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La stazione Chiaia a Napoli. Siola e Associati
La modernizzazione della città di Napoli negli ultimi trent’anni ruota quasi
esclusivamente intorno alla costruzione della nuova rete di trasporto
metropolitano. Il grado di complessità del progetto per la stazione Chiaia
appare immediatamente assai elevato, in primis a causa del contesto
urbano: l’opera si pone infatti come cerniera tra le aree di Monte di Dio e
di Chiaia, oltre a essere in prossimità delle ultime propaggini dei Quartieri
Spagnoli. I due ingressi a quote differenti si innestano su un enorme spazio
vuoto, definito attraverso una successione verticale di forme geometriche
pure. Le tre figure geometriche presentano colori diversi – blu in alto, verde
al centro e rosso in basso – per rappresentare una sorta di discesa agli
inferi; suggerita da Peter Greenaway, questa idea trova certamente radici
nella memoria storica del luogo, la collina dove sorgeva l’antica Partenope.
Tale discesa agli inferi incontra un elemento di opposizione nella luce
che dall’alto arriva fino alla quota dei binari. Il nuovo edificio ipogeo
della stazione Chiaia, quindi, si inserisce in un tessuto profondamente
stratificato nel corso di quasi tremila anni, procedendo verso il basso
invece che verso l’alto. La stazione di per sé è già città: una città che allo
stesso tempo è un luogo altro, sospeso tra realtà e immaginazione, tra
luce e spazi ipogei, e in quanto tale ibrido, tanto da divenire una vera e
propria eterotopia foucaultiana
Dalla casa dei Dioscuri al Pompejanum: la costruzione di un idealtipo
Tra il 1842 e il 1850 Ludwig I di Baviera fa costruire il Pompejanum ad Aschaffenburg, in Baviera, sul modello della casa dei Dioscuri a Pompei. L’edificio è concepito come “museo delle antichità”, e non è riservato alle sole visite del sovrano ma è aperto al pubblico. In realtà rispetto alla casa originale pompeiana l’architetto Friedrich von Gärtner apporta diverse modifiche, tanto da definire un vero e proprio prototipo ideale, in grado di rappresentare una perfetta abitazione antica, che si misura anche col paesaggio circostante, caratterizzato da vigneti sul fiume Meno. Attraverso ricerche su fonti ottocentesche italiane e tedesche, il presente saggio analizza il rapporto tra i modelli reali, la loro diffusione attraverso i mezzi a stampa e le scelte progettuali compiute, all’interno di una dinamica complessa costituita dal rapporto tra l’architetto e un committente “difficile” come Ludwig
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