11 research outputs found
Progettazione definitiva e esecutiva dell’edificio per autorimessa ed alloggi della caserma Caracciolo dei Carabinieri in Napoli
Progettazione definitiva e esecutiva dell’edificio per autorimessa ed alloggi della caserma Caracciolo dei Carabinieri in Napoli, committente il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri Direzione Lavori del Genio
Progettazione definitiva e esecutiva dei lavori di recupero, adeguamento impiantistico e di sicurezza della Biblioteca “Bruno Molajoli”, ubicata nel complesso monumentale di Castel Sant’Elmo a Napoli
Progettazione definitiva e esecutiva dei lavori di recupero, adeguamento impiantistico e di sicurezza della Biblioteca “Bruno Molajoli”, ubicata nel complesso monumentale di Castel Sant’Elmo a Napol
Progettazione preliminare, definitiva e esecutiva della casa comunale di Comiziano (Na)
Progettazione preliminare, definitiva e esecutiva della casa comunale di Comiziano (Na), committente il Comune di Comiziano
Progettazione definitiva e esecutiva dei lavori di recupero, adeguamento impiantistico e di sicurezza del complesso monumentale di Castel Sant’Elmo a Napoli
Progettazione definitiva e esecutiva dei lavori di recupero, adeguamento impiantistico e di sicurezza del complesso monumentale di Castel Sant’Elmo a Napoli, committente la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli e provincia
Realizzazione di spazi di ristoro in tre musei napoletani – Terzo tema: Castel Sant’Elmo
L'area di intervento individuata nel Documento Preliminare alla Progettazione comprende una serie di ambienti prospettanti sulla Piazza d'Armi, con due logge coperte a volta, che godono di ampie vedute sulla città storica, e alcuni ambienti seminterrati sottostanti. Attualmente, i locali disposti alla quota inferiore sono completamente inutilizzati, mentre alla quota superiore si localizzano un piccolo ristoro e servizi igienici.
Complessivamente gli spazi costruiti, relativi ad una zona limitata del sistema architettonico di bordo della Piazza d'Armi di Castel Sant'Elmo, sono pari a circa 300 mq, oltre a 120 mq delle logge. Limitata è anche l'estensione, nell'ambito della grande piazza, degli spazi che possono essere considerati 'pertinenza esterna' dei locali di ristoro e di intrattenimento, pari a circa 340 mq.
In questa situazione, i criteri e le scelte progettuali sono state in primo luogo impostate sulla base di tre considerazioni preliminari sul monumento.
Il programma di realizzazione di un polo di riferimento culturale alla scala metropolitana deve, per forza di cose, essere sviluppato entro una condizione molto particolare. Castel Sant'Elmo, nei tempo fortezza militare e carcere, presenza ostile alla città, ha rappresentato un luogo 'altro', un sito architettonico non conosciuto e poco raggiungibile. Tali caratteri di ostilità - che hanno preservato il Castello da quel processo di contaminazione, che ha invece investito tanti monumenti inseriti nel tessuto storico - non gli hanno però impedito di assumere un ruolo importante nella struttura dei significati urbani, connesso alla straordinaria posizione geografica. A questa importanza rispetto al tema del significato non corrisponde un pari rilievo in termini di uso, per cui il Castello, solo lentamente, sta accogliendo nuove funzioni di valenza urbana e metropolitana. Una condizione che rappresenta un elemento di assoluta originalità, in confronto ad altri monumenti nei quali è necessario sottrarre funzioni e che impone, nella logica della valorizzazione del monumento, un preciso richiamo alla questione dell'identità, nel momento in cui si ragiona in termini di nuovi usi e significati possibili per il Castello.
