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Antrum. Riti e simbologie delle grotte nel Mediterraneo antico
Antrum è un volume interamente dedicato alle grotte, un tema fertile, naturalmente disponibile ad una lettura di tipo simbolico e un’analisi interdisciplinare. Di qui l’estrema eterogeneità che caratterizza la raccolta, nei contenuti, nella cronologia e negli ambiti geografici rappresentati, con l’unico motivo
unificante di una costante afferenza all’area mediterranea. I contributi, che a seconda dei casi risultano dotati di un taglio prevalentemente archeologico o
storico-religioso, si ripartiscono in egual misura tra mondo greco-romano e cristianesimo. Se, dunque, il fulcro dell’opera è costituito dalla forte identità
morfologica della grotta, che condiziona la sua stessa attitudine a rivestire significati sacrali, i vari segmenti interni intervengono a declinare singoli aspetti
tematici, ora fornendo una nuova lettura di argomenti già noti, ora portando all’attenzione degli studiosi temi meno sondati, e pur tuttavia meritevoli di
maggior risalto. Nell’antro, inteso come un “ponte” in cui le categorie dello spazio e del tempo si annullano, almeno rispetto alla loro ordinaria percezione,
sono da sempre state ravvisate, da parte delle più varie culture umane, le condizioni idonee per l’irruzione del soprannaturale e la piena estrinsecazione
delle sfere cultuali. L’isolamento, la monumentalità, l’inaccessibilità, l’oscurità, la profondità, la presenza di belve o esalazioni sono tutti elementi connotativi
di enorme rilievo; ma non per questo, anche alla luce dei più recenti orientamenti scientifici, è possibile accogliere una visione “etica” di questa
complessa fattispecie culturale, cui converrà piuttosto anteporre un approccio di tipo “emico”, in grado di rendere giustizia alle peculiarità storiche e
ambientali della realtà di riferimento. È questa specifica valutazione critica, pertanto, a caratterizzare, come in filigrana, tutti i saggi ospitati nel volume
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