609 research outputs found

    Andrea Benetti - preHISTORIA CONTEMPORANEA

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    La mostra di Andrea Benetti "preHISTORIA CONTEMPORANEA" è allestita all'Università di Ferrara, a Palazzo Turchi di Bagno, a cura dei professori Federica Fontana, Matteo Romandini, Marco Peresani, Ursula Thun Hohenstein (Presidente del Sistema Museale di Ateneo). In mostra sei disegni, sei tele e due installazioni, di cui una video allUniversità di Ferrara, nella Sala delle Esposizioni di Palazzo Turchi di Bagno, dal 13 maggio al 19 giugno 2016. L'evento è stato promosso dall'Universitá degli Studi di Ferrara e dallo SMA il Sistema Museale di Ateneo di Ferrara, in collaborazione con il Museo di Paleontologia e Preistoria "P. Leonardi", il Museo Paleontologico e Preistorico Sant'Anna di Alfaedo, la Grotta di Fumane ed il Riparo Tagliente. Patrocininata dalla Regione Emilia Romagna, dal Comune di Ferrara, dal Comune di Fumane e dal Parco Naturale Regionale della Lessinia

    Andrea Benetti. VR60768 anthropomorphic figure

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    Catalogo della mostra "ANDREA BENETTI. VR60768 anthropomorphic figure", tenutasi presso il Complesso di Vicolo Valdina a Roma, sede espositiva della Camera dei Deputati, dal 16 al 29 aprile 2015. In mostra ventidue opere dell'artista e le copie di due pietre rupestri ritrovate nella grotta di Fumane (Verona) dipinte 40.000 anni fa e primo esempio di raffigurazione umana. Oltre alle opere piuttoriche è stata presentata in anteprima l'opera di videoarte realizzata da Basmati film in collaborazione con Andrea Benetti. In catalogo i testi dei due curatori, Silvia Grandi e Marco Peresani, e quelli di Andrea Benetti, Matteo Romandini e Giuseppe Virelli. L'esposizione è stata promossa dalla Camera dei Deputati, dal Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, dal Dipartimento di Studi umanistici dell'Università di Ferrara, dall'Associazione culturale IAP Italian Art Promotion e dall'Andrea Benetti Aechives Fundation. Con il Patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dalla Regione Veneto- Parco naturale regionale Lessinia e dal Comune di Fumane

    ANDREA BENETTI. IL COLORE DELLA LUCE. Opere in bianco

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    Catalogo della mostra ANDREA BENETTI. IL COLORE DELLA LUCE. Opere in bianco In occasione della Decima Giornata del Contemporaneo 2014, si è tenuta l'Opening performance ad alto impatto con il suggestivo allestimento video di Saul Saguatti di Basmati film che ha proiettato sulla volta del salone le immagini animate della pittura live di Andrea Benetti, accompagnate dall’esibizione del musicista Frank Nemola, in un corto circuito tra freddi suoni elettronici e il calore delle note della sua tromba dal vivo. Diciotto tele monocrome, dove il bianco si trasforma in colore sotto la sollecitazione della luce, in un gioco combinatorio e plastico di ombre e luminosità, di campiture piatte e di rilievi: sceglie la purezza primigenia del non colore l’artista bolognese Andrea Benetti in questa nuova mostra Il COLORE DELLA LUCE. Opere in bianco, in programma dall’11 al 19 ottobre a Bologna nella suggestiva location dell’Ex Ospedale dei Bastardini (via Massimo d’Azeglio, 41/A). La mostra è curata da Silvia Grandi docente presso l’Università di Bologna, con la collaborazione scientifica del Settore CoMe-Contemporaneo Metodologico del Dipartimento delle arti Visive, Performative e Mediali dell'UNIBO. La spettacolare l’opening performance dell'11 ottobre ha trasformato la sala dell'ex Chiesa Santa Maria degli Angeli in una moderna grotta tecnologica, dove alla suggestione sacrale delle opere monocrome allestite negli spazi rarefatti e affascinanti dell’imponente edificio, si sono affiancate le più moderne tecnologie d’animazione video. Ai tavoli delle consolle, le figure e i simboli tracciati da Benetti su un piano di lavoro saranno ripresi ed animati in diretta nell’INSTANT FILM Project di Basmati film, e proiettati sulla volta della sala in contemporanea alla sonorizzazione live del musicista Frank Nemola, in un’atmosfera da vera e propria grotta tecnologica sinestetica. “Le semplificazioni grafiche delle immagini che animano le tele “neorupestri” di Andrea Benetti, mettono in evidenza come nei suoi lavori si ritrovino forme e figure in bilico tra un passato arcaico, che implode fino all’espressività dell’uomo primitivo, e un futuro ipertecnologico. I suoi pattern stilizzati di automobili, aeroplani, scooter si mescolano alle silhouette di cavalli, di bufali e di ominidi, diventando simboli, modelli araldici di un mondo visto attraverso una lente sintetizzante in cui prevale il segno del contorno, l’outlined, per circoscrivere le diverse icone. L'evento è stato promosso dal DAR Dipartimento delle Arti. da IAP Italian Art Promotion associazione culturale e da AMACI Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiana, con il Patrocinio della Provincia di Bologna, del Comune di Bologna e dall'Istituto Europeo Pegaso Onlus. Handle: http://hdl.handle.net/11585/53302