Superato un atteggiamento puramente conservatorista e accantonate le ipotesi economiciste, che hanno portato a parlare di monumento come contenitore disponibile a molteplici usi, si è consolidata negli ultimi anni una logica più interna alla tradizione dell'architettura, che considera il monumento come materiale di straordinario interesse da studiare e da interpretare, a partire dalle sue caratteristiche interne. In questa logica, la fase della conoscenza, del rilievo del monumento, della ricostruzione della storia delle sue parti, intesa soprattutto come espressione di una volontà di esattezza nella progettazione architettonica assume una importanza fondamentale. Nonostante la grande articolazione dei livelli che caratterizza il Castello, in definitiva, nella situazione attuale è possibile ragionare su tre quote caratterizzanti: la quota degli ingressi e del fossato, che assume una funzione eminentemente distributiva; la quota dell'auditorium e dei corridoi, che rappresenta l'accessibilità del monumento, e la quota del piazzale. Quest'ultima è caratterizzata da un'organizzazione spaziale che, per molti aspetti, si può definire 'urbana' Lungo il bordo del Castello, come a rafforzare il segno planimetrico, si posiziona una sequenza di piccoli ambienti, al di sopra dei quali si collocano gli spalti, che consentono una visione completa della città.
I tre blocchi edilizi centrali a pianta rettangolare allungata sono caratterizzati da rapporti che connotano i luoghi urbani centrali: spazi collettivi in cui vi è una dialettica tra il sistema edilizio degli ambienti di bordo e alcuni edifici pubblici eccezionali; ciò giustifica pienamente e logicamente la destinazione parziale degli ambienti di 'contorno' a funzioni di ristoro e di intrattenimento.
In questa lettura del monumento, di cui si sono fornite solo poche essenziali tracce, l'area di progetto assume un ruolo estremamente delicato, in quanto mette in relazione due quote fondamentali di Castel Sant'Elmo: la 'quota' del corpo, con i corridoi a più livelli, e le grandi cisterne, che descriveva Colonna di Stigliano e la 'quota' dei piazzale superiore; la quota dell'ombra e la quota della luce, la quota dell'interno e la quota dell'esterno. Mentre gli ambienti superiori appartengono al piazzale, pur svolgendo un ruolo importante nella configurazione del 'corpo', gli ambienti inferiori appartengono decisamente al corpo. Rafforzare questa connessione è sicuramente una componente del progetto, anche perché, con studi successivi, si potranno forse ripristinare altre connessioni, coinvolgendo pienamente gli spazi di progetto e raggiungendo il piazzale, attraverso i luoghi interni dell'ombra, senza utilizzare i moderni ascensori o la faticosa rampa di risalita. Chi si trova a dover intervenire in un'architettura come quella di Castel Sant'Elmo non può dimenticare le leggi sedimentate e l'antica cultura. Si ha invece l'obbligo di studiarle per tradurle in chiave contemporanea. Non si può distruggere la struttura originaria, innestandovi un eventuale corpo estraneo. Sull'interpretazione del monumento e su queste premesse, si sono sviluppate, pertanto, alcune considerazioni sugli aspetti configurativi del progetto. Anche in questo caso, si può impostare il discorso come successione di argomentazioni.
Le struttura originaria è stata utilizzata come punto di partenza per un'attenta operazione progettuale, che ne conservi i contenuti e le valenze culturali, rendendola duttile al nuovo uso. Gli spazi del livello superiore sono stati pertanto letti come sequenza di ambienti, interrotti dalle logge, che rappresentano gli elementi di "eccezionalità" nel sistema architettonico. Le logge, interpretate come spazi autonomi, trasparenti, luoghi della mediazione tra l'interno e l'esterno, si configurano come la chiave di lettura della fabbrica antica e dei nuovi spazi. Esse si caratterizzano come la parte visibile di un sistema architettonico, per la restante parte tutto interno, che si avvicina ai caratteri di una architettura ipogea. Per queste ragioni si è inteso non introdurre alcuna modifica nell'attuale organizzazione spaziale, interpretandola come un'architettura senza facciata, ma anche senza veri e propri divisori, senza necessità di rivestimenti e di decorazione.
Al pari degli ambienti preesistenti, i nuovi spazi destinati al ristoro e all'intrattenimento sono stati concepiti come luoghi autonomi in una sequenza in cui le singole individualità risultano percepibili, al fine di raccontare le vicende di uno spazio che non ha una impronta profondamente unitaria, se non nel suo aspetto esteriore, che non ha mai trovato una stabilità funzionale e che, quindi, ancora una volta si predispone ad una condizione "affascinante e suggestiva", ma ancora provvisoria.
