical event of hospitalization. This study don’t support any relationship between avoidant-negative coping strategies and maternal anxiety. Further analysis will need to assess the direction of the relationship found
Attaccamento e funzionamento di coppia come fattori di influenza sul parenting materno sensibile
La letteratura ha sottolineato il ruolo centrale della sensibilità del genitore, nella prima infanzia, nell’influenzare la qualità del parenting e della genitorialità, in quanto direttamente associata allo sviluppo di un attaccamento sicuro da parte del bambino. Lo studio dei fattori che concorrono allo sviluppo di un parenting sensibile ha messo in luce l’importanza dei fattori individuali e della storia relazionale dell’adulto con le proprie figure di attaccamento durante l’infanzia. Meno rilievo è stato accordato, fino ad ora, allo studio dell’influenza che aspetti relazionali e contestuali, quali l’attaccamento di coppia e il funzionamento di coppia, possono avere sullo sviluppo di un parenting sensibile del genitore nei confronti del figlio. Lo scopo di questo lavoro è, dunque, quello di verificare se l’attaccamento e il funzionamento della coppia contribuiscono a determinare o mediare la sensibilità materna nell’interazione con il proprio bambino durante la prima infanzia. Alla ricerca hanno partecipato 31 coppie di genitori con un figlio nel secondo anno di vita (età media = 15.5 mesi). Entrambi i genitori hanno compilato: (1) il Questionario sulle Esperienze nelle Relazioni Sentimentali (ECL; Picardi, Bitetti, Puddu & Pasquini, 2000) per valutare l’attaccamento adulto nei confronti del partner; (2) il questionario Family Adaptability and Cohesion Evaluation Scales (Faces III; Olson et al., 1985) per valutare il funzionamento di coppia in termini di adattabilità, coesione e soddisfazione. Infine, per valutare la sensibilità materna, è stato videoregistrato un episodio di interazione madre-bambino di circa 8 minuti, nel quale si chiedeva al genitore di giocare liberamente con il proprio figlio. La sensibilità materna è stata codificata in termini macroanalitici, con la scala di sensibilità-insensibilità di Ainsworth (1969) e in termini microanalitici, secondo lo schema di codifica di Martin, Maccoby, Jacklin (1981). I risultati indicano una parziale conferma dell’influenza dell’attaccamento di coppia e del funzionamento familiare sulla sensibilità materna valutata in termini microanalitici ma non in termini macroanalitici. In particolare, l’ansietà dell’attaccamento di coppia della madre tende a ridurre la sua partecipazione nell’interazione e i comportamenti positivi messi in atto nei confronti del piccolo
The structure of attachment networks in Italian young adults
The aim of this study was to assess the composition and the structure of Italian Young adults’ attachment networks. According to the literature, with the development individuals form multiple attachment bonds, which may vary in importance, strength, and functions. In other words, adults and young adults are likely to differ in their strength of attachment to particular figures and in the number and type of relationships that comprise adults’ attachment network (Doherty & Feeney, 2004). In fact, throughout adolescence and early adulthood, attachment functions are gradually transferred from parents to peers and the number of attachment figures increases. Romantic partners, age-peers such as friends and siblings may fulfil significant attachment functions in adulthood, such as providing closeness (safe haven function), security (secure base), spending time with (proximity seeking), or missing the person during separations (separation protest).
A questionnaire measure of preferred attachment figures, derived from the literature, was administered to 140 Italian young adults, aged 20-35, in order to analyse the composition and the structure of their attachment networks.
The results confirmed the hypothesis that romantic partners, when present, are the most important attachment figures during early adulthood. Using the strict criteria proposed by Doherty e Feeney (2004) to define full-blown attachment, 44% of participants had one attachment relationship full-blown, 48% more than one, and 8% none
La cogenitorialità nella relazione fra padre non affidatario e figlio adolescente, in contesti di separazione coniugale
INTRODUZIONE. Le separazioni coniugali e i divorzi, in costante aumento negli ultimi anni, richiedono una riorganizzazione delle dinamiche familiari a livello coniugale, genitoriale e sociale. Ciò ha spesso comportato una diminuzione del contatto fra i figli e il genitore non affidatario che, prima della legge sull’affido condiviso, nella maggior parte dei casi era il padre. Secondo la letteratura, nelle famiglie separate viene instaurato un livello più o meno adeguato di cogenitorialità, intesa come la compartecipazione di entrambi i genitori nelle cure del figlio (Ahrons, 1981; Furstenberg & Cherlin, 1991); tutto ciò anche se, attraverso una “comune responsabilità genitoriale”, i genitori dovrebbero offrire al figlio un senso di continuità e stabilità del legame con loro, anche in caso di separazione fisica (Mazzoni, 1999)
Per questa ragione è centrale comprendere come gli ex-coniugi realizzano la funzione cogenitoriale, che dovrebbe continuare nel tempo e assicurare ai figli un supporto adeguato anche in adolescenza. Lo scopo della ricerca era quello di verificare, in coppie separate, se la qualità della cogenitorialità, valutata in termini di cooperazione e conflitto fra ex-coniugi, influenzi la relazione fra il figlio adolescente e il padre, quale genitore non affidatario.