    Volti contro la violenza. Andrea Benetti

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    Andrea Benetti per l’occasione di questa mostra ha usato il simbolo degli occhi per avvicinarsi a una tematica inconsueta per il suo percorso artistico: la pittura scarna e sintetica è sostituita da fotografie realisticamente documentative che senza nessuna mediazione digitale si aprono a fornirci uno spaccato di espressioni e situazioni femminili di ogni età e ci forniscono un panorama di sguardi volti, o per meglio dire rivolti, sulla realtà dell’essere donna oggi. Ingrandimenti invadenti e forse anche scomodi di tanti modi di guardare il mondo, di rivolgersi all’altro da sé con coerenza, con fierezza e talvolta con una punta di malcelata sfida nei confronti di un problema sempre più impellente cui occorre porre rimedio. I blow up di questi sguardi di donne anonime, ma non per questo meno presenti e consce della loro identità e potenza, fungono da moniti silenziosi invitando gli spettatori a tenere aperti gli occhi affinché si riesca a disinnescare la tendenza odiosa e spaventosa della violenza sul genere femminile

    ANDREA BENETTI. VR60768 anthropomorphic figure

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    Il progetto intitolato “VR60768 • Anthropomorphic figure”, promosso dal Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, dal Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Ferrara e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Regione Veneto è costituito da una mostra di arte Neorupestre di Andrea Benetti, ispirata alle origini della pittura, integrata dall'esposizione di due pietre (riprodotte in copia esatta) dipinte dall'uomo preistorico e rinvenute nelle grotte di Fumane. La mostra è curata dalla professoressa Silvia Grandi (Fenomenologia dell'Arte Contemporanea - UniBo) e dal professor Marco Peresani (Archeologia della Preistoria - UniFe) . Durante l'inaugurazione sarà proiettata l'opera di video arte creata da Andrea Benetti in collaborazione col gruppo Basmati Film e musicata da Frank Nemola. Ma la vera novità artistica consiste nelle opere realizzate utilizzando residui ottenuti dal lavaggio dei reperti archelogici, dall'ocra, carbone e terra del Paleolitico, provenienti dagli scavi delle grotte di Fumane. Il materiale preistorico è stato fornito dai ricercatori dell'UniFe. Oltre ai tredici disegni Neorupestri su carta,saranno esposti dei lavori creati su tela, con superfici simili alla pietra, "anticate" con pigmenti naturali, quali caffè, hennè, cacao e rese simili cromaticamente alla roccia. L'ispirazione di fondo, che anima il progetto, nasce dalla ricerca creativa e dall'intuizione di Andrea Benetti, che focalizza la propria attenzione sull'odierno modo di comunicare, basato sull'esasperata stilizzazione delle immagini. Egli, infatti, evidenzia come i più diffusi mezzi di comunicazione in uso su scala mondiale, interagiscano con l'essere umano attraverso un'iconografia percepita mediante la connesione coi nostri due principali sensi: la vista e l'udito. Televisione, internet, smartphone, tablet, computer palmari sono ormai mezzi di fruizione di massa, coi quali percepiamo e trasmettiamo la realtà (o l'illusione di essa) , proprio attraverso quei due sensi, riavvicinando il nostro modo di comunicare all'arte della Preistoria. Anche per questo motivo sarà parte integrante della mostra l'esposizione delle copie delle opere d'arte preistoriche, realizzate su pietra e rinvenute nelle grotte di Fumane dagli archelogi dell'Università di Ferrara e catalogate con le sigle VR60768 e VR60769, da cui è nato il titolo del progetto. Benetti parte dal concetto che nella pittura Rupestre, seppure in maniera inconscia, l'homo sapiens aveva già delineato le future vie delle arti visive: ovvero il figurativo, l'astrattismo, il simbolismo ed il concettuale

