1,721,061 research outputs found

    Manipulations anti-table rase. Stratégies architecturales adaptatives

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    Gli esperimenti esposti nel saggio propongono metodi alternativi per la definizione di spazialità impermanenti e in costante mutamento. Sperimentazioni che manifestano una tensione, del progetto contemporaneo, alla predisposizione di architetture ‘adattive’ continuamente sollecitate da richieste variabili e flessibili. Nella storia dell’architettura le correnti utopiche europee degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso hanno posto le basi per ricerche disciplinari sul tema dell’adattabilità costruttiva e funzionale degli edifici. Fra tutti gli straordinari personaggi10 che hanno animato il dibattito architettonico utopico del XX secolo sembra utile ricordare il pensiero di Archigram. Per il gruppo anglosassone il principio fondamentale sul quale fondare i manufatti edilizi “deve essere rivisto alla luce del progresso tecnologico e alla possibilità di aumentare la mobilità personale”, facendo emergere il “rifiuto alla permanenza.” Le elaborazioni progettuali dell’epoca, per lo più rimaste su carta, manifestano una tensione al rinnovamento della disciplina: le sovversive proposte muovono verso una rivoluzionaria concezione architettonica che troverà nelle geometrie instabili, deformabili e adattabili delle forme naturali una nuova logica di conformazione e di aggregazione delle parti. Nella contemporaneità è facile ritrovare architetture che si riferiscono alle correnti utopiche del secolo scorso; sembra quasi che nelle viscere metropolitane stia nascendo qualcosa di nuovo frutto di manipolazioni, concettuali e fisiche, dell’esistente capaci di rigenerare spazi urbani depressi o vaste zone industriali dismesse, portando l’architettura a scoprire una nuova espressività, una nuova scrittura che – come ci suggerisce Franco Purini – sia il risultato di una molteplicità di processi formali di tipo 'infettivo'

    Amnistia per l'esistente. Strategie architettoniche adattive per la riqualificazione dell'ambiente costruito

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    Gli scritti raccolti in questo volume riassumono ragionamenti e riflessioni sulla rigenerazione architettonica e urbana e compongono una sorta di antologia che ripercorre, con i dovuti aggiustamenti, un itinerario di ricerca sull'argomento. Un tragitto a volte tortuoso, in altri casi lineare, che propone una riconnessione di vicende lontane nello spazio sulle tracce di analogie, differenze – talora anche contrasti – per individuare nuove vie alla riqualificazione del costruito: frontiera unica del destino delle città. Il controllo delle fasi di vita di un edificio (progetto, costruzione, manutenzione, riutilizzo) comporta la necessità di comunicazione e di cooperazione tra i diversi attori coinvolti nel processo. L’uso passivo delle risorse, le capacità di far fronte alle necessità strutturali della costruzione, alle esigenze e alla disponibilità economica della committenza sono fattori determinanti, come dimostrato dagli esempi di ‘best practice’ presenti sugli scenari internazionali analizzati in questo volume. Al fine di definire strategie virtuose e potenzialmente applicabili all'edilizia residenziale italiana sono state isolate quattro tecniche di intervento desunte dai casi studio: aggiornare, ampliare, aggiungere, ri-modellare. La scelta dei riferimenti, utili a formare una sorta di ‘scatola degli attrezzi’ per le opere di riqualificazione integrata è stata operata in funzione della comparabilità con manufatti analoghi, per consistenza e patologie, presenti anche nel patrimonio residenziale italiano. Nel volume sono inoltre raccolti progetti, ai quali ha partecipato l’autrice, ritenuti utili per il loro carattere sperimentale, a verificare sul campo gli assunti teorici emersi dalla ricerca

    Il riciclaggio del costruito: dispositivi progettuali per un tessuto urbano adattabile

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    La nozione di riciclaggio applicata ai territori urbani contemporanei introduce la necessità di progettare nuovi scenari per aree obsolete: mira cioè alla ristrutturazione e alla ridefinizione – spaziale e iconografica– di zone e edifici dismessi attraverso una serie di azioni multidisciplinari e multiscalari, così da promuovere inedite relazioni tra costruito e ambiente circostante. Il riciclaggio si differenzia dalla ri-costruzione o dalla riabilitazione perché consente di iniziare un nuovo ciclo culturale, fisico, economico e sociale di una città o di una sua parte. Molto spesso, nelle operazioni di riciclaggio urbano, la storia e la cultura di un luogo sono la base su cui impostare una nuova fase di vita che non riguarda solo la morfologia del territorio, ma anche il comportamento dei suoi abitanti, un diverso atteggiamento da parte degli amministratori e lo sviluppo di nuove economie (Gausa M., 2003). La ricerca pone l’accento sui temi della di progettazione urbana infill e di plug-in architettonico, declinando le varie accezioni del termine che passano dalle operazioni di retrofit energetico a quelle di aumento della cubatura in un’ottica di adattabilità dell’esistente e, in particolare, dell’edilizia residenziale. Rinnovare il rapporto tra tipologia edilizia e tecnologia costruttiva reinventando dispositivi progettuali consolidati atti alla predisposizione di spazi abitativi dagli assetti variabili, può risultare una strategia efficace per garantire uno sviluppo sostenibile delle città

