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Lo sviluppo quantitativo del Comitato di Torino dal 1885 al 1914
Il presente capitolo si propone di offrire tutta una serie di dati ed informazioni
tratte dai Bollettini della Croce Rossa Italiana, i quali, come già
analiticamente spiegato altrove (Ardissone, 2013a), sono documenti unici
nel loro genere, molto corposi ed interessanti, all’interno dei quali il Comitato
Centrale, che ne curava la pubblicazione, ha sempre inserito tutte le più
importanti notizie relative alla vita e alle attività dell’Associazione stessa.
Questi ne sono divenuti, pertanto, l’organo divulgativo ufficiale di maggior
rilevanza, non essendoci, almeno con riferimento ai primi cinquant’anni
di vita della Croce Rossa Italiana, altri documenti periodici, paragonabili
al Bollettino, così ricchi e dettagliati di notizie, informazioni e
dati relativi all’Associazione nel suo complesso, tali da fornire al lettore
una quantità (nonché qualità) di cifre e relazioni varie da costituire un solido
e preziosissimo fondamento per la ricostruzione storica degli eventi della
Croce Rossa dagli ultimi vent’anni dell’Ottocento ai primi quindici anni
del secolo successivo, fino allo scoppio della Grande Guerra. Oltre alle ricostruzioni
nazionali, va specificato che i Bollettini consentono altresì di
approfondire le singole circoscrizioni.
Avvalendoci, dunque, proprio di tale fonte, nelle prossime pagine
l’attenzione verrà posta sul Comitato di Torino, in qualità sì di sottocomitato
regionale, ma soprattutto nella sua veste di sede della I circoscrizione. A differenza di altre circoscrizioni, la I rimase sempre e costantemente
composta dalle sole provincie di Torino e Novara, senza modificare il proprio
confine, come invece accaduto ad altre realtà (si pensi alla II di Alessandria,
alla IV di Piacenza e Genova, alla V di Verona e alla VI Bologna).
Inoltre, si è visto come le altre circoscrizioni, con cui la si è paragonata, avessero
un numero maggiore di capoluoghi di provincia, e quindi di sedi di
sotto-comitati di sezione. Queste informazioni debbono certamente far riflettere
sia sul grado di stabilità che la I circoscrizione poté avere, sia sulla
composizione demografica del territorio, il che consentirà senza dubbio di
contestualizzare i dati sui soci e sull’economia interna.
Quanto emerso consente di rendicontare un percorso di crescita reale
avvenuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, e cioè dagli anni della
riorganizzazione post-statuto alle soglie della Grande Guerra. Anche in paragone
con le altre circoscrizioni cosiddette virtuose e vitali si nota una sua
ottima collocazione.
Il capitolo ha permesso altresì di sottolineare alcune peculiarità, che nel
corso del presente volume certamente troveranno spazio per ulteriore approfondimento.
Da un lato, la forte impronta “militare” e legata, quindi, alla
sanità militare: lo si è visto dal numero di alti ufficiali del Regio Esercito presenti negli elenchi dei soci e nei vari direttivi; ma anche nelle vicende
della prima scuola per Infermiere Volontarie della Croce Rossa sorta a Torino,
proprio presso l’ospedale militare di quella città.
Dall’altro la ragguardevole partecipazione femminile. Sebbene sia stata
sottolineata la massiccia presenza aristocratica in seno all’Associazione, va
soprattutto riportato il fatto che il rapporto tra soci e socie fu in assoluto tra
i più virtuosi di tutta la Croce Rossa Italiana, anticipando le rilevazioni che
tutte le altre circoscrizioni, ad eccezione della III di Milano, poterono vantare
solamente verso la fine del nostro periodo, e cioè al 1913. Ma “Torino”
raggiungeva rapporti di 1,3 e 1,2 già agli inizi degli anni Novanta e tra la
Guerra di Libia e la Grande Guerra si attestava sulle soglie dell’1,4/1,5, e
cioè ben al di sotto della media nazionale
Thorstein Veblen di fronte alla Grande Guerra
Veblen fu un sociologo statunitense particolarmente prolifico nel pe-riodo della Grande Guerra. Vi è subito da sottolineare che, anche con rife-rimento specifico alle sue riflessioni articolate in questo periodo storico, va applicandosi la massima affermata da uno dei suoi maggiori conoscitori, e cioè che «per capire il pensiero di Thorstein Veblen (...) occorre in primo luogo capire l’uomo» [Ferrarotti 1974: 135]. La caratteristica particolar-mente enigmatica del pensiero di Thorstein Veblen, spesso impregnato di iperboli o di concetti che si affermano e si dipanano piano piano tra le ri-ghe dei suoi scritti, unitamente ad una fama che lo circonda e lo precede, in base a cui è stato definito come provocatore e polemista, rende questo autore di sicuro interesse nelle vicende relative alla Grande Guerra.