In questa ottica la nuova configurazione spaziale degli interni, e a maggior ragione quella degli esterni, è stata concepita come un'installazione, come un "allestimento". Sono state, pertanto, adottate soluzioni architettoniche non evocative della lunga durata delle costruzioni, pensate per permanere nel tempo, anche se non effimere e occasionali. L'allestimento è stato inteso come un lavoro di ricerca sui concetti di variazione, leggerezza e flessibilità nell'uso dei materiali: un nuovo perimetro di listoni in legno, che si interrompe nei due loggiati trasparenti in basalto, continua in forme diverse lungo le parti perimetrali dei singoli ambienti, accogliendo nell'intercapedine tra la struttura preesistente e la nuova gli impianti e il sistema di illuminazione e dialoga con gli schermi tecnologici per ie proiezioni, disposti nei tamponamenti di alcuni ambienti
The effects of the Avellino Pumice eruption on the population of the Early Bronze age Campanian plain (Southern Italy)
Palma Campania, the type-site of the Early Bronze Age Palma Campania culture, was covered by the products of the Avellino Pumice eruption, and was thus preserved in a similar way to the Roman sites in Campania covered by the AD 79 eruption. The devastating effects of this Plinian eruption led to the belief that it had killed a large part of the local population and/or caused large-scale emigration and landscape desertification. However, new sites have been found that were established shortly after the eruption and geoarchaeological studies of areas close to the Somma-Vesuvius volcano (Boscoreale, Boscotrecase, Torre Annunziata/Oplontis, Pompeii) and also further away (the Benevento area, Irpinia and the Salerno area) have shown continuity of occupation after the Avellino Pumice eruption and during the later, Middle Bronze Age, AP1 and AP2 eruptions. Palynological analysis also shows great similarity between the environments before and after the Avellino Pumice eruption. The pottery evidence is typologically very similar before and after the eruption, which suggests that the people who resettled the Campanian plain after the eruption were closely related to those living there previously, whose material culture is that of the Palma Campania culture. Radiocarbon dates also suggest a rapid recolonisation of some sites. In this paper we shall show that although the pyroclastic products of the Avellino Pumice eruption certainly had a major impact on the landscape (soils, flora, water resources) and may have killed off a percentage of the population in some areas, this eruption was not the main cause of the socio-economic and political transformations that occurred in this area during the Middle Bronze Age, which we believe to have been mainly caused by the cumulative effect of the later AP1 and AP2 eruption
Creoleon lugdunensis
<i>Creoleon lugdunensis</i> (Villers, 1789) <p>(Figs. 1E, 3D, 4D, 10)</p> <p>The larva of this species was described and illustrated by Steffan (1965, 1975).</p> <p> <b>Examined specimens.</b> <b>Italy.</b> Campania, 9 L3 laboratory-reared from a female collected at Boscotrecase (Napoli), VI.2010 (C. Labriola); 5 L3 laboratory-reared from a female collected in the same locality, VI.2011.</p> <p>Sicily, 2 L3 laboratory-reared from a female collected at Mazara del Vallo (Trapani), Gorghi Tondi, Mediterranean shrubland, IX.2010 (R. A. Pantaleoni).</p> <p> <b> Description of 3 rd instar larva.