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Una sentenza garantista sul controllo giudiziario “volontario” esclude automatismi se un parente è mafioso e offre nuovi spunti per ricostruire i presupposti applicativi
La sentenza commentata, oltre ad avere il pregio di tratteggiare in modo efficace le coordinate sistematiche delle misure di prevenzione patrimoniale, si segnala per una duplice ragione. In primo luogo perché fornisce spunti nuovi per la ricostruzione dei presupposti applicativi del controllo giudiziario su richiesta della parte privata, trattato in maniera autonoma rispetto al controllo giudiziario di cui al primo comma dell’art. 34 bis, co. 1, d.lgs. 159/2011 (Cod. ant.). Inoltre, facendosi carico di declinare in termini più garantistici gli istituti della prevenzione antimafia, con questa pronuncia la Cassazione afferma che i legami familiari di soci o amministratori con soggetti legati alla criminalità organizzata non rendono di per sé l’impresa irredimibile e, conseguentemente, esclude che questa circostanza possa da sola giustificare il rigetto della richiesta di applicazione della misura
La felicità di Sisifo: a proposito dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio
L'articolo analizza le ragioni sottese alla scelta del legislatore di abrogare il reato d'ufficio e si confronta con il dibattito che ha accompagnato la riforma
Traffico di influenze illecite e millantato credito: successione di leggi o abrogazione parziale?
Quasi come Queneau: il legislatore e l'impresa inane di riformare l'abuso d'ufficio
Nota a Sentenza della CORTE DI CASSAZIONE; sezione VI penale; sentenza 28
gennaio 2021 - 1° marzo 2021, n. 805
"Chi non fa non falla": la Pubblica Amministrazione dinnanzi al reato di abuso d'ufficio
The paper contains a reflection on the crime of abuse of office, fitting into a broader doctrinal debate around the “collateral effects” of incrimination choices. The topic is developed from an analysis of the application practice of the type of offence in question, considered by many observers as one of the main causes of the phenomenon known as “defensive administration”. The essay also highlights how the crime of abuse of office has become a battleground in which the legislative power is pitted against the judicial power: the former which breathlessly attempts, reform by reform, to delimit the extension of the criminally relevant area to exclude the possibility of judge the discretionary choices of the public administration and the latter which instead claims spaces of intervention which sometimes seem to disregard the textual limits of the normative provision
Il reato di tortura in Italia: un personaggio in cerca di un autore (migliore)
Il contributo analizza una recente sentenza in materia di tortura che aggiunge ancora un tassello utile alla definizione del volto del delitto di cui all’art. 613-bis c.p., specificando, in particolare, i termini della relazione esistente tra il reato di tortura e quello di lesioni personali. L’analisi della pronuncia e` anche occasione per fare una ricognizione dei principali problemi connessi alla controversa formulazione normativa adoperata nella L. 14 luglio 2017, n. 110 e per riflettere, infine, sulle recenti proposte di riforma in discussione in Parlamento
La giurisprudenza tratteggia, ma ancora non definisce, i contorni del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro
Un pericoloso incastro tra regole ed eccezioni
Analisi "a caldo" del decreto c.d. Sbloccacantier
Contrastare lo sfruttamento del lavoro attraverso gli strumenti della prevenzione patrimoniale: Adelante con juicio
Il lavoro muove dall’analisi di un provvedimento emesso dal Tribunale di Milano per riflettere sull’idoneità degli strumenti della prevenzione patrimoniale per contrastare lo sfruttamento lavorativo. Nello svolgere quest’analisi, si evidenziano alcuni profili problematici connessi all’impiego dei “modelli 231” anche nel settore delle misure di prevenzione patrimoniale disciplinato dal codice antimafia
Porzia veste l'ermellino. Per la Cassazione l'art. 603 bis c.p. non si applica al lavoro intellettuale
L'articolo si sofferma su una recente decisione della Corte di Cassazione in cui si afferma la non applicabilità della fattispecie di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nell'ambito delle professioni intellettuali. Nel formulare alcune osservazioni critiche sulla soluzione interpretativa proposta dalla Corte, il contributo offre anche una riflessione sui limiti che talora sconta il canone letterale
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