1,727,828 research outputs found

    The Alici spinal system in the surgical treatment of scoliosis.

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    The Alici spinal system is an instrumentation used for correction and fixation of various deformities of the spine. Idiopathic scoliosis is the most important indication. Scoliosis is a complex deformity in the frontal, sagittal and axial planes, and this system provides perfect correction in all three planes. Furthermore, it permits stable fixation and can be used for both anterior and posterior spinal fusions. The indications for the anterior Alici spinal system are: mature thoracolumbar or lumbar curves of more than 40 degrees, progressive immature thoracolumbar or lumbar curves of more than 35 degrees, painful mature lumbar curves, paralytic or congenital lumbar or thoracolumbar curves, and mature lumbar curves of more than 40 degrees in thoracolumbar double curves. The indications for the posterior Alici spinal system are: immature thoracic curves of more than 40 degrees, progressive thoracic or thoracolumbar curves of more than 35 degrees, and paralytic and congenital curves. During the last two years, 92 scoliosis patients underwent spinal fusion with Alici spinal instrumentation. Scoliosis was idiopathic in 58, congenital in 20, paralytic in 12, and 2 cases were caused by neurofibromatosis. Twenty-four of the patients underwent 2-stage anterior and posterior fusions. In the remaining 68 patients only posterior fusion was performed. The mean follow-up was 14 months (range, 6-24 months). Preoperatively, the mean curves of the idiopathic, congenital, and paralytic groups were 54.7 degrees, 57.8 degrees, and 83 degrees, respectively. In the idiopathic group the mean correction was 93% with anterior instrumentation, and 74.4% with posterior instrumentation.(ABSTRACT TRUNCATED AT 250 WORDS

    La doppia articolazione del condividere

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    Condividere significa dividere con altri, partecipando ad un bene comune. L’orizzonte a partire dal quale prende forma il volume, aperto e orientato da questo saggio, è identificato da un’idea di reciprocità come forma propria della relazione interpersonale, qualificata da un vincolo partecipativo irriducibile al principio contrattuale dello scambio. A partire da tale nucleo tematico, ha preso corpo questo progetto, che ne rappresenta un approfondimento e uno sviluppo, costruito nei temi e nel metodo attraverso un’esperienza realmente condivisa di ricerca comune. L’obiettivo da cui si è lasciata guidare la ricerca tende ad inserire la reciprocità in una prospettiva più ampia, in cui l’orizzontalità delle forme storiche della convivenza s’intreccia con la verticalità del bene comune, a partire da una dinamica di partecipazione, che rende possibile la correlazione dei due livelli. Con il lessico del condividere ci vogliamo appunto riferire all’intero volume di questo movimento partecipativo, che può essere fattualmente esperito entro una concreta dinamica storica, ma anche esplorato nelle sue condizioni trascendentali di possibilità

    Pescara. Forma, identità e memoria della città fra XIX e XX secolo / a city's move into the twentieth century: form, identity, recollections

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    Il volume è frutto di una ricerca congiunta tra i due autori sulla storia urbana di Pescara attraverso le fonti archivistiche e le collezioni fotografiche del Novecento. Antonello Alici ha firmato il saggio 'Le vite della città' e composto l'album fotografico con lo stesso titolo

    Riduzionismo e complessità. Ritrovare l'umano, umanizzare la cura

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    Il volume tematizza la questione della cura attraverso una discussione critica del riduzionismo e propone nuovi modelli etici ed epistemologici capaci di comprendere, e non solo spiegare, la complessità. Contributi di: A. Da Re; M. Buzzoni; C. Danani; L. Tesio; F. Giunta, I. BIlleri; E. Adrario; M. Marinelli; D. Pagliacci; R. Mancini; E. Pulcini; G. Giglioni; M.-T. Russo; S. Pierosara; prefazione di M. Mercati; invito alla lettura di L. Alici, S. Pierosara

    Grammatica e sintassi della reciprocità

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    La reciprocità non è per gli umani uno scenario esterno da contemplare come spettatori disinteressati, ma implica un coinvolgimento diretto – nel bene o nel male – di soggetti che si riconoscono come persone morali. Il tema della reciprocità è approfondito secondo la metafora della differenza fra “grammatica” e “sintassi

