1,721,097 research outputs found

    Introduzione. Quale resilienza per quale transizione?

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    Secondo una delle ultime definizioni formulate da Mauro Ceruti nell'ambito degli studi sulla complessità, l’adattamento richiede un confronto delle innovazioni tecno-scientifiche e comportamentali basato su una visione cronologica “duale” per fronteggiare le incertezze, considerare gli effetti immediati dell’innovazione nel tempo breve, ma anche le ricadute e i gradi di reversibilità nel lungo periodo. Nel contempo, emerge un secondo aspetto. Le forme di adattamento devono essere supportate da visioni, approcci, metodi, strumenti e azioni che, partendo dalle diversità disciplinari, convergono verso la costituzione di conoscenze, saperi e soluzioni dal carattere policentrico e interdisciplinare, per costruire un “paesaggio adattativo” in cui praticare l’esplorazione di traiettorie scientifiche differenti. Individuare queste traiettorie permette di comprendere lo stretto legame adattivo/interdisciplinare esistente fra paradigmi emergenti della contemporaneità. È il caso dei concetti di resilienza, smartness e healthiness, recentemente entrati a far parte delle parole chiave del linguaggio scientifico-progettuale che indaga metodi, strumenti e forme per configurare un ambiente costruito più sostenibile, reattivo, inclusivo, salubre, vitale e creativo. Intorno a questo quadro di relazioni riscontrabili tra resilienza, smartness e healthiness possono individuarsi le ragioni che conducono al libro "Smartness e healthiness per la transizione verso la resilienza. Orizzonti di ricerca interdisciplinare sulla città e il territorio" Esse vanno rintracciate nella volontà di esplorare alcune traiettorie d’indagine scientifica, fra le tante possibili, sulle sfide della transizione e della multi-culturalità nella progettazione dell’habitat resiliente. Le esperienze di ricerca presentate emergono da due differenti campi di attività. Gli sviluppi elaborati dai risultati della Conferenza Internazionale INPUT 2016 e-agorà|e-aγορά for the transition toward resilient communities: the 9th International Conference on Innovation in Urban and Regional Planning, svoltasi a Torino dal 14 al 15 settembre 2016 e, in particolare, riguardanti la sessione “Smart Territories and Healthy Cities”. I contributi su studi e ricerche di autori afferenti al cluster “Accessibilità Ambientale” della SITdA (Società Italiana della Tecnologia dell’Architettura). Ne sono emersi tre possibili ambiti di esplorazione, rispetto ai quali le esperienze di ricerca trattate dagli autori assumono traiettorie differenti nel quadro generale delle dimensioni e delle variabili della resilienza

    Piani per la riqualificazione delle periferie/2

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    Il tema delle periferie della città è tornato ciclicamente al centro del dibattito sugli esiti della progettazione architettonica e urbana. Con altri temi spesso ricorrenti – tra i quali la ricostruzione, la sicurezza, la qualità della vita, la salute dei cittadini, le politiche per la casa – la questione delle periferie urbane costituisce un’occasione importante per andare oltre le tradizionali riflessioni disciplinari, per discutere delle ricadute dell’architettura e dell’urbanistica sui processi di segregazione, isolamento e di integrazione/connessione tra le parti della città e tra i suoi abitanti. Per analizzare lo stato delle cose questo contributo di EWT assume come riferimento la recente esperienza dei piani per le periferie, come istituiti in Italia dal DPCM del 25 maggio 2016 e dal relativo bando per la predisposizione del “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia”. Il bando, indetto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in attuazione della Legge 208 del 28 dicembre 2015 (Legge di stabilità per il 2015), nasce con l’istituzione di uno specifico fondo dedicato al programma, che arriva a un ammontare di circa 2,1 miliardi di euro disponibili. Se confrontata con precedenti iniziative dedicate ai progetti complessi (Pru 1993-1994, Prusst 1998, Contratti di quartiere I e II 1998/2002, Piano città 2012 e Piano periferie 2015), si tratta di una quota di finanziamento rilevante, finora mai messa in gioco dallo Stato, per di più in un periodo avverso che sconta la prolungata recessione economica iniziata nel 2008, forse la più grave tra quelle conosciute dal nostro Paese nel secolo scorso (Arona, 2017). Su questi aspetti, il contributo EWT intende ricostruire la prima fase di un'indagine, basata sulla ricognizione delle esperienze di alcune amministrazioni comunali che hanno risposto con successo al bando del 2016, prevedendo di ritornare sull’argomento anche nei prossimi numeri

