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I Gesuiti e la confessione
il saggio ricostruisce l'evoluzione della confessione sacramentale dai primi sei coli del cristianesimo fino al Concilio di Trento ed analizza poi i caratteri peculiari della confessione praticata e diffusa dalla Compagnia di Gesù nel XVI e XVII secol
"Non hanno i legati altro giudice competente che Dio medesimo". Il sindacato a Bologna nella prima età moderna
ricostruzione del funzionamento del sindacato degli uditori del legato di Bologna dal 1513 al 1565. Il sindacato era l'esame dell'operato di un giudice civile o criminale del legato fatto al termine della sua carica da parte di sindacatori designati dal Senato. Si trattava perciò di un aspetto molto importante e molto delicato del rapporto fra Reggimento cittadino e rappresentanti del potere papale. a Bologna durante la dominazione della Santa Sede il sindacato (vale a dire l'esame dell'operato dei giudici della legazione da parte di un collegio di sindacatori) fu lo strumento più importante a disposizione delle magistrature cittadine per controllare l'amministrazione della giustizia criminale gestita da legati e governatori. Per questo motivo la composizione, le procedure, le competenze, i limiti, del collegio dei sindacatori per tutta l'età moderna furono al centro del rapporto spesso conflittuale fra governo cittadino e rappresentanti del potere pontificio
Essere cittadini a Bologna
Non bastava i vivere in città per essere considerati cittadini, o non bastava sempre. A Bologna il riconoscimento della cittadinanza alla fine del XIV secolo era connesso alla difesa della città e al pagamento delle imposte, non diversamente da quello che avveniva nello stesso periodo in molte altre città europee, anche se poi esisteva una grande varietà di condizioni alle quali si definivano i confini tra chi, vivendo in città ha potuto ricevere la qualifica di cittadino di pieno diritto; oppure fruirne in misura limitata; o restarne del tutto al di fuori. Gli statuti del 1454, inoltre, limitarono il riconoscimento della cittadinanza a coloro che fossero bolognesi per nascita propria, paterna e dell’avo – o almeno propria e paterna – escludendo come forestieri i cittadini ex privilegio, cioè coloro ai quali il difetto delle origini fosse stato cancellato per decreto delle autorità cittadine. Questi cittadini non originari, creati, dovevano essere considerati cittadini fittizi e impropri , una restrizione del concetto di cittadinanza che nel secolo precedente era del tutto assente. Gli statuti escludevano esplicitamente i cittadini per privilegio come «cives ficti», sostituendo di fatto un concetto di cittadinanza fondato sulla appartenenza e la partecipazione ad un corpo politico con un concetto di cittadinanza fondato essenzialmente sul privilegio di nascita. È l'accezione di cittadinanza che, sia pure in modo tutt’altro che univoco e incontestato, prevarrà nel corso della prima età moderna. Tuttavia, mentre gli statuti escludevano categoricamente e senza prevedere eccezioni i cittadini per privilegio – esclusione reiteratamente confermata dalla legislazione cinquecentesca - in pratica nel corso del XVI secolo, sia pure con prudenza, il Senato esercitò la sua prerogativa di derogare dagli statuti concedendo abilitazioni alle magistrature e agli uffici, in qualche caso contestualmente alla concessione della cittadinanza, i
Alle origini del manuale di storia: la Epitome di Orazio Torsellini
il contributo analizza la struttura, i contenuti e la fortuna della Epitome del gesuita Torsellino pubblicata per la prima a volta a Roma nel 1598 che costituisce uno dei primi esempi di manuale di storia ad uso scolastic
Genitori, figli, polizia a Bologna nell'età della Restaurazione
l'articolo analizza il titolo X del fondo di polizia conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna relativo agli anni 1816-1849, relativo a controversie fra genitori e figli e alle pratiche necessarie per l'avvio al Discolato dei ragazzi di entrambi i sessi ritenuti non correggibili se non con un periodo di reclusione nel riformatorio
Il duello dopo il duello: il caso bolognese
il contributo ricostruisce il passaggio dal duello giudiziario in punto d'onore pretridentino alla "questione cavalleresca" che nel corso del XVII e XVIII secolo costitutisce lo strumento cui ricorre più frequentemente la nobiltà italiana per irsolvere i conflitti intercetual
La giustizia criminale in una città di antico regime. Il tribunale del Torrone di Bologna (secc. XVI-XVII)
Il libro è artcolato in due parti: la prima ricostruisce i rapporti fra il Senato di Bologna e i rappresentanti del potere pontificio in relazione alla amministrazione della giustizia criminale dagli inizi del XVi alla fine del XVII secolo; la seconda il funzionamento e le procedure seguite dal tribunale del Torrone nel XVII secolo.