    Andrea Benetti. Colori e suoni delle Origini/Andrea Benetti. Colors and sounds from the Origins

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    “Colori e suoni delle origini” nasce dalla ricerca creativa di Andrea Benetti e Frank Nemola, che, attraverso l’unione di due mezzi espressivi quali pittura e musica, riescono a creare un progetto di “arte acustica”. I due artisti creano un ponte ideale tra le origini dell’uomo e la contemporaneità, tra le forme antiche ed essenziali di espressione e le odierne esemplificazioni dei sistemi digitali di comunicazione di massa utilizzando i due sensi per eccellenza dei due periodi: udito e vista. Nel testo si sottolinea infatti come “l’improvvisazione musicale-sonora di Frank Nemola, abbinata alle icone e ai colori dei quadri di Andrea Benetti, renda possibile, in chiave attuale e assolutamente contemporanea, il ritorno a quella sensorialità primigenia e originaria predicata oltre quarant’anni fa da Marshall McLuhan il quale, con le nozioni di “spazio visivo” e “spazio acustico” (The Medium is the Message, 1967), aveva teorizzato il ritorno dell’uomo ad una struttura sensoriale primordiale, piena di emozioni e di facoltà sinestetiche proprio grazie alla diffusione dei media elettronici”

    Andrea Benetti. Il colore della luce opere in bianco

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    ANDREA BENETTI. IL COLORE DELLA LUCE. Opere in bianco In occasione della Decima Giornata del Contemporaneo 2014, si è tenuta l'Opening performance ad alto impatto con il suggestivo allestimento video di Saul Saguatti di Basmati film che ha proiettato sulla volta del salone le immagini animate della pittura live di Andrea Benetti, accompagnate dall’esibizione del musicista Frank Nemola, in un corto circuito tra freddi suoni elettronici e il calore delle note della sua tromba dal vivo. Diciotto tele monocrome, dove il bianco si trasforma in colore sotto la sollecitazione della luce, in un gioco combinatorio e plastico di ombre e luminosità, di campiture piatte e di rilievi: sceglie la purezza primigenia del non colore l’artista bolognese Andrea Benetti in questa nuova mostra Il COLORE DELLA LUCE. Opere in bianco, in programma dall’11 al 19 ottobre a Bologna nella suggestiva location dell’Ex Ospedale dei Bastardini (via Massimo d’Azeglio, 41/A). La mostra è curata da Silvia Grandi docente presso l’Università di Bologna, con la collaborazione scientifica del Settore CoMe-Contemporaneo Metodologico del Dipartimento delle arti Visive, Performative e Mediali dell'UNIBO. La spettacolare l’opening performance dell'11 ottobre ha trasformato la sala dell'ex Chiesa Santa Maria degli Angeli in una moderna grotta tecnologica, dove alla suggestione sacrale delle opere monocrome allestite negli spazi rarefatti e affascinanti dell’imponente edificio, si sono affiancate le più moderne tecnologie d’animazione video. Ai tavoli delle consolle, le figure e i simboli tracciati da Benetti su un piano di lavoro saranno ripresi ed animati in diretta nell’INSTANT FILM Project di Basmati film, e proiettati sulla volta della sala in contemporanea alla