    Paesaggi energetici e Strade dell’energia: i risultati finali della ricerca Enerwood Interreg IIIA

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    La questione energetica sembra oggi far emergere la necessita' di un atteggiamento progettuale in grado di indirizzare i processi di innovazione tecnologica verso la definizione di un “nuovo paesaggio energetico” rispondente alle esigenze, sempre piu' mutevoli, delle utenze diversificate che operano sul territorio. L'articolo sintetizza i risultati conseguiti dal Gruppo di ricerca interdisciplinare dell’Universita' G. d’Annunzio di Chieti-Pescara nell’ambito del Progetto Enerwood, INTERREG IIIA Transfrontaliero Adriatico, coordinato dalla Regione Abruzzo

    Fabrizio Schiaffonati. Paesaggio italiano. Viaggio nel paese che dimentica

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    Lo stretto rapporto esistente tra la pratica del viaggio e la percezione del paesaggio è stato da lungo tempo all’origine di opere letterarie che hanno sollecitato la nostra immaginazione descrivendoci i caratteri naturali, storico-archeologici, architettonici, monumentali e culturali di territori vicini o di aree geografiche più recondite e lontane. Nella cultura occidentale il racconto di viaggio ha conservato sempre una sua essenziale natura rigorosamente ‘tendenziosa’ nella narrazione delle qualità dei paesaggi attraversati: il punto di vista dell’autore fissa le presenze benefiche nel paesaggio, le perigliosità ed eventualmente le tracce residuali di un passato più o meno remoto. Il volume Paesaggio italiano di Fabrizio Schiaffonati ricostruisce attraverso un diario di viaggi le trame entro cui ruotano le ragioni della perdurante e progressiva cancellazione dei caratteri e dei luoghi del paesaggio italiano. Un atto coraggioso che mette in vista le responsabilità civiche nell’alimentare una troppo diffusa pratica del dimenticare. Dimenticanze non sempre imputabili ai soli tecnici del progetto, ma che riguardano tutta la società, ormai sempre più dis-educata, del sistema Paese

    Smartness e healthiness per la transizione verso la resilienza : Orizzonti di ricerca interdisciplinare sulla città e il territorio

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    In questi ultimi anni sono state attivate diverse ricerche sulle ricadute teorico-applicative dei paradigmi della smartness e della healthiness negli interventi mirati al miglioramento delle capacità di resilienza delle città e del territorio. Si tratta di ambiti di indagine collocabili in specifici settori scientifici e differenti livelli d’intervento rispetto ai quali è possibile però rintracciare alcuni segnali di convergenza tra varie discipline. Questo volume intende ricostruire un primo quadro delle relazioni interdisciplinari che si stanno instaurando tra nuove posizioni teoriche, sperimentazioni metodologiche ed esperienze di ricerca applicata, e in cui i paradigmi della smartness e della healthiness sono interpretati come principali vettori d’innovazione per avviarsi sulla strada della transizione verso l’habitat resiliente. Dai saggi degli autori che hanno preso parte a questo progetto emergono importanti orizzonti di ricerca che dovranno essere sviluppati nel prossimo futuro. Tra essi: il recupero e la reinterpretazione innovativa delle relazioni ambientali cicliche e di processo tra città e territorio, la revisione di approcci e strumenti di analisi per la conoscenza e la gestione integrata delle risorse, la centralità degli obiettivi di inclusione e partecipazione nelle politiche di sviluppo urbano e territoriale, la necessità di affiancare alle innovazioni tecniche materiali anche un’innovazione tecnologica immateriale e informazionale, l’urgenza di sperimentare e avviare nuove forme di governo e monitoraggio della qualità abitativa nelle trasformazioni dell’habitat antropizzato. Ne emerge uno scenario di ricerca particolarmente stimolante per il futuro della progettazione interdisciplinare e in cui ricercare approcci, strumenti e logiche di intervento per ristabilire armonie infrante tra umanità e natura, in una visione dell’habitat antropico che torna a esprimere capacità reattive ai cambiamenti, a coltivare l’intelligenza collettiva dei suoi abitanti e a caratterizzare lo spazio come sistema capace di migliorare le condizioni di salute fisica e psichica delle persone