    Tra terra e acqua

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    I progetti illustrati in questo volume sono stati elaborati da studenti che per la prima volta si accostavano alla pratica del progetto architettonico presso il Corso di Laurea specialistica a ciclo unico in Ingegnerie Edile-Architettura dell’Università degli Studi di Brescia. A livello sperimentale gli insegnamenti coinvolti sono stati coordinati attraverso seminari comuni e sono stati ancorati ad una convenzione di ricerca tra l’Università di Brescia e la Comunità montana della Val Sabbia, promossa e diretta da Marina Montuori per indagare nuovi tipi abitativi legati al turismo nel comprensorio del Lago d’Idro

    Amnistia per l’esistente / Amnesty for existing building stock

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    The renewal of the built allows to intervene at multiple scales and to tune in, with empathetic mode, to the environmental, social, economic requests of the contemporary city. The construction of the building stock has produced pollution, indiscriminate use of land, discomfort housing, criticality in the safety of urban districts. Now it is the time of redemption by choosing a new design skills linked to issues of environmental and civil ethics

    San Marco 2055

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    Ristrutturazione a San Marco 2055 – Venezia. Progettista e direttore dei lavori: arch. PhD Barbara Angi. La casa si trova nel cuore di Venezia, all'ultimo piano del palazzo di Rio dei Barcaroli dal quale è possibile ammirare le cupole della Basilica di San Marco. Il progetto di ristrutturazione vuole mantenere la memoria storica dell’edificio ridisegnando lo spazio compreso tra i muri maestri (articolato con mobili e volumi funzionali disegnati ad hoc e arricchito da una selezione d’arredi d’autore) e recuperando le capriate in faggio della copertura. La caratteristica distributiva del progetto è la sua configurazione a loft. Nel disegno degli spazi interni tutti gli elementi aggiuntivi sono ubicati in prismi semplici che – anche figurativamente – si distaccano dalla conformazione originale della casa, così come le scelte cromatiche le quali, lavorando sulla giustapposizione degli spazi, ne rivelano le diverse epoche di costruzione: il nuovo, finito con una superficie a stucco veneziano di colore nero, diviene plug-in dell’esistente che offre alla vista una superficie candida, realizzata secondo la medesima tecnica. Questo principio compositivo ha permesso alla cucina, posizionata in maniera baricentrica, e al soppalco, che ospita uno spazio per il riposo e la lettura, di risultare “oggetti” autonomi, che in pochi punti soltanto toccano le pareti. La scelta delle sedute propone i diversi modi di utilizzo dello spazio living: dal riposo (ammirando i tetti e le altane della città lagunare) al ritrovo familiare davanti al caminetto, avvolti dal tepore del fuoco che riflette le sue fiamme sul parquet, realizzato in listoni massicci di quercia. L’uso del legno per il pavimento ha fornito il pretesto per concepire il disegno degli arredi della casa quasi fossero un’estrusione dell’impiantito. In collaborazione con l’arch. Carlo Capovilla sono stati realizzati i prototipi dei vari elementi, così che il sistema di connessione tra le tavole del parquet permettesse di definire una modularità dimensionale utile per guidare il disegno dei volumi attrezzati, diversamente componibili secondo le esigenze funzionali. L’arredo costituisce uno degli elementi cardine del progetto, in quanto articola e contraddistingue l’intera abitazione. Troviamo infatti aree con vocazioni funzionali differenti, benché caratterizzate da una armoniosa fluidità degli spazi: i momenti quotidiani della vita familiare e la convivialità trovano luoghi diversi che li accolgono, la scala di accesso al soppalco e la libreria fungono da filtro tra gli ambiti comuni e i locali di servizio senza tuttavia separarli nettamente. Nell'area notte si trovano una camera-studio e la camera padronale. Quest’ultima è caratterizzata da una sequenza di spazi aperti: il letto, la cabina-armadio, la piccola palestra e la sala da bagno sono tutti ambienti divisi da pareti mobili e fisse di vetro traslucido, così da sottolineare il carattere intimo, e volutamente sensuale, di questa parte della casa

