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    Pitture di bronzo: genesi, iconografia e restauro dei fregi di Paolo Farinati in palazzo Sebastiani

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    Lo studio del ciclo di pittura murale raffigurante le Storie di Giuditta e Oloferne, realizzato da Paolo Farinati e dalla sua bottega entro il 1587 in palazzetto Sebastiani a Verona, ha fatto emergere numerose criticità sugli aspetti conservativi e iconografici dell'opera, collocata nei depositi dei Musei Civici di Verona per diversi decenni. Il contributo ripercorre la storia del fregio e mette in evidenza i contatti del pittore con modelli artistici afferenti non solo a filoni artistici italiani contemporanei, ma anche nord-europei, che hanno portato l'artista a compiere peculiari scelte compositive e tematiche. Il restauro, compiuto sull'opera e terminato nel 2013, ha messo inoltre in luce una serie di problematiche conservative che hanno consentito di indagare le tecniche pittoriche e i materiali utilizzati dall'artista e le pratica di strappo e stacco della pittura murale, avvenuta intorno al 1840

    Tecnica e pratica in bottega: Paolo Farinati e la serialità nella produzione artistica

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    Nel corso dei tre anni di dottorato, il progetto relativo allo studio della produzione di Paolo Farinati e delle pratiche di bottega, pensato secondo un focus di ricerca relativo alle questioni tecniche più rilevanti, ha subito alcune modifiche metodologiche su consiglio del collegio docenti, sfociate in approccio multidisciplinare alla tematica. Accanto al focus sugli aspetti tecnici dell’operato dell’artista si sono sviluppati dunque due filoni di ricerca paralleli, il primo relativo alle indagini non invasive svolte grazie al supporto del laboratorio LANIAC dell’Università di Verona e, in seconda battuta, un approfondimento di taglio economico. La chiara impostazione economica del Giornale – che veniva utilizzato dall’artista come mero un registro delle spese e dei guadagni – ha portato ad eseguire dunque un’analisi puntuale delle tecniche artistiche e dei materiali per giungere, attraverso la visione “artigiana” del pittore, al chiarimento della sua crescente fortuna; al fine di integrare le notizie già note e i materiali inediti messi a disposizione dal laboratorio dell’Università di Verona, sono inoltre state realizzate alcune analisi riflettografiche ad hoc per lo sviluppo di tale ricerca. Questo ha inevitabilmente messo in evidenza, in ognuna delle categorie, il fil rouge del lavoro del maestro, ossia la reiterazione continua e sistematica di un medesimo gruppo modelli. La serialità non è però da intendersi come un elemento negativo, indice di mediocrità o disattenzione del pittore nell’aggiornamento dei suoi modelli, dal momento che risulta evidente una sua attenzione quasi morbosa alla rielaborazione dei prototipi attraverso il disegno. Tale approccio multidisciplinare ha permesso non solo di comprendere il funzionamento di un atelier e la suddivisione dei ruoli all’interno di una dimensione artistica, ma anche di osservare da vicino le problematiche di inserimento all’interno di un mercato complesso e articolato e, soprattutto, l’approccio manageriale di un artista che, solo in rari casi, si era spinto al di là delle mura della propria città natale. La ricerca ha permesso di approfondire le dinamiche di ricerca e di organizzazione di un ingente mole di dati ai fini dell’elaborazione di un testo unitario e organico di interesse scientifico e, sebbene il lavoro sia da intendere come una ricerca ampliabile, l’obiettivo proposto dal progetto iniziale si ritiene raggiunto nella stesura finale della tesi

    Per la ricostruzione della città perduta: Verona e i musei civici

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    Il turista che si appresta a visitare una città di antica fondazione come Verona, si trova attualmente attorniato da un numero così cospicuo di monumenti, vere e proprie opere d’arte a cielo aperto, da non percepire talvolta il ruolo chiave del sistema museale cittadino. I musei civici, nati come monumenti per sé stessi grazie al loro intrinseco valore storico, si sono evoluti nel tempo, sviluppando, quando possibile, nuove attività per avvicinare il pubblico all’arte e alla sua conservazione; da meri “contenitori” di collezioni multiformi a luoghi di salvaguardia per quelle opere che sono state sradicate dalla loro originale collocazione a causa dei più svariati avvenimenti storici. Il limite più complesso da oltrepassare per un museo civico, proprio perché strettamente legato alle logiche della fruizione turistica, è quello di riuscire a promuovere il sito come percorso imprescindibile per la conoscenza della città nelle sue originarie sembianze, la ricostruzione di un viaggio nella “città che non esiste più”. Due casi studio veronesi, il Museo degli Affreschi dedicato a Giambattista Cavalcaselle e il Museo di Castelvecchio, mostrano rispettivamente il lavoro compiuto negli anni dai soprintendenti e dall’amministrazione pubblica in materia di salvaguardia del genius loci cittadino, nel primo caso con la ricostruzione della Urbs picta, i cui lacerti ad affresco sono stati magistralmente allestiti in un convento francescano duecentesco e il secondo che, grazie all’ancora attuale riallestimento scarpiano, ospita le ricostruzioni di ambienti, perlopiù provenienti da complessi religiosi, recuperati e salvati dalle drammatiche distruzioni dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Si propone di ripercorrere la storia delle collezioni dei due musei in relazione al ruolo svolto dal circuito dei musei civici nella città di Verona per valutare l’impatto che questa tipologia museale ha avuto negli anni sul pubblico e come la percezione dei fruitori sia cambiata nel corso del tempo, fino a sfociare nel primato di quello che oggi possiamo riconoscere come un turismo un “specializzato”

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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