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    Stigma, normalità, devianza. Alessandro Grilli intervista Walter Siti

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    Abstract · Stigma, normality, deviance · Walter Siti (Modena 1947), novelist and essay- ist, is among the greatest authors of present-day Italian literature. In addition to two collections of short stories – La magnifica merce (Einaudi 2004) and Tutti i nomi di Ercole (Rizzoli 2023) – his fiction production includes the novels Scuola di nudo (Einaudi 1994), Un dolore normale (Einaudi 1999), Troppi paradisi (Einaudi 2006), Il contagio (Mondadori 2008), Autopsia dell’ossessione (Mondadori 2010), Resistere non serve a niente (Rizzoli 2012, Premio Strega), Exit strategy (Rizzoli 2014), Bruciare tutto (Rizzoli 2017), Bontà (Einau- di 2018), La natura è innocente (Rizzoli 2020), I figli sono finiti (Rizzoli 2024). His essays include Il neorealismo nella poesia italiana (1941-1956) (Einaudi 1980), Il canto del diavolo (Rizzoli 2009), Il realismo è l’impossibile (Nottetempo 2013), Pagare o non pagare (Notte- tempo 2018). Alessandro Grilli, classical scholar and comparatist, teaches Hermeneutics and Rhet- oric at the University of Pisa. He is the curator of the Walter Siti manuscripts archive

    Svelamento e costruzione di verità: le valenze gnoseologiche della (falsa) coincidenza

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    L’evento improbabile e la coincidenza inverosimile abitano la letteratura sin dalle sue fasi più antiche. In quanto snodo che avvia l’anagnōrisis, cioè una forma di ‘riconoscimento’, la coincidenza improbabile entra nella dinamica narrativa come uno strumento di produzione di verità: essa fornisce un impulso che aiuta a procedere, oltre il velo dell’apparenza, verso un livello più solido di certezza. In questo, il dispositivo dello svelamento sembra assecondare l’inclinazione veritativa di molti testi letterari, che accompagnano il destinatario in un percorso di accrescimento o di certificazione della conoscenza. La narrazione degli ultimi secoli è erede di questo dispositivo nelle sue varie forme, tragiche e comiche; tuttavia, l’asintotica aspirazione alla mimesi assoluta propria della narrazione realistica rende la coincidenza improbabile un elemento scomodo, da evitare o almeno da tenere a distanza. L’obiettivo di questo intervento è mostrare con quali finalità conoscitive, nonostante un certo imbarazzo di fondo, la funzione della coincidenza come dispositivo gnoseologico risulti irrinunciabile anche nella narrativa mimetica, come mostrano alcuni esempi, da Proust a Dürrenmatt, da Gide a Puig, da Nabokov a Queneau. La loro analisi permette di comprendere fino a che punto il dispositivo dell’inverosimile sia centrale nel codice letterario, anche quando la poetica dell’autore sembra rifiutare il romanzesco in nome di un’aderenza senza residui alla rappresentazione fedele della ‘realtà’

    Introduzione: l'inverosimile realistico tra cultura e rappresentazione letteraria

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    L’inverosimile realistico tra cultura e rappresentazione letteraria - Marcatezza antirealistica e codice letterario – I luoghi della salienza letteraria - L’inverosimile come conferma o come trasformazion

    Amore, lutto, poesia: Adone e l’elegia pastorale

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    Studio dell'irraggiamento 'architestuale' del mito di Adone esaminato nella sua fase più antica, attraverso l'analisi dei testi che concorrono ad alimentare la tradizione della successiva 'elegia pastorale' (in particolare l'Epitafio di Adone di Bione di Smirne e la sua prima riscrittura da parte dell'anonimo autore di [Mosco] 3)

    Oblio e memoria di Adone, o: dell’invincibile forza delle cose fragili

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    Presentazione del volume "Fragilità di Adone" e considerazioni preliminari sui caratteri generali della tradizione adonia, in particolare in riferimento alla prospettiva interdisciplinare adottata nel volume

