1,721,021 research outputs found
Hans Biebow dopo il 1941: la Wehrmacht, la Soluzione Finale e la fine del ghetto di Łódź
Łódź, primavera del 1947. Sul banco degli imputati della Corte Distrettuale siede Hans
Biebow, nato a Brema nel 1902 e amministratore (Amtsleiter) del ghetto di Łódź dal 1940 al
1944, considerato dallo stato polacco uno dei dieci criminali nazisti più pericolosi, al pari
di persone come Rudolf Höß (capo di Auschwitz), Arthur Greiser (Gauleiter del
Warthegau) o Hans Frank (Governatore del Governatorato Generale). Perché questa
attenzione per colui che sulla carta non fu mai nulla più di un amministratore civile? La
risposta si trova analizzando il complesso sistema che venne a costituire l’amministrazione
nazista dei territori occupati, per il quale il ghetto di Łódź rappresenta un osservatorio
unico e privilegiato. Grazie infatti all’abbondanza di documenti ad oggi disponibili sul
caso specifico è possibile ricostruire quella che fu a tutti gli effetti una grande mise en scène:
una tragedia corale fatta di miti e lotte di potere, ma anche di ambivalenze ed invidie che,
nel loro intrecciarsi e confondersi, riflette le molte sfaccettature assunte dal potere nazista
durante il conflitto bellico
Il business delle deportazioni: la Soluzione Finale nel Warthegau attraverso la lente di un conto bancario
La città di Łódź, situata a 120 km da Varsavia, costituì il più gran-
de polo industriale tessile della Polonia. Nel 1939 venne prima occupata
dalle forze naziste e successivamente annessa ai territori del Terzo Rei-
ch, dove venne ribattezzata Litzmannstadt. Nel 2009 l’Archivio di Stato
di Łódź (APŁ) ha digitalizzato l’intera collezione dedicata ai documenti
del ghetto di Litzmannstadt, il quale venne liquidato durante l’estate del
1944. In questo articolo verranno presi in considerazione i documenti
relativi al conto bancario speciale 12300 (Sonderkonto 12300): aperto dai
nazisti nel febbraio del 1942, il conto raccolse i proventi delle deporta-
zioni che trasportarono Ebrei e Zingari da tutta la regione del Warthegau
verso il campo di sterminio di Kulmhof, vicino al fiume Ner. In partico-
lare, osservando le pezze d’appoggio (Belege) è stato possibile condurre
uno studio sia quantitativo che qualitativo; dove si è potuto tracciare
l’aumento di capitale lungo il periodo che va dal 1942 fino alla fine del
1943 e si sono inoltre potuti osservare anche i vari enti coinvolti nelle
deportazioni. Il conto bancario riflette così il particolare apparato am-
ministrativo che venne istituito dal Reichsstatthalter Arthur Greiser e
che seppe funzionare in concerto con tutte le autorità presenti sul terri-
torio, grazie anche alla presenza di personaggi non secondari come l’am-
ministratore del ghetto di Litzmannstadt, Hans Biebow. Infine, le voci
di spesa, oltre a fornirci un caleidoscopio di beneficiari, ci permettono di
osservare alcune dinamiche interne al sistema nazista, come ad esempio il
rapporto tra reparti civili e reparti di polizia
Un manager del Terzo Reich: il caso Hans Biebow
Łódź, primavera del 1947. Sul banco degli imputati della Corte Distrettuale siede Hans Biebow, nato a Brema nel 1902 e che, durante la guerra, era stato amministratore (Amtsleiter) del ghetto di Łódź. Lo stato polacco considera quest’uomo, alto, biondo e dagli occhi azzurri, come uno dei dieci peggiori criminali nazisti ancora in circolazione, al pari di Rudolf Höß (capo di Auschwitz), Arthur Greiser (Gauleiterdel Warthegau) o Hans Frank (governatore del Governatorato Generale). Ma Biebow non era un militare e nemmeno un alto esponente del partito nazionalsocialista. Perché allora tutta questa attenzione per chi sulla carta non fu mai nulla più di un amministratore civile? La risposta si trova all’interno di quella intricata matassa che furono le politiche di gestione nazista relative ai territori occupati. Grazie alla mole di documenti oggi disponibili, è possibile ricostruire quella che fu a tutti gli effetti una grande mise en scène. Una tragedia corale fatta di miti e di lotte di potere. Una ricerca sconvolgente sulla banalità del male, sulla meschinità e sulla codardia di coloro che ‘ubbidirono soltanto agli ordini’
