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    Il farsi e disfarsi del linguaggio. Acquisizione, mutamento e destrutturazione della struttura sonora del linguaggio/Language acquisition and language loss. Acquisition, change and disorders of the language sound structure

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    Il volume raccoglie 31 saggi di 67 autori italiani e stranieri sull’acquisizione, il mutamento e le patologie del linguaggio parlato, riproponendo ad un pubblico internazionale di studiosi il tema del classico e insieme rivoluzionario saggio di Roman Jakobson, “Kindersprache, Aphasie und allgemeine Lautgesetze”, che nel 1941 lanciava l’idea di un nesso fra acquisizione, afasia e leggi del mutamento fonico. I temi trattati riguardano l’emergere della struttura sonora nel processo acquisizionale della seconda lingua o di una lingua straniera; la variazione ‘naturale’ di tipo sociofonetico e il mutamento diacronico; il ‘destrutturarsi’ della forma sonora nella ‘variazione’ associata alle patologie del linguaggio e della parola, così come nella perdita delle competenze linguistiche materne in condizioni di emigrazione (erosione di natura sociolinguistica); i processi di destrutturazione fonetico-fonologica all’interno della lingua dei segni italiana; il trattamento della variazione del linguaggio naturale, adulto e infantile, nei suoi aspetti segmentali, lessicali e prosodici, nei sistemi di sintesi e riconoscimento automatico della voce. Il volume si articola in 3 parti: PARTE I - Variazione fonetica, restrizioni sulla variazione e mutamento (10 saggi) PARTE II Acquisizione, destrutturazione e codifica neurale della struttura sonora del linguaggio (14 saggi). La seconda parte è suddivisa in quattro sezioni: Acquisizione di L2, Destrutturazione della forma sonora, Codifica neurale , Lingua dei segni e linguaggio musicale. PARTE III - Trattamento automatico delle lingue naturali (7 saggi

    All’interfaccia tra prosodia e struttura informativa. La realizzazione prosodica dell’informazione data in tedesco e in italiano L2.

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    Il lavoro affronta il problema di come prosodia e pragmatica interagiscano nel marcare prosodicamente lo status informativo di un elemento linguistico nelle lingue germaniche e nelle lingue romanze. Specificamente il nostro interesse si centra sul modo in cui tale rela-zione viene appresa da parlanti italiani di tedesco-L2 e da parlanti tedeschi di italiano-L2, considerando come la loro interlingua si rapporti alla lingua materna e alla lingua target. Le lingue romanze e le lingue germaniche usano in modo diverso la prosodia per marca-re le proprietà informazionali del discorso: le lingue germaniche trattano come prosodica-mente non prominente (deaccentano) l’informazione data, le lingue romanze, invece resi-stono alla deaccentazione di quegli stessi elementi (Ladd, 1996; Swerts et al., 2002; Avesa-ni et al., 2005). Nelle lingue germaniche, questa proprietà è stata individuata fin dagli albori degli studi prosodici (Steele, 1775) e la sua sistematicità ha indotto alcuni studiosi a chiedersi se si tratti di un universale cognitivo (Cruttenden, 1993). Ma a ben vedere il quadro non è così sistematico come potrebbe apparire: inglese e tedesco possono assegnare delle prominenze intonative a entità linguistiche che rappresentano informazione data nel discorso (Terken and Hirschberg, 1994; Bauman, 2008), e l’italiano richiede la deaccentazione in determinate configurazioni, come nel caso della presupposizione del focus iniziale di frase, di elementi marginalizzati, di topic dislocati a destra. I casi di deaccentazione in italiano non sono governati da proprietà pragmatiche ma esclusivamente da proprietà o restrizioni fonologiche sulla struttura prosodica (Bocci, in stampa); mentre in tedesco un elemento del discorso può essere deaccentato sia in virtù del suo status informativo, sia in virtù della configurazione sintattica in cui appare (Truckenbrodt, 2011). La nostra ipotesi è che i locutori di una lingua “plastica” come il tedesco (Vallduvì, 1992), nella quale la deaccentazione prosodica è un indice sia della struttura informativa che della struttura sintattica, abbiano minori difficoltà nell’apprendere la struttura intonativa dell’italiano-L2 di quanta ne abbiano i locutori di una lingua “non-plastica” come l’italiano (nella quale la deaccentazione è governata solo da restrizioni fonologiche) nell’apprendere la struttura intionativa del tedesco-L2. Per verificare questa ipotesi, abbiamo condotto un esperimento di produzione nel quale abbiamo applicato in un contesto acquisizionale l’assetto sperimentale usato nello studio di Swerts, Krahmer & Avesani (2002). I dati sono stati ottenuti analizzando il dialogo tra due locutori mentre giocano a carte. I soggetti sono otto parlanti italiani apprendenti di tedesco-L2 e quattro parlanti tedeschi apprendenti di italiano-L2. Le coppie di giocatori sono forma-te da locutori della stessa lingua che hanno condotto il gioco prima nella loro lingua secon-da e quindi nella loro lingua madre. Il gioco, in 64 mosse, consiste in un semplice compito di allineamento di carte che rappresentano figure colorate su un tabellone posto di fronte ai giocatori. In ciascun gioco, i giocatori hanno in mano un mazzo di 8 carte identiche che rappre-sentano un frutto (una banana o un melone) in due colori (lilla o verde); quando è il suo turno, il giocatore deve nominare la carta che ha in mano (ad es. “melone verde”) e disporla sul proprio tabellone. Ad ogni mossa, o il tipo di frutto rappresentato nella carta o il suo colore può cambiare rispetto ai valori assunti dal frutto o dal suo colore nella carta giocata nella mossa precedente, sia dal giocatore che dal suo avversario. In questo modo, usando una serie di variabili situazionali, abbiamo ottenuto un insieme di sintagmi nominali com-posti in italiano da N+Agg e in tedesco da Agg+N, nei quali o il primo elemento o il secondo potevano avere il valore pragmatico di dato (G), nuovo (N) o contrastivo (C). Un elemento (denotato dalla figura o dal colore) è definito in questo contesto come nuovo se è introdotto nel discorso con la prima mossa del gioco; è dato se è stato menzionato nella mossa precedente, è contrastivo se differisce per valore (colore o tipo di frutto) rispetto all’elemento nominato nella mossa precedente. L’intero insieme delle combinazioni prag-matiche ottenute è il seguente: N-N (inizio del gioco); C-G; G-C; C-C. I risultati sull’interfaccia tra prosodia e struttura informazionale mostrano che i locutori italiani trasferiscono l’intonazione della loro L1 nel tedesco-L2, mentre i tedeschi appren-denti italiano-L2 riescono a padroneggiare meglio la distribuzione accentuale della lingua target. Questi dati confermano i risultati di un studio condotto su lingue tipologicamente simili, con apprendenti francesi di olandese-L2 e olandesi apprendenti di francese-L2 (Rasier & Hiligsman, 2007), e sono interpretabili alla luce della Differential Markedness Hy-pothesis (Eckman, 1977). Benché i tedeschi padroneggino la distribuzione delle prominenze intonative nell’italiano-L2 al pari dei parlanti nativi, da alcuni risultati preliminari risulta che i tedeschi trasferiscono nella loro interlingua parte delle proprietà che pertengono altre componenti prosodiche specifiche: l’inventario dei pitch accents e le loro proprietà fonetiche di allineamento e scaling

