1,514 research outputs found
The “T” shaped designer expertise. The “reverse-T” shaped designer horizon.
A “T” shaped conceptual representation of designer’s expertise is well known and adopted; it has a horizontal knowledge of close professions and a vertical knowledge of design processes. A “reverse-T” novel model is introduced, indexing horizontally the broad horizon of design professional’s workplaces and
vertically the progressive rise of design professionals inside institutions hierarchies.
The aim is to propose an effective model capable of distil different aspects of the
design phenomena
La mappa come teoria. Sguardo, volo e narrazione in Daniele Del Giudice
La teoria viene declinata sempre più frequentemente secondo una prospettiva cartografica, a partire da alcune espressioni che Lukács adopera in Theorie des Romans fino ad approdare alla critical literary cartography fiorita negli ultimi decenni. Quest’intervento intende indagare la presenza della mappa in quanto dispositivo teorico e narrativo all’interno dell’opera di Daniele Del Giudice
La temporalità quantistica di Daniele Del Giudice
Secondo l’inflazionata formula di Lyotard, durante la seconda metà del Novecento abbiamo assistito
alla fine delle cosiddette grands récits, al crollo delle coordinate epistemiche che regolavano il nostro
approccio alla realtà conoscitiva. Tra le verità dimostratesi fallaci emerge il determinismo crono-
causale figlio della fisica newtoniana. La meccanica quantistica ha proceduto sin dai suoi primi vagiti
a spazzar via la certezza di una successione temporale stabile e di conseguenza di una dimensione
empirica perfettamente intelligibile: a detta del celebre principio di indeterminazione di Heisenberg,
è impossibile conoscere la posizione e il momento (o velocità) di una particella; le due principali
categorie ontologiche offerte dalla fisica meccanica, lo spazio e il tempo, retrocedono di fronte alla
vertigine del probabilismo quantistico. Ciò ha esercitato un’influenza anche sul fenomeno narrativo,
dal momento che – come ampiamente documentato dai recenti studi di scienze neurocognitive e di
neuronarratologia – la temporalità e la narrazione sono entità intimamente connesse. Daniele Del
Giudice è conscio di ciò, e ha predetto la rivoluzione conoscitiva che dai laboratori del CERN era
destinata a capovolgere le convinzioni fisiche e percettive: la sua opera assurge a vademecum
epistemico e vero e proprio manuale di sopravvivenza per l’inedita realtà quantistica. Questo
contributo intende indagare attraverso una lettura ravvicinata la sintassi temporale dei suoi testi
principali: l’utilizzo costante – e straniante – del passato prossimo e del futuro anteriore imita il
movimento delle particelle subatomiche che non possono esistere nel presente ma soltanto in
un’eterna fluttuazione tra passato e futuro. L’utilizzo dei suddetti tempi verbali – anomali rispetto alla
norma – può sia offrire spunti interessanti per la neuronarratologia che testimoniare quanto sia
necessaria una maggiore convergenza interdisciplinare tra ambito umanistico e scientifico
I makers in Emilia Romagna
I pochi anni che ci portano ad oggi hanno visto un numero sempre crescente di iniziative ed eventi in cui è possibile conoscere i makers e i processi di produzione digitale da loro usati; chi non ha visto una stampante 3D all’opera nella vetrina di un negozio, al banco di una fiera o nel corner di uno spazio pubblico? Tra tutti, l’evento più importante e atteso è sicuramente l’annuale MakerFaire di Roma, nel 2013 la I°edizione, appuntamento di riferimento per tutti i makers europei. Ancora più impressionante è il parallelo proliferare di FabLab, i laboratori digitali dove i makers collaborano e innovano; in Italia nel momento in cui scrivo se ne contano 61 (anche se è probabile che siano più numerosi della mappatura che li rincorre). Ma come si spiega una tale rapida diffusione? La risposta è da cercare alla radice stessa della cultura maker
La mappa come teoria. Sguardo, volo e narrazione in Daniele Del Giudice
La teoria viene sempre più frequentemente declinata secondo una metafora cartografica, a partire da alcune espressioni che Lukács adopera in Teoria del romanzo fino ad approdare alla vera e propria literary cartography fiorita negli ultimi decenni. Quest’intervento si pone come obiettivo quello di indagare la metafora cartografica all’interno dell’opera di Daniele Del Giudice secondo un approccio che possa farne risaltare l’efficacia teorica, soprattutto nella raccolta di racconti Staccando l’ombra da terra e nei saggi contenuti in In questa luce. Del Giudice eredita intimamente la poetica visiva e spaziale di Calvino, e la mappa svolge all’interno della sua scrittura una funzione testuale imprescindibile. Mappare la realtà significa innanzitutto vederla: dal momento che esistono delle regole cartografiche ben precise, all’interno della narrativa di Del Giudice emergono analogamente dei prontuari visivi, dei veri e propri manuali per osservare e comprendere al meglio l’esistente. La teoria diventa così sguardo, restaurando l’etimologia della parola
Design parametrico di un prodotto industriale customizzato
Partendo da un’indagine sulla letteratura inerente lo stato dell’arte dei prodotti customizzati progettati parametricamente, si propone l’analisi di un caso studio: l’elaborazione di un algoritmo generativo applicato al progetto di uno schienale per carrozzine per disabili. Nel contributo si descrive la parametrizzazione e il processo di costruzione della mesh 3D, ottimizzata rispetto alle esigenze posturali, con qualità di grande traspirabilità e leggerezza, vere caratteristiche
innovative del prodotto. Si conclude il contributo evidenziando come il processo descritto sia maturo per permettere l’introduzione sul mercato
degli ausili alla disabilità di schienali realizzati su misura, disegnati su piattaforme CAD generative e prodotti con fabbricazione additiva
Regolamento sulle procedure di insolvenza
Un breve commento del reg. 1346/2003 sulle procedure di insolvenz
Daniele Del Giudice e la fisica quantistica: raccontare gli oggetti di luce in Atlante occidentale
Nel maggio 1984 Daniele Del Giudice si recò in visita presso il CERN di Ginevra. Da questa esperienza formativa nacque il suo secondo romanzo edito, Atlante occidentale, un’opera che si dichiara sin da subito quale affresco totale della rivoluzione tecnologica degli anni ’80 e come vademecum epistemico utile ad affrontare l’inedita realtà che ne conseguì. L’autore riesce a connettere dinamiche scientifiche e prassi scrittoria attraverso una prosa la cui grammatica ripete fedelmente gli approcci percettivi dei nuovi strumenti di visione quantistica e dei regimi scopici che essi veicolano. Tramite il dialogo e la dialettica antinomica che si instaurano fra i due protagonisti, lo scrittore Ira Epstein e il fisico Pietro Brahe, Del Giudice traccia un prospetto interdisciplinare che accompagna il romanzo italiano di fine millennio verso una corretta rappresentazione della realtà empirica e dei suoi nuovi abitanti, le entità definite «oggetti di luce». Lo scopo di quest’intervento consiste dunque nell’illustrare gli apporti che lo studio della fisica e l’osservazione diretta della realtà laboratoriale del CERN hanno offerto alla costruzione del testo, dando origine ad una delle voci più eloquenti del rapporto novecentesco tra fisica e letteratura
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