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Intervista a Derrick de Kerckhove
Intervista a Derrick de Kerckhove, a cura di Giuseppe De Riso, Fabrizio Deriu, Lucia Esposito, Alessandra Ruggiero
Brian Friel. Teatro - volume 1
Il volume raccoglie in traduzione italiana alcuni drammi di Brian Friel che affrontano in modi diversi ma complementari quella difficoltà a riconoscersi in un’identità stabile che, accanto alla riflessione sull’inaffidabilità del racconto e sull’incapacità di rappresentare con la parola il mondo, sono stati temi centrali nell’opera del drammaturgo irlandese. Le traduzioni dei tre anni unici dei primi anni Duemila – “The Yalta Game” (“Il gioco di Jalta”), “The Bear” (“L’orso”) e “Afterplay” (“Postludio”) – sono a cura di Alessandra Ruggiero, che ha contribuito al volume anche con il saggio introduttivo “Il teatro di Brian Friel: la magia della parola”. Questi drammi, che sono versioni in inglese irlandese di alcune opere di Chechov, costituiscono un importante strumento di decolonizzazione intellettuale e sottolineano l’esigenza che Friel sentiva di stabilire un’estetica indipendente per il teatro irlandese
Feste e intrattenimenti per Elisabetta I Tudor
Il volume presenta un testo spettacolare ideato e messo in scena per la regina Elisabetta I Tudor durante il progress estivo del 1591. Con la magnificenza che si addice a una sontuosa festa di corte rinascimentale, il conte di Hertford riceve la sovrana nella sua residenza di Elvetham, che trasforma in uno straordinario palcoscenico naturale. Su un laghetto a forma di mezzaluna creato apposta per l’occasione e nei giardini rigogliosi che circondano il palazzo si avvicendano ninfe e tritoni, fate, divinità marine e spiriti dei boschi che, tra pantomime, naumachie e fuochi d’artificio rappresentano la regalità in tutto il suo splendore. In una successione fantasmagorica di simboli e allegorie Elisabetta viene invitata a ricomporre i mille riflessi della sua immagine nella grandiosa icona della Vergine Imperiale e della mitica “regina delle fate”. Con lei la gloria e la potenza della nazione e della sua intraprendente e invincibile flotta vengono celebrate in una magnifica rappresentazione che regala al regno di Albione i caratteri della fiaba nazionale
Il "Sogno" fra spettacolo, potere, politiche di genere
Il volume presenta alcuni fra i più significativi saggi scritti nel Novecento sulla commedia shakespeariana "A Midsummer Night’s Dream", che ha avuto un duraturo successo mondiale sia sulle tavole del palcoscenico e sugli schermi cinematografici, sia sulle pagine della critica letteraria e teatrale. I saggi contenuti nella raccolta sono stati selezionati e tradotti con l’intenzione di rendere più accessibile a un pubblico di lettori italiani una serie di riflessioni divenute centrali nella storia del teatro e della critica shakespeariani. In tal senso, il volume può essere visto come uno strumento di indagine in grado di recuperare all’interno del "Sogno" shakespeariano una nuova articolazione di segni e di orizzonti di senso. Risultano, così, evidenziate alcune problematiche cruciali che il testo focalizzava già alla fine del Cinquecento e che oggi riconosciamo ancora vicine alla nostra sensibilità politica e culturale. Pertanto sono stati privilegiati saggi intimamente connessi ai temi individuati nel titolo - sogno, gioco, potere - tre ambiti rivisitati alla luce delle teorie sulla festa e sul carnevale, sulla differenza e sul desiderio sessuali, sul potere politico e sul sogno utopico
Lucia Esposito – Alessandra Ruggiero (eds.), Downton Abbey. Il fascino sfacciato dell’aristocrazia
Review of the book Downton Abbey. Il fascino sfacciato dell’aristocrazia edited by Lucia Esposito and Alessandra Ruggiero.Recensione del libro Downton Abbey. Il fascino sfacciato dell’aristocrazia a cura di Lucia Esposito e Alessandra Ruggiero
Dickens a Downton. L’eredità della tradizione e l’avvento del mondo nuovo
l saggio si sofferma in particolare sulla centralità del rapporto tra vecchio e nuovo mondo, ponendo un'enfasi particolare sulle modalità attraverso le quali il 'vecchio' appare decisamente privilegiato. Tra queste, il ricorso a riferimenti culturali e letterari prestigiosi come quello dickensiano, oltre che citazioni, parafrasi e allusioni numerose ad altri autori vittoriani e primo-novecenteschi e a Shakespeare. Anche nell'utilizzo specifico del linguaggio audiovisivo seriale, lo sceneggiatore e creatore Julian Fellowes sposta il suo baricentro verso la 'tradizione' adottando un formato che, pur modernizzandone gli stilemi, condivide con la forma melodrammatica della soap-opera non poche caratteristiche. L'intenzione di fondo appare quella di farne veicolo di traduzione, accorata e particolareggiata, per un passato nostalgicamente evocato (quello dell'età d'oro edoardiana)
Spazi metropolitani e mondi allo specchio in ”Pattern Recognition”
Lo specchio è il luogo dove si concretizza un fenomeno che è contemporaneamente di rappresentazione e negazione; la dislocazione di un riflesso che sembra aprire a uno spazio che cita, sovverte e nega il nostro stesso spazio. Il romanzo "Pattern Recognition" (2003) di William Gibson sottolinea l’ubiquità della cultura occidentale, in particolare americana, e descrive le strategie globali che portano all’omogeneizzazione delle differenze culturali. Nel suo viaggio attraverso le capitali mondiali dell’economia, la protagonista osserva la presenza degli elementi culturalmente caratteristici di una città che la rendono 'unica' nonostante le somiglianze con le altre metropoli. L’autore suggerisce tuttavia che le differenze che ci consentono di trovare una collocazione rispetto alle culture altre stiano scomparendo ad opera del marketing mondiale, mentre la circolazione delle merci spinge verso l’annullamento dei confini e della dicotomia locale/globale.