</b> Size (based on 16 specimens): BL 9.85 mm; HL 2.58 mm (2.39–2.73), HW 2.17 mm (2.13–2.28), ML 1.90 mm (1.76–2.05), HW/HL 0.84, ML/HL 0.74. General colouring brown with darker markings, ventral side paler with a dark pattern; head capsule brown with dark markings on the sides, ventral side with darker median areas; mandibles dark brown with blackish apex; legs pale; setae of the body black. Head longer than wide; mandibles noticeably robust, shorter than the head capsule (Fig. 10a); basal tooth closer to the median tooth and half of its size; interdental mandibular setae: (~4)(0–1)(1)(0); short setae are present on the external margin of the mandible. Pronotum covered by short setae (Figs. 4D, 10b); mesothoracic setiferous processes sub-pedunculated (Fig. 10c). Mesothoracic and abdominal spiracles brown, mesothoracic spiracle on a stout tubercle (Fig. 10d). VIII abdominal sternite with odontoid processes; IX sternite ventrally equipped with few digging setae, rastra well developed, each bearing 4 digging setae longer externally (Figs. 3D, 10e).</p> <p> <b>Bio-ecology.</b> <i>C. lugdunensis</i> colonizes xeric grasslands and meadows, as it is favored by the presence of sandlike substratum, thus it is often common on back dunes or fossil dunes. The larvae prefer exposed conditions, often buried among herbaceous vegetation and far from trees.</p> <p> <b>Distribution.</b> Western Mediterranean species distributed in western Europe and North Africa.</p> <p> <b>Remarks.</b> The European species of the genus <i>Creoleon</i> need to be revised. The status of the Thyrrenian endemism <i>C. corsicus</i> (Hagen, 1860) is unclear, as well the status of the populations of South Iberia with spotted wings attributed in the past to <i>C. submaculosus</i> (Rambur, 1842) and <i>C. v-nigrum</i> (Rambur, 1842). For this reason, all the specimens studied are from the Thyrrenic coast of Italy and Sicily (typical <i>C. lugdunensis</i>). The only other member of the genus whose larvae are known is the eastern species <i>C. plumbeus</i>, although the existing descriptions (Willmann 1977; Krivokhatsky 2011) are not adequate to differentiate it from <i>C. lugdunensis</i>. The larvae of <i>C. lugdunensis</i> are recognizable from other genera of Nemoleontini thanks to the stocky mandibles, noticeably shorter than the head capsule.</p>Published as part of <i>Badano, Davide & Pantaleoni, Roberto Antonio, 2014, The larvae of European Myrmeleontidae (Neuroptera), pp. 1-71 in Zootaxa 3762 (1)</i> on pages 19-22, DOI: 10.11646/zootaxa.3762.1.1, <a href="http://zenodo.org/record/4909357">http://zenodo.org/record/4909357</a>
Dalla Provincia di Napoli all'area metropolitana, dai Comuni alle Municipalità.
Dalla Provincia di Napoli all'Area Metropolitana: dai Comuni alle Municipalità.La Provincia di Napoli è un magma urbano, 92 comuni, 1.148 kmq, 3 milioni di residenti, 200 mila immigrati regolari e una densità territoriale di 2.800 abitanti per kmq pari a circa 6 volte la media regionale. Un territorio che sfugge al governo e al controllo ed ingoia quasi tutte le risorse economiche della Campania. Per il funzionamento delle macchine urbane i costi si moltiplicano per concentrazioni così elevate e soprattutto per unità urbane che superano il livello ottimale dei centomila abitanti. Disagio sociale, degrado ambientale ed emergenza criminalità sono le spie del sottosviluppo e del cancro della nostra terra. Le scelte della pianificazione di Napoli e della sua Provincia amplificheranno tali problemi piuttosto che risolverli poiché sono fondate sulla tesi della densificazione urbana dell'area a più alto rischio criminalità.Alle scelte spinte della densificazione urbana si coniuga la polverizzazione di amministrazioni comunali che rallentano ogni processo di innovazione e trasformazione territoriale impedendo alla comunità di raggiungere i livelli di qualità della vita come in altre regioni europee.Dobbiamo costruire al più presto un nuovo assetto territoriale dell'area metropolitana di Napoli anche in riferimento al federalismo fiscale per avere un'armatura urbana più snella ed efficiente. I 92 comuni devono accorparsi per dare vita a sole 19 