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    Il Crocifisso tunicato di Rocca Soraggio e la diffusione dell'iconografia del Volto Santo di Lucca nella Toscana del Duecento

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    Il contributo aggiorna un precedente contributo analizzando la funzione del Volto Santo di Rocca Soraggio in base ai dati iconografici e storici a disposizione e precisando la questione critica della diffusione della tipologia dei crocifissi tunicati nel territorio lucchese sulla scia del modello contenuto nella cattedrale e ipotizzandone nuovi aspetti di valenza simbolica e politica, a partire dall'esame dell'aspetto del crocifisso in esame dopo il restauro

    La tipologia architettonica del Westwerk e le sue derivazioni : La torre assiale in facciata con tribuna in alcuni casi italiani dal Protoromanico al Duecento

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    Il presente contributo è dedicato all’analisi tipologica, ai caratteri stori-co-costruttivi, alle varianti e alle derivazioni, ma anche alla diffusione territoriale della specificità architettonica del Westwerk lungo un arco crono-logico che, dalle prime fasi del Romanico, giunge al XIII secolo. Saranno presi in considerazione rappresentativi luoghi di culto europei, in primis chiese abbaziali, per agevolare una lettura comparata con edifici siti in Italia, anche per quanto riguarda l’abbinata fra la torre assiale in facciata e la tribuna. The essay is dedicated to the typological analysis, the historical construc-tive characters, variants and derivations, but also to the territorial diffusion of the Westwerk architectural structure along a chronological period from the first decade of the Romanesque age to XIIIth century. Remarkable European places of worship, first of all abbey churches, are taken into account to support a comparative reading of Italian sacred buildings, also considering the matching of the axial tower on the facade and the tribune

    I capitelli provenienti dal chiostro di Santa Caterina

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    Il saggio riunisce e identifica i capitelli provenienti dal chiostro di Santa Caterina d'Alessandria a Pisa presenti nelle collezioni museali della città e a Francoforte sul Meno, analizzandoli dal punto di vista tipologico, iconografico e stilistico, con una proposta di conferma dell'attribuzione a Giovanni di Balduccio per i principali elementi figurati del complesso, frutto dei lavori testimoniati nel terzo decennio del Trecento, riconosciuti di poco anteriori alla trasferta fiorentina dell'artista del 1330

    "Sapiens mulier aedificat domum suam". La chiesa medievale: architettura e decorazione architettonica

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    Il contributo affronta l'analisi dell'edificio religioso del grande convento domenicano pisano individuando le diverse fasi progettuali e decorative, tra la metà del Duecento e gli anni Trenta del Trecento, e rimarcandone il carattere sperimentale, che la struttura rivela. Al contempo, si ricostruiscono i rapporti tra il convento e la committenza arcivescovile di Federico Visconti e dei suoi successori, anche attraverso fonti sinora mai prese in considerazione dalla critica

    Identità e immagine di una chiesa. La rete delle pievi lucchesi e il caso di Medicina

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    Il contributo è volto a inquadrare il caso della chiesa di San Martino, poi pieve dei Ss. Martino e Sisto, a Medicina in Valleriana presso Pescia, edificio distrutto nel XIX secolo da cui provengono alcuni reperti architettonici e scultorei che per tipologia e iconografia, come nel caso del capitello a teste angolari, ben si inseriscono nella produzione di età romanica in diocesi di Lucca. L'analisi stilistica ne permette l'ascrizione al tardo XII secolo. Il caso rappresentato dall'edificio appare ben inseribile nello sviluppo dell'architettura ecclesiastica secolare del tardo Romanico nonché nella rete di postazioni sul territorio di un'importante diocesi, e si denota come emblematico a livello regionale e più vasto

    I Maestri di Arogno. Architetti e scultori del Duecento dalla Toscana alle Alpi

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    Il libro prende in esame, per la prima volta in uno studio monografico, la produzione degli scultori e architetti del Duecento originari dell'area tra i laghi di Como e di Lugano e più specificamente del centro di Arogno attivi fuori dalla loro patria. Tra di essi si segnalano personalità come Guidetto da Como, o più correttamente Guido da Arogno, come andrebbe ora chiamato in base ai documenti, suo figlio Lombardo di Guido, cioè il cosiddetto Maestro di San Martino di Lucca, Guido e Guidobono Bigarelli, quest'ultimo in passato indicato talora come Maestro di San Regolo, attivi a Lucca, Pisa, Pistoia, Prato e Firenze, e i loro congiunti raccolti intorno alla figura di Adamo da Arogno, attivi a Trento e a Salisburgo. Con il completo studio delle fonti e la comparazione delle opere è stato possibile arrivare a tracciare uno sviluppo diacronico preciso degli spostamenti e delle opere di questi artisti, e approfondire il quadro della committenza, perlopiù vescovile, arrivando a dare una nuova complessiva interpretazione a importanti realizzazioni della scultura e dell'architettura medievale e a proporre una nuova posizione per questi artisti nel quadro dell'arte medievale italiana ed europea

