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Antonio Balestra e la gioventù romana.
All'interno del catalogo scientifico della prima mostra monografica dedicata al pittore settecentesco veronese Antonio Balestra (1666-1740) – promossa da Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le procince di Verona, Rovigo e Vicenza; Musei d'arte e monumenti Comune di Verona; Museo di Castelvecchio; Università degli Studi di Padova; Università di Verona – il saggio prende in esame l'esperienza di formazione e l'attività giovanile del pittore a Roma, negli ultimi anni del secolo XVII. Modificando in parte la posizione critica tradizionale che lo vedeva essenzialmente in relazione con il caposcuola Carlo Maratti, lo studio presente colloca Balestra in un rapporto dialettico con altri giovani pittori suoi coetanei attivi a Roma nello stesso periodo –come Benedetto Luti– con i quali inaugura un sodalizio artistico che sfocia nella fondazione di un'accademia privata di disegno dal nudo. Inoltre vengono indicate esperienze figurative ulteriori rispetto alla pur importante educazione classicistica, anche nel segno di interessi per la pittura barocca di autori come Pietro da Cortona e Giovan Battista Gaulli, che forniranno a Balestra un repertorio per la formulazione di uno stile riccamente composito, come dimostrano le opere appartenenti alla prima maturità del pittore
Antonio Balestra nello specchio di Pietro Antonio Rotari
Le stampe di Pietro Antonio Rotari (1707-1762) d'apres Balestra sono le uniche citate nella biografia del maestro veronese. Al suo più valente allievo Antonio Balestra aveva affidato l'incarico di promuovere le sue opere mediante sapienti traduzioni calcografiche: incarico svolto con cura, come documentano i diversi stati delle incisioni. Questa attività occupa un ristretto periodo della carriera di Rotari, ma già affiorano alcune delle caratteristiche proprie della sua produzione matura
Da un inverno all'altro. Note sull'epistolario Guerra-Balestra (1947-1953)
Il saggio è uno studio delle lettere intercorse tra Tito Balestra e Tonino Guerra, derivato da un esame del materiale conservato presso la Fondazione "Tito Balestra" di Longiano (FC). La ricerca ha posto in luce importanti elementi di influenza e di orientamento da parte di Tito Balestra sulle prime opere poetiche e in prosa di Tonino Guerra, destinato a diventare, dopo l'incontro e l'attenzione di Balestra, uno dei più importanti poeti dialettali e sceneggiatori del Novecento italiano
«Piacevoli carte» intagliate per «spasso». Antonio Balestra peintre-graveur
Il saggio, attraverso una lettura originale e il reperimento di notizie inedite, si sofferma sull’attività di Antonio Balestra nelle vesti di peintre-graveur, numericamente contenuta e circoscritta a due specifici momenti temporali. Il primo nucleo, che si attesta intorno al 1702, testimonia dell’apertura dell’artista, campione del classicismo accademico, a modelli eterogenei, da Salvator Rosa (scene belliche) a Correggio e Carlo Maratti (immagini mariane). Il secondo, datante al 1734-1735, annovera una serie di rami incisi non per personale ‘capriccio’, come era avvenuto in passato, ma su specifica richiesta di un discepolo, il conte Alessandro Pompei, intento a predisporre il volume “Li cinque ordini dell’architettura civile di Michel Sanmicheli” (Verona 1735). La sezione finale del saggio è poi dedicata all’impegno calcografico – materia mai affrontata dagli studi – del bolognese Marcello Oretti, responsabile della copia in controparte di una stampa di Balestra
Nobiltà e Decoro. Antonio Balestra per l'amico Giovanni Bellati
Il contributo prende l'abbrivio dalla recente acquisizione - da parte del Museo Diocesano Belluno Feltre - di due tele ovali del veronese Antonio Balestra (1666-1740), parte di un più ampio ciclo di dipinti che originariamente decorava l'oratorio di villa Bellati in località "Le Case" di Vignui, frazione di Feltre. Partendo dalla testimonianza autobiografica inviata dal pittore all'erudito perugino Lione Pascoli e sulla scorta di alcune foto storiche rese note da Giuseppe Pavanello nel 1999, è stato possibile rintracciare la quasi totalità dei dipinti, tutti transitati sul mercato antiquario, tranne una "Visitazione" di Sebastiano Ricci che, insieme a una "Presentazione di Gesù al tempio" di Antonio Zanchi, completava la serie. Il testo dà conto anche di una ricerca d'archivio particolarmente fruttuosa sul committente, Giovanni Bellati, appartenente a una famiglia di Cavalieri degli ordini di San Giovanni e dei Santi Maurizio e Lazzaro, e inserita in una ben precisa rete di relazioni e conoscenze - prima fra tutte quella con gli Zenobio - che possono spiegare anche i contatti di natura artistica
Antonio Balestra e Pietro Antonio Rotari