municipalità di cui una sola e non dieci per Napoli città, le restanti 18 possono essere individuate all'interno di 6 comprensori.Il comprensorio della Città Flegrea è composto da 3 municipalità: la municipalità di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida; la municipalità di Giugliano, Qualiano e Villaricca e la municipalità di Quarto, Marano, Calvizzano, Mugnano e Melito.Il comprensorio delle Isole è composto da 3 municipalità: la municipalità di Capri; la municipalità di Procida e la municipalità di Ischia, Forio, Lacco Ameno, Barano d'Ischia, Serrara Fontana e Casamicciola.Il comprensorio della Città Acerrana è composto da 2 municipalità: la municipalità di Acerra e Caivano e la municipalità di Sant'Antimo, Casandrino, Grumo Nevano, Frattamaggiore, Frattaminore, Crispano, Cardito, Arzano, Casavatore, Casaoria, Afragola, Casalnuovo e Volla.Il comprensorio della Città Nolana è composto da 4 municipalità: la municipalità di Pomigliano, Castello di Cisterna, Brusciano, Mariglianella e Marigliano; la municipalità di Nola, Saviano, Scisciano, San Vitaliano, Cimitile, S. Paolo Bel Sito e Liveri; la municipalità di Roccarainola, Cicciano, Camposanto, Comiziano, Tufino, Casamarciano e Visciano e la municipalità di S. Gennaro Vesuviano, Palma Campania, Striano e Poggiomarino.Il comprensorio del Vesuvio è composto da 4 municipalità: la municipalità di Ercolano, Portici, S. Giorgio a Cremano, S. Sebastiano e Massa di Somma; la municipalità di Torre del Greco, Torre Annunziata, Pompei, Boscoreale, Boscotrecase e Trecase; la municipalità di Terzino, S. Giuseppe Vesuviano e Ottaviano e la municipalità di Somma Vesuviana, Sant'Anastasia, Pollena Trocchia e Cercola.Il comprensorio della Penisola Sorrentina è composto da 2 municipalità: la municipalità di Castellammare, S. Maria la Carità, S. Antonio, Lettere, Casola, Gragnano, Pimonte, Agerola e Gragnano e la municipalità di Vico Equense, Meta, Piano di Sorrento, S. Agnello, Sorrento e Massa Lubrense.In conclusione la nuova articolazione dell'armatura urbana metropolitana consentirebbe la definizione di strumenti urbanistici comprensoriali per i nuovi PUC che non è più possibile rinviare e l'alleggerimento degli apparati politico-amministrativi con un considerevole risparmio delle risorse pubbliche da investite meglio nel risanamento ambientale, nella cura del territorio e per soddisfare le esigenze dei cittadini
Landscape morphology : a comparative study of landscape aesthetics.
This research is about landscape aesthetics.
Aesthetics is not purely Platonic but a result of human
communication with nature which relates to landscape experience and, in
turn, reflects and guides the way people appreciate, paint and design. This
is an issue of art philosophy and design methodology.
To link theory with practice, the relationship between landscape -
both painted and designed - and aesthetic thinking is the most important
topic discussed throughout the writing. To achieve a relatively complete
understanding of landscape aesthetics, the discussion develops with
reference to the historical, cultural, philosophical and technical contexts of
both the East and the West. Some key issues such as Romanticism of the
English School and Tao in Chinese landscape have been chosen as the
central objects of attention in the study. The manner of discussion, reason
and analysis is one of comparison.
Taking into account the roles of philosophy in art and
environmental design, 'Landscape Morphology', a systematic study of the
language system of landscape art, design and education, is of high value in
the area of environmental development, which substantially links the
theory with environmental art and design, and foreshadows the future of
landscape aesthetic research
'Roman Painting in the Republic and early Empire'
