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Come il diritto inventa le identità
Does the identity recorded by documents certify what you are or affect your way of being? Do the different classes of subjects to which the rules grant rights or impose obligations exist before being utilized by law? Is the role conferred by the institutions a false mask that can be dismissed at the end of a working day or is it a stubborn demon that possesses the soul of the man and the citizen?
These questions introduce the issue of this paper: the relationship between Law and identity, in particular the contribution of legal sphere to the construction or manipulation of collective identities such as gender, race, nationality or class.
The author opts for a constructivist approach and describes the process of "legal canonization of identities", i.e. the four stages of generation of the social groups as legal categories (both those created ex novo by the legislator and those existing before a rule calls them into question). Therefore Law is defined as a “socialmatrix of identities”.
This consideration opens a number of possible consequences including: i) a collision between the normative and cognitive dimension of rules; ii) a rethinking of the problem of validity because the existence of a legal system, according to this thesis, would depend more on its capacity to shape the epistemic categories of citizens than by the citizens’ obedience to its rules; iii) a reflection on the possibility of survival of a-legal identities: not legal neither illegal, identities simply not covered by the Law
Diritti umani e capitalismo. La libertà tra indipendenza e interdipendenza
I diritti umani e il capitalismo sono termini tra loro incompatibili o fanno fronte comune? Il capitalismo pone a repentaglio i diritti umani o li tutela e li diffonde? I diritti umani stanno alla base di un’organizzazione capitalistica della società o vi si scontrano e la arginano?
Il saggio discute l’opinione di Marx espressa nel testo intitolato Sulla Questione ebraica, scritto in polemica con Bruno Bauer, giovane hegeliano. L’autore del Capitale, suscitando probabile sorpresa in molti degli attivisti e dei movimenti che dal suo pensiero traggono ispirazione, asserisce che i diritti umani e il capitalismo stanno dalla stessa parte della barricata. Nascono, infatti, nella medesima fase storica ed entrambi sono il prodotto dell’ideologia e del sistema borghese. Ma, al contrario di quanto credono i fautori del liberismo, non sono i capitani d’impresa e il libero mercato a servire, pur inconsapevolmente, il diffondersi dei fondamentali diritti dell’uomo. Per il filosofo tedesco, i diritti umani servirebbero il capitale.
La ragione di questa affermazione sta nel fatto che la “libertà” e gli altri principali diritti sono rappresentati nelle costituzioni rivoluzionarie del XVIII secolo alla stregua di un’oggetto di proprietà: la libertà finisce dove inizia quella di un altro, esattamente come un podere. L’individuo è libero finché è solo e non interagisce con gli altri. Marx allude, però, alla possibilità che vi sia una libertà di qualità diversa, che non è inibita dallo stare in relazione, ma che si realizza proprio attraverso il legame con gli altri e con la comunità.
Sulla base di questo spunto il presente saggio introduce il modello staffa e il modello stampa: si tratta di due possibili approcci alla distribuzione dei beni tutelati dai diritti umani. I modelli fanno riferimento a due invenzioni: la prima che ha condotto ad una concentrazione del potere, della ricchezza e del prestigio nelle mani di pochi, l’altra ad una loro diffusione. La differenza però non è semplicemente che un bene materiale finito, nel primo caso, sia stato fazionato in porzioni fortemente diseguali e, nel secondo caso, sia stato fatto in parti eque. Il modello stampa tratta i diritti come beni che aumentano nella condivisione; nella matematica del modello stampa la divisione ha un risultato pari a quello di una moltiplicazione.Are human rights and capitalism incompatible terms or do they make a common front? Does capitalism endanger human rights or protect and spread them? Are human rights the basis of the capitalist organization of society or do they collide with and constrain it?
The essay discusses the opinion expressed in Marx's work entitled On The Jewish Question, written in controversy with the Young Hegelian Bruno Bauer. The author of The Capital –surprising maybe some of the activists and movements inspired by his thought – asserts that human rights and capitalism are on the same side of the fence. They arise, in fact, in the same historical period, and both are the product of bourgeois ideology and system. But, differing with the idea of the free trade supporters, the big companies and the free market do not help, even unconsciously, the spread of the fundamental rights. For the German philosopher the human rights assist the capital.
