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    Introduction to the Effects of the COVID-19 Pandemic on Coworking

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    The current chapter introduces in detail the aims and structure of the book ‘European Narratives on Remote Working and Coworking during the COVID-19 Pandemic’. This introductory chapter depicts the importance of studying the phenomenon of coworking spaces (CSs) affected by the COVID-19 pandemic. The literature on new working spaces, particularly CSs, is growing fast in various disciplines. During the past three years of the pandemic, some scholars have attempted to explore the short- and long-term effects on ways and spaces of working. This book is the first attempt to collect country-specific empirical studies from 12 European countries.History, Form & Aesthetic

    Concluding Remarks: European Narratives About the Effects of the COVID-19 Pandemic on Coworking

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    This book is a collection of narrations about the effects of the COVID-19 pandemic from different countries collected within the Workgroup 2ATLAS of the COST action CA18214 ‘The Geography of New Working Spaces and the Impact on the Periphery’. This conclusive chapter comprehends the previous chapters and offers a comparative view regarding the effects on Coworking Spaces (CS), Governmental Measurements to curb the Pandemic, Effects on Work, Remote/Telework Work, Working-From-Home (WFH), Effects on Commuting, Transportation Mods and Services, Effects on the Housing, Place of Residence, Office and Real Estate Market, Effects on Tourism, Effects on Urban Planning. The final section of this chapter draws attention to the direct and indirect effects of coworking spaces. Direct effects on individuals and indirect effects as living-, work- and build-environment, taking into account space and economy, environment (energy) and urban planning. This book contributes to a fast-growing amount of literature on new working spaces, especially coworking spaces. Further empirical studies should be conducted to create evidence as a solid foundation for policies at the EU, national and subnational levels.History, Form & Aesthetic

    Il coworking in Italia: localizzazione, performance, effetti sul contesto urbano

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    Le innovazioni tecnologiche hanno promosso lo sviluppo di economie basate sulla conoscenza, la crescita della società dell'informazione, l'emergere della sharing economy e la nascita del modello organizzativo della produzione che viene indicato come Industria 4.0 (Bianchi, 2018). Grazie alle tecnologie della telecomunicazione e all'accesso libero alle informazioni dematerializzate, la scelta di dove, come e quando svolgere il proprio lavoro è più flessibile: il lavoro è diventato meno dipendente dalla distanza, dal tempo e dallo spazio (McCann, 2008). Inoltre, i lavori basati sulla conoscenza – quelli digitali e creativi – tendono sempre più a concentrarsi all'interno di aree urbane di grandi dimensioni (Florida, 2005) e gli spazi di lavoro includono anche luoghi insoliti come biblioteche, caffè, ristoranti, alberghi e sale d'attesa aeroportuali. L’avvento del digitale ha infatti contribuito all'aumento di alternative ai luoghi di lavoro tradizionali, sganciati dalla presenza fisica, ma dove lavoratori autonomi e liberi professionisti hanno bisogno di interazione sociale e professionale al fine di ridurre i rischi di isolamento (in particolare nel caso di lavoro a domicilio) e di aumentare le occasioni di incontro (Moriset, 2014). In questo contesto, gli ultimi dieci anni hanno visto un'ampia diffusione di luoghi di lavoro innovativi chiamati coworking spaces (CS). I CS permettono ai “knowledge workers”, che svolgono attività con elevati contenuti tecnologici, professionali e di ricerca e hanno posizioni di lavoro autonomo, di svolgere la propria attività affittando una postazione per un periodo di tempo variabile, a seconda delle necessità, e usufruendo dei servizi offerti (i.e. segreteria, connessione wi-fi, sale riunioni, cucina, spazi per lo svago, corsi di formazione e choacing, baby-sitting). In questi luoghi è facile che si crei un senso di comunità che agevola lo scambio di conoscenza ed esperienza, favorisce relazioni fiduciarie e di amicizia e nuove opportunità di business (Pais, 2012). Bruno Moriset (2014) definisce il coworking un “serendipity accelerator”, ideato per ospitare persone creative e imprenditori. Il coworking è nato come fenomeno spontaneo e autonomo sotto la spinta di soggetti privati; in seguito, la sua diffusione è stata sostenuta, in alcune aree, dalle amministrazioni pubbliche che, per favorire l’innovazione urbana, hanno offerto incentivi finanziari (voucher) ai coworkers (Gandini, 2015). Dal 2005, anno in cui è stato inaugurato il primo spazio di coworking “Hat Factory” a San Francisco, il fenomeno è cresciuto molto rapidamente con 2500 punti aperti in 80 Paesi nel 2013, 7.800 nel 2015, 10.000 l’anno seguente e una crescita annua superiore al 29%, fino ai 19.000 stimati dalla rivista online “Deskmag” nel 2018. La crescita dei CS è indubbiamente da porre in relazione anche con la recessione economica che, da un lato, ha favorito la disponibilità di spazi lavorativi a un prezzo contenuto, dall’altro, l’aumento della disoccupazione e il graduale collasso del paradigma dell’occupazione stabile, ha creato le condizioni per un cambiamento delle forme e delle condizioni del lavoro. Questo fenomeno, di cui si parla molto sui media, ha di recente attirato l’attenzione di ricercatori di diverse discipline: sociologia (i.e Parrino, 2015), geografia (i.e. Moriset, 2014), urbanistica (i.e. Di Marino and Lapintie, 2017; Pacchi, 2015), business/management (i.e. Capdevila, 2013; Fuzi, 2015), economia e geografia economica (i.e. Mariotti et al., 2017; Mariotti, Akhavan 2018) e altre scienze (si rimanda a Akhavan, 2019 per una rassegna della letteratura)
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