    In ascolto del terzo: Ricoeur tra Sartre e Lévinas

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    Il tentativo di interrogare il pensiero di Ricoeur in ordine al “paradigma del terzo” risponde a una doppia motivazione, di ordine storiografico (censire tracce documentabili e significative di tale paradigma nell’ambito del pensiero filosofico contemporaneo), e teorico (tematizzare lo statuto epistemologico di tale paradigma nel contesto di un approccio relazionale all’idea di persona). A tale scopo si istituisce un confronto tra il pensiero di Ricoeur e quello di due grandi autori contemporanei, in rapporto ai quali il paradigma del terzo assume – almeno nelle intenzioni – il carattere di un’alternativa al pensiero moderno: Sartre e Lévinas

    La persona tra limite e potenzialità. La sfida dello “Human Enhancement”

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    In alternativa agli intenti decostruttivi tipicamente postmoderni, lo Human enhancement assume i risultati della tecnoscienza, applicandoli al mondo della salute e della vita umana, collocandosi nella prospettiva del transumanismo e del postumano, di cui rappresenta una sorta di corollario applicativo. Nasce su queste basi il sogno di una “umanità aumentata", di cui vengono esplorate alcune forme diverse, tra possibilisti e detrattori, ed esaminati alcuni nodi teorici (limite e confine, possibilità e potenzialità, fine e risultato, normale e normativo, eccedenza e carenza, natura e artificio), entro un orizzonte fondamentale, identificato dal rapporto tra persona, coscienza e liberta

    Il modello di architettura

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    Il Bollettino AAA/Italia (associazione nazionale archivi di architettura contemporanea) n. 10 del 2011 è dedicato al modello di architettura, da indagare nella complessità e varietà del suo impiego e delle sue forme. Come strumento dell’architetto per l’ideazione e la costruzione del progetto, come rappresentazione tridimensionale per la committenza, come strumento per verifiche e test delle strutture, nell’impiego per la didattica delle scuole e dei musei e per una più agevole comunicazione nelle occasioni espositive. Esaurita la sua funzione primaria, il modello di architettura assume il valore di documento della storia del progetto e della costruzione, entra negli archivi degli studi professionali, dei committenti oppure confluisce nelle collezioni dei musei e delle università, sollevando problemi di corretta esposizione, di conservazione, catalogazione, restauro. Sulle basi di queste considerazioni, Antonello Alici e Giuliana Ricci, hanno raccolto saggi e contributi descrittivi dalla rete degli archivi e musei di architettura italiani

    “Socii ad participationem boni”. De civitate Dei 19: the way of Augustine towards peace

