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Melchiorre Cesarotti, Saggio sulla filosofia del gusto, a cura di Romana Bassi
Manifesto antinormativo indirizzato all'Arcadia contro la nozione di gusto esclusivo, il Saggio sulla filosfia del gusto di Melchiorre Cesarotti traccia un autoritratto del critico e del traduttore, in cui si rileggono origine, storia e fini dell'Accademia romana nel segno dell'apertura verso i moderni. L'emergente gusto preromantico viene a conciliarsi qui con il canone razionalistico della convenienza, secondo implicite coordinate teoriche, trascelte nel dibattito europeo. Gli echi dell'estetica della fruizione di Du Bos, della nozione di sublime di Burke filtrata attraverso l'esposizione di Helvetius, dello statuto del genio secondo Rousseau, del nesso vichiano tra poesia e barbarie si combinano con le rielaborazioni ispirate da Hume e dagli enciclopedisti francesi. Il giudizio di gusto, permanendo nell'oscillazione tra ragione e sentimento, si sottopone alla depurazione baconiana dagli idola fino a farsi antidoto al pregiudizio e alla superstizione. Emerge così l'istanza morale che configura il dominio di un'etica del gusto in cui la figura del lettore incontra quella dell'autore
Forza vs giustizia: l'argomento delle Amazzoni in una teoria rinascimentale della diseguaglianza femminile nella storia
Collocate tra mito e storia, tra civilizzazione e barbarie, tra femminilità e virilità, nel Rinascimento il mito delle Amazzoni offre soprattutto un argomento di validazione ed è presentato come prova storica a conferma e di dimostrazione delle diverse posizioni che si confrontano su quale ruolo competa alle donne. Il saggio analizza l'argomento delle Amazzoni in relazione alla polarità tra forza e giustizia e al loro esplicarsi nella storia dell'umanità. Ne scaturiscono idee eterogenee della struttura della storia, alla luce del problema della disuguaglianza femminile. Le implicazioni etiche di matrice aristotelica, che consentono di assimilare l'elemento femminile alla dimensione della medietà, evidenziano come il ricorso alle fonti aristoteliche potesse fornire elementi anche a sostegno delle tesi non misogine
Risonanze aristoteliche: Francis Bacon e il problema della carità
La prospettiva etica aristotelica costituisce il paradigma eminente di riferimento che Bacon tiene presente quando discute di problemi morali. Essa funge da chiave ermeneutica e da modello implicito, nonché da termine di paragone ideale, anche quando Bacon estende la sua attenzione per esaminare nozioni che, per la loro natura eterogenea, non si prestano a venir interpretate alla luce della prospettiva etica aristotelica. È questo il caso della virtù della carità, come si mostra in questo contributo
Comunicazione e linguaggio come forme di cura della relazione nella Scienza nuova
Il contributo rilegge la nascita e lo sviluppo del linguaggio nella Scienza nuova alla luce dell'etica della cura e in particolare delle implicazioni che quest'ultima delinea in chiave politica, secondo l'elaborazione di Joan Tronto. Ponendo attenzione al linguaggio, si rileva come questo si dia prioritariamento attraverso la dimensione comunicativa che vale a esprimere e modellare la relazione di cura. Ciò spiega la genesi e il radicarsi della disuguaglianza morale alla luce delle pratiche di cura e degli usi linguistici, che vanno strettamente congiunti. Dalle forme della cura di sé che presuppongono una coscienza della propria vulnerabilità si passa a indagare il rapporto tra atto di nominazione e cura, per il modo in cui esso articola un lessico dei bisogni. Infine, quando lo si interpreti secondo le categorie dell’etica della cura, l’universale fantastico rivela la propria dimensione di universale etico del nome proprio e della relazione storicamente situata
Aspetti etici del rapporto mente-corpo nella "Scienza nuova"
