163 research outputs found

    Il contributo dell’Architettura Tecnica per la conoscenza e la conservazione del patrimonio costruito: un progetto per la valorizzazione degli archivi del Genio Civile.

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    Il contributo presenta gli esiti dell’applicazione di una metodologia comune, messa a punto parallelamente e sviluppata in collaborazione, dai gruppi di ricerca di Architettura Tecnica attivi presso l’Università di Padova (Dipartimento ICEA: Angelo Bertolazzi, Giorgio Croatto, Gianmario Guidarelli, Michelangelo Savino, Luigi Stendardo) e l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata (Dipartimento DICII: Ilaria Giannetti, Stefania Mornati con la collaborazione di Francesca D’Uffizi, Valentina Florio), per la valorizzazione della documentazione storico-tecnica conservata negli archivi del territorio, estendendone l’uso agli enti gestori e alle comunità professionali, ai fini della conoscenza e della conservazione del patrimonio costruito moderno. I progetti di ricerca hanno visto il coinvolgimento attivo di associazioni e Archivi operativi nei territori di riferimento di Verona (Associazione Agile, progetto ARCOVER, Archivio di Stato di Verona, Comune di Verona, Archivio Generale, Settore Estimo, Settore Pianificazione Territoriale, Biblioteca Civica, Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, Consorzio Zai, Immobiliare Magazzini SRL) e di Roma (Archivio di Stato di Roma (Vincenzo De Meo, Luca Nicastro, Ursula Mariani, Giovanna Mentonelli)

    Per una storia della Costruzione Moderna

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    Il lavoro di Angelo Bertolazzi trova dunque qui la sua naturale collocazione, come contributo offerto alla ricerca nel campo della Storia della Costruzione in Italia ed anche del più esteso campo internazionale della Construction History. Un dominio di ricerca che, come riferito dallo stesso Poretti nell’incipit sopra richiamato, risulta ancora privo di una sua identificazione disciplinare e che proprio in ragione di tale mancanza impone una precisa codificazione degli statuti che ne legittimino la valenza scientifica, attraverso la ratifica dei paradigmi culturali, delle metodologie di indagine e degli esiti conseguiti. Seguendo tale assunto, due si crede essere i principali canali su cui instradare l’indagine: da un lato quello finalizzato alla lettura di un’opera per riconoscere le determinanti che correlano le istanze costruttive a quelle che ne decretano il giudizio di valore sul piano figurativo e del linguaggio architettonico; dall’altro quello sull’evoluzione storica dei modi di costruire, le tecniche e i materiali, nel rapporto posto con il luogo fisico e la dimensione temporale in cui sono collocate

    Opere pubbliche nell’area di San Giorgio nel Novecento

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    Nel corso degli anni Trenta l’area di San Giorgio compresa tra ponte Garibaldi e ponte Pietra è stata oggetto di profonde trasformazioni legate all’espansione urbana verso Borgo Trento e ai lavori di difesa dal fiume Adige. Tra il 1932 e il 1933 venne ricostruito ponte Garibaldi, mentre tra il 1935 e il 1936 fu realizzato il lungadige del Littorio, causando la demolizione delle case di Sant’Alessio e di Santo Stefano, l’ultima parte della città a diretto contatto con il fiume. I lavori documentati dalle fotografie del Regio Genio Civile sono testimoni di quel fervore edilizio che contrassegnò Verona negli anni tra le due Guerre Mondiali e che, attraverso interventi infrastrutturali, non solo assecondò lo sviluppo verso l’esterno, ma trasformò profondamente l’immagine storicamente consolidata della città. Il volume proposto raccoglie queste testimonianze, lasciando raccontare alle immagini quei momenti di profonda trasformazione urbana della città, e diventando uno strumento per la conoscenza e la gestione delle infrastyrutture della città

    Modernismi litici 1920-1940. Il rivestimento in pietra nell’Architettura Moderna

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    Il volume traccia l’evoluzione, attraverso una tipologia costruttiva, del rivestimento, e di un materiale, la pietra, nell'architettura italiana e francese degli anni '20 e '30. Attraverso l’analisi dello sviluppo delle tecniche costruttive è stato possibile leggere in maniera trasversale sia l’evoluzione dei linguaggi progettuali in relazione al mutare dell’orizzonte tecnologico, sia il significato assegnato al rivestimento lapideo in relazione alle nuove coordinate culturali dell’architettura. La ricerca è parte di un lavoro più ampio riguardante l’analisi e la classificazione del patrimonio edilizio esistente, delle tecniche costruttive e di materiali impiegati, nell'architettura moderna

    Gli isolanti termici. Tecniche e materiali nella costruzione italiana (1920-1940)