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    Augustine’s account of the citizen’s life in human community is philosophically superior to what is found in his inheritance because Augustine transforms the latter in a twofold manner. In the first place, Augustine takes Cicero’s teaching through the criteria of a pagan Neoplatonic doctrine of participation but secondly, and more significantly, Augustine guides what results from the latter through the content of Christian wisdom. By this means a superior doctrine of participation is forged through considering not only the doctrine of creation, which is shared with pagan Neoplatonism, but, more importantly, the unique Christian Platonist doctrine of mediation by Christ, ‘The Word made flesh.’ On this basis, Augustine evinces that Christian citizens can enjoy a genuine unity of purpose and action that was impossible for pagans. How so? Since the absence of a doctrine of participation or the presence of a merely Neoplatonic doctrine of participation could mandate some opposition between love of God and love of neighbor (i.e. between love of self, community and God or between love of temporal and of eternal justice) the Christian transformation of the Neoplatonic teaching on participation unites each of these loves into a simultaneous love of God and neighbor. Taking his cue both from Augustine’s scholarship and from Rist’s, Alici argues his point in several stages. First, he considers Augustine’s handling of Varro’s Ciceronian account of man and society to show that Augustine prefers to analyze the question of man’s orientation and end, i.e. his pursuit of happiness, from a Platonic perspective since the Platonists, unlike Cicero and the Stoics, have awareness of human finitude in relationship to the realities of (i) the limited nature of this life and (ii) divine creation. Second, Alici maintains that Augustine’s focus on the universal quest for peace (in 19.10) represents a decisive turn towards Platonism since understanding peace as “the ordered form of participation in the order of the good” (II. Autonomy and Heteronomy) shows that the pursuit of virtue encompasses both this world (as Cicero and the Stoics would agree) and the afterlife or celestial world (as the Platonists would agree based on recognizing the soul’s immortality). Hence, the pursuit of earthly peace, which is horizontal, and enduring peace, which is vertical, are inextricably linked on the outside, i.e. in terms of ontology, and on the inside, i.e. in terms of human motivation, since virtue “is essentially a form of ordered love ... that consists in adhering to the truth in order to live in justice” (ibid). Third, after arguing that citizens of the city of God on earth have a “kind of paradoxical citizenship” insofar as “they tend toward pax aeterna” on account “of grace” but “live in the pax terrena” because “of nature” (3. Civitas Dei peregrina), Alici asserts (4. Love and justice) that Augustine reforms coherently the aforementioned Neoplatonic account of participation by his account of Christ as Mediator. This is because both love, i.e. the motive beneath man’s quest for happiness, and justice, i.e. what community pursues in this world, have a common origin and end that can be partly attained in this life while fully attained in the afterlife—so long as man embraces Christ as the remedy for his waywardness. Therefore through considering, on the one hand, divine creation and, on the other hand, human redemption in Christ, Alici argues that “the paradigm of justice” and “the paradigm of love” are grounded in what is objective and essentially complementary. Most importantly, this transformation of the Neoplatonist teaching on participation means that the Christian, at least, can pursue at once true justice by true love and, contrariwise, true love by true justice. Hence, the Christian teaching on participation gives a unity to the life of the citizen that was missing from the pagan Neoplatonic teaching on participation insofar as the latter is clear about man’s origin but leaves open the matter of man’s end. Put differently, while the pagan’s love of God can, in varying ways, oppose love of neighbor and vice-versa, the Christian can, at least in principle, everywhere practice love of God and love of neighbor. Since the Christian is ordained by grace to a celestial community, his love for God and neighbor can never be opposed in any earthly community. Thus, by contrast with the rival Stoic and pagan Neoplatonist paradigms of thought and action, the Christian Platonist paradigm does not present any contradiction between horizontal love and vertical love or, looked at another way, between autonomy and heteronomy

    Il "noi" come origine e come compito

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    Il contributo apre il volume e definisce le linee di fondo che ne orientano tutti gli interventi. Un modo diverso di articolare la reciprocità è quello che preferisce al modello binario io-tu un modello ternario, costantemente aperto all’inclusione del terzo e che per questo pensa la relazione interpersonale assumendo il “noi” come origine e come compito. La reciprocità intercetta una modalità costitutiva della vita personale, che gli esseri umani sperimentano nella forma di un’ambivalenza irriducibile tra il piano “strutturale” della vocazione antropologica e quello “congiunturale” del vissuto storico. Questo scarto tra essere ed esistere si può mediare solo in virtù di un appello, libero e responsabile, alla vita morale: in questo senso la reciprocità come origine, riconosciuta nella forma di una costituzione che attraversa e intenziona la nostra finitezza, si trasforma nella reciprocità come compito. A un’ontologia aperta, continuamente in bilico tra l’appello del bene e la seduzione del male, non può che corrispondere una forma, fragile e preziosa, di “supplenza morale”. In questa prospettiva viene riaffermata la natura assolutamente sui generis della relazione interpersonale, che discende appunto dalla sua doppia articolazione, ontologica ed etica: la relazione tra persone non è, per principio, riducibile ad una relazione logica. Non si possono omologare le idee e le persone e, in modo corrispettivo, conoscere ed essere. Di conseguenza non è possibile accreditare il vincolo unificante della prossimità, fondato sul riconoscimento di un legame partecipativo, senza saldare il recupero di un’istanza trascendentale con un orizzonte ontologico, entro il quale interpretare la dinamica intersoggettiva. L’idea di reciprocità asimmetrica può offrire il luogo tematico che consente questo raccordo. Se infatti si può ravvisare nella reciprocità la condizione trascendentale che rende possibile ogni dinamica interumana, diversamente sagomata nella mobilità dei ruoli e nella fattualità empirica delle esperienze, tale reciprocità trascende il modello stilizzato di una relazione duale, intesa come un rapporto diretto e volontario, in cui l’io e l’altro s’incontrano, si riconoscono e raggiungono un livellamento perfettamente bilanciato dalla parità simmetrica dei ruoli. Un autentico paradigma relazionale deve invece poter ospitare, nella forma di una piena reciprocità inclusiva, ancorché asimmetrica, la prima, la seconda e la terza persona, da cui dipende la piena mutualità del “noi”
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