Partendo dai risultati della mostra monografica su Antonio Balestra (1666-1740) tenuta nel 2016-2017 a Verona e curata dallo stesso autore, l'articolo porta nuovi contributi alla conoscenza del più importante pittore veronese della prima metà del secolo attraverso opere inedite e rileggendo dipinti già noti in un contesto più ampio, fatto di relazioni, influenze e di stimoli culturali diversi. Le nuove acquisizioni, infatti, consentono di mettere meglio a fuoco non solo gli scambi di Balestra con l'ambiente veneziano (Amigoni, Rosalba Carriera, Ricci), ma anche il recupero della tradizione pittorica emiliana (Correggio e Cignani). Lo sguardo si allarga poi ad abbracciare l'organizzazione del lavoro della bottega, in seno alla quale emerge la personalità di Pietro Antonio Rotari (1707-1762) - che sarà il più internazionale dei pittori veronesi - qui analizzata nei suoi rapporti con i maestri (lo stesso Balestra, ma anche il romano Maratti e il napoletano Solimena) e nell'ambito, per certi versi ancora da sondare compiutamente, della produzione grafica
Antonio Balestra a Verona nel 2016: una breve introduzione alla mostra
Il saggio, come recita il titolo, vuole essere una introduzione alla mostra che si è tenuta al Museo di Castelvecchio a Verona (19 novembre 2016-19 febbraio 2017) nel 350° anniversario della nascita del pittore veronese, esposizione curata dallo stesso autore. Il testo mira soprattutto a meglio ridefinire il ruolo di Balestra nell'ambito della pittura veneta nel passaggio dalla fine del Seicento al pieno Settecento. Contrariamente a una posizione critica che affonda le radici negli studi di Rodolfo Pallucchini dagli anni Sessanta del Novecento, l'artista va invece considerato protagonista di primo piano nel passaggio dall'eredità seicentesca al gusto schiarito e radioso del XVIII secolo, accanto a pittori come Sebastiano Ricci e Jacopo Amigoni. Il progressivo interesse per il disegno porta ben presto Balestra a intraprendere un percorso autonomo e originale, di grande successo anche internazionale e che sarà alla base della scuola pittorica sviluppatasi nel corso del Settecento a Verona, dove Balestra si ritira a partire dal 1718
Archeologia della balestra a Cencelle
Nell’ambito delle nuove indagini archeologiche condotte nel 2019 da parte del Progetto Leopoli-Cencelle della Sapienza presso l’abitato medievale di Cencelle, è emerso un nuovo edificio posto nel settore occidentale della città che ha restituito, tra i numerosi materiali, due punte di dardi da balestra in ferro. Partendo da tale ritrovamento e dall’analisi dei suddetti manufatti, si intende in questa sede prendere in esame simili rinvenimenti nell’ambito della stessa Cencelle e del Lazio settentrionale, giungendo così a produrre un breve status quaestionis sull’argomento e ad approfondire la problematica dell’affermarsi e dell’evolversi della balestra e delle armi da tiro in epoca basso-medievale, fino alla generalizzata diffusione delle armi da fuoco, anche in relazione a contesti noti
«Critici ti confezionano / la grandezza a misura». La fortuna antologica di Tito Balestra
L’intervento esamina la fortuna di Tito Balestra all'interno del panorama antologico novecentesco, mettendo in luce la sua presenza in raccolte tematiche quali "Antologia poetica della Resistenza italiana" (1955) e "Poesia satirica nell’Italia d’oggi" (1964). Tuttavia, la sua esclusione dalle principali antologie storiche ne ha limitato la ricezione critica, relegandolo a una posizione periferica rispetto al canone letterario del periodo
La macrofotografia naturalistica e le sue applicazioni nello studio della fauna ipogea
I metodi indiretti di monitoraggio della fauna mediante video e fotografie possono essere utilizzati per superare diversi impedimenti legati agli habitat e alla biologia di certe specie. Fotografare fauna ed habitat permette di archiviare dati scientifici ed è fondamentale per una buona divulgazione naturalistica. La fotografia è un metodo che, se effettuato correttamente, è poco invasivo e relativamente poco costoso. Permette di documentare non solo le caratteristiche morfologiche di certi taxa, ma anche il loro comportamento, e di rivedere con calma e maggiore attenzione certi particolari davanti a un computer. Inoltre, la macrofotografia permette di evidenziare dettagli non visibili ad occhio nudo, come la presenza di specie parassite o particolari anatomici. Tuttavia, fotografare la fauna in determinati habitat o in specifiche aree di una grotta, come le fessure o il soffitto, e portare certe attrezzature fotografiche può essere complesso a causa di vari impedimenti legati a questo ambiente estremo (Mammola et al., 2021). Inoltre, la macrofotografia della fauna ipogea richiede a priori conoscenze biologiche dei taxa osservati per l'identificazione, e spesso non consente una corretta determinazione a livello specifico di tutti taxa che si osservano. Tuttavia, è un metodo non invasivo e i campioni dei taxa di interesse possono comunque essere raccolti manualmente per una successiva identificazione in laboratorio.