sonorizzazione live del musicista Frank Nemola, in un’atmosfera da vera e propria grotta tecnologica sinestetica. “Le semplificazioni grafiche delle immagini che animano le tele “neorupestri” di Andrea Benetti, mettono in evidenza come nei suoi lavori si ritrovino forme e figure in bilico tra un passato arcaico, che implode fino all’espressività dell’uomo primitivo, e un futuro ipertecnologico. I suoi pattern stilizzati di automobili, aeroplani, scooter si mescolano alle silhouette di cavalli, di bufali e di ominidi, diventando simboli, modelli araldici di un mondo visto attraverso una lente sintetizzante in cui prevale il segno del contorno, l’outlined, per circoscrivere le diverse icone. L'evento è stato promosso dal DAR Dipartimento delle Arti. da IAP Italian Art Promotion associazione culturale e da AMACI Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiana, con il Patrocinio della Provincia di Bologna, del Comune di Bologna e dall'Istituto Europeo Pegaso Onlus

    I primi 100 anni del fiorino d'oro di Firenze: evoluzione e classificazione (1252-1351)

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    !!!Avvertenza --- La tesi, in una versione più aggiornata e completa è pubblicata nel Bollettino di Numismatica del Ministero della Cultura !!! Dalla seconda metà del XIII secolo alla fine del XIV secolo il fiorino di Firenze fu la moneta d’oro di riferimento in Europa, sostituito successivamente in questo ruolo solo dal ducato di Venezia. Attraverso lo studio delle fonti documentarie, dei ritrovamenti e delle monete conservate in collezioni pubbliche e private, questa ricerca affronta l’analisi della evoluzione e la classificazione dei fiorini coniati nel corso dei primi 100 anni. La prima parte è dedicata al periodo dei maestri di zecca sconosciuti (1252-1303) per il quale viene proposto un inquadramento cronologico più preciso delle varie emissioni, insieme alla identificazione di segni precedentemente sconosciuti ed il riconoscimento della maggior parte delle emissioni descritte nel Libro della Zecca. La seconda parte, relativa al periodo dei maestri di zecca conosciuti, offre un quadro pressoché completo delle emissioni coniate tra il 1303 ed il 1351, con una revisione delle classificazioni precedenti ed il riconoscimento dei segni utilizzati in semestri non documentati. La terza parte introduce un aspetto completamente nuovo emerso nel corso della ricerca. Si tratta delle imitazioni “non firmate”, cioè di contraffazioni realizzate da altre zecche con standard molto vicini a quelli di Firenze. La identificazione di queste emissioni, fino ad oggi classificate tra quelle fiorentine e conosciute solo attraverso le fonti, offre un nuovo strumento di comprensione delle complesse dinamiche di produzione e circolazione della moneta d’oro nell’Europa medievale. Completa lo studio un corpus di circa 2.000 esemplari classificati in base ai risultati della ricerca ed un catalogo illustrato dei segni sui fiorini

    Andrea Benetti. La pittura Neorupestre

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    La produzione pittorica del 2010-2011 di Andrea Benett

