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Aesthetic cognition. A tribute to Rudolf Arnheim
This paper was written with the ideal purpose of carrying on in the tradition of Rudolf Arnheim’s seminal research and, more generally, in the tradition of Gestalt theory. It argues that the aesthetic criterion (the bipolar dimension of “beautiful/ugly”), through which we evaluate any object or event in the phenomenal world, is a species-specific criterion, which is based on perceptual functioning and orients, drives, and regulates cognition. The author advances this thesis as a contribution to the theme of the relationship between perception and thought, affirming how important it is to study the artistic phenomenon if we are ever to grasp the functioning of the human mind in its entirety
Vedere con mano. La fruizione della scultura tra tatto e visione
Questo volume raccoglie i contributi elaborati in seguito ai lavori di un Seminario di studi svoltosi il 15 Ottobre 2010, a Trento, nell’ambito del Concorso Internazionale di Scultura, indetto dalla Sezione provinciale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Il precipuo intento del Seminario e’ stato quello di dibattere da prospettive diverse – estetiche, storico-artistiche, psicologiche – sull’ormai secolare questione se la scultura, per essere fruita appieno, possa o debba essere non solo guardata, ma pure sentita con le mani e con il corpo. I saggi presentati trattano alcuni nodi problematici che a tale questione fanno riferimento, collocandosi all’interno di un continuum i cui due estremi rappresentano: a un livello generale e teorico, la necessita’ di chiarificare principi e leggi implicati nel funzionamento dell’attivita’ percettiva, che sta a fondamento del nostro rapporto psicofisico con il mondo, e quindi anche del comportamento estetico; a un livello specifico e pratico, l’esigenza di individuare, elaborare e validare procedure e strategie che favoriscano la formazione – compresa la formazione estetica – di soggetti diversamente abili, non vedenti
Il nero e' lugubre prima ancora di essere nero
Il saggio presenta e discute sinteticamente alcuni aspetti rilevanti ai fini di una trattazione del problema del primato genetico e fenomenico dell’espressivita’ e di un inquadramento dello stesso all’interno della teoria dinamica della percezione, di derivazione gestaltista e arnheimiana. La focalizzazione del problema ha consentito, inoltre, di rimarcare alcuni equivoci o malintesi concettuali in cui si puo’ cadere affrontando questo tema
Note su teoria della gestalt e psicologia dell'arte
L’apporto teorico e metodologico della Psicologia della Gestalt e, in particolare, quello fornito dall’opera di Rudolf Arnheim, costituiscono un fondamentale ambito di riferimento per lo studio del fenomeno artistico. Sul versante teorico, si accenna alla distinzione fra i processi riguardanti l’intuizione e l’intelletto e all’individuazione e all’analisi sia del costrutto di espressione sia del principio della dinamica; aspetti da cui non si puo’ prescindere se si vuole indagare e tentare di spiegare il comportamento artistico ed estetico cosi’ come il funzionamento della cognizione.
Sul versante metodologico, si accenna al grande debito nei confronti dei teorici della Gestalt riguardante il metodo fenomenologico e, al suo interno, il metodo dell’interosservazione, proposto e sistematizzato da Paolo Bozzi
Arte e espressione. Studi e ricerche di psicologia dell'arte
Il volume tratta fondamentalmente di un tipo di esperienza psicologica che accompagna costantemente l’esperienza umana e viene definita percezione dell’espressione: un fenomeno – quello dell’espressivita’ – che puo’ essere osservato in maniera paradigmatica nella creazione artistica e nelle sue molteplici realizzazioni e derivazioni. Gli studi e le ricerche presenti in questo volume si collocano nell’ambito della psicologia dell’arte, disciplina che ha come oggetto di indagine i processi cognitivi coinvolti nella produzione artistica e nella fruizione estetica. Il quadro teorico e metodologico privilegiato e’ quello di impronta gestaltista, dello psicologo Rudolf Arnheim, autore di un testo - Arte e percezione visiva - divenuto ormai un classico ma anche di una serie di altrettanto fondamentali contributi inerenti a gran parte dei media espressivi. Sviluppando questo approccio, attraverso l’osservazione di molteplici ‘oggetti artistici’, che spazia lungo tutto l’arco della storia dell’arte grafica e pittorica occidentale, e mediante l’analisi delle relative strategie rappresentative di carattere dinamico ed espressivo – riconducibili ad aspetti basilari della percezione, quali la funzione bilaterale del contorno, il completamento amodale, l’obliquita’ – il testo fornisce nuove indicazioni relative al funzionamento dell’attivita’ cognitiva
Psicologia dell’arte e formazione manageriale
L’intento di questo scritto è di riuscire a fare intravedere quanto e come la psicologia dell’arte possa costituire materia assai utile per dare maggiore efficacia e completezza alla formazione manageriale.
La psicologia dell’arte di cui qui si tratta è quella che segue prevalentemente un approccio teorico di impronta gestaltista e una metodologia di indagine fenomenologica e che ha come precipuo oggetto di studio l’attività percettivo-rappresentativa preposta sia alla produzione che alla ricezione dell’opera artistica; attività indagata mediante l’individuazione, l’osservazione e l’analisi sistematica delle condizioni fenomeniche – di tipo strutturale o configurazionale – che caratterizzano un’opera d’arte e che conducono alla ricezione della sua determinata e peculiare forma espressiva e semantica, pur sempre con lo scopo ultimo di ricavare da questo materiale indicazioni riguardanti il funzionamento della cognizione
Toccare con mano l'arte plastica
In base al resoconto di un’esperienza di una visita ‘al buio’ ad una mostra di sculture, realizzata con la collaborazione dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Trento, vengono evidenziate alcune caratteristiche processuali concernenti il funzionamento della percezione aptica e messe in luce le potenzialita’ che tale attivita’ percettiva, svolta nell’ambito della fruizione estetica e opportunamente condotta, puo' offrire ai fini di una maggiore consapevolizzazione dell’uso dell’attivita' sensoriale, generalmente intesa, e conseguentemente di una maggiore consapevolizzazione del rapporto fra conoscenza di se’ e mondo circostante
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