1,720,976 research outputs found

    Introduzione

    No full text
    Introduzione alle linee teoriche e alla ricerca sul campo dell'Unità Operativa di Bologna nell'ambito del progetto PRIN Commercio, Consumo e città: pratiche, pianificazione e governance per l'inclusione, la resilienza e la sostenibilità urbane, finanziato dal MIUR nel quadro del PRIN 201

    Bologna: breve geografia di una "città à la carte"

    No full text
    Analisi critica del recente processo di rigenerazione occorso ai due Mercati Storici bolognesi (Mercato di Mezzo, adiacente a Piazza Maggiore, e Mercato delle Erbe). Questo processo ha comportato prima l’attenta traduzione della loro originaria funzione – il commercio di vicinato dei prodotti agroalimentari locali e non – secondo i consueti termini della brandizzazione e della cosiddetta “aestheticisation” del quotidiano, sull’esempio di Londra e Madrid (Bell, Binnie, 2005), e poi ne ha attivato la funzione di “hub” generativo. Infatti, travalicando i limiti geografici dei due Mercati, ha ricomposto la spazialità economica dell’intero centro storico bolognese in una sintassi strategica condivisa che produce e racconta la sostanziale identità tra Bologna e cibo. Si rilevano i tratti del fagocitante processo che, nell’arco di quattro anni, ha condotto alla costruzione di un vero e proprio brandscape urbano all’insegna del cibo (“èBologna” City of Food). La risignificazione dello spazio urbano bolognese e le inedite pratiche di commercio e di consumo sono state perciò indagate secondo le linee teoriche della logica del brand e la prassi della ricerca sul campo, così da cartografare gli effetti delle politiche commerciali, tra produzione di consenso e pratiche del commercio, esclusione economica/sociale e dissenso, investimento finanziario e informazionale. L’esito è la costruzione di Bologna come nodo privilegiato nello spazio geografico dei trasporti (turistici), nazionali e internazionali. Ciò che nella ricerca emerge, tra foodification, negoziazione e turisti, è il fenomeno di un «mercato» degli alloggi che, al pari di quello del cibo, ha consumato quello che ci si illude essere il normale vivere e abitar

    Il piano dell'Oceano: James Cook e Immanuel Kant

    Full text link
    L'articolo presenta e discute l'ipotesi della relazione tra la prima Critica kantiana (1781) e il secondo viaggio di James Cook alle altissime latitudini (1772-75). A partire dal Journal de bord di Derrida, si considerano le linee e il piano di navigazione di Cook come propedeutici alla stesura del piano critico di Kant

    Geografie marginali: la mappa e il tempo del piccolo globo virale. (Dialogo tra AB e GdS)

    Full text link
    “Trovo quello che unisce, quello che può avviare [...] all’incontro. Trovo qualcosa che è – come la lingua – immateriale, eppure è terrestre, planetario, qualcosa di circolare, che ritorna a se stesso attraverso entrambi i poli e facendo questo interseca – è divertente – persino i tropici: trovo ... un Meridiano” (Celan, trad.it. 2008, p. 21) . Così scrive Paul Celan al termine della ricerca cartografica sulla verità - dei luoghi e della poesia - che promette “una svolta del respiro” (Celan, trad. it. 2008, p. 13). Su questo termine geografico si coglie tutta la suggestione della consonanza dell’incontro, svolta o unione tra la topologia di Celan e quella che, sulla scorta di Baudrillard, possiamo definire la fase virale del capitalismo, o della globalizzazione – il che è lo stesso. Perché il Meridiano di Celan ricorda come, in lingua tedesca, i tropi della retorica e i tropici della geografia condividono nella forma plurale il medesimo significante – in fondo sono entrambi deputati a rivestire o circondare un altro contenuto. Il meridiano si connette così al linguaggio dei media e delle comunicazioni ufficiali che utilizza il termine mappa per mettere in immagine la diffusione del Covid-19. Termine che per i geografi significa tecnicamente panno del mondo, ossia qualcosa che avvolge e circonda il mondo con pieghe e intensità in un registro temporale di crisi irriducibile alla ragione reticolare e allo spazio sincronico contemporaneo (Olsson, 2007). Ed è esattamente la proiezione di una simile “mappamundi virale” a ridisegnare il contenuto del globo attuale. Il rapporto tra i due globi – analoghi nella loro natura di ibridi capricci metafisici – è stabilito da una linea di margine o di crisi che, intersecando due proiezioni e due immaginazioni geografiche, rinegozia la promessa dei limiti immunitari dell’attuale fase della globalizzazione (Sloterdijk, 2007). Ed è questo il margine che l'articolo rileva

    Bologna City Branding

    Full text link
    . Lo scopo dell’articolo era analizzare il processo standardizzato di city branding che dal 2014 ha ristrutturato lo spazio pubblico di Bologna e ride, nito il territorio emotivo dei suoi cittadini mediante l’attiva rimodulazione o brandizzazione delle politiche urbane. Com’è noto il marchio globale di Bologna dipende dal logo generativo City of Food is Bologna (Bonazzi, Frixa 2019) che ha ri-generato gli spazi del consumo traducendoli secondo i termini del contemporaneo capitale documediale (Ferraris 2020; Semi 2015). Tuttavia, la stesura del presente articolo ha coinciso con le ultime fasi della Quarantena imposta dal Covid-19 e l’imminente avvio della cosiddetta Fase 2. L’inedito evento della pandemia ha temporaneamente sospeso il funzionamento dell’attuale City of Food mettendone in quarantena l’atmosfera di consumo euforico. In altre parole, un Landscape of Quarantine si è criticamente sovrapposto a quello della City of Food e ne ha rilevato la fragilità e la crisi – già comunque evidenziata dalla voracità con la quale il branding aveva consumato il suo potenziale etico (Arvidsson 2007). Sulla soglia della quarantena, e in attesa di capire il destino del branding bolognese, l’intero processo è stato perciò analizzato alla luce delle categorie analitiche di Jean Baudrillard relative al “fourth, the fractal (or viral, or radiant) stage of value” (Baudrillard 2001a) e dentro la torsione temporale che è propria dell’imprevista interferenza di ogni cris