    Aristofane e I volti dell’eroe. Per una grammatica dell’eroismo comico

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    Messo a fuoco per la prima volta in un controverso saggio di Cedric Whitman (1964), il concetto di ‘eroe comico’ si è presto diffuso negli studi su Aristofane e sulla commedia attica antica. Nel dibattito che ne è scaturito, esso sembra peraltro aver contribuito più a sollevare problemi che a risolverne: alcuni studiosi hanno considerato improponibile riferire la qualifica di ‘eroico’ a un personaggio discontinuo e amorale come il protagonista aristofaneo; ad altri, il modello proposto da Whitman è sembrato inadeguato a rendere conto delle tante forme che quel protagonista assume nei singoli drammi. Lo studio di Alessandro Grilli prende le mosse da un’accurata ricostruzione del dibattito intorno all’‘eroe comico’ aristofaneo, esplorando la storia del concetto e discutendone le principali declinazioni ermeneutiche. Questa fase preliminare dell’indagine approda a una definizione radicalmente innovativa di ‘eroe comico’, fondata, più che su elementi tematici o su qualità di carattere, sui diversi fattori che canalizzano l’adesione empatica del destinatario implicito verso il protagonista. Da questo rovesciamento di prospettiva emerge una stringente tassonomia di possibili profili ‘eroici’, che permette finalmente di ricondurre la varietà dei protagonisti aristofanei a un insieme di opzioni ben ordinate inscritte nel codice del genere. Questa impostazione rende possibile individuare una ‘grammatica’ del ruolo eroico nella commedia di Aristofane, ma anche esplorarne le tendenze ideologiche, come nel caso dei tratti che caratterizzano l’eroismo femminile in Lisistrata e nelle Donne al Parlamento

    Fragilità di Adone. Parole, immagini e corpi di un mito

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    Lussureggiante e composita, la tradizione adonia si presenta come un caleidoscopio di immagini del giovinetto fenicio in cui si riflettono la sua origine misteriosa e la sua fisionomia inafferrabile. Comune a tutte le visioni di Adone, anche nei contesti più diversi, è però il nesso che lega la suprema bellezza alla fragilità, il culmine dell’appagamento alla precarietà: la bellezza di Adone è connotata fin dall’inizio come una bellezza transitoria, che si dispiega con la massima congruenza, fino a farsi suo correlato simbolico, nella condizione di essere-per-la-morte. L’indagine sulla fragilità di Adone mostra peraltro che un aspetto pur così stabile e ubiquitario ha finito per veicolare, nel tempo, significati anche molto diversi: al di là dell’ovvia connotazione moralistica, la fragilità di Adone rimanda, nella sua accezione più generica, alla natura effimera e caduca dell’uomo in quanto tale; con implicazioni ideologiche ben diverse, però, il mito di Adone esplora soprattutto i rischi di una maschilità costruita come deficitaria, che oppone all’ideale di virilità eroica un’eccellenza precaria fondata su valori antisociali come la bellezza e l’amore. Eppure fragilità non significa necessariamente debolezza, o soltanto debolezza: fragilità è sia sgretolamento dell’io che resistenza passiva, refrattarietà, e dunque salvifica sottrazione a modelli normanti e oppressivi. Fragilità è anche strumento di creazione, e fonte di una bellezza più suggestiva e più preziosa. Con un rovesciamento in cui si rispecchiano trasformazioni salienti della cultura occidentale, se dapprima Adone era bello ma fragile, egli si fa via via sempre più bello perché fragile. Questo libro nasce da un convegno tenutosi a Pisa tra la Scuola Normale Superiore e l’Università di Pisa, e concepito come occasione di volgere a vantaggio del dibattito la pluralità degli orizzonti disciplinari coinvolti. Gli studi in esso raccolti testimoniano di un dialogo fruttuosamente instaurato tra storia delle religioni e storia della letteratura, tra storia dell’arte e storia della danza e del teatro, tra antropologia culturale e teorie di genere e queer
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