The reason behind this statement lies in the fact that in the revolutionary Constitutions of the XVIII century "freedom" and the other rights are represented like holdings: freedom ends where another’s begins, just as a field. The individual is free as long as he is alone and does not interact with others. Marx refers, however, to the possibility of a different quality of freedom, not inhibited by relationships, at the contrary, realized through mutual bonds and in a community.
On the basis of this cue, this paper introduces the bracket model and the press model: they are two possible approaches to the distribution of goods protected by human rights. These models refer to two inventions: the first one has led to a concentration of power, wealth and prestige in the hands of few people, the other one has carried out their diffusion. The difference is not simply that, in the first case, a material good is divided in strongly unequal portions and, in the second, there is a fair partition policy. The press model allows the human rights goods increase in sharing. According to mathematics of the press model, division get the same result of a multiplication
Traduzione: Obbedienza creatrice. Modello per un agire politico
Lo spunto del saggio proviene da Simone Weil, la quale nei
suoi lavori propone più volte, in diverse varianti, l’analogia che segue: «Scrivere –
come tradurre». Per la pensatrice il carattere decisivo della traduzione sia l’essere
un atto vincolato, trattenuto dalla necessità di obbedire al testo originario.
Pertanto la scrittura che si forgia come una traduzione non dovrebbe assomigliare
a quel romantico atto libero e creatore, a quell’opera titanicamente capace
di generare dal nulla; al contrario dovrà essere un meticoloso lavorio da artigiano,
attento e obbligato alla fedeltà.
Per quanto riguarda il versante della traduzione, la dinamica dialettica si sviluppa
in quanto il testo originale pone all’interprete una richiesta paradossale, ciò che
in psicologia sistemica si definisce ‘doppio legame’. Il doppio legame è un imperativo
contraddittorio che viene trasgredito nel momento in cui si ottempera ad
esso. L’esempio più classico è dato dall’esortazione «sii spontaneo» alla quale non ci
si può conformare poiché essere spontanei su richiesta è impossibile.
Il saggio sviluppa il tema di cosa possa essere l'agire politico quando si conforma al modello della traduzione così intesa
Progettare la persona, costruire l'identità. La normativa scolastica come testo di filosofia pratica. pp. 57-65
Ogni azione si svolge ed acquista significato in uno sfondo articolato di
credenze, valori, desideri (coscienti o presupposti). Al fine di comprendere l’agire
del singolo o del gruppo non è quindi sufficiente ‘attenersi ai fatti’; ma occorre,
per quanto è possibile, scandagliare le dinamiche interiori che hanno impresso
una forma alla materia dell’azione. Ad esempio il diritto penale tiene conto
dello ‘sfondo teorico’ dell’imputato, punendo diversamente uno stesso delitto,
a seconda se esso è premeditato, semplicemente colposo o preterintenzionale.