    LA FANTASCIENZA DI PROSSIMITÀ DI STANISLAW LEM: SOLARIS

    Full text link
    Stanislaw Lem’s proximity science fiction: Solaris. The aim of the paper is to propose an analysis of the philosophical science fiction novel by Stanislaw Lem, Solaris (1961). It is a dazzling prefiguration of the Earth in the Chthulucene era (Haraway, 2019) and how we can attempt a contact of proximity with the non-human in which we are immersed, rethinking the human itself. But it is also an astronautic fabulation that comes to terms with the reconfiguration of the concept of Nature, Earth and humanity’s self-understanding in the era of the radical disorientation of the space enterprise. The starting point of the analysis is the essay in the form of a “letter” to Bruno Latour with which Donna Haraway intends to explain the crucial function of SF as an art and science necessary to establish alliances “to inhabiting and caring for Earth”. And since it is the “contact” with non-human entities that unites SF and the most pressing issue of our present, Stanislaw Lem’s fabulation will be considered following the lesson of Timothy Morton: as a “device” or “object-oriented art

    Geographical Imagination and Memory: Maps, Places, Itineraries

    No full text
    Abstract This chapter considers the dynamic nature of the relationship between place, memory and identity, with reference to a map of Terténia drawn by A.M. This is pursued in three ways. First, via a discussion which argues that topography and biography, memories and maps are closely connected. Second, through an analysis of the map with reference to the formal categories defined by Gunnar Olsson and Kevin Lynch. It follows that the map is characterized by a “comprehensible appearance” and points to intrinsic meanings. Comprehensible appearance implies an implicit connection between place of origin and identity; intrinsic meanings refer to the function of the map, whose overall meaning is geographically imagined as post- journey. The map will thus related to the category of hodologic space, as defined by Pietro Janni and inspired by the work of memory of the specific category of geographers whose work was aimed at providing full sense and coherence to the places they explored. Third, in a survey of the toponimy in the map, between memory and experience. What appears on this map of routes is the very personal signs of the explorer that inscribes itself in place of the existing toponymy of Terténia, and presupposes some form of appropriation of the place itself. The chapter passes over the established ideas of place and identity to arrive at the idea that place and identity are from time to time processes constructed and imagined in a complex and dynamic game of topicality, position and forgetting

    Alessandra Bonazzi, Geografia, mare e modernità. Breve storia di uno spazio globale, Carocci Editore, Roma, 2022, 150 pp.

    No full text
    Il volume di Alessandra Bonazzi è un viaggio sul mare. A guidarci nelle letture delle oltre cento pagine sono infatti navi, correnti, balene e, soprattutto, le carte nautiche, che nel passaggio dal Medioevo alla Modernità hanno scritto e rappresentato la storia dal mondo a partire dalle avventure marinesche. Geografia, mare e modernità. Breve storia di uno spazio globale parte, infatti, da un assunto che sta prendendo sempre più piede nella disciplina geografica e che ha dato vita a quella che si è configurata come “svolta oceanica”: ovvero, che la geografia ha preso troppo seriamente nel corso dei secoli l’etimologia della sua parola, intesa ovvero come earth-writing, voltando le spalle al mare

    Mercati storici, rigenerazione e consumo urbano. Il caso di Bologna

    No full text
    L’Unità di Bologna ha indagato il recente processo di rigenerazione occorso ai due Mercati Storici bolognesi (Mercato di Mezzo, adiacente aPiazza Maggiore, e Mercato delle Erbe). Questo processo ha comportato prima l’attenta traduzione della loro originaria funzione – il commercio di vicinato dei prodotti agroalimentari locali e non – secondo i consueti termini della brandizzazione e della cosiddetta “aestheticisation” del quotidiano, sull’esempio di Londra e Madrid (Bell, Binnie, 2005), e poi ne ha attivato la funzione di “hub” generativo. Infatti, travalicando i limiti geografici dei due Mercati, ha ricomposto la spazialità economica dell’intero centro storico bolognese in una sintassi strategica condivisa che produce e racconta la sostanziale identità tra Bologna e cibo. Ciò che è emerso dall’analisi e dalla ricerca sul campo è stato il fagocitante processo che, nell’arco di quattro anni, ha condotto alla costruzione di un vero e proprio brandscape urbano all’insegna del cibo (“èBologna” City of Food). La risignificazione dello spazio urbano bolognese e le inedite pratiche di commercio e di consumo sono state perciò indagate secondo le linee teoriche della logica del brand e la prassi della ricerca sul campo, così da cartografare gli effetti delle politiche commerciali, tra produzione di consenso e pratiche del commercio, esclusione economica/sociale e dissenso, investimento finanziario e informazionale. L’esito è la costruzione di Bologna come nodo privilegiato nello spazio geografico dei trasporti (turistici), nazionali e internazionali. Ciò che nella ricerca emerge, tra foodification, negoziazione e turisti, è il fenomeno di un «mercato» degli alloggi che, al pari di quello del cibo, ha consumato quello che ci si illude essere il normale vivere e abitare
    corecore