La seconda parte del libro ricostruisce le procedure addottate dal tribunale criminale di Bologna ricostruendo sia le pratiche forensi che scandivano i passaggi dell'iter processuale - dalla denuncia alla sentenza - sia le auctoritates dottrinali seguite nelle tecniche degli interrogatori, nel vaglio delle prove, nell'uso che veniva fatto della tortura, nei margini concessi alla difesa dei rei. Dallo spoglio dei fascicoli processuali sembra emergere un atteggiamento cauto dei giudici, già disposti, parecchi decenni prima di Beccaria, a interrogarsi sulla illusoria certezza delle prove, sui limiti dell'arbitrio deii giudici e sull'inevitabilità o meno dell'uso della tortura. A integrazione degli atti processuali sono state esaminate le grazie concesse nello scorcio del Seicento, mettendone in luce il carattere di duttile strumento per l'affermazione del potere sovrano
La giustizia dei burocrati. La restaurazione nella Bologna pontificia
analisi della organizzazione e del funzionamento della amministrazione della giustizia criminale a Bologna dal periodo napoleonico all'unità d'Italia. Si tratta della prosecuzione di uno studio sulla giustizia criminale a Bologna dal XVI al XIX secolo sulla quale i due autori hanno già pubblicato diverse monografie
MINISATELLITES IN SACCHAROMYCES CEREVISIAE GENES ENCODING CELL WALL PROTEINS: A NEW WAYS TOWARDS WINE STRAIN CHARACTERISATION
Cell-based models for bone and cartilage tissue engineering: in vitro investigations from a biomaterialistic, cellular and molecular perspective.
Bone and cartilage constitute the main components of the skeletal system, sustaining body movements and protecting soft tissues. Several pathological conditions could affect these tissues, with relevant damages which could highly impact on life quality, causing pain and disabilities. Various therapeutic strategies have been proposed to enhance the regenerative ability of bone and cartilage, but fully restoration has been achieved only in a small subset of patients. Tissue engineering (TE) has emerged as a promising solution for unresolved clinical issues, although the ideal combination of cells, biomaterials and bioactive molecules does not still exist. In this perspective a better characterization of biomaterials and cells which could be used in TE, together with a deeper comprehension of the molecular mechanisms guiding cell differentiation and tissue repair, is highly desirable. The research presented in this thesis addresses this context, and is focused on two main points: 1) the realization of in vitro cell-based constructs for bone and cartilage TE, resembling the in vivo microenvironment with cell-cell and cell-extracellular matrix (ECM) interactions and 2) the characterization of new molecular factors involved in the osteogenesis/chondrogenesis of human mesenchymal stem cells (hMSCs) with important impact on TE approaches. Regarding the first aspect the experimental work has been developed in four different directions: a) the production of composite microfibers made of alginate and biomaterials derived from ECM, such as gelatin or decellularized urinary bladder matrix (UBM). A microfluidic approach was developed to obtain a strict control over the morphological and structural characteristics of the microfibers, which could subsequently affect biological performances of the devices; b) the use of composite microfibers for the in vitro culture of de-differentiated chondrocytes, to allow the re-acquisition by the cells of the chondrogenic properties, without the need to add chondrogenic inducers. For the first time we demonstrated how the presence of the UBM was relevant for the maintenance of re-differentiated phenotype, indicating how signaling from ECM is crucial for cell functionality and supporting the employment of this kind of materials in cartilage TE; c) the realization of a miniaturized in vitro construct able to mimic the in vivo bone microenvironment, through the co-culture of human osteoblasts (hOBs) and osteoclasts (hOCs) in the Rotary Cell Culture System (RCCS) bioreactor in a scaffold-free approach. The formation of well-organized cell aggregates as a result of an adequate balance between OB and OC activity was obtained, also when OBs from necrotic bone was employed; d) the characterization of poorly studied collagenic molecules, such as the collagen type 15 (ColXV), which was recognized as fundamental to ensure an adequate hMSCs osteogenic differentiation and mineralization process: ColXV expression is maintained at high level in the early phases of osteogenesis, while it progressively decreases, up to disappear, when a great amount of ECM mineralization is achieved.
