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Extended formulations for matroid polytopes through randomized protocols
The hitting number of a polytope P is the smallest size of a subset of vertices of P such that every facet of P has a vertex in the subset. We show that, if P is the base polytope of any matroid, then P admits an extended formulation of linear size on the hitting number of P. Our results generalize those of the spanning tree polytope given by Martin and Wong, and extend to polymatroids
Regular Matroids Have Polynomial Extension Complexity
We prove that the extension complexity of the independence polytope of every regular matroid on n elements is O(n6). Past results of Wong and Martin on extended formulations of the spanning tree polytope of a graph imply a O(n2) bound for the special case of (co)graphic matroids. However, the case of a general regular matroid was open, despite recent attempts. We also consider the extension complexity of circuit dominants of regularmatroids, for which we give a O(n2) bound
Extended Formulations from Communication Protocols in Output-Efficient Time
Deterministic protocols are well-known tools to obtain extended formulations, with many applications to polytopes arising in combinatorial optimization. Although constructive, those tools are not output-efficient, since the time needed to produce the extended formulation also depends on the number of rows of the slack matrix (hence, of the exact description in the original space). We give general sufficient conditions under which those tools can be implemented as to be output-efficient, showing applications to e.g. Yannakakis' extended formulation for the stable set polytope of perfect graphs, for which, to the best of our knowledge, an efficient construction was previously not known. For specific classes of polytopes, we give also a direct, efficient construction of those extended formulations. Finally, we deal with extended formulations coming from certain unambiguous non-deterministic protocols.DISOP
Le politiche pubbliche per la soluzione dei problemi ambientali: gli strumenti di intervento
Strumento regolativi, tasse ambientali, permessi negoziabili di inquinamento, sussidi ambientaliE’ stato dimostrato come il mercato fallisca nel pervenire ad un’allocazione efficiente delle risorse ambientali. Si tratta, infatti, di beni pubblici o beni comuni che non hanno diritti di proprietà rispetto ai quali il mercato non è in grado di fissare dei prezzi validi per ripartire le risorse in modo efficiente tra usi alternativi: sfruttamento e preservazione.
Ciò pone come necessario l’intervento dell’operatore pubblico, che deve affrontare il problema di definire delle politiche volte a conseguire un livello efficiente sia di preservazione dell’ambiente sia di produzione di inquinamento, e a realizzare uno sfruttamento sostenibile dello stock di risorse naturali.
Le strategie di intervento pubblico previste dalle politiche ambientali possono essere classificate in relazione agli obiettivi perseguiti e si distinguono in strategie del disinquinamento, recupero e/o riciclo degli scarti, e prevenzione. Esse corrispondono a differenti tempi di attuazione delle politiche medesime. Nel primo caso, si tratta di azioni di recupero che si collocano in una prospettiva di breve periodo e intervengono a valle del processo produttivo e di consumo. Esse sono mirate a garantire il livello di inquinamento entro soglie di tolleranza stabilite per salvaguardare la salute della popolazione e l’equilibrio delle condizioni ambientali. Tali strategie si rendono necessarie nelle situazioni di emergenza ovvero quando non sono disponibili altre tecnologie di riduzione delle emissioni inquinanti.
La seconda tipologia di strategie, perseguibili nel medio periodo, consiste in azioni di recupero e riciclo degli scarti in modo tale da minimizzare lo spreco di risorse. Si tratta di recuperare e riciclare i materiali di scarto e le sostanze utilizzate durante i processi di lavorazione direttamente o previo trattamento. E’ opportuno rilevare come le strategie basate sul recupero e il riciclo siano condizionate dalle tecnologie disponibili, che devono garantire un elevato grado di recuperabilità del materiale e, inoltre, dalla convenienza economica connessa ai costi ambientali e alla presenza di un mercato per le materie prime secondarie.
In una prospettiva di lungo periodo si collocano, infine, le strategie di prevenzione che prevedono interventi tesi ad incidere direttamente sui meccanismi produttori di degrado ambientale. In particolare, si intende avviare meccanismi virtuosi che possano determinare modifiche nei processi produttivi, nel consumo dei beni e servizi nelle modalità di sfruttamento delle risorse ambientali, minimizzando alla fonte le emissioni di scarti nocivi.