    Scultori toscano-ticinesi a Diecimo e a Barga nel Duecento

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    Il contributo prende in esame i complessi duecenteschi scolpiti degli arredi fissi della pieve di Santa Maria Assunta a Diecimo e del duomo di San Cristofano a Barga, nella diocesi medievale di Lucca, rileggendone l'iconografia ed offrendo un nuovo esame tecnico e stilistico alla luce dei confronti con opere parimenti attribuite a maestranze lombardo-ticinesi in Toscana, e dei dati della storia locale, soprattutto ecclesiastica, sinora mai appieno correlata alla produzione artistica dell'area culturale in esame

    Artisti lombardi in Toscana nel Duecento: il nome, la mano, l’immagine, la posizione sociale

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    Il contributo focalizza i nomi, l'attività, il ruolo sociale e il peso economico dei nuclei familiari costituenti le botteghe artistiche di origine lombarda in Toscana nel Duecento, con particolare riferimento agli artisti originari del centro di Arogno (od. Cantone Ticino, Svizzera), la cui documentazione scritta permette di approfondire le conoscenze che li riguardano anche dal punto di vista extra-artistico. Si ricercano episodi di autocelebrazione nell'iconografia delle loro opere e nella relativa epigrafia, e si indaga sulla loro volontà di autorappresentazione, sull'autocoscienza del proprio valora artistico nonché sulle variazioni della loro condizione sociale ed economica tra l'inizio del Duecento e la metà del Trecento

    San Martino in San Martino: scelte iconografiche e strategie di comunicazione nel corredo scultoreo della facciata del duomo di Lucca nel Duecento

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    Il contributo esamina, alla luce delle fonti testuali e dei dati storici, il ciclo scolpito con episodi della Vita di San Martino nell'atrio della cattedrale lucchese. L'opera viene riconosciuta frutto del clima culturale conseguente alla restaurazione dell'autorità vescovile a Lucca operata dal pontefice nel dicembre 1236 dopo alcuni anni di interdetto e di sospensione del potere vescovile nella città., e datata al biennio successivo, al momento dell'inserimento nel cantiere del nuovo caputmagister Lombardo, figlio e successore di Guidetto da Como, o Guido d'Arogno, come oggi si preferisce indicare più correttamente. A Lombardo spetta con buona probabillità, anche per motivi stilistici l'opera, che si inserisce come tappa fondamentale nei lavori dell'atrio della cattedrale, avviati nel 1232 e terminati solo intorno al 1259. Dell'opera sono qui per la prima volta individuate le fonti agiografiche seguite, peraltro non senza autonome e interessanti variazioni e adattamenti da parte dei religiosi committenti, e il rapporto con il gruppo equestre di San Martino, all'epoca ad evidenza già presente in facciata, opera della generazione precedente della medesima bottega

    La fortuna iconografica del campanile del duomo di Pisa nei primi anni della sua costruzione

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    Il contributo individua ed esamina alcuni precocissimi casi di evidente riferimento tipologico e iconografico alla torre pendente di Pisa negli anni immediatamente successivi alla sua fondazione e attraverso tutto l'ultimo quarto del XII secolo. Vengono ricercate le motivazioni che nei diversi casi hanno condotto alle vere e proprie 'citazioni' del monumento pisano qui prese in esame, i tramiti e le finalità di tali operazioni, identificandone i committenti e, ove possibile, gli artefici, per giungere alla dimostrazione della vasta notorietà che il prototipo pisano di campanile cilindrico a ordini di logge sovapposte e la sua decorazione scolpita hanno avuto in un ampio abito geografico già prima dll'interruzione dei lavori per il manifestarsi di quella pendenza che avrebbe dovuto costituire l'elemento distintivo della costruzione
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