Per scattare fotografie di fauna ed habitat sul campo si possono utilizzare diverse attrezzature, tuttavia, la fauna ipogea ha per lo più piccole dimensioni, per cui occorre avere obiettivi dedicati. Negli studi compiuti finora, gli autori hanno impiegato fotocamere reflex Canon EOS 550D e 760D con obiettivo Canon MP-E 65 mm Macro e flash MT-24EX Macro (EL) e fotocamere reflex Canon EOS 70D e 7D Mark II con obiettivo Canon EF 100 mm F2.8 USM Macro e flash integrato (VB). Con la documentazione macrofotografica prodotta negli ultimi 20 anni, grazie all’esperienza acquisita sul campo dagli autori, è stato pubblicato un primo atlante fotografico della fauna ipogea (Lana, 2001), un volume comprensivo con oltre 3600 illustrazioni e fotografie, che riporta le immagini di molte specie ipogee mai documentate prima (Lana et al., 2021), ed è stato possibile documentare anche le caratteristiche morfologiche, il comportamento (spesso sconosciuto), la biologia e l’ecologia di molte specie ipogee (note e ignote) nel loro habitat (e.g. Balestra et al., 2019, Balestra et al., 2021, Balestra et al., 2022, Giachino, Lana, In press).
Quando si intende fare fotografia naturalistica occorre sempre tenere in considerazione la sensibilità della specie oggetto di documentazione. In ambiente sotterraneo, alcune specie sono molto specializzate, e quindi particolarmente sensibili alla variazione di certi parametri ambientali. L’esposizione alla luce, il calore originato dalla nostra presenza e dalle lampade, possono essere molto dannosi per questi organismi, per cui, per evitare di generare forte stress o sofferenza negli animali oggetto di studio occorre ridurre i tempi di esposizione. Non tutte le specie sono sensibili allo stesso modo e spesso, essendo le specie ipogee ancora poco conosciute sotto questo punto di vista, se ne verificano le conseguenze solamente sul campo. Sulla base delle esperienze degli autori, ad esempio, è stata documentata una particolare sensibilità alla luce e al flash da parte di alcuni crostacei acquatici. Le manipolazioni devono essere limitate o assenti, sempre con l’utilizzo di guanti. Le fotografie su soggetti fragili, in presenza di cuccioli o in particolari fasi dell’anno, come l’ibernazione per i Chirotteri, sono fortemente sconsigliate. Anche le modifiche dell’habitat circostante sono da limitare o evitare perché possono influenzare direttamente o indirettamente il comportamento della specie, rendendo la documentazione talvolta poco significativa. I tempi di permanenza e posa possono essere ridotti notevolmente grazie a una buona conoscenza del comportamento e dell’ecologia delle specie, favorendone così un rapido ritrovamento sul campo, o alla collaborazione di un’altra persona esperta, che può dirigere le luci o spostare elementi di disturbo, come pietre o altri detriti.
La fotografia naturalistica è un potentissimo mezzo di comunicazione che permette di trasmettere non solo dati e informazioni, ma anche emozioni, spesso molto più forti e profonde di quanto non siano capaci di suscitare la comunicazione scritta o verbale. Per questo motivo, le fotografie sono un mezzo comunicativo molto efficace, capace di suggestionare chi le osserva e, di conseguenza, il fotografo ha anche grandi responsabilità.
Bibliografia
Balestra V., Lana E., Carbone C., De Waele J., Manenti R., Galli L. (2021), "Don’t forget the vertical dimension: assessment of distributional dynamics of cave-dwelling invertebrates in both ground and parietal microhabitats", Subterranean Biology, 40: 43-63
Balestra V., Lana E., Casale A. (2019), "Note sulle specie ipogee del genere Eukoenenia in Piemonte: distribuzione, habitat, comportamento (Arachnida, Palpigradi: Eukoeneniidae)", Bollettino della Società Entomologica Italiana, 151 (1): 13-23
Balestra V., Lana E., Vanin S. (2022), "Observations on the habitat and feeding behaviour of the hypogean genus Eukoenenia (Palpigradi, Eukoeneniidae) in the Western Italian Alps", Subterranean Biology, 42: 23-41
Giachino P.M., Lana E. (In press), "Dati bionomici preliminari su alcune specie di Duvalius del Piemonte (Coleoptera, Carabidae, Trechini)." Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia “La melodia delle grotte”, 2-5 giugno 2022, Ormea.
Lana E. (2001), Biospeleologia del Piemonte. Atlante fotografico sistematico, Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi, Regione Piemonte, Torino
Lana E., Giachino P.M., Casale A. (2021), Fauna Hypogaea Pedemontana. Grotte e ambienti sotterranei del Piemonte e della Valle d’Aosta, WBA Project Ed., Verona
Mammola S., Lunghi E., Bilandžija H., Cardoso P., Grimm V., Schmidt S.I., Hesselberg T., Martínez A. (2021), "Collecting eco‐evolutionary data in the dark: Impediments to subterranean research and how to overcome them", Ecology and evolution, 11 (11): 5911-592
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