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Intervista a Derrick de Kerckhove
Intervista a Derrick de Kerckhove, a cura di Giuseppe De Riso, Fabrizio Deriu, Lucia Esposito, Alessandra Ruggiero
Lucia Esposito – Alessandra Ruggiero (eds.), Downton Abbey. Il fascino sfacciato dell’aristocrazia
Review of the book Downton Abbey. Il fascino sfacciato dell’aristocrazia edited by Lucia Esposito and Alessandra Ruggiero.Recensione del libro Downton Abbey. Il fascino sfacciato dell’aristocrazia a cura di Lucia Esposito e Alessandra Ruggiero
Brian Friel. Teatro - volume 1
Il volume raccoglie in traduzione italiana alcuni drammi di Brian Friel che affrontano in modi diversi ma complementari quella difficoltà a riconoscersi in un’identità stabile che, accanto alla riflessione sull’inaffidabilità del racconto e sull’incapacità di rappresentare con la parola il mondo, sono stati temi centrali nell’opera del drammaturgo irlandese. Le traduzioni dei tre anni unici dei primi anni Duemila – “The Yalta Game” (“Il gioco di Jalta”), “The Bear” (“L’orso”) e “Afterplay” (“Postludio”) – sono a cura di Alessandra Ruggiero, che ha contribuito al volume anche con il saggio introduttivo “Il teatro di Brian Friel: la magia della parola”. Questi drammi, che sono versioni in inglese irlandese di alcune opere di Chechov, costituiscono un importante strumento di decolonizzazione intellettuale e sottolineano l’esigenza che Friel sentiva di stabilire un’estetica indipendente per il teatro irlandese
Downton Abbey. Il fascino sfacciato dell'aristocrazia
La serie televisiva "Downton Abbey", andata in onda in sei stagioni dal 2010 al 2015, ha mobilitato, con la sua celebrazione dell'età edoardiana, un immaginario vasto e ricco di risonanze che ha fatto leva sulla spiccata tendenza della cultura contemporanea al recupero nostalgico del passato, specie di quello a cavallo tra tardo Ottocento e primo Novecento. Il libro, che ha visto la partecipazione di studiose di diverse discipline, affronta le molteplici connessioni della serie con la storia culturale, la tradizione letteraria e alcuni filoni cinematografici e televisivi. La riflessione è dedicata in particolare all’orchestrazione narrativa, agli sfondi e ai contesti letterari e culturali, alle ripercussioni attuali nel costume e nel marketing e alle appropriazioni letterarie, intermediali e transmediali dell’universo di "Downton Abbey"
Brexlit: Redefining Borders
This issue of Anglistica AION is devoted to literary and cultural responses to Brexit in Britain and Ireland. Conceiving Brexit as an ongoing cultural process rather than a concluded political event, the volume brings together essays that examine how contemporary fiction, theatre, satire, dystopia, and performance have engaged with the referendum and its aftermath. The contributions explore the ways in which Brexit has reshaped narratives of national identity, sovereignty, borders, and belonging, as well as its impact on social relations, collective memory, and political imagination.
The volume addresses a wide range of textual forms and genres, including the Brexit novel, dystopian and speculative fiction, satire, and post-referendum theatre. Particular attention is given to representations of borders and exclusion, the reactivation of imperial and nationalist imaginaries, and the cultural implications of Brexit for Northern Ireland and the Irish border. Several essays focus on the ethical and affective dimensions of Brexit narratives, examining how literary and theatrical works register fragmentation, loss, resistance, and the possibility of alternative futures. Collectively, the contributions highlight the central role of writers, playwrights, and artists in documenting, interpreting, and contesting the cultural meanings of Brexit in a still-evolving political landscape
"Dickens a Downton. L'eredità della tradizione e l'avvento del mondo nuovo"
Il saggio si sofferma in particolare sulla centralità del rapporto tra vecchio e nuovo mondo, ponendo un'enfasi particolare sulle modalità attraverso le quali il 'vecchio' appare decisamente privilegiato. Tra queste, il ricorso a riferimenti culturali e letterari prestigiosi come quello dickensiano, ma non mancano citazioni, parafrasi e allusioni numerose ad altri autori vittoriani e primo-novecenteschi, oltre che a Shakespeare. Anche nell'utilizzo specifico del linguaggio audiovisivo seriale, lo sceneggiatore e creatore Julian Fellowes sposta il suo baricentro verso la 'tradizione' adottando un formato che, pur modernizzandone gli stilemi, condivide con la forma melodrammatica della soap-opera non poche caratteristiche. L'intenzione di fondo appare quella di farne veicolo di traduzione, accorata e particolareggiata, per un passato nostalgicamente evocato, quello dell'età d'oro edoardiana
"Una favola edoardiana per la nuova fabbrica dei sogni: tra conservazione e innovazione"
si sofferma sulle dinamiche narrative della serialità e sulle istanze estetiche e culturali, fondamentalmente conservatrici, che caratterizzano la serie in relazione ai mutamenti cruciali di inizio Novecento. Da una parte sembra prevalere una forma di nostalgico anti-progressismo, se non di ansiogeno snobismo culturale, nei confronti della crescente massificazione, meccanizzazione e americanizzazione della società inglese, che sembra rievocare, in alcuni dei personaggi più resistenti al cambiamento, l’atteggiamento di un certo numero di intellettuali dell’epoca – non ultimo l’Aldous Huxley del Mondo nuovo (1932), espressamente citato nella serie; dall’altra, la trasformazione e la trasgressione, che vengono prodotti dal progresso sociale e tecnologico e che, in fin dei conti, sono il motore stesso della Storia e delle storie, appaiono tematizzati nella loro ineluttabilità, e persino metaforizzati come mari in tempesta che il ‘bastimento’ Downton è costretto ad attraversare. Si instaura, dunque, una dialettica peculiare tra ripetizione e innovazione, tradizione e modernità, tempo ciclico e tempo lineare che rende il 'brave new world' di Downton Abbey un mondo narrativo sfaccettato e complesso: pur generato da un impulso teso a (ri)costruire il passato come un sogno dorato o come una favola d’altri tempi (la cui struttura archetipica affiora continuamente a livello intertestuale), l’universo del racconto, dominato dal ritorno dell’identico, si schiude all’accettazione del fatto che la natura della vita è inesorabilmente mutevole
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