Concerning the molecular investigations, they were mainly focused on: a) the demonstration of the role of NFATc1 as transcriptional regulator of mitochondrial genome in osteo-differentiated hMSCs. For the first time, the in vivo recruitment of NFATc1 at the regulatory D-loop region of mitochondrial DNA correlated with a decrease of the expression of crucial metabolic genes has been demonstrated during the calcification phase; b) the identification of target genes of the anti-chondrogenic factor microRNA-221 (miR-221). Through RNA-sequencing technique and bioinformatic analysis, 110 genes were identified as possible targets. In most of the cases their implication in the chondrogenic process is still unknown and for this reason the development of a chondrogenic screening system in hMSCs has been hypothesized and is currently in progress.Osso e cartilagine costituiscono i principali componenti del sistema scheletrico. Diverse patologie possono inficiare tali tessuti, causando danni rilevanti ed ampie ripercussioni sulla qualità della vita, provocando dolore e disabilità. Varie terapie sono state proposte al fine di promuoverne la rigenerazione, ma un ripristino completo è stato ottenuto in un ridotto numero di pazienti. L’ingegneria tissutale (IT) è emersa come un approccio promettente, sebbene la combinazione ideale di cellule, biomateriali e molecole bioattive ancora non esista. In questo contesto una migliore caratterizzazione dei biomateriali e delle cellule utilizzabili in IT, insieme ad una maggiore comprensione dei meccanismi molecolari implicati nel differenziamento cellulare e nella rigenerazione tissutale, è altamente desiderabile. La ricerca presentata in questa tesi si inserisce in questo ambito, ed è focalizzata su due punti principali: 1) la realizzazione di costrutti cellulari in vitro per l’IT ossea e cartilaginea, in grado di riprodurre le interazioni cellula-cellula e cellula-matrice extracellulare (ECM) tipiche del microambiente in vivo, e 2) la caratterizzazione di nuove molecole coinvolte nell’osteogenesi/condrogenesi di cellule staminali mesenchimali umane (hMSC) con implicazioni in IT. Per quanto riguarda il primo aspetto, il lavoro è stato sviluppato in quattro diverse direzioni: a) la produzione di microfibre composite di alginato e biomateriali derivati dalla ECM, come la gelatina o la matrice decellularizzata della vescica urinaria (UBM). Un approccio di microfluidica è stato sviluppato per ottenere un controllo rigoroso sulle caratteristiche strutturali e morfologiche delle microfibre, che potrebbero in seguito inficiare le loro prestazioni biologiche; b) l’uso delle microfibre composite per la coltura in vitro di condrociti de-differenziati, per permettere a tali cellule di riacquisire le loro proprietà condrogeniche senza l’uso di induttori. Abbiamo dimostrato come la presenza di UBM sia rilevante per il mantenimento del fenotipo re-differenziato, indicando come i segnali della ECM siano cruciali per la funzionalità cellulare e supportando l’uso di questo tipo di materiali nell’IT della cartilagine; c) la realizzazione di costrutti miniaturizzati in vitro in grado di mimare il microambiente osseo in vivo, attraverso la coltura di osteoblasti (hOB) e osteoclasti (hOC) umani nel bioreattore “Rotary Cell Culture System” senza l’utilizzo di biomateriali. La formazione di aggregati cellulari ben strutturati è stata ottenuta grazie ad un adeguato bilanciamento tra l’attività osteoblastica e osteoclastica, anche nel caso di OB da osso necrotico; d) la caratterizzazione di molecole collageniche scarsamente studiate, come il collageno di tipo 15 (ColXV), riconosciuto come fondamentale nell’osteogenesi delle hMSC e nel processo di mineralizzazione: l’espressione del ColXV è mantenuta ad alti livelli nelle fasi iniziali, mentre va progressivamente diminuendo, fino a scomparire, quando una fase avanzata di mineralizzazione è stata raggiunta. Relativamente alle indagini molecolari, sono state principalmente focalizzate su: a) la dimostrazione del ruolo di NFATc1 come regolatore trascrizionale del DNA mitocondriale in hMSC osteo-differenziate. È stato dimostrato il reclutamento in vivo di NFATc1 nella regione regolatoria D-loop del DNA mitocondriale in concomitanza con una diminuzione di espressione di geni cruciali del metabolismo durante la fase di mineralizzazione; b) l’identificazione di geni target del fattore anti-condrogenico microRNA-221. Attraverso il sequenziamento del trascrittoma e analisi bioinformatiche, sono stati identificati 110 geni. Nella maggior parte dei casi una loro implicazione nella condrogenesi è sconosciuta, e per questo motivo è stato ipotizzato lo sviluppo di un sistema di screening condrogenico nelle hMSCs, attualmente in corso
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