Occorre anzitutto precisare la sua radicale opposizione alla guerra: pur riconoscendo che molte persone cosiddette sagge della sua epoca afferma-vano l’inalienabile appartenenza della guerra all’ordine delle cose, della natura, ironizzando come i contenziosi bellici, con tanto di carneficine, fossero indispensabili per il progresso umano, o forse più per la crescita della sua virilità, egli cionondimeno ne sottolineava le ben note atrocità e futilità [cfr. Veblen 1917a: 1-2]. Preme altresì evidenziare fin dal principio che, come si intende mostrare nel prosieguo del capitolo, il suo pensiero in questo preciso ambito fu dominato prevalentemente da due direttrici fon-damentali, che di fatto ne costituiscono la sua ossatura, il filo rosso che lega i suoi numerosi interventi: un’aperta ostilità nei confronti della Ger-mania, ed in generale degli stati dinastici e di marcata propensione impe-rialistica, e l’“osservazione” prettamente economica legata alle vicende della Guerra, con un tutt’altro che celato disprezzo per l’economia capita-listica e gli interessi consolidati sottostanti, tra cui, in primis, la cosiddetta proprietà assenteista. A ciò, e corollario di quest’ultimo “filone”, si ag-giunge il notevole interesse per il nascente bolscevism
Storia dei comitati di Cesena e Rimini
La nascita dei comitati in Romagna si colloca nella seconda ondata dello sviluppo della Croce Rossa e cioè nella seconda metà degli anni Ottanta dell’Ottocento .
In questo capitolo si racconteranno le vicende, talora anche travagliate, dei sotto-comitati sorti a Cesena e a Rimini. Vale la pena notare, che queste due realtà erano a fine Ottocento ben diverse rispetto a quelle oggi conosciute per la loro dimensione abitativa, nonché per la loro ricchezza e vitalità culturale, sociale ed economica (Preti 1991; Maroni e Stoppiani 1997). Questa area di Romagna che si estende da Cesena alla riviera adriatica, passando per Rimini, centocinquant’anni fa, tutta sotto la provincia di Forlì, era in parte ancora un’area modestamente popolata e in parte persino una zona depressa, sia economicamente che culturalmente. A questo proposito, vale la pena citare, a mero titolo esemplificativo, un’interessante articolo di un giornale locale, Il Cittadino del 18 ottobre 1896, in cui si legge che «Cattolica [...] è ancora un villaggio rozzo e, nella parte vecchia, un po’ sporco, ma [...] le abitazioni, specie quelle della marina, fatte a posta per i bagnanti, senza pretese, ma comode e adatte a tutte le borse» (p. 2), dipingendo in sostanza un panorama ben diverso da quello a cui siamo ora abituati. Dall’enciclopedia Treccani del 1931, ricaviamo, poi, che la città di Cesena, posta sotto la provincia di Forlì, contava 15.943 abitanti (contro i quasi 95 mila odierni), con un’economia fondata sull’agricoltura, sull’allevamento e su aziende di piccole dimensioni; Preti (1991) sosteneva che in un contesto di «lunga depressione che contraddistingue l’economia romagnola negli ultimi decenni dell’800» (p. 655), «[...] non vi è a Cesena decollo industriale, lo stesso processo di industrializzazione [...] è pressoché inesistente agli inizi del ‘900» (p. 656).
E anche nel riminese la situazione non è molto diversa, in quanto Rimini tra Otto e Novecento era «una piccola città di provincia, con molti poveri e analfabeti [...]. L’inchiesta agraria Jacini, condotta su commissione del Governo alla fine degli anni ’70, descrive un quadro di immobilismo e arretratezza» (Maroni, Stoppiani 1997, pp. 147-148).