Le diverse strategie di intervento pubblico che definiscono le politiche ambientali possono essere perseguite attraverso il ricorso ad una varietà di approcci e strumenti che sono presi in esame nel presente capitolo. In particolare, viene considerato l’approccio regolativo di comando e controllo che comporta la determinazione di standard ambientali mediante disposizioni normative, e l’approccio degli incentivi economici fondati sul mercato, che si basa sull’uso di strumenti volti ad internalizzare i costi esterni prodotti dalle attività economiche, inducendo gli operatori economici responsabili delle esternalità ad includere nei prezzi dei beni e servizi il valore delle risorse ambientali deciso a livello centrale dall’autorità pubblica. Nell’ambito dell’approccio di incentivazione economica, particolare attenzione è riservata alle tasse ambientali, sussidi e alla creazione dei mercati per i beni e servizi ambientali, che hanno l’obiettivo di garantire una gestione efficiente del patrimonio ambientale all’interno di un sistema di mercato
Dai mali dell'inquinamento al cambiamento del clima: un'analisi degli interventi di politica internazionale e comunitaria
Il perseguimento di uno sviluppo economico sostenibile e gli aspetti relativi alla tutela dei beni ambientali hanno posto alle istituzioni politiche internazionali nuove e impegnative sfide.
La dimensione globale dei problemi ambientali di cui parleremo a lungo nella seconda parte del volume, con gli effetti del cambiamento climatico causato dalle emissioni di CO2, richiede sempre di più un efficiente meccanismo di coordinamento istituzionale affidato ad un’autorità sovranazionale che si faccia carico della soluzione dei problemi.
Il tentativo delle istituzioni internazionali di ricercare una soluzione attraverso lo strumento delle conferenze, perseguito a partire dai primi anni settanta del secolo scorso fino ad oggi, si è rivelato però complessivamente inefficace. In particolare, le conferenze internazionali indette dall’Organizzazione delle Nazioni Unite hanno affrontato le questioni ambientali avviando processi negoziali fra Stati sovrani mirati a coinvolgere il maggior numero di Paesi possibile, prendendo a riferimento precedenti esperienze di accordi internazionali raggiunti su altre tematiche. Gli esiti dei processi negoziali hanno prodotto un numero considerevole di trattati che hanno assunto la forma di dichiarazioni non vincolanti e sono risultati politicamente rilevanti solo per i Paesi che li hanno riconosciuti come adeguati strumenti di regolamentazione. Parte dell’insuccesso riportato dalle istituzioni internazionali nell’affrontare le questioni ambientali è dovuto all’assenza di un governo centrale che abbia il potere di imporre, controllare e coordinare i vari interventi volti alla regolamentazione dell’uso delle risorse e al controllo delle esternalità. Si ritiene però che le maggiori difficoltà nel trasferire nel campo degli accordi ambientali l’esperienza maturata attraverso negoziati su altre tematiche siano strettamente connesse alla specifica natura degli accordi, caratterizzati da un elevato numero di partecipanti e da una instabilità intrinseca. L’instabilità degli accordi in tema ambientale è dovuta a problemi che sorgono nel momento in cui i Paesi avviano una trattativa e che possono essere sintetizzati prevalentemente nell’asimmetria informativa e nel comportamento free-riding.
Il primo problema relativo all’asimmetria informativa implica che ogni Paese conosce e gestisce la propria situazione meglio di ogni altro e può trarre vantaggio da questa situazione.
Il secondo problema si riferisce al free-riding, cioè un comportamento opportunistico che deriva dalle caratteristiche dei beni ambientali, che sono beni comuni configurabili come capitale naturale di proprietà collettiva. La caratteristica che consente a più Paesi di utilizzare contemporaneamente la medesima risorsa senza esclusione di alcuno si rivela un incentivo a sovra utilizzarla o comunque ne favorisce un uso sbagliato che può solo procurarne una degradazione e impedire alla risorsa di svolgere le sue funzioni.
Gli elementi di debolezza evidenziati inducono notevoli perplessità e denunciano le difficoltà di pervenire alla realizzazione di un’efficace politica ambientale attraverso lo svolgimento di conferenze internazionali mirate a pervenire ad accordi su trattati che hanno per oggetto la risoluzione delle questioni ambientali compatibilmente con le esigenze di sviluppo economico.
