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Il palazzo municipale di Fiamignano. Prime considerazioni sui caratteri storico-architettonici
Ogni architettura può essere considerata l’insieme dei diversi momenti, ognuno subordinato al precedente, che ne hanno costituito la vita o, in altre parole, rappresenta il risultato di un processo di trasformazioni che occorre riconoscere nelle singole fasi per comprendere compiutamente l’architettura stessa. Il palazzo municipale di Fiamignano, elemento notevole nel contesto urbano del paese ma di modesta rilevanza artistica, suggerisce già dalla semplice osservazione diretta una stratificazione architettonica degna di nota e testimone di vicende storiche legate a un contesto più ampio. L’analisi di una tale complessa compagine ha previsto un approfondito esame delle fonti indirette, al quale è necessario affiancare un rilievo accurato, alla ricerca di quei caratteri architettonici peculiari che possano rivelare l’eventuale articolazione costruttiva del palazzo e le possibili fasi storiche che lo hanno contraddistinto
L’area Flaminia a Roma. Introduzione alla lettura diacronica
L'Area Flaminia è una parte di Roma ricca di rilevanze storico-architettoniche, che raccontano molteplici vicende insediative considerevoli e articolate, e rappresenta un ambito florido di attività alle quali si riconosce una forte valenza culturale. Situata a nord delle Mura aureliane nel territorio compreso fra la porta del Popolo a sud, i colli Parioli a est e l'ansa del Tevere a nord e a ovest, questa parte di città fin dall'epoca romana ha sempre avuto un carattere insediativo peculiare, posta per così dire nell'abbraccio del fiume e protetta dal ponte Milvio, principale attraversamento settentrionale del Tevere. Insieme agli antichi resti dei mausolei, di vaste aree cimiteriali e di numerose ville suburbane, l' area comprende edifici monumentali di notevole rilievo come villa Giulia, villa Poniatowski, il casino di Pio IV, il tempietto di S. Andrea, la Casina Vagnuzzi, nonché numerose sedi di attività museali e accademiche, che testimoniano la sua specifica vocazione di polo artistico e culturale a scala urbana. Allo stesso tempo sono presenti anche settori irrisolti e poco organici, come alcune aree in stato di abbandono o altre occupate da residue costruzioni industriali, oggi in disuso. La forte prerogativa di carattere culturale ha, però, messo in moto oggi un meccanismo virtuoso che, partendo dalla mancata compiutezza morfologica di questi luoghi, aspira a una loro ricomposizione e al raggiungimento di un'identità architettonica definita
Storia-Restauro: un trait d’union che è un filo rosso
La conoscenza profonda di un’architettura è il requisito fondamentale per l’elaborazione di qualsiasi intervento di restauro, favorisce la comprensione piena dei caratteri della fabbrica guidando le scelte progettuali e rendendole concordi alle necessità di quest’ultima. Essa non si presenta mai come un ‘oggetto cristallizzato’ nel tempo, ma è un organismo in continua mutazione, frutto delle diverse fasi di vita dovute a esigenze materiali e spirituali, differenti per ogni periodo storico ed estranee nella loro formazione a regole rigide o cicliche. L’identificazione di tale processualità contribuisce alla formulazione di un progetto rispettoso dei valori testimoniali in loro riconosciuti e da preservare per il futuro
Basilica di S. Paolo fuori le Mura
Breve storia della basilica di S. Paolo fuori le mura a Roma, dalla fondazione e lo sviluppo in forma di fabbrica imponente, ai restauri dopo l'incendio e la grande distruzione del 1823
Menzione d'Onore al Premio Internazionale di Restauro Architettonico "Domus Restauro e Conservazione Fassa Bortolo"
L'intervento riguarda la torre duecentesca posta nell'angolo sud ovest del monastero benedettino, sorto nel medioevo presso la basilica dei SS. Quattro Coronati a Roma, ed è stato attuato in un'ottica multidisciplinare, in particolare a sostegno della conoscenza storica.
La torre, probabile residenza del priore, di pianta trapezoidale, divisa in tre piani e fondata su strutture romane, si eleva per 24 m. Il succedersi di funzioni non consone al suo significato storico e architettonico ha provocato danni ingenti soprattutto alle superfici storiche a causa del passaggio caotico di impianti eseguiti in assoluta ignoranza dei significati documentali del manufatto.
Occasione dell'intervento è stata l'urgenza di rifare i bagni situati al I piano, poggiati su di un solaio fatiscente. Per ragioni economiche e distributive non era possibile destinare a usi congrui tutti i livelli della torre, come sarebbe auspicabile, e in attesa di un restauro che interessi l'intero monastero, si è operato un "intervento di transizione", che non pregiudicasse successive scelte più adeguate, anticipandole ove possibile. Il piano terra, deposito abbandonato a ogni forma di degrado, è stato oggetto di scavo archeologico e poi interamente restaurato destinandolo a cappella; al I piano si sono risanate tutte le superfici grazie al completo smantellamento dei bagni esistenti, e i nuovi componenti funzionali sono stati eseguiti in modo reversibile, in particolare ponendo tutti gli impianti in intercapedini. Il II piano, ora utilizzato come luogo di preghiera e privo di rischi dal punto di vista conservativo, è rimasto immutato. In previsione di un intervento globale futuro si è operato anche sul prospetto est della torre: si sono rimosse le superfetazioni, ripristinate le aperture originarie ove possibile; reintegrate le cortine con murature realizzate interamente in materiale di recupero proveniente dagli scavi archeologici, ma distinguibili e in leggero sottosquadro
Nuove considerazioni sul complesso monumentale di S. Valentino nell’area Flaminia a Roma: riscoperta e valorizzazione di un sito archeologico
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