    Naked Lunch: deformazione dei confini tra realtà e immaginazione

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    L’indecifrabile e polimorfa relazione che ha sempre legato, e continua a legare, la realtà e l’immaginazione rappresenta il cardine sul quale ruotano innumerevoli implicazioni che influenzano anche i più “naturali” aspetti della vita umana. Tra questi, indubbiamente, il rapporto cibo e corpo. Nell’attuale orizzonte multi-culturale in particolare, il cibo assume una valenza metafisica oltre a quella strettamente biologica. Il cibo, infatti, si racconta in modi diversi e assume ruoli a volte anche ambigui. Nonostante l’apparente “natura quotidiana”, il cibo riesce sempre a reinventarsi e a spingersi oltre i confini della banalità della routine mostrando così aspetti sorprendenti che, proprio per la loro particolarità, meritano di essere analizzati e capiti attraverso un approccio che coinvolga i diversi cambiamenti apportati dalla globalizzazione, non solo dei mercati, ma anche sociale. Il seguente articolo propone una riflessione su come la deformazione della realtà attraverso l’immaginazione influenzi in maniera irrevocabile la relazione tra corpo e cibo, in particolare concentrandosi su l’opera Naked Lunch, una delle più coinvolgenti opere dell’anticonformista scrittore americano William Burroughs

    Non solo dettagli fonetici, non solo categorie fonologiche: l'interazione tra fonetica e fonologia nella percezione di suoni non-nativi

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    ABSTRACT. In this study we will examine how the phonological properties of a spoken language interact with its specific phonetic details in determining the perception of non-native sounds. We tackle this issue by investigating: (i) how the English consonants /b v w ð/ are perceptually similar to the consonants of the native phonological system, by two groups of listeners, Italians and Danes, whose native phonetic-phonological systems differ significantly, both from each other and in relation to English, (ii) how these assimilations correlate to the ability of the two groups of listeners to perceive the corresponding contrast of English /b/-/v/, /w/-/v/, and /ð/-/v/. In particular, we will evaluate the adequacy of some theoretical models of empirical perception, based on the results of a test of categorization and a test of discrimination. We will look at three models of perception in adults: a model of the perception of non-native sounds in functional monolingual adults (Perceptual Assimilation Model - PAM) and two models of perception in adult learners of a second language (Speech Learning Model - SLM and PAM-L2). In addition, for an additional 'control' of the predictions generated by the models under consideration, we will compare the results with the predictions of a recent model of the perception of native sounds in children (Articulatory Organ Hypothesis - AOH), which we applied here, with adaptations, to the perception of the adult. Our results confirm core predictions of PAM, SLM and PAM-L2. The confirmation is only partial: none of these models manages to give an account of how one of the English contrasts is perceived by the Italian subjects and by the Danes. We will discuss the implications of these findings for existing hypotheses on non-native perception and indicate the direction in which we believe it is appropriate to extend the models considered