    Paradossi e Paradisi

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    La ricerca di nuove identità dei luoghi turistici attraverso differenti modalità di sviluppo architettonico sembra oggi assolutamente imprescindibile e ciò appare evidente dalla fortuna mediatica occorsa ad alcune architetture, divenute edifici culto, come il museo di Bilbao di F.O. Gehry, ad esempio, che conduce, in ogni stagione, milioni di visitatori in una piccola città emarginata del territorio basco, come Bilbao. Rilanciare quindi nuove forme di turismo, anche architettonico (vedi Berlino, Barcellona o fenomeni come Euro Disney), non è solo una "modesta proposta", soprattutto ora che questo settore attraversa un periodo di forte crisi legata alla congiuntura politico economica nazionale ed internazionale, ripensare alla qualità di servizi offerti piuttosto che alle quantità, riscoprire le peculiarità dei luoghi attraverso la valorizzazione dell'ambiente inteso come soggetto con il quale interagire, sembra essere una strada possibile per rilanciare questa forma di “industria”

    Scritture virali. La simbiosi in architettura

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    Le dinamiche di contaminazione dei vuoti urbani – siano essi centri storici fatiscenti, manufatti dismessi o aree periferiche – seguono procedimenti equiparabili a quelli delle associazioni biologiche simbiotiche, producendo fenomeni di ibridazione tra nuova costruzione e metabolizzazione di manufatti inutilizzati. Nel contesto contemporaneo sempre più numerosi sono gli episodi di intervento sul costruito che propongono organismi architettonici innestati su edifici esistenti, così da condividere risorse strutturali e energetiche instaurando, di fatto, una relazione di interscambio paragonabile a quella tra esseri viventi. Questi processi presentano affinità con il concetto di riciclaggio urbano: un approccio progettuale che mira alla messa a punto di scenari alternativi per manufatti e aree obsolete. In base a questi assunti, per gli interventi di metabolizzazione dei vuoti urbani è possibile definire diversi gradi di dipendenza tra nuovo ed esistente, introducendo i concetti di commensalismo, parassitismo e mutualismo architettonico. Dalle indagini fino a ora condotte il più alto grado di simbiosi del costruito è rappresentato dal mutualismo che, al contrario del commensalismo e del parassitismo che implicano squilibri tra le parti, presuppone somiglianze tra di esse

    Sinergie Rigenerative. Riattivare paesaggi di(s)messi

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    Architettura/Ingegneria, Economia, Lavoro e Politica possono entrare in sinergia per trasformare la rigenerazione urbana e territoriale da mero esercizio teorico a pratica concreta e virtuosa? L’attuale condizione di crisi, non più emergenza contingente ma sistema consolidato, coinvolge specifiche competenze settoriali che, prese singolarmente, non hanno la forza di guidare i processi di riqualificazione. Occorre mettere in atto sistemi di integrazione tra saperi e interessi diversi finalizzati alla costruzione del bene collettivo. Questo volume testimonia il tentativo di suggerire alcune indicazioni di metodo per un caso esemplare: la ri-attivazione dell’area Vela Laterizi di Corte Franca, nel cuore della Franciacorta, un territorio di alto valore paesaggistico, meta di turismo sostenibile e famoso per la qualità della produzione enologica. Il tema della rigenerazione − sperimentato in sede universitaria sul piano didattico e della ricerca progettuale − è stato approfondito da varie angolazioni con l’obiettivo di indagare il rapporto inscindibile tra lavoro e trattativa sindacale, di analizzare il ruolo delle pratiche amministrative sulla città e sull'ambiente, di stabilire l’incidenza della politica sulle attività produttive attraverso la prassi legislativa, di sondare l’efficacia di meccanismi economici atti a contribuire alla realizzazione di un futuro possibile. Per il “caso Vela” come per altri analoghi

    Note di riciclaggio urbano, Atelier Lacaton & Vassal

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    Oggi molti tessuti urbani offrono stock immensi di edifici in stato di decadenza o prematura obsolescenza. Le operazioni di riciclaggio urbano – definibile come la ristrutturazione e la ridefinizione, spaziale e iconografica, di aree ed edifici dismessi attraverso una serie di azioni multidisciplinari, così da promuovere inedite relazioni tra costruito e ambiente circostante – partono dall’assunto che l’abbattimento dell’edificato comporta costi troppo elevati, sia in termini economici che sociali, superando di molto quelli della sua riabilitazione (ripristino di un manufatto ammalorato) e/o ri-costruzione (rifacimento di ciò che è deteriorato). Probabilmente nuove politiche legate alla “manutenzione ragionata del costruito” potrebbero produrre inaspettati scenari di contaminazione tra vecchio e nuovo, in una sorta di vita simbiotica dagli inaspettati benefici reciproci. In questa direzione vanno le ricerche e le realizzazioni dello studio di architettura di Jean Philippe Lacaton e Anne Vassal
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