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    Il molo che si biforca. Ritorno a La Jetée

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    Il saggio suggerisce e tende un filo sottile tra 'La Jetée' di Chris Marker e il racconto di Borges 'Le rovine circolari'. Nel tempo, molteplici, suggestive, talora opinabili fonti d'ispirazione sono state suggerite per il memorabile film di Marker, in un gioco turbinoso di accostamenti genetici e preoccupazioni tassonomiche. Un tale groviglio di allusioni, temi affini, presunte citazioni, spinge a interrogarsi sul più generale quadro di "parentele" di un'opera cinematografica che sembra concepita proprio per sfuggire al controllo genealogico, pur intessuta com'è di echi archetipici, dello spirito di due millenni di letteratura erotica, di un secolo di fantascienza, di poco meno di vent'anni di riflessione post-atomica

    Divine. Nuove prospettive sul cinema muto italiano

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    Il volume affronta il divismo cinematografico italiano del periodo del muto attraverso casi di studio che mettono in luce nuove prospettive di indagine e nuovi ritrovamenti archivistici in particolare sulle dive italiane

    Strategia del ragno, "l'amore della verità è amore di ciò che la verità nasconde"

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    Il saggio sul film Strategia del ragno di Bernardo Bertolucci (1969), libera trasposizione del breve e folgorante racconto di Jorge Luis Borges, è inserito all’interno di un volume collettaneo dedicato al rapporto tra lo scrittore argentino e le immagini. Il testo si muove nella tradizione delle riflessioni che hanno testimoniato sottili o sotterranei incroci tra il mondo estetico di Borges e l’universo delle immagini in movimento. Anche se l’opera realizzata da Bertolucci propone una molto personale riscrittura, discostandosi in maniera significativa dal testo letterario, nel saggio vengono rilevate nelle pieghe di questo apparente “tradimento” alcune “costanti” che, appartenendo all’universo borgesiano, sono presenti anche in altri suoi lavori. L’analisi del film, pur mantenendosi nella tradizione dei molteplici percorsi critici che si sono avvicendati nel tempo intorno a temi e forme aderenti alla concezione estetica del regista, si sofferma sulla costruzione visionaria, fantasmatica e trasfigurata di Tara, spazio scenico abitato da plurime stratificazioni temporali e psichiche. Gli intermittenti rovesciamenti tra vero e falso, il reticolo di forze contrastanti che puntellano la quête del protagonista, vengono esplorati attraverso l’analisi di sequenze esemplari votate al generarsi di figurazioni incluse in una cornice fantasmatica. Il ricorso all’interno del saggio a porzioni del pensiero psicoanalitico si muove anch’esso in una tradizione consolidata, ma in questo caso metodologicamente orientata a non applicare al film protocolli precostituiti. Piuttosto individuando nelle zone di tensione delle immagini, nelle brecce opache dello scheletro narrativo e visivo, possibili tracciati inesplorati verso una lettura che fa della sequenza finale, volutamente ambigua, l’accesso alla consapevole impossibilità di poter afferrare una singola verità totalizzante. Sposando tale direzione, il percorso del protagonista verso la genesi delle proprie origini, può allora anche alludere alla disponibilità ad accogliere una incessante reinvenzione della propria storia, segno di una apertura agli accadimenti, al vortice della vita psichica, così da poter accostarsi all’«altra scena» inaugurata dal pensiero di Freud

    Traiettorie del Libro-Mondo in Jorge Luis Borges

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    Una sorta di inevitabile degenerazione sembra innescarsi in alcuni testi di Borges: una lenta, secolare movenza che, dai caratteri matematici di Galileo, struttura la metafora del Libro-Mondo in direzione di una nebbiosa dispersione, verso gli indecifrabili granelli di sabbia di un oggetto diabolico e infinito. Tre racconti borgesiani, più di altri, sembrano articolare un simile processo: «La biblioteca di Babele» (1941), «Il giardino dei sentieri che si biforcano» (1941) e «Il libro di sabbia» (1975). Essi scandiscono un graduale percorso di decostruzione del sapere e restituiscono un processo di metaforizzazione vincolato all’immagine del Mondo come Libro, in direzione di una tormentosa e vivifica precarietà della conoscenza umana

    Riflessioni su due immagini ritrovate e su un film perduto

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    L'intervento si concentra sulla rappresentazione della donna nei filmati "dal vero" e di finzione della Grande guerra in Italia, non solo evidenziandone la prevedibile, sfuggente visibilità, ma anche - da un punto di vista iconografico - mettendo in rilievo le opzioni discorsive e stilistiche con cui sono relegate allo sfondo di una realtà investigata molto spesso dal dispositivo secondo traiettorie solo apparentemente aleatorie. Oltre a casi esemplari e ben noti del cinema muto italiano, a partire dal ritrovamento di inediti materiali d'archivio vengono trattati esempi paradigmatici che fanno emergere un'esistenza sottotraccia ma vitale dell'immagine femminile nella produzione considerata
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