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    Il libro analizza lo sviluppo e l’evoluzione dei materiali coibenti, con particolar riferimento a quelli impiegati in Italia negli anni ’20 e ’30, in termini di prodotti, di tecniche costruttive e di posa in opera. La ricerca è stata condotta soprattutto a partire dalla manualistica e dalla pubblicistica tecnica dell’epoca. Questo ha consentito la lettura dell’orizzonte tecnologico della costruzione italiana degli anni tra le due guerre, entro il quale sono stati individuate le tappe principali dello sviluppo dei materiali coibenti e alcuni casi studio particolarmente significativi per il loro impiego. L'analisi dei materiali isolanti e delle tecniche di posa in opera costituisce il primo passo per la riqualificazione energetica dell'edilizia e dell'architettura moderna

    LA FABBRICA DI CASE. Prefabbricazione dell’edilizia residenziale in Unione Sovietica (1923-1983)

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    Il padiglione dell’Unione Sovietica dell’Expo di Montréal del 1967 celebrava principali risultati conseguiti dal Paese a cinquant’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. Tra questi assumevano un particolare risalto quelli del programma spaziale sovietico e dell’edilizia residenziale di massa, entrambe il risultato della nuova politica avviata, dal presidente Khrushchev poco più di dieci anni prima. Se i filmati dello Sputnik e i missili Vostok meravigliavano per la loro potenza, il Nuovo Piano di Edilizia Residenziale Sovietica stupiva i visitatori per i suoi numeri: tra il 1956 – quando il Piano entrò a regime – e il 1967 erano stati costruiti 570,4 milioni di metri quadrati di residenze. Queste cifre esprimono – al di là dell’enfasi dell’epoca – il gigantesco sforzo condotto in Unione Sovietica per garantire il diritto di alloggio per tutti i cittadini previsto dalla Rivoluzione d’Ottobre, obbiettivo raggiunto grazie all’industrializzazione totale del settore delle costruzioni. Il volume, frutto di sette anni di ricerca, ripercorre le tappe principali di questo processo, analizzandone gli aspetti costruttivi e produttivi, nonché lo stretto legame tra progresso tecnologico e volontà del Partito, che influenzò profondamente le scelte progettuali, da quelle funzionali ed urbane a quelle tecnologiche e distributive. In Unione Sovietica la prefabbricazione – che a partire dagli ‘50 si impose a livello globale – assunse significati nuovi: questa infatti non solo era il mezzo pratico per ottenere i risultati in termini quantitativi previsti dal Piano, nel quale assumeva una nuova centralità il produttivismo, ma era anche la strumento per affermare l’uguaglianza di tutti cittadini e il principio forma collettiva dell’abitare. Il volume fa parte di una serie – all’interno della collana “Edilizia” – che raccoglie gli esiti di ricerche universitarie nazionali e internazionali dedicate al tema della prefabbricazione e dell’industrializzazione edilizia nel Novecento

    La riqualificazione degli spazi urbani di Banyoles/Banyoles urban spaces refurbishment

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    Il progetto per la nuova pavimentazione del centro storico di Banyoles contraddistingue un'area pedonale che corrisponde alla porzione di città ascrivibile al tracciato medievale. La caratteristica più significativa di questo borgo antico è la sequenza di piazze e piccoli slarghi che contraddistinguono l'impianto: dalla Plaça del Turers alla Plaça Major, poi Plaça del Estudis, de la Font, del Teatre, ancora Plaça de la Iglesia de Santa Maria e Plaça del Monasterio; tutti questi spazi urbani devono il loro nome all'edificio che fa loro da vestibolo, come nel caso di chiese o musei. I canali, così come le chiuse e le rogge, si formano piegando questo pavimento e raccogliendo in vasche di pietra sottili "lamine" d'acqua. Il lavoro dei progettisti sul pavimento consente di sviscerare le possibilità e l'identità più profonda del materiale con cui la città è costruita e rivela il sottosuolo attraverso veri e propri tagli nel travertino. Lo spazio si trasforma in una zona di passeggio libera da autovetture e marciapiedi, attrezzata con arredo urbano appositamente disegnato, per valorizzare l'architettura medievale e mostrare una realtà storica accompagnata da suoni che da molto tempo erano stati dimenticati

    Costruire con il paesaggio/Building with the landscape

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    Le tre opere costruite nella regione del Linzhi appartengono a un ambiente in bilico tra la fissità del paesaggio dell’Himalaya e il movimento di quello fluviale. Lo studio cinese ha saputo tuttavia leggere in modo vario questo rapporto, inserendo delle architetture che instaurano un dialogo diverso con la natura e il paesaggio. Si tratta dunque di un approccio flessibile alle condizioni fisiche, ma allo stesso tempo riconoscibile, che cerca un equilibrio tra la natura e l’architettura. Tutti gli edifici seguono le condizioni fisiche del sito, in modo da stabilire relazioni con l’intorno, superando la separazione tra il fiume e le montagne, dovuta alla presenza della strada, mentre il carattere geometrico ma irregolare dei volumi vuole cercare un dialogo con il paesaggio roccioso circostante. La costruzione impiega e sviluppa tecniche costruttive tradizionali tibetane, come le murature portanti in pietra di 60 cm di spessore. La copertura è ottenuta con due orditure di travi di diversa dimensione e uno strato di 15 cm di argilla Aga copre la membrana impermeabile
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