    Sostenibilità e innovazione tecnologica nella progettazione dell’ambiente urbano (terza parte)

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    Le innovazioni tecniche sono certamente entrate a far parte a pieno titolo nelle dinamiche di mantenimento, recupero e trasformazione delle città. Basta pensare alla diffusione dei dispositivi di monitoraggio, interazione, comunicazione, autoregolazione e di sicurezza con cui si tende, forse anche con un approccio di eccessiva semplificazione, a rideclinare le città contemporanee come entità insediative sempre più smart, globalizzate, connesse e vivibili. Intorno a tali nodi problematici, con questo numero di EWT si conclude l’esplorazione condotta nelle scuole di Architettura italiane sulle ricerche che affrontano il rapporto tra sostenibilità e innovazioni tecnologiche nella progettazione dell’ambiente urbano. Di questa esperienza si può tracciare una prima sintesi dalla quale emerge la necessità di ripensare i processi d’innovazione tecnica che riguardano l’ambiente costruito urbano entro un campo d’indagine molto più ampio e de-settorializzato. Condizione che incorpora, potremmo dire nel codice genetico della logica di ricerca scientifica, la diversità intrinseca di abitanti e utenti della città, l’estrema variabilità degli assetti contestuali (nelle loro specificità climatiche, socioeconomiche, politiche, culturali) e, non come ultimo aspetto, la consapevolezza di una debolezza interna del progetto dell’ambiente urbano se inteso nell’accezione classico-moderna (ma anche postmoderna), come intervento pre-ordinato e immutevole nelle sue caratteristiche fisiche, tecniche e formali

    Fast, Slow, Crossover Railways: Technological Scenario for the Reuse of Abandoned Railways

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    This paper looks at the new scenarios unfolding in policies for the recovery and reuse of abandoned railways. It examines the role of technological innovations that permit rail corridors to be reconsidered in relation to a logic of reactivating residual functions and harmoniously recomposing the coherence between the use of resources, building techniques and user behaviour. The resulting model moves beyond the opposition between fast and slow, to date adopted in the recovery of decommissioned railways, to identify an alternative philosophy of crossover intervention. This modality for intervening in existing conditions avoids the improbable and costly integral dismantling of rail lines and reactivates networks of hard and soft components to create a socially and ecologically resilient infrastructure. An infrastructure that responds in a reversible and effective manner to the multiple and changing needs of collective transport, while also triggering a more general requalification of the territories and settlements crossed

    Roberto Bianchi, Enrico Garlaschelli. Abitare il costruito. Riflessioni di architettura e filosofia sul tempo presente

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    L’incontro tra un architetto e un filosofo. Un’occasione che diventa momento di riflessione sul senso del progettare e del costruire nella contemporaneità: scambi di vedute sulle finalità dell’architettura, reinterpretazioni dei significati dell’abitare, esempi paradigmatici di realizzazioni che hanno rivoluzionato la cultura del progetto negli ultimi decenni, segnando il progressivo superamento dell’architettura della modernità. Con una prefazione di Pierluigi Nicolin e una postfazione di Gianni Vattimo, il volume Abitare il costruito. Riflessioni di architettura e filosofia sul tempo presente – degli autori Roberto Bianchi, architetto ed Enrico Garlaschelli, docente di filosofia – riassume gli esiti di questa riflessione come un’indagine sulle nuove forme di sperimentazione architettonica. Lo fa attraverso la pratica del dialogo. Un dialogo che in prima battuta è articolato intorno alle questioni emergenti dal confronto tra le discipline filosofiche e quelle tecnico-progettuali e che, progressivamente, s’indirizza ad avviare un necessario e più ampio confronto aperto con le componenti sociali, economiche e culturali che costituiscono il terreno di coltura di qualsiasi progetto