1.The Earliest Evidence
2. 1 From Walls Decorated with Stucco Relief to Painted Walls
2.2 Painting During the first century B.C.: Private and Public Contexts
2.3 Megalography: The Villa at Boscoreale and the Villa of the Mysteries
2.4 Paintings in Sacred Contexts: the late Republican Capitolium of Brescia
2.5 Painting in Provincial Contexts during the late Republican Period: The Gallic and Iberian Provinces
2.6 The Last Examples of late Republican Painting: the Terzigno Villa
2.7 An Exceptional Context: The House of Augustus
2.8 Painting in the Forum of Augustus: The Pictures of Apelles and Painting on Slabs of Marble
2.9 The Paintings in the Villa of the Farnesina
3.1 Myth Enters the House: Painting during the Augustan Period
3.2 Painting during First Imperial Period in Peripheral Areas: The Example of Noricum
3.3 The Villa of Boscotrecase: a “Court” Context?
3.4 The Imperial Villa at Pompeii
3.5 The Mythological Theme in Painting during the First Century A.C.
3.6 Painting in Imperial Contexts: the Domus Transitoria and the Domus Aurea
3.7 Painting in Public Contexts: Herculaneum and Pompeii
3.8 Chronological Data from New Studies
3.9 Painting in Pompeii and Herculaneum: A Comparative Analysis of the Contexts
3.10 Between the Julio-Claudian and the Flavian Eras: Diversification in the Levels of Patronage
4.1 The Painter’s Craft: Organization and Training
4.2 The Usefulness of a Typology: the “Pompeian styles” and Roman Painting
The Author attempts to present a history of Roman painting based as far as possible on the social and cultural contexts of which it was part, starting from the earliest evidence represented by painted tombs. Wallpaintings in domestic contexts are then treated. Fundamental innovations in the technique and schemes of decorating walls were indeed created in order to satisfy the growing demand for domestic luxury among the upper classes of Roman society during the late Republican period. Archaeological evidence confront us with comparable phenomena in Italy as well as in some provincial areas, where they present quite similar characteristics and a substantial conformity with regard to the same chronology.
Through the use of painted forms and color, an imaginary space is created, which constitutes the true decorative system of the Roman house.
In the new stylistic language created in the age of Augustus an important place is occupied by the mythological theme, with its capacity to translate into the interior of the house a climate of commitment to Augustan ideology.
Some observations follow about the iconographical variations that we encounter in painting during the first decades of the first century A.C. This may help to clarify the way in which painters altered the schemes of their repertoire in order to adjust to the changed roles that new patrons (who appear in the archaeological record between the late Republican age and the first Imperial age) entrusted to domestic decorations. The wall decorations of the Domus Transitoria and the Domus Aurea show us how the exclusive role that painting had played in the previous decades was gradually reduced in favor of other decorative systems – among which, following wherever possible the model of imperial patronage, wall coverings that made use of precious materials were to play an increasing role, while figural painting was gradually abandoned.
In the concluding pages, questions regarding the organization of the painters’ work are treated, along with a brief discussion of role, significance and functioning of Mau typology.
The Author presents a history of Roman painting based as far as possible on the social and cultural contexts of which it was part, starting from the earliest evidence represented by painted tombs. Wall paintings in domestic contexts are then treated. Fundamental innovations in the technique and schemes of decorating walls were indeed created in order to satisfy the growing demand for domestic luxury among the upper classes of Roman society during the late Republican period. Through the use of painted forms and color, an imaginary space is created, which constitutes the true decorative system of the Roman house. Archaeological evidence confront us with comparable phenomena in Italy as well as in some provincial areas, where they present quite similar characteristics and a substantial conformity with regard to the same chronology.
In the new stylistic language created in the age of Augustus an important place is occupied by the mythological theme, with its capacity to translate into the interior of the house a climate of commitment to Augustan ideology.
Some observations follow about the iconographical variations that we encounter in painting during the first decades of the first century A.C. This may help to clarify the way in which painters altered the schemes of their repertoire in order to adjust to the changed roles that new patrons (who appear in the archaeological record between the late Republican age and the first Imperial age) entrusted to domestic decorations. The wall decorations of the Domus Transitoria and the Domus Aurea show us how the exclusive role that painting had played in the previous decades was gradually reduced in favor of other decorative systems – among which, following wherever possible the model of imperial patronage, wall coverings that made use of precious materials were to play an increasing role, while figural painting was gradually abandoned.
In the concluding pages, questions regarding the organization of the painters’ work are treated, along with a brief discussion of role, significance and functioning of Mau typology