    CHARACTERIZATION OF THE MUTATIONAL PROFILE IN PATIENTS WITH IDIOPATHIC ERYTHROCYTOSIS

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    L'eritrocitosi assoluta è una condizione clinica in cui i pazienti sono caratterizzati da un aumento della produzione di globuli rossi che di norma si manifesta con livelli di emoglobina superiori a 165 g/L o 160 g/L o ematocrito superiore a 49% o al 48%, rispettivamente nei maschi e nelle femmine. La policitemia vera (PV), un'eritrocitosi primaria acquisita, è causata dalla mutazione V617F o da mutazioni nell'esone 12 del gene JAK2. Tra le forme acquisite vi sono anche le eritrocitosi secondarie che si manifestano per produzione appropriata o inappropriata di eritropoietina (EPO). Le eritrocitosi congenite sono classificate come primaria quando il paziente è portatore di mutazioni nel gene del recettore dell'eritropoietina (EPOR) e in secondaria quando il paziente presenta difetti nei geni coinvolti nella via di rilevamento dell'ossigeno (VHL, PHD2, HIF-2α) o che causano ipossia tissutale come mutazioni dei geni dell’emoglobina (HBB o HBA) o difetti della bifosfoglicerato mutasi (BPGM). Nel 70% dei pazienti, la causa della loro eritrocitosi assoluta non viene identificata e viene fatta una diagnosi di Eritrocitosi Idiopatica (EI). Recentemente, in alcuni pazienti con EI sono state riscontrate mutazioni nel gene HFE suggerendo il possibile coinvolgimento del metabolismo del ferro. Abbiamo creato un pannello ad hoc di Next Generation Sequencing (NGS) per l'identificazione delle varianti in quindici geni: JAK2, EPOR, BPGM, VHL, EGLN1, EPAS1, ASXL1, HFE, HFE2, HAMP, FTL, FTH, SLC40A1, SLC11A2 e TFR2. Lo studio è stato condotto su 118 pazienti con EI sporadica (M/F =101/17; età media 53,7±17,2 anni), regolarmente seguiti nel nostro ambulatorio. L'approccio utilizzato per la preparazione della libreria è stato un multiplexing PCR e i dati sono stati analizzati mediante tool bioinformatici ottenendo le varianti germinali e somatiche dei nostri pazienti. Le varianti germinali sono state identificate in 78 (66,10%) pazienti sui 118 pazienti con EI. Tra questi 78 pazienti con almeno una variante, 23 (29,50%) presentavano più varianti geniche. Sono state osservate varianti geminali in HFE, EGLN1, EPAS1, EPOR, JAK2 e TFR2. Abbiamo anche trovato 3 pazienti con una variante somatica: due pazienti hanno una variante stop-gain in ASXL1 e uno ha una delezione in SLC40A1. Durante il nostro studio, una delle varianti somatiche identificate nel gene ASXL1 è stata trovata in un giovane ragazzo che presentava anche altre due alterazioni germinali: EGLN1C127S e JAK2L393V. Considerando queste informazioni e in seguito all'identificazione di alterazioni genetiche legate all'eritrocitosi anche nel padre del probando, abbiamo deciso di studiare altri 14 soggetti della famiglia veneziana. In questa famiglia abbiamo identificato 9 portatori di EGLN1C127S, 4 portatori di HIF-2αT766P e 1 della variante EPOR. Due casi portavano sia la mutazione tibetana che quella HIF-2α. In 1 paziente è stata osservata una mutazione in eterozigosi in HFE e in 3 pazienti è stata trovata la rara variante germinale JAK2L393V.I pannelli genici NGS sono una buona tecnica di indagine che apre nuove prospettive nella conoscenza dell’EI e dell'eritrocitosi con una storia familiare. HFE è il gene maggiormente alterato e assieme alle varianti di TFR2 viene supportata l'ipotesi dell'esistenza di una relazione tra i geni coinvolti nel metabolismo del ferro e l'eritropoiesi. Alcuni pazienti sottolineano una possibile natura multigenica dell'eritrocitosi. Questo dato è sostenuto anche dalla famiglia veneziana, in cui è stato trovato un quadro complesso di eritrocitosi ereditaria dove diversi geni noti nell'eritrocitosi erano alterati nella stessa famiglia. In conclusione, questo studio ha dimostrato l'importanza e la potenza della metodica NGS nell'indagine di pazienti con EI, tuttavia, la necessità di indagare gli aspetti biomolecolari che caratterizzano ogni singola variante, non