Sulla base di queste premesse, nel presente capitolo sono presi in esame gli sviluppi della politica internazionale relativa alle questioni ambientali, focalizzando l’attenzione sia sui risultati raggiunti dalle conferenze indette dall’Organizzazione delle Nazioni Unite sia sulle strategie di intervento per la gestione e la tutela del patrimonio ambientale intraprese dall’Unione europea. Viene poi evidenziata la rilevanza di un particolare tipo di esternalità, il riscaldamento globale del pianeta (global warming), che impone la necessità di definire specifiche politiche di intervento, indispensabili per salvaguardare l’ambiente dalle emissioni di gas serra
Efficienza allocativa delle risorse ambientali e fallimento del mercato: soluzioni private mediante negoziazione
La gran parte dei problemi ambientali è riconducibile alla difficoltà di assicurare che le risorse e i beni ambientali (aria, acqua, foreste, suolo, paesaggi, ecc.) siano utilizzati in modo efficiente, e cioè in modo da impedire che essi siano soggetti ad uno sfruttamento eccessivo ed insostenibile.
Risorse e beni ambientali possono essere destinati ad usi alternativi, ossia sfruttamento, poiché costituiscono uno dei principali fattori dello sviluppo economico, e preservazione, necessaria per garantire la qualità del patrimonio ambientale, naturale e paesaggistico da cui la collettività può derivare utilità sotto diverse forme di godimento. L’allocazione delle risorse ambientali tra le varie destinazioni d’uso è tale da generare problemi di inefficienza, che si rivelano attraverso uno sfruttamento delle risorse medesime valutato come eccessivo, in quanto superiore al livello ottimale.
La teoria economica dimostra che il mercato permette di ottenere allocazioni efficienti delle risorse attraverso i prezzi, che costituiscono gli strumenti utili a ripartire beni e risorse fra usi alternativi. Tuttavia, affinché beni e risorse abbiano un prezzo, occorre che siano scambiati sul mercato, e perché ciò avvenga devono essere oggetto di diritti di proprietà grazie ai quali i titolari dei suddetti diritti possono utilizzarli o trasferirli. Per i beni e le risorse che sono oggetto di transazione sul mercato, il valore di scambio, e cioè il prezzo di mercato, viene determinato dall’effetto congiunto della domanda e dell’offerta: più il bene è scarso, maggiore è il valore di scambio, e quindi il prezzo. Alla luce di ciò, si può riassumere che l’esistenza dei diritti di proprietà costituisce il presupposto dello scambio delle risorse, e ne regola l’uso a condizione che i suddetti diritti rispondano alle specifiche caratteristiche di esclusività, trasferibilità ed applicabilità, si tratta quindi di diritti di proprietà di tipo privato; l’insieme degli scambi, attraverso l’interazione della domanda e dell’offerta, determina il sistema dei prezzi che, a sua volta, fornisce agli agenti economici le informazioni utili all’allocazione delle risorse.
Le condizioni che, sebbene in via teorica, permettono al mercato di conseguire allocazioni efficienti di risorse scarse e beni, non valgono per la categoria delle risorse ambientali. In particolare, per le risorse e i beni ambientali non esiste prezzo di mercato, poiché di solito non sono oggetto di transazione. A tal riguardo si consideri l’aria pulita, l’acqua incontaminata, la bellezza di un paesaggio integro, si tratta di beni ambientali per i quali non è possibile determinare il valore di mercato dal momento che non costituiscono oggetto di scambio. Inoltre, è opportuno evidenziare che non è sempre possibile attribuire diritti di proprietà alle risorse ambientali, trattandosi per lo più di risorse che ricadono nella categoria dei beni comuni e beni pubblici.
La conseguenza è che il mercato non è in grado di funzionare correttamente nei loro confronti, in altre parole non garantisce un’allocazione efficiente tra i diversi usi. Al fallimento del mercato nel garantire l’allocazione efficiente va quindi collegato l’eccessivo sfruttamento delle risorse ambientali e i relativi costi sociali che esso genera. Nell’ambito dei costi sociali connessi allo sfruttamento insostenibile delle risorse ambientali, che si configurano come esternalità, assumono rilevanza il depauperamento irreversibile del relativo stock disponibile, e i processi di degradazione delle caratteristiche qualitative delle risorse medesime (inquinamento).