    The Limen as a New Experiential Boundary of Technological Innovations for the City

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    EN) The measure of space and time and the desire/impossibility to move beyond a limit have conditioned the experience of urban spaces and the sense of belonging to the city. Today, despite technological innovations offering a perception of the absolute measurability of space/time and a boundless capacity to overcome any limit the experience of the historic city is reduced to banal movement devoid of narrative. The LIMEN research and education experiment explored the possibility to reconstruct a suitable relationship between people, spaces, history and technology in the form of multi-experience labs. The project identified the concept of the limen, expressed by Victor Turner, as the experiential, spatial and immaterial threshold necessary for overcoming the excluding and separating notion of the limes or limit. Unbuilt liminal spaces in the historic city were studied in an attempt to redefine essential conditions for the future of urbanity based on dialogue and differences between cultures, knowledge, practices and experiences. IT summary) L’uso degli spazi non costruiti e il senso di appartenenza alla città sono stati sempre condizionati dalla possibilità di individuare una misura dello spazio e dalla volontà o impossibilità di oltrepassare un limite, fisico o psicologico. Attraverso la caratterizzazione materica, cromatica e climatica dello spazio, il rapporto misura/limite ha definito condizioni per separare-collegare, facilitare-impedire, includere-escludere, proteggere-esporre. Oggi, nonostante le innovazioni tecnologiche lascino percepire un’infinita misurabilità dello spazio e una smisurata capacità di oltrepassare ogni limite, la dimensione esperienziale degli spazi aperti urbani è ridotta a spostamento senza narrazione. Sotto la pressione di interessi di mercato e richieste di massima efficienza, le differenze locali diventano sempre più esigue, le distanze tendono ad annullarsi e con esse le percezioni, i limiti diventano limes invalicabili. Le tecnologie dovrebbero invece re-intessere relazioni quadridimensionali (spazio-temporali) per scongiurare la cancellazione delle città passate e dei suoi spazi non costruiti rispetto a un mondo che sembra prediligere solo virtualità. In questa direzione, il progetto LIMEN ha esplorato i possibili percorsi educativi, formativi, partecipativi e progettuali per superare le barriere culturali e fisiche che producono esclusione, disagio e disabilità. Partendo dal concetto di limen contrapposto all’accezione escludente e separatrice del limes, attraverso laboratori multi-esperienziali, sono state indagate alcune aree liminali del centro storico di Lanciano, per ridefinire lo spazio non costruito come interfaccia tra culture, saperi, pratiche ed esperienze, entro cui ridefinire le condizioni essenziali di una futura urbanità più inclusiva, reattiva, sostenibile e vitale

    Infrastrutture nel paesaggio contemporaneo. Studio per un sistema integrato di interventi nelle aree del depuratore di Montesilvano

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    L'integrazione delle opere infrastrutturali di urbanizzazione, all'interno delle politiche di sviluppo territoriale, costituisce, da tempo, un fertile terreno di scontro tra posizioni contrastanti che spesso oscillano tra la promozione di un ingenuo funzionalismo e la contrapposta, ma altrettanto ingenua ipotesi di ritorno a pratiche insediative preindustriali. La ricerca condotta presso il DiTAC di Pescara ha delineato un vero e proprio sistema di scenari progettuali alternativi per la programmazione evolutiva del futuro ruolo urbano del sito CONSIDAN del depuratore di Montesilvano, cercando di fornire gli strumenti di concertazione e di mediazione tra le tendenze trasformative opposte, in relazione al modificarsi degli assetti del territorio
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