Per queste ragioni contestuali, nonché per lo sviluppo, comunque più tardivo di altre realtà maggiormente importanti, e per l’impatto che, complessivamente più modesto e meno vitale, la Croce Rossa ha avuto in queste zone, ovviamente con riferimento a questo primo periodo storico di vita dell’associazione stessa, si è ritenuto opportuno procedere ad una trattazione in un medesimo capitolo. Anche perché, ad ulteriore supporto di questa scelta metodologica, vi è da sottolineare l’esistenza di una traiettoria tutto sommato simile nell’evoluzione che tali sotto-comitati hanno avuto, nella loro nascita e anche, aldilà delle tempistiche specifiche, dei loro scioglimenti e successive ricostituzioni
Introduzione generale
Il capitolo introduce la storia della Croce Rossa in Piemonte relativa al suo primo cinquantennio, sottolineando come essa sia la “somma” di due circoscrizioni complessivamente assai diverse e precisamente la I (Torino) e la II (Alessandria). La I circoscrizione, infatti, è caratterizzata dal ruolo rilevante della nobiltà e delle gerarchie militari, mentre la II ha una fisionomia maggiormente ‘professionale’; non è inoltre secondaria anche la diversa dimensione demografica caratterizzante le due realtà, con significativi impatti sulle relative quantità di soci. Come si evidenzia nel corso del volume, la storia della Croce Rossa piemontese si caratterizza soprattutto per le seguenti specifiche: marcata connotazione aristocratica (in particolar modo prettamente sabauda) e militare; forte presenza femminile; limitata vocazione infermieristica delle dame piemontesi; interessante rapporto originale tra la Sanità Militare e la Reale Accademia di Medicina di Torino
Secretion relieves translational co-repression by a specialized flagellin paralog. Ardissone et al
Original, unprocessed data (immunoblots, soft agar plates, efficiency of plating assays) corresponding to figures presented in the paper
Storia del comitato di Forlì
La costituzione della Croce Rossa, tramite un sotto-comitato di sezione, avvenne a Forlì alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento, in concomitanza con il più capillare sviluppo dell’associazione in Romagna e in varie altre parti d’Italia.
In quell’occasione, nel pieno della sua fase formativa, fu invitato in città il cav. Antonio Modoni, eminente membro del sotto-comitato regionale, il quale, in una pubblica conferenza popolare che ebbe luogo il 2 aprile 1888 in una delle grandi sale messe a disposizione dal Prefetto della Provincia, nel congratularsi con chi aveva reso possibile la nascita della Croce Rossa a Forlì, ne sottolineò l’importanza «per la nostra propaganda, perché le altre città vicine presto ne imiteranno l’esempio; e così questa nostra Romagna [...] farà vedere coi fatti che si mantenne sempre il nobile paese, fedele ai propositi proficui e agli entusiasmi generosi» (Sotto Comitato di Sezione di Forlì, 1888, p. 31), evidenziando con queste parole sia l’intenzione di aumentare i proseliti dell’associazione sia l’elevato simbolismo patriottico implicito nell’istituzione stessa.
La Croce Rossa a Forlì ha, tuttavia, radici più profonde, come si vedrà meglio nelle prossime pagine, che ne gettano le premesse fondative più indietro nel tempo di almeno una decina di anni, come documentato anche dalla presenza del nome di Forlì nell’elenco dei comitati già sorti o in fase di costituzione contenuto nel Bollettino n° 1 edito nel 1879. Rispetto, inoltre, ai comitati nati in altre città romagnole limitrofe, vi è da segnalare che Forlì non andò mai incontro a scioglimenti per tutto l’intero periodo storico che va dalla sua fondazione fino alle soglie della Prima Guerra Mondiale, come invece capitò a città, come Cesena e Rimini, rispetto alle quali ad ogni modo è doveroso ricordare che non erano realtà così sviluppate ed importanti come lo sono oggi, tanto che furono sedi di sotto-comitati comunali e non di sezione
Introduzione generale
I primi passi della Croce Rossa in Emilia-Romagna ebbero luogo nella città di Ferrara, nella quale, già il 14 novembre 1864 si costituì ad opera dell'associazione medica locale un comitato provvisorio di soccorso per militari feriti e malati in tempo di guerra, sulla scorta ideale ma anche sostanziale di un precedente comitato di "racoclta fondi in soccorso alle vittime della guerra" istituito nel 1859 in occasione della Seconda Guerra di'Indipendenz
Premessa metodologica alle sezioni dei documenti
Questa seconda parte del volume è dedicata ai documenti originali dell'epoca (1865-1914) la cui lettura consente, nel suo complesso e nel suo insieme, di ricostruire alcuni momenti chiave della vita della Croce Rossa in Emilia-Romagna, contribuendo così a fornire un quadro ancor più completo ed affascinante della realtà in oggetto descritta nei vari saggi della prima parte
Introduzione generale
I primi passi della Croce Rossa in Emilia-Romagna ebbero luogo nella città di Ferrara, nella quale, già il 14 novembre 1864 si costituì ad opera dell'associazione medica locale un comitato provvisorio di soccorso per militari feriti e malati in tempo di guerra, sulla scorta ideale ma anche sostanziale di un precedente comitato di "racoclta fondi in soccorso alle vittime della guerra" istituito nel 1859 in occasione della Seconda Guerra di'Indipendenz
GIS And Web-GIS, Commercial and Open Source Platforms: General Rules for Cultural Heritage Documentation
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