METODO. Nella ricerca si sono indagate le dinamiche familiari che si instaurano nelle famiglie separate con figli adolescenti affidati alla madre, ponendo attenzione all’aspetto cogenitoriale e ai suoi influssi sul rapporto dei figli con i genitori. Allo studio hanno partecipato 55 coppie madre-figlio, alle quali sono stati somministrati 4 questionari per valutare tre dimensioni: (1) il grado di cogenitorialità del padre, espresso in termini di conflitto e di sostegno all’ex-partner (Sobolewski & King, 2005; Ahrons, 1981), (2) l’attuale coinvolgimento paterno nella relazione col figlio (contatto padre-figlio, qualità della relazione, responsività paterna; Sobolewski & King, 2005), (3) il funzionamento familiare del nucleo ricostituito (Family Environment Scale, FES, Moos & Moos, 1981).
RISULTATI. I risultati indicano che il sostegno e la cooperazione cogenitoriali fra ex-coniugi facilitano il contatto tra padre e figlio. Questo porta ad una migliore qualità della relazione padre-figlio e ad una più alta responsività paterna. Inoltre, è risultato che il grado di conflitto fra i genitori è in relazione con il clima relazionale della famiglia riorganizzata e che il coinvolgimento paterno è correlato positivamente con la coesione familiare e negativamente con la conflittualità presente nell’attuale famiglia.
Dai risultati, infine, emerge che il conflitto fra ex-coniugi, circa l’accudimento del figlio, non è correlato con la quantità di contatto fra padre e figlio, come ipotizzato in letteratura. Questo dato suggerisce che, nella realtà italiana, l’assenza di conflitto potrebbe non essere un indicatore positivo, ma testimoniare una minore partecipazione a livello cogenitoriale da parte del padre. Questi risultati sembrano incoraggiare lo sviluppo di ulteriori ricerche, per strutturare interventi di prevenzione mirata al fine di promuovere la cogenitorialità nelle coppie separate e di mantenere relazioni positive fra padre e figlio, in un periodo critico quale l’adolescenza
Aspetti di validazione della scala SCL-90-R
SCOPI DELLA RICERCA. Il protocollo che definisce la prima presa di contatto con i pazienti del Servizio SAP-SCP comprende l’utilizzo della Scala SCL-90-R (Derogatis, 1983), una delle più note misure self-report in ambito psicopatologico. La SCL-90-R è stata validata in campo internazionale, mostrando buone caratteristiche di consistenza interna, stabilità test-retest e validità convergente, concorrente, discriminante e di costrutto. Mancano studi di validazione in ambito italiano.
Lo scopo di questo lavoro è di fornire un primo contributo alla validazione della versione italiana della scala (consistenza interna e validità concorrente).
Un ulteriore obiettivo è di analizzare la distribuzione dei punteggi delle scale che compongono la SCL-90-R in un campione di studenti universitari del secondo anno di Psicologia. Il fine è di evidenziare le principali problematiche psicopatologiche autoriferite dagli studenti di Psicologia, i quali rappresentano parte del potenziale bacino d’utenza del servizio SAP.
CAMPIONE/MATERIALE. Ad un intero corso di studenti frequentanti il secondo anno di Psicologia, formato da 135 soggetti, è stata somministrata la scala SCL-90-R (Derogatis, 1983) insieme al Questionario D (QD), per la misurazione di disforia e manifestazioni depressive di rilievo subclinico, facente parte della batteria CBA 2.0 (Bertolotti et al., 1996).
METODO. La consistenza interna dell’SCL-90-R è stata calcolata sull’insieme delle scale che compongono lo strumento, mentre la validità concorrente mettendo in relazione la scala di Depressione dell’SCL-90-R con il punteggio del QD.
Il profilo complessivo della classe di studenti è stato analizzato sull’insieme dei punteggi dell’SCL-90-R, confrontando fra loro maschi vs. femmine e altri sottogruppi rilevanti.
RISULTATI E CONCLUSIONI. Dalle prime analisi, ancora in corso, è risultato che l’SCL-90-R presenta caratteristiche psicometriche adeguate all’utilizzo in ambito italiano
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