La presenza di esternalità e costi sociali pone il problema di dover individuare le istituzioni più adeguate ad affrontare e risolvere le inefficienze allocative delle risorse ambientali.
Il presente capitolo è incentrato sulla trattazione delle questioni sopra esposte. Sulla base dei concetti fondamentali della teoria microeconomica viene proposta un’analisi dell’efficienza sociale riferita alle risorse ambientali e delle cause del fallimento del mercato. Particolare attenzione è riservata alle esternalità e alla presenza dei beni comuni e beni pubblici. Con riferimento al problema delle esternalità viene presa in esame l’ipotesi di soluzione privata attraverso le negoziazioni di mercato
Ambiente, economia e sostenibilità
In questo contributo ci poniamo l’obiettivo di descrivere le possibili interazioni che si sviluppano tra il sistema economico e l’ambiente. L’economia classica e neoclassica, e più in generale i modelli economici, hanno ignorato la relazione di interdipendenza tra economia e ambiente, descrivendo l’economia come un sistema chiuso e lineare.
Le attività di produzione e consumo si svolgono all’interno dell’ambiente naturale che fornisce un’ampia varietà di servizi e svolge rilevanti funzioni per il sistema economico. In generale, l’ambiente sostiene il sistema economico offrendo un insieme di risorse naturali che sono indispensabili allo svolgimento del processo economico di crescita e sviluppo, tuttavia esse sono disponibili in quantità limitata rispetto alla richiesta.
Il modo in cui il sistema economico ha influito negli ultimi decenni sull’ambiente, senza tener conto dei vincoli imposti, ha finito per compromettere in modo irreversibile la capacità dell’ambiente stesso di sostenere il sistema economico nel suo processo di evoluzione ed espansione. Si è posto quindi con forza il problema di realizzare un modello di sviluppo economico alternativo, basato sui principi di sostenibilità che presuppongono uno sfruttamento ottimale delle risorse ambientali. In particolare, sono state individuate tre condizioni su cui deve essere basato lo sviluppo sostenibile:
(i) il tasso di utilizzo delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione;
(ii) l’immissione di sostanze inquinanti nell’ambiente non deve superare la capacità di assimilazione dell’ambiente stesso;
(iii) lo stock di risorse non rinnovabili deve essere mantenuto costante nel tempo.
L’obiettivo da perseguire è quello di assicurare un’equa ripartizione delle risorse tra le generazioni presenti e future, in linea con la definizione istituzionale di sviluppo sostenibile introdotta dal Rapporto Brundtland, redatto dalla Commissione Mondiale su Sviluppo e Ambiente nel 1987
How environmental sustainability labels affect food choices: Assessing consumer preferences in southern Italy
This paper assesses consumer preferences and willingness to pay for three different environmental sustainability
labels (EU Organic Farming, Rainforest Alliance, ‘Per il Clima-Legambiente’) and information cues about the
origin displayed on a processed food product, namely tomato puree. Using a choice experiment and conditional
logit models, the results show that: i) preferences for the environmental sustainability labelled product increase
when consumers have proper knowledge about the meaning of the labels; ii) the information cue about the
product’s domestic origin is important for all consumers, regardless of their education, unlike environmental
sustainability labels that are more appreciated by well-educated consumers; iii) consumers’ willingness to pay is
higher for labels with greater market penetration, regardless of certification by private or public organisations.
Findings suggest that the adoption of environmental sustainability labels by food producers should be combined
with effective information policies aimed at increasing consumer awareness
Il riscaldamento globale e i trattati internazionali sul clima
Questo contributo analizza alcuni aspetti che riguardano il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, riportando alcuni dati e diverse stime che testimoniano la gravità della situazione. Inoltre, sono prese in esame le difficoltà reali del coordinamento sui problemi del riscaldamento globale attraverso una cronistoria dettagliata dei vari accordi internazionali che si sono succeduti dalla prima conferenza mondiale sul clima ad oggi. La gravità della situazione espressa dai dati e i fallimenti che i trattati ci insegnano, lasciano capire quanto siano importanti i meccanismi strategici sottostanti e la necessità di avere un quadro di analisi per considerarli e farvi fronte. Infine, il capitolo si chiude con una ricognizione, effettuata da diversi autori, derivata dalle esperienze relative ai trattati internazionali, che mette in evidenza le debolezze, i punti di forza e le potenzialità di coordinamento e di cooperazione
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