ancora descritta, è importante per comprendere le EI.Absolute erythrocytosis is a clinical condition in which patients are characterised by increased red cells production. This condition usually becomes manifest with haemoglobin (Hb) levels above 165 g/L or 160 g/L or haematocrit (HT) above 49% or 48%, in males and in females, respectively. Polycythaemia vera (PV), a primary acquired erythrocytosis, is caused by the V617F mutation or by mutations in exon 12 of the JAK2 gene. Among the acquired forms there are also secondary erythrocytosis which frequently occurs due to appropriate or inappropriate production of erythropoietin (EPO). Congenital erythrocytosis, on the other hand, are classified as primary hereditary erythrocytosis when the patient carries mutations in the erythropoietin receptor gene (EPOR) and into secondary congenital erythrocytosis when the patients present defects in genes involved in the oxygen sensing pathway (VHL, PHD2, HIF-2α) or that cause tissue hypoxia such as mutations of the globin genes (HBB or HBA) or defects in biphosphoglycerate mutase (BPGM). In 70% of patients, the cause of their absolute erythrocytosis is not identified and a diagnosis of Idiopathic Erythrocytosis (IE) is made. Recently, HFE mutations have been found in some IE patients suggesting the possible involvement of Iron Metabolism in causes of IE. We created an ad-hoc Next Generation Sequencing (NGS) panel for the identifications of variants in fifteen genes: JAK2, EPOR, BPGM, VHL, EGLN1, EPAS1, ASXL1, HFE, HFE2, HAMP, FTL, FTH, SLC40A1, SLC11A2 and TFR2. The study was carried out in 118 sporadic IE patients (M/F =101/17; mean age 53.7±17.2 years), regularly followed in our surgery. The approach used for library preparation was multiplexing PCR and data were analysed using bioinformatics tools to obtain the germline and somatic variants of our patients. Germline variants were observed in 78 (66,10%) patients around 118 IE patients. Among these 78 patients, with at least one variant, 23 patients (29.50%) had multiple genes variants. Germline variants were observed in HFE, EGLN1, EPAS1, EPO-R, JAK2 and TFR2 genes. We also found 3 patients with a somatic variant: two patients have a stop-gain variant in the ASXL1 gene and one has a deletion in SLC40A1 gene. During our study, one of the somatic variants identified in the ASXL1 gene was found in a young boy who also presented two other germline alterations: EGLN1C127S and JAK2L393V. Considering this and following the identification of genetic alterations linked to erythrocytosis also in the father of the proband, we decided to study 14 other subjects of the Venetian family with our NGS panel. In this family, we identified 9 carriers of the EGLN1Cys127Ser, 4 carries of the HIF-2αT766P and 1 of the EPOR variant. Two cases carried both the Tibetan and HIF-2α mutation. In 1 patient a heterozygous HFE mutation was observed and in 3 patients the rare germline JAK2L393V variant was found. NGS gene panels are a good investigation technique opening new perspectives in the knowledge of idiopathic erythrocytosis and in erythrocytosis with a family history. HFE is the most common altered gene and, with variants in the TFR2 gene, supporting the hypothesis of the existence of a relationship between genes involved in iron metabolism and erythropoiesis. Some patients underline a possible multigenic nature of erythrocytosis because more than one altered gene has been found. This data is also supported by the Venetian family studied by us in which a complex picture of hereditary erythrocytosis was found in which several known genes in erythrocytosis were present in the same family. In conclusion, this study demonstrated the importance and power of the NGS method in the investigation of patients with idiopathic erythrocytosis, however, the need to investigate the biomolecular aspects that characterise each single variant, not yet described, is important for understanding the onset and severity of IE
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