La generazione di mezzo . Professionisti, Kaufmänner e contabili al servizio del Terzo Reich
È possibile definire il profilo di un criminale nazista? Come perlopiù noto, la storiografia ha cercato a lungo di rispondere a tale interrogativo, oscillando tra l’immaginario degli ‘uomini comuni’ e quello delle ‘bestie bionde’. Procedimenti come quello di Norimberga, passando poi per Francoforte e Gerusalemme, hanno svolto un ruolo cruciale nella definizione dei profili criminali del regime nazista. Al punto che il bacino all’interno del quale far confluire le azioni da ritenersi penalmente perseguibili si è attualmente ampliato sino a comprendere le attività ricadenti in ambito economico. Il processo contro Oskar Gröning, celebrato a Lüneburg nel 2015, ha rappresentato una cesura nella definizione di cosa possa essere ritenuto ‘criminale’ o meno. Quest’ultimo è stato infatti accusato di ‘concorso in omicidio’ a causa delle funzioni da lui ricoperte all’interno del campo di sterminio di Auschwitz a partire dall’estate del 1944, dove si trovò a svolgere attività di carattere perlopiù amministrativo-contabile. A fronte di un pluridecennale sforzo in direzione di una più accurata definizione dei profili dei burocrati di medio e basso livello e dei progressi compiuti nello studio dello sfruttamento del lavoro da parte dei nazisti, al processo Gröning si stabilì, per la prima volta in modo inequivocabile, che l’attività contabile poteva avere valenza penale
In piedi! Entra la Corte. La rappresentazione dei criminali nazisti allinterno delle aule di tribunale
All’alba del XXI secolo lo storico Donald Bloxham lamentava il fatto che non si fosse ancora sviluppata una discussione, né in ambito storiografico né tantomeno in ambito giuridico, su come le corti di giustizia fossero state un medium essenziale per la rappresentazione degli eventi storici legati al nazismo. 2 Dopo quasi vent’anni e mentre assistiamo allo svilupparsi di quella che probabilmente è l’ultima stagione di processi contro ex membri del sistema nazista, 3 possiamo dire che le parole dello studioso anglosassone non sono cadute nel vuoto, ma hanno costituito l’apripista di un dibattito dinamico e variegato, che ha saputo esprimersi soprattutto in ambito storico. 4 In un’ottica di continuità proprio con il dibattito sopracitato, all’interno di questo contributo si analizzerà, attraverso opportuni esempi, come il medium costi- tuito dalle corti di giustizia si sia caratterizzato, negli ultimi ottant’anni, per un’estre- ma dinamicità, nonostante la mise en scène apparentemente rigida che la procedura processuale richiede. Per corroborare maggiormente l’obiettivo esplicativo appena descritto si prenderanno volutamente in esame casi solo apparentemente ‘minori’, tralasciando i grandi procedimenti di Norimberga, Gerusalemme o Francoforte, sui quali esiste già un’estensiva bibliografia. Infine, per agevolare un approccio comparativo e critico della materia in oggetto, ogni caso processuale verrà analizzato attra- verso uno schema tripartito in: la legislazione utilizzata; lo svolgimento del processo, con particolare attenzione alle reazioni immediate al di fuori dell’aula di giustizia; e infine l’utilizzo, da parte degli storici, del materiale processuale per la caratterizzazione delle personalità naziste
Memorie in guerra: memoriali, campi e musei della Seconda Guerra Mondiale nella Polonia contemporanea