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The mirror is the material site of a phenomenon of simultaneous representation and negation, a dis-placement of a reflection which seems to open up a space that at the same time quotes, reverts and negates our own. The novel "Pattern Recognition" (2003) by William Gibson illustrates how globalization homogenizes cultural differences and underlines the global ubiquity of Western or American culture. As the protagonist travels from one metropolis to another, she sees the patterns of culture emerge in different ways through architecture, design, and the behaviour of people. Distant cities are seen by her as mirror-worlds, reflections of her home in America that are the same, yet different. According to Gibson, however, the mirror-world which enables us to situate ourselves in contrast to other cultures, is disappearing due to the «spectral hand» of global marketing
Downton Abbey. Il fascino sfacciato dell’aristocrazia
Downton Abbey, che è andata in onda dal 2010 al 2015 in sei stagioni, ha mobilitato un immaginario molto vasto e, come dimostra il sequel cinematografico uscito nel 2019, continua a riscuotere ampio interesse, a conferma della tendenza oggi dilagante al recupero del passato, specie di quello a cavallo tra tardo Ottocento e primo Novecento. Il volume affronta le molteplici connessioni della serie con la storia culturale, la tradizione letteraria e alcuni filoni cinematografici e televisivi, proponendo una riflessione sull’orchestrazione del racconto, sugli sfondi e i contesti culturali, sulle ripercussioni attuali nel costume e nel marketing e sulle appropriazioni narrative e crossmediali dell’universo di Downton Abbey. Il volume è strutturato in tre parti. La prima riguarda le logiche e gli influssi che caratterizzano la narrazione: dalle dinamiche della serialità al rapporto con il grande romanzo realista e la saga edoardiana, a quello con film come Gosford Park o con serie come Upstairs/Downstairs; la seconda parte mette a fuoco la rappresentazione di cruciali costanti e metamorfosi culturali relative all’identità britannica, alla storia primo-novecentesca, alla svolta tecnologica e alle questioni di genere; la terza parte verte sulle vaste risonanze della serie nella cultura popolare, dal turismo nei luoghi del racconto, che diventano palcoscenico di nuove narrazioni, all’estrapolazione delle ricette, sino alla proliferazione di fanfiction e cosplay
Introduzione
Lo scenario metropolitano va oggi continuamente riconfigurandosi da un punto di vista sia urbanistico che culturale. L’inarrestabile processo di globalizzazione e informatizzazione imprime accelerazioni continue all’evoluzione di mode, stili di vita e modalità di interazione degli individui, che costruiscono e performano nuove identità sulla ribalta di città sempre più estese, interconnesse e scintillanti come vetrine. Il consumo – di risorse, oggetti e culture reali o virtuali – diventa costitutivo di tali performance all’interno di spazi sempre più ibridati nella loro multifunzionalità, nei quali non è più il popolare a cercare legittimazione estetica ma piuttosto la cultura alta a cercare un consenso quanto più diffuso possibile attraverso sapienti strategie di marketing e diffusione mediatica
Postludio
Traduzione dell'atto unico di Brian Friel Afterplay (2002). Questo dramma, insieme agli altri due tradotti per lo stesso volume e che sono versioni in inglese irlandese di alcune opere di Chechov, costituisce un importante strumento di decolonizzazione intellettuale e sottolinea l’esigenza che Friel sentiva di stabilire un’estetica indipendente per il teatro irlandese
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