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    Visioni di guerra. La fabbrica del consenso nel cinema hollywoodiano

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    Un’analisi sociologica che ripercorre l’utilizzo della cinematografia come “fabbrica di consenso” nell’opinione pubblica in occasione dei conflitti bellici. In particolare come la cinematografia hollywoodiana fin dagli inizi del ‘900 sia stata utilizzata sistematicamente per orientare l’opinione pubblica in relazione agli interessi strategici dell’amministrazione statunitense. Contro questa abitudine radicata, l'analisi sociologica dei prodotti visivi rivela la relazione per quello che è: un gigantesco dispositivo in cui il potere politico, militare e cinematografico si compenetrano, inscrivendosi intimamente nella storia strategica americana e determinandone la singolarità. La produzione di strategia e la sua attuazione sono quindi legate a una produzione cinematografica specifica, un «cinema di sicurezza nazionale» pervaso da grandi temi sociopolitici che propongono un'interpretazione per immagini. Siamo nell'ambito di uno dei settori caratteristici della sociologia visuale, quello sulle immagini, il cui obiettivo è far entrare l'immagine nel processo di conoscenza della realtà sociale e in cui la particolare dimensione scelta (visuale) viene considerata un fenomeno sociale totale, rivelatore di quella rete di interconnessioni che costituisce il sistema socio-culturale o, più semplicemente, la «società umana», a cui il sociologo o l'antropologo rivolgono la propria attenzione

    Economia, territorio e istituzioni: lo sviluppo locale autosostenibile

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    "Il territorio è un'opera d'arte corale che prende forma, nel corso lungo della storia, attraverso il dialogo di entità viventi, l'uomo stesso e la natura": nella corsa alla costruzione di una seconda natura artificiale, la nostra civiltà tecnologica ha ridotto il territorio a superficie amorfa sepolta di oggetti, opere, funzioni e veleni. Al fine di evitare un costante degrado occorre oggi una diversa valutazione del ruolo del territorio, che da puro supporto di un modello di sviluppo omologato ne faccia il fondamento di una differenziazione degli "stili di sviluppo" (il progetto locale) in grado di generare ricchezza durevole. Si rende necessario un nuovo modello di sviluppo autosostenibile che valorizzi le qualità peculiari dei luoghi promuovendo l'autogoverno delle società locali attrvaerso istituti di nuova democrazia: nuove forme di comunità, di economia solidale, di ricostruzione dello spazio pubblico, per attivare una "globalizzazione dal basso"

    THE IMPACT OF THE PANDEMIC ON THE EDUCATIONAL PROCESS AT THE UNIVERSITY OF PISA: THE VISUAL SOCIOLOGY COURSE AS A GOOD PRACTICE IN E-LEARNING

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    Following the pandemic emergency of February 2020, the University of Pisa adopted various strategies and solutions to allow teaching courses to continue. Within these guidelines, addressed to the entire academic community, each lecturer, also on the basis of his or her past experience, has adopted real 'survival strategies' to be able to continue their lectures. In this article we will examine the general measures adopted by the university and a particular case related to the Visual Sociology course held at the Department of Political Science of the University of Pisa

    Muoversi nello spazio urbano oggi

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    Muoversi nello spazio pubblico ogg

    Sociologia del cinema. Dalla guerra dei sogni al delitto perfetto

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    Che cosa è la sociologia visuale? È possibile utilizzare il cinema per fare ricerca sociale? Quando nasce la sociologia del cinema? Qual è stato l’impatto della rivoluzione digitale globale sul nostro modello di società? Il testo cerca di fornire alcune risposte a questi grandi temi collegando in modo interdisciplinare alcuni contributi di grandi autori come Marc Augé, Noam Chomsky, Jean Baudrillard, Pierre Sorlin, André Bazin, Francesco Casetti, Byung-Chul Han. Un percorso storico, sociale e politico analizzato attraverso una serie di opere cinematografiche italiane che vanno dal 1932 ai giorni nostri (da Gli uomini che mascalzoni di Mario Camerini a Troppa grazia di Gianni Zanasi), utilizzando il cinema come “specchio della società”, una finestra sulla realtà, un “artefatto” il cui potere rivelatore sta nella distanza che crea tra il dato sociale e la sua rappresentazione. Immagine globale della realtà, il film non se ne distacca mai completamente: “come gli specchi che incorniciano, delimitano e a volte distorcono, ma in fondo riflettono ciò che riproducono, i film illustrano con efficacia vari aspetti della società contemporanea, con la capacità di far conoscere i tratti di un’identità culturale non accessibile attraverso altre forme” (Pierre Sorlin)

    La sociologia "repubblicana" francese. Emile Durkheim e i durkheimiani

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    Emile Durkheim è uno dei pilastri della sociologia moderna, ha dedicato gran parte della sua vita alla fondazione e alla costituzione della sociologia accademica in Francia: ha istituito dipartimenti universitari, associazioni di studiosi, insegnando agli studenti le teorie e i metodi della "nuova scienza". Ha fondato una rivista, l'Anée Sociologique, intorno alla quale furono reclutati gruppi di collaboratori di talento e tracciate linee programmatiche che miravano allo sviluppo della sociologia, in Francia e all'estero. Questa rivista divenne organo del movimento sociologico, i primi sociologi vi pubblicarono i risultati delle proprie ricerche, diffusero nuove idee e stabilirono confronti analitici e critici con tutti coloro che erano interessati a questo nuovo ramo della conoscenza. Nel libro sono illustrate le fasi della graduale e non facile affermazione della sociologia nella società francese, dopo la sconfitta di Sedan del 1870 (conflitto franco-prussiano) e l'ascesa costante delle forze liberal-repubblicane salite al potere con la Terza Repubblica, che invocavano una modernizzazione fondata su basi scientifiche e su principi laici

    Sociologia del cinema. I mutamenti della società italiana attraverso opere cinematografiche

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    Il cinema può rappresentare una preziosa fonte d'informazioni per il ricercatore sociale? Attraverso una serie di opere cinematografiche italiane che vanno dal 1932 al 1974 (da Gli uomini che mascalzoni di Mario Camerini a Romanzo popolare di Mario Monicelli), vengono analizzati i mutamenti della società italiana: nel rappresentare gli eventi e i sogni della società, l'Occhio del Novecento, ha definito la maniera in cui andava percepito il mondo, elaborando il suo sguardo, lavorando a fondo sulle spinte presenti nella modernità e aiutandoci nella comprensione delle trasformazioni sociali
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