Se volessimo allora cimentarci nell’ardua impresa di comprendere l’agire,
non semplicemente di un singolo individuo, ma di quel coagulo contraddittorio
e contrastante di fazioni e partiti che è il Governo di una nazione, molti
sarebbero i documenti che saremmo tenuti a consultare per ricavarne un articolato
‘sfondo teorico’. Tra questi, però, la normativa scolastica costituisca una testimonianza
privilegiata: essa svela, più esplicitamente di altre produzioni legislative, i valori, le credenze e i desideri dell’Istituzione che l’ha promossa e dell’epoca in cui è sorta. Infatti tramite le leggi
sulla Scuola, il Governo enuncia che genere di uomo e di cittadino vuole abiti
il suo territorio
Recensione a M. Torri, Storia dell'India, Laterza, Roma-Bari 2000, pp. XXII+839
L'area del subcontinente indiano è un territorio esteso e popoloso, che ha assistito al nascere e all'evolversi di numerose formazioni sociali e politiche, di innumerevoli religioni e tradizioni di pensiero, espresse in documenti scritti in molteplici lingue. Scriverne la storia è un’impresa estremamente ardua anche perché si ha a che fare con una catena di eventi lunghissima che precede di millenni la nascita di Cristo e al contempo che presenta insormontabili problemi di datazione degli eventi e delle fonti. Ma a tutto ciò, che di per sé costituisce già una sfida poderosa per quegli storici impavidi che hanno deciso di cimentarsi, si aggiunge la necessità di doversi confrontare con l'eredità dell'antico pregiudizio (di matrice coloniale e orientalista) che l'India sia un paese senza storia
RECENSIONE A R. Guha, G.C. Spivak, (introduzione di E.W. Said), Subaltern Studies. Modernità e (post)colonialismo, presentazione di S. Mezzadra, Ombre Corte, Verona 2002, pp. 144 (trad. parziale di R. Guha, G.C. Spivak (eds.), Selected Subaltern Studies, Oxford University Press, Delhi 1988)
I Subaltern Studies sono una corrente di studi prevalentemente storici, sorta in India nei primi anni ‘80 fa e che ha avuto una straordinaria diffusione in numerose parti del mondo. Grazie alla cura di Sandro Mezzadra, è ora possibile consultare in italiano alcuni dei saggi, ormai classici, prodotti da tale esperienza di ricerca.
Come spiega Said, nella sua introduzione, i subaletrn studies muovono dalla constatazione che la storia indiana sia stata scritta da un punto di vista colonialista ed elitario, sebbene gli attori principali siano stati i ceti subalterni. Da ciò proviene la necessità di una nuova narrazione del passato che offra lo spazio e l'importanza dovuta agli esclusi dalla storia ufficiale. La relativa semplicità del punto di partenza e, in fondo, la non assoluta novità del proposito (si ricordi l'ideale storiografico manzoniano) non devono far sottovalutare né la difficoltà esecutiva di tale progetto, né le sue peculiarità
Razzisti per legge. L'Italia che discrimina
È facile chiamare 'razzista' l'uomo che aggredisce un altro uomo solo perché di etnia, nazionalità o religione sgradita. Più arduo è percepire lo scandalo di leggi e procedure che costruiscono la disuguaglianza. Dare un nome alle cose serve a vederle. Si chiama 'razzismo istituzionale' quel complesso di norme e politiche che tracciano una linea di separazione tra chi ha diritti e chi possiede solo incerte e revocabili concessioni.
Questo libro racconta un'Italia razzista verso chi è designato come 'straniero'. Mette insieme riflessioni teoriche e storie di casi gravi e lievi, noti e sconosciuti, di discriminazione istituzionale, come la cosiddetta 'emergenza Lampedusa' o la vicenda di un'insolita assegnazione a una famiglia rom di un prestigioso appartamento confiscato alla mafia
La ragione “contraddittoria” in Simone Weil
Nel saggio seguono sono collezionate alcune idee di Simone Weil intorno al tema della ragione elaborate soprattutto durante gli ultimi anni della sua vita (1941-1943). La ragione naturale viene contrapposta alla ragione soprannaturale contrario della trionfale sintesi hegeliana. Questa si costituisce come arresa vincente: dopo essersi dichiarati sconfitti, manifestata la propria impotenza di soluzione dell’ossimoro
e divenuti ormai completamente coscienti del limite, si viene trasportati nell’immenso universo che contiene tutti gli opposti
Recensione a D. Ludden (ed.), Reading Subaltern Studies. Critical History, Contested Meaning and Globalization of South Asia, Anthem South Asian Studies, London 2002, pp. 442
Il testo curato da David Ludden costituisce uno strumento di estremo valore per comprendere il contributo interdisciplinare degli studi della subalternità. Si tratta, infatti, del primo studio diacronico realizzato da autori esterni al gruppo. Esso fornisce un quadro complessivo, critico e documentato dei subaltern studies e del dibattito mondiale da questi generato nelle varie discipline, dando risalto ai fattori di evoluzione endogeni ed esogeni, alla ricezione in ambito indiano e mondiale, nonché ai limiti rilevati e alle contestazioni avanzate
Étrangers pour toujours. L’Italie entre activisme immigrant et racisme institutionnel
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