Il ruolo di medietà svolto dal linguaggio nelle dinamiche della relazione tra mente e corpo, così come Vico le delinea nella Scienza nuova, costituisce l’oggetto di riflessione di questo articolo, che intende mostrare come mente e corpo si strutturino reciprocamente attraverso l’elemento del linguaggio e come tale relazione configuri l’apertura di una dimensione etico-comunicativa. Ciò conduce a una riconsiderazione della dialettica tra verità e falsità, così come di quella tra regno della necessità fisicamente determinata e spazio della libertà morale. Ne deriva una ridefinizione della nozione di autorità, in cui si evidenziano le implicazioni non solo morali ma anche politiche del rapporto tra mente e corpo, una conclusione questa alla quale contribuisce anche la lettura parallela di un passo di Francis Bacon, forse uno tra i più trascurati dei «quattro auttori» vichiani
Il «De uno» alla luce dell’«Exemplum tractatus de iustitia universali, sive de fontibus iuris» di Francis Bacon
Reading «De Uno» in light of Francis Bacon’s «Exemplum tractatus de iustitia universali, sive de fontibus iuris». Although Vico was admittedly disappointed by Bacon’s Exemplum tractatus, a parallel reading of this text and De Uno can provide insights as to how Vico ended up having to confront a series of issues: how does the universal law project itself into history? where does the law stem from? is there a link between law, occasion, and utility? what are the sources and the scope of authority? how does violence affect the law? what role for religion and piety? how to devise a philology for the laws and ancient fables? Bacon’s scattered aphorisms offer glimpses into problems which find a solution in the all-encompassing order of De Uno
Vico e a objeção moral dirigida a Francis Bacon no De ratione
The reference to Francis Bacon opening Vico’s De ratione (1709) has overshadowed the censorship addressed to him in this work. I argue that, unlike the recent controversy surrounding Bacon's work, the vexatio naturae stigmatized by Vico is not motivated by an objection to the violence exerted on nature, instead aims to refute the plausibility of Bacon's desiderata and invalidate the project of regnum hominis by using precise locutions drawn from Bacon’s works. No other echoes of this criticism addressed to Francis Bacon is to be found in Vico’s later works. On the contrary, in De mente heroica (1732), Vico fully subscribes to the Baconian exaltation of the heroic notion of knowledge, considering it beyond criticism
Verso quale transizione? Profili di giustizia climatica
L'articolo prende in esame la spinta verso la transizione ecologica e ne vaglia le istanze in relazione a questioni di giustizia climatica. Vi si sostiene la necessità di rimodellare l’impianto complessivo della nostra modalità di relazionarci all’ambiente. Si tratta di un ripensamento che andrà esteso dalla relazione tra umanità e ambiente fino a prospettare una messa in discussione per ridefinire la nozione stessa di umanità. Se ci era sembrato appropriato immaginarci quali esseri autonomi e razionali, a cui le risorse dell’ambiente fossero state affidate per l’esclusivo soddisfacimento dei propri bisogni, gli effetti a lungo termine di questa visione, in cui il regnum hominis si regge su una razionalità esclusivamente strumentale, denunciano l’illusorietà e la parzialità di questa concezione. Soprattutto, ci rivelano a noi stessi come esseri dipendenti, drasticamente limitati nella nostra capacità di percepire le implicazioni morali di azioni e scelte divenute consuetudinarie, ma nondimeno cieche e irrazionali perfino nell’ottica limitata di garantire il bene per la nostra specie. La questione dell’etica ambientale trascina quindi con sé un più ampio spettro di problemi, in cui la riconsiderazione dei criteri di deliberazione ispirati a ragioni di tardiva prudenza si impone come imprescindibile. Ripensare il rapporto con l’ambiente significa oggi ripensare l’umano. Se è con sgomento che prendiamo coscienza retrospettivamente di un disastro provocato senza apparente intenzione, l’unica possibilità di “speranza disperata” risiede nel riconoscerci, pur nella nostra intrinseca vulnerabilità, anche come gli unici esseri in grado di attuare un progetto rivolto a porvi rimedio
Ethos e natura: modelli storici e problemi teorici
Il saggio presenta un resoconto del convegno intitolato "Ethos e natura", tenuto presso l'Università di Padova (8-9 maggio 2008)
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