La mitologia della sofferenza e del martirio, che ha le sue radici nel XIX secolo, è una delle pietre angolari su cui poggia la nuova identità polacca, costruitasi dopo il 19891. Nonostante Geneviève Zubrzycki abbia affermato che la pubblicazione del testo I carnefici della porta accanto di Jan T. Gross2 «ha distrutto il mito martirologico della nazione polacca»3, ad oggi assistia mo a un ritorno di tale retorica, soprattutto in conseguenza della «politica di storia attiva» portata avanti dal partito Diritto e Giustizia (PIS), a partire dal 20154. Le parole della Zubrzycki, pubblicate nel 2017, non sono tuttavia senza fondamento in quanto si basano sulle politiche memoriali sponso- rizzate da alcune istituzioni polacche tra 2001 e 2014, dove è stato usato in modo massiccio il concetto di assenza tanto da trarne una specifica figura culturale, quella dell’Ebreo assente5 Dal 2015 però la Polonia ha «interrotto il percorso atto a scoprire la verità storica»6. Il seguente contributo vuole quindi soffermarsi sulle conseguenze di questa interruzione, alcune delle quali avvenute nel recentissimo passato e non ancora acquisite dal dibattito scientifico. Gli esempi che verranno portati saranno volti a dimostrare inol- tre come la storia della seconda guerra mondiale, in Polonia, sia ancora il più contestato aspetto dell’identità storica polacca7
Late Conversions: Requests of Pardon and Conversions to Catholicism of Nazi Criminals
On 9 September 1951 at the “Sacred Heart” Church in Zehlendorf, south of
Berlin, father von Lübtow invited worshippers to pray for the soul of the
late Oswald Pohl,5 who had been executed a few months earlier at Lands-
berg Prison, after being sentenced to death by the Nuremberg Military Tri-
bunal (NMT). During the Second World War, Pohl had founded and direct-
ed the Wirtschafts und Verwaltungshauptamt (WVHA) of the SS, the office
in charge of managing the production apparatus that gravitated around the
Nazi concentration camp system (KL) and which, among other things, con-
trolled the doctors employed within the KL. By virtue of this role, when the
war was over, Pohl became the main defendant in one of the trials that was
set up by the American military court and which aimed to bring to trial the
institutions of the Nazi system.
During his imprisonment at Landsberg, Pohl converted to Catholicism
and, with the help of his father confessor Karl Morgenschweis, transposed
his conversion path into a text that was printed shortly before his execution,
Using Pohl’s conversion as a case study and making extensive use of the
documentation recently made available by the publication of the papers
related to the pontificate of Pius XII in the Vatican Apostolic Archive, the
following article aims to open up a new path within the broad and complex
issue that was the relationship between the Catholic Church and the Nazi
movement. This relationship did not end in 1945, and developed, precisely for this reason, within the specific context of the Nuremberg trials that took
place after the war
Looking for the money: using bank accounts as a source on the history of deportations
At the end of one of the most prolific decades concerning the studies on the Litzmannstadt ghetto, the State Archive of Łódź (APŁ) became part of a massive project related to the digitization of its documents, especially the ones that dealt with the city’s past. Łódź was occupied by the Germans right after the beginning of the Second World War and was included directly into the newly founded district Warthegau, managed by Reichsstatthalter Arthur Greiser. Due to various reasons most of the documents, produced not only by the German administration but also by the Jewish ‘self-administration’, survived the war and are now part of one of the richest collections dealing with the tragedy of the Hol- ocaust. This article examines a peculiar type of source that is deeply connected to the deportation’s management in the ‘Warthegau’: the bank accounts of the ghetto administration. Thanks to this specific focus we will be able to look at the dynamics concerning not only the interests behind the ‘Final Solution’, but also the people and institutions involved
- …