    Coordinazione vocale-consonante e prominenza accentuale in italiano. La sfida della Articulatory Phonology

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    E’ da lungo tempo patrimonio delle scienze fonetiche la nozione che consonanti e vocali s’influenzano reciprocamente, durante il parlato, nelle rispettive caratteristiche temporali e spettrali (si veda ad esempio il trattato di Edward Search, del 1773, citato in Munhall, Fowler, Hawkins e Saltzman, 1992). Rimane tuttavia alquanto oscuro il modo in cui si realizza la loro coordinazione sequenziale. Obiettivo di questo lavoro è far luce sui processi articolatori che governano la coordinazione vocale-consonante in italiano e la produzione della prominenza accentuale. In questa sede presentiamo i risultati di due esperimenti condotti nel quadro della Articulatory Phonology. Uno degli assunti fondamentali di questa teoria è che le strutture fonologiche siano meglio intese come andamenti di “gesti articolatori”: dove il gesto è insieme unità d’azione (fonetica) e d’informazione (fonologica). Usando i dati cinematici relativi ai “gesti articolatori “di apertura e chiusura del tratto vocale associati a labbra e mandibola, abbiamo analizzato, nel primo studio, gli effetti della struttura sillabica (sillaba aperta vs. chiusa) sulla coordinazione vocale-consonante; nel secondo, gli effetti della prominenza accentuale sulle proprietà acustiche e articolatorie della sillaba ai diversi livelli della gerarchia prosodica: sillaba atona, sillaba tonica con accento lessicale (stress), sillaba tonica con accento lessicale e prominenza intonativa (pitch accent) (cfr. ad es. Beckman, 1986; Nespor e Vogel, 1986; e, più recentemente, Gussenhoven, 2004). I dati articolatori sono stati ottenuti con un sistema optoelettronico per la rilevazione tridimensionale di dati cinematici (ELITE), che permette anche la registrazione simulatanea del segnale acustico

    LE BASI ARTICOLATORIE DELLA PROMINENZA ACCENTUALE IN ITALIANO

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    Presentiamo in questa sede i primi risultati di una ricerca che mira a indagare come la variazione segmentale in italiano è condizionata dalla prosodia, focalizzandoci sulle variazioni indotte dall’accento e prendendo in considerazione le proprietà acustiche ed articolatorie delle sillabe che sono prominenti ai diversi livelli della gerarchia prosodica. A questo scopo abbiamo analizzato la cinematica del movimento labiale di due soggetti adulti di sesso femminile nella produzione di sillabe aperte (CV) caratterizzate da tre livelli di prominenza: nessun accento (sillabe atone), accento lessicale (sillabe toniche), accento lessicale e intonativo (sillabe toniche in focus contrastivo). Lo scopo ultimo è indagare sull’origine e sulla natura delle variazioni di durata indotte dall’accento. I risultati cinematici sono interpretati all’interno della Task Dynamics, il modello quantitativo che implementa le unità fonologiche postulate dalla Articulatory Phonology (cfr., ad es., Browman & Goldstein, 1990; 1992; 2000) entro il sistema di produzione linguistica (cfr., ad es., Saltzman & Munhall, 1989; Saltzman & Byrd, 2000). Essi mostrano che diverse proprietà cinematiche distinguono in modo sistematico le sillabe atone, quelle toniche e quelle focalizzate. I gesti di apertura e di chiusura delle sillabe più prominenti sono progressivamente più lunghi, più ampi e più veloci. Queste proprietà, che si manifestano alla percezione con un aumento delle durate acustiche corrispondente all’aumento della prominenza, possono essere spiegate da una variazione nel controllo di uno o più parametri dinamici entro il modello modello massa-molla della Task Dynamics (Saltzman &, 1989). Per uno dei nostri due soggetti, un singolo meccanismo è responsabile dell’aumento del grado di prominenza, e cioè la scalatura lineare, che si può interpretare come un cambiamento proporzionale e simultaneo nell’ampiezza e nella rigidità. Generalmente parlando, gli effetti della prominenza ai livelli più alti della gerarchia prosodica